Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Euro - page 3

Tre palle, un euro

Con colpevole ritardo, vi segnaliamo una perla del comico che fa da guardiano del cancello del M5S. Probabilmente per impedire che soggetti sani di mente possano entrarvi e contaminarlo. Eravamo nell’ubriacatura del post referendum greco, quello che ha sedotto e abbandonato molti guitti politici italiani, dopo la radiosa scampagnata ateniese. E Grillo aveva già la ricetta per il dopo exit. Quello di massa, però.

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L’Eurozona cerca la sua eutanasia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il cosiddetto “accordo” tra Grecia e creditori, col quale si è chiusa (almeno per il momento, e potrebbe essere un momento di poche ore) la dolorosa e spesso straniante vicenda del “salvataggio” di Atene, rappresenta l’occasione per alcune riflessioni. Quello che in prima battuta colpisce è che Tsipras ed il suo governo apparivano sinceri quando dichiaravano di non voler uscire dall’euro. Lo stesso ex ministro delle Finanze, Varoufakis, settimane addietro aveva dichiarato che le difficoltà organizzative di cambio della circolazione monetaria nazionale escludevano in radice questa opzione. Alla Grecia serviva comunque un terzo salvataggio, questa è sempre stata l’unica certezza.

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Il vasetto di yogurt greco di Pandora

Mentre attendiamo l’ufficialità sul piano di “riforme” greche sottoposte ai creditori, e mentre l’intera vicenda è ormai sempre più surreale, è utile raccogliere alcuni pensieri in ordine sparso, per mettere a fuoco l’eventuale punto di arrivo. Che a nostro giudizio resta fortemente problematico per non dire disperato.

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Dove nacque lo stoicismo

Questa settimana, attendendo il referendum greco su una proposta non più esistente e che non riguarda comunque l’uscita dall’euro (Alexis Tsipras dixit), Buttonwood, blog dell’Economist, cita il commento di Joseph Gagnon, del Peterson Institute. Sono considerazioni di puro buonsenso, che tuttavia qualche venditore di fumo in giro per il mondo (molti dei quali operano attivamente dalle nostre parti) si direbbe certo di riuscire a confutare.

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Grecia, domande su un dramma

Dopo la decisione del premier greco Alexis Tsipras di convocare un referendum popolare per consentire ai cittadini di esprimersi sull’ultima proposta dei creditori, è opportuno tentare di chiarirsi le idee su quanto accaduto e su quanto potrà accadere in Grecia, in queste ore di banche chiuse e controllo dei movimenti di capitale. E dopo aver letto e sentito commenti che spaziano dall’idealismo naif con venture utopistiche sino a forme di strumentalizzazione politica domestica che sono sinceramente ributtanti, per cinismo. Ma quello che tutti dovremmo avere chiaro è che qui siamo tutti sconfitti, pesantemente.

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V, l’orgia del nonsenso

Oggi sul Corriere c’è una meravigliosa intervista a Vasilis Vasilikos, lo scrittore autore del libro “Z, l’orgia del potere“, in cui si narra la presa del potere dei Colonnelli, in Grecia a fine anni Sessanta, e da cui Costa-Gavras trasse uno splendido film con Yves Montand, Irene PapasJean-Louis Trintignant. Lasciando da parte gli indubbi meriti narrativi e la patente democratica di Vasilikos, non è chiaro se alcune sue risposte all’intervista siano uno scherzo o una drammatica e grottesca deformazione della realtà. Tipico male degli idealisti, o della loro versione bacata, i populisti.

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Grecia, sicuri di voler fare come l’Islanda?

Mentre si approssima il finale di partita per la Grecia, stanno emergendo alcune suggestioni del tutto fuori luogo, che spingono qualcuno a tirar fuori nuovamente la leggenda metropolitana del “modello Islanda” per gestire l’eventuale default sovrano ellenico. Il suggerimento viene da Piattaforma Sinistra, l’ala no-euro e no-tutto della sinistra radicale di Syriza. Ancora una volta, siamo nell’ambito delle rimasticature con scarso o nullo radicamento nella realtà. Ma l’occasione è propizia per segnalare alcune cosine sull’Islanda.

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Grecia, senza via d’uscita

Economia & Mercato/Esteri

La Grecia ha deciso di avvalersi della possibilità di cumulare in unica soluzione al 30 giugno il pagamento di una serie di rate dei prestiti ottenuti dal Fondo Monetario Internazionale. La decisione è giunta all’ultimo minuto, dopo che una rivolta della base sinistra di Syriza ha stoppato il premier Alexis Tsipras, che apparentemente stava per avviarsi alla stretta finale di una soluzione di compromesso con la Ue. Pare che il documento governativo greco contenesse un percorso di ricostituzione dell’avanzo primario che, con l’eccezione del blando (ma nel frattempo divenuto impegnativo) obiettivo di avanzo primario allo 0,6% di Pil per il 2015, saliva rapidamente e ripidamente al target di mantenimento del 3,5% già dal 2018. A parte ciò, ed a parte le proposte di “ristrutturazione” del debito greco, che di fatto sono solo ottimizzazione delle strutture di costo sui differenti creditori, la situazione resta molto difficile ed il rischio di esito traumatico cresce col passare dei giorni.

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Se pensate che il problema sia Varoufakis

Altro giorno, altra dichiarazione di principio proveniente dal governo greco. Oggi è il turno del premier Alexis Tsipras, che riesce a confermare l’impressione che la situazione è sempre più grave ma sempre meno seria. E siamo al rilancio di quanto ipotizzato settimane addietro dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, che nel frattempo pare essere stato depotenziato dal premier greco, dopo gli insulti che gli sono piovuti in testa nell’Eurogruppo di Riga del 24 aprile.

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Sovrani in casa nostra cercansi

Un’inequivocabile aria di famiglia, in questi echi della classicità greco-romana: la rivolta dei sindaci ellenici contro la requisizione della liquidità dei loro comuni per opera del governo centrale greco. Per il sindaco di Atene, l’azione governativa

«Oltre ad essere chiaramente incostituzionale, coglie di sorpresa le autorità locali…e minaccia la loro capacità di contribuire alla coesione sociale ed allo sviluppo urbano»

Che poi è la versione greca agli steroidi degli alti lai dei sindaci italiani contro il patto di stabilità interno, quello che Matteo Renzi, come tutti quelli che lo hanno preceduto negli ultimi quindici anni o giù di lì, doveva far saltare come un tappo, a stretto giro.

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