Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Euro - page 54

Aggredire il debito con altro debito

E’ la risposta all’euro-crisi, ma non è l’euro-salvezza

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nella notte, i leader dell’Eurozona hanno raggiunto un accordo con la Commissione europea ed il Fondo Monetario Internazionale per istituire una linea di credito di stabilizzazione fino a 750 miliardi di euro, in prestiti diretti e garanzie. A questa misura si affianca l’annuncio della Banca centrale europea circa la possibilità di intervenire nel mercato secondario dei titoli di stato, per rimuoverne alcune “disfunzioni”. Proviamo ad analizzare in dettaglio gli aspetti economici e quelli politici dell’intervento.

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Aspettando la palingenesi

Discussioni/Italia/Video

Mentre il mondo attende con ansia l’esito del weekend di paura della Ue, sull’italico Titanic c’è grande concitazione. Le tribù spartitocratiche si studiano, e soprattutto scrutano all’orizzonte l’approssimarsi di nubi gonfie di una doppia tempesta. Una tempesta economico-finanziaria ed una giudiziaria. La prima, è noto, è legata alla straordinaria fragilità del nostro paese. Un importo terrificante di titoli di stato da rinnovare in questo 2010, mentre l’Area Euro scricchiola sinistramente ed il contagio è arrivato a lambirci con un aumento del differenziale tra i nostri Btp ed il Bund tedesco.

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Senza via di uscita

Paul Krugman, commentando il bizzarro suggerimento di Martin Feldstein (un temporaneo ritorno della Grecia alla dracma), segnala un post in cui Barry Eichengreen simula il tentativo di uscita dell’Italia dall’euro (un esempio a caso, of course). Eichengreen tenta di percorrere a ritroso la pianificazione che ha condotto dalla lira all’euro: la ridenominazione dei contratti, il cambio dei distributori automatici, la riprogrammazione dei computer, la distribuzione delle nuove banconote e monete metalliche in tutto il paese.

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L’azzardo

Ieri, il Tesoro greco ha positivamente collocato, a mezzo di un consorzio di banche, un titolo di stato quinquennale. La forte domanda degli investitori (oltre 20 miliardi di euro richiesti, a fronte di 5 offerti, e 8 piazzati), allettati dal rendimento molto elevato (6,2 per cento, contro il 2,3 per cento del quinquennale tedesco) ha dato un po’ di respiro al mercato azionario greco e, soprattutto, ha ridotto la febbre sui rendimenti richiesti per comprare il debito sovrano ellenico.

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Dopo Dubai: i mercati parlano a Dublino affinché Roma intenda?

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nei giorni scorsi Simon Johnson, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ha evidenziato l’apparentemente strana correlazione tra i timori di crisi sistemica suscitati dal crescente rischio di insolvenza di una entità finanziaria del Dubai a controllo pubblico e il rischio di credito percepito su alcuni stati sovrani particolarmente colpiti dalla crisi finanziaria globale, come l’Irlanda. Cosa c’entra la verde Dublino con le sabbie del Golfo?

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Produttività, questa sconosciuta

L’euro si è rivalutato non solo nei confronti dell’Oriente, “ma nei confronti di tutte le valute del mondo e mi auguro che non aumenti ulteriormente questo rafforzamento”. Questo è l’auspicio che il premier Romano Prodi, rispetto ai continui record della moneta europea nei confronti di tutte le valute internazionali, ha espresso questa mattina a Tokyo al termine di un incontro con il primo ministro giapponese Shinzo Abe. In ogni caso, secondo Romano Prodi, nonostante ciò crei dei “problemi al commercio” dei Paesi europei, parallelamente ha provocato “la più grande rivoluzione della trasformazione industriale europea”. Infatti, a suo avviso, la grande forza dell’euro ha smosso la pigrizia della grande industria europea provocando un deciso “aumento della produttività”. Grazie all’euro si è vista l’importanza “della più grande trasformazione dell’industria europea” ha ripetuto. Il presidente del Consiglio si è quindi ancora una volta augurato che la moneta europea smetta di crescere: “Siamo già arrivati a livelli estremamente elevati” anche se l’Europa ha già “dato prova di capacità di adattarsi ai cambiamenti. Poi…sul futuro vedremo; speriamo di non esagerare”. C’è del vero, in questa analisi prodiana.

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