Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fed

La Fed normalizza la politica monetaria, ma l’inflazione continua a latitare

in Articoli/Economia & Mercato/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Federal Reserve ha comunicato che da ottobre inizierà il processo di progressivo decumulo dei titoli acquistati durante la crisi e che ne hanno quadruplicato il bilancio, portandolo a 4.500 miliardi di dollari. Inoltre, i membri della banca centrale statunitense non escludono entro fine anno un ulteriore rialzo dei tassi ufficiali, anche se l’inflazione continua a non rappresentare un pericolo, visto che le previsioni aggiornate hanno addirittura spostato al 2019 il raggiungimento dell’obiettivo del 2% nella componente al netto di alimentari ed energia.

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Anche la prossima crisi, che ci sarà, verrà dall’innovazione finanziaria

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

A dieci anni dalla grande crisi finanziaria, nata negli Stati Uniti dai mutui subprime e diffusasi poi in Europa, mutata ed amplificata dalla difettosa governance della zona euro e da errori strategici politici, esplosi durante il funesto e famigerato vertice di Deauville del 2010, che ha risvegliato il mondo ed i mercati alla realtà del rischio di credito nazionale, ci si interroga sulle lezioni apprese e sulla effettiva capacità di prevenire o ridurre l’impatto di simili eventi.

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Effetto Trump-Fed: il super euro può indebolire la ripresa dell’Eurozona

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’ultima riunione della Federal Reserve pare aver avvicinato il momento in cui la banca centrale statunitense inizierà a ridurre la dimensione del proprio bilancio, gonfiato durante gli anni della crisi da politiche monetarie non convenzionali. Ciò accadrà riducendo progressivamente il reinvestimento delle cedole sullo stock di titoli posseduto dall’istituto guidato da Janet Yellen.

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Federal Reserve, l’oracolo muto che non rassicura i mercati globali

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La riunione della Federal Reserve del 27 gennaio è terminata con un comunicato in cui, in modo piuttosto anomalo rispetto alla prassi, non sono state fornite valutazioni sui rischi di scenario, cioè sulla direzione verso cui la Banca centrale Usa vede evolvere la congiuntura nel breve periodo. Questa circostanza ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari, che da inizio anno sono sottoposti a un martellamento ribassista che ha spinto alcuni osservatori a preconizzare una imminente deriva recessiva globale.

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Fed, non basta l’aumento dei tassi per tornare alla normalità

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo quasi dieci anni di espansione monetaria, tradizionale e soprattutto non convenzionale, la Federal Reserve ha proceduto al primo rialzo dei tassi ufficiali d’interesse. La ritrovata condizione di piena occupazione degli Stati Uniti e un tasso d’inflazione di riferimento (quello della spesa per consumi personali al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia) che si è riportato in prossimità del 2% hanno indotto Janet Yellen e colleghi ad agire. Ma da ora in avanti ci si interrogherà soprattutto sul sentiero temporale dei prossimi rialzi, dopo che la Fed ha previsto per il 2016 un punto percentuale di rialzo, ben oltre quanto attualmente scontato dai mercati.

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Sorpresa, la Fed è immersa nel mondo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

E così, alla fine, la Fed di Janet Yellen ha deciso di non procedere al primo, “storico” rialzo dei tassi ufficiali d’interesse dopo la Grande Recessione, ponendo fine a settimane se non mesi di purissima paranoia di mercato ed aprendo la strada ad altrettante settimane e mesi di purissima paranoia di mercato. Qualcosa di rilevante, anche senza spingersi a definirlo “storico”, è invece contenuto nel comunicato finale del FOMC, al passaggio in cui si citano “recenti sviluppi globali economici e finanziari”, in grado di “frenare in qualche modo l’attività economica e di mettere ulteriore pressione al ribasso all’inflazione nel breve termine”, motivo per cui serve proseguire nel cosiddetto “accomodamento monetario”. La Fed (e gli Stati Uniti) sono parte del mondo, ora è proprio ufficiale.

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Problemi di vicinato monetario

in Economia & Mercato/Esteri

Polemica velenosetta tra gli Stati Uniti, nelle persone di alcuni dei governatori della Federal Reserve, ed esponenti di paesi emergenti durante e dopo i lavori del simposio annuale di Jackson Hole. Oggetto del contendere sono i timori dei paesi emergenti e del Fondo Monetario Internazionale circa l’impatto sui paesi emergenti della fuoriuscita degli Stati Uniti dall’era del denaro facilissimo. Da qui le richieste alla Fed di “tenere in considerazione” tale impatto a livello globale, sino al limite di un eventuale coordinamento internazionale delle politiche macroeconomiche. La risposta, piuttosto corale, degli uomini della Fed è del tipo “sono problemi vostri”.

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La Fed scuote i mercati per evitare il peggio

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I mercati sono da giorni scossi da violente vendite, partite sui titoli di Stato statunitensi e propagatesi a mercati azionari, emergenti e cambi, dopo la decisione della Federal Reserve, la Banca centrale americana, di avviare la rimozione dell’eccezionale stimolo di politica monetaria col quale la Banca centrale americana ha cercato di contrastare gli effetti della crisi.

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La iattura della ripresa

in Economia & Mercato/Italia/Stati-Uniti/Unione Europea

Ieri la Federal Reserve, al termine del proprio meeting di politica monetaria, ha comunicato l’eventualità di una progressiva fuoriuscita dalle operazioni di easing quantitativo, cioè dagli acquisti di Treasury ed obbligazioni ipotecarie, oggi pari a 85 miliardi di dollari al mese. I mercati hanno accentuato il movimento, iniziato dopo che Ben Bernanke aveva accennato a questa eventualità, lo scorso 22 maggio, e dopo che si era levato un discreto frastuono tra i governatori della Fed sul quando e come uscire dal QE3, che è cosa diversa dall’iniziare ad aumentare i tassi ufficiali.

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Il tempo dell’attesa

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Questo mercoledì la Fed dirà ai mercati cosa intende fare, per il prossimo futuro, degli acquisti di Treasury e obbligazioni ipotecarie, che oggi acquista per l’importo mensile di 85 miliardi di dollari, nell’ambito dell’operazione nota come QE3. Nelle ultime settimane i mercati, dopo aver letto e sentito dalle voci di Ben Bernanke e degli altri governatori che tale passo di acquisti potrebbe rallentare sino a cessare, sono divenuti molto nervosi. A poco sono servite le rassicurazioni successive di Bernanke (e non solo) sul passo degli acquisti condizionato ai dati economici, in modo da trasmettere la necessaria gradualità. I mercati erano pesantemente posizionati a caccia di rendimenti, ed il risveglio è stato brusco, con onde sismiche trasmesse a tutto il pianeta, Eurozona inclusa (ed il padreterno sa se ce ne fosse bisogno), e colpendo molto duramente i paesi emergenti. Ma questo non è l’unico conto in sospeso.

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Bernanke ripudia la Fata Fiducia

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Stati-Uniti/Unione Europea

Nel corso della testimonianza davanti alla Commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti, martedì scorso, Ben Bernanke ha commentato i potenziali effetti negativi dell’entrata in vigore della cosiddetta sequestration, cioè dei tagli automatici alle spese per discrezionali e di Difesa, che dovrebbero entrare in vigore alla mezzanotte di oggi, ora di Washington, conseguenza dell’accordo di Capodanno tra Casa Bianca e Congresso sulla manovra di consolidamento fiscale.

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I viaggi dell’astronave Fed

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

(Post tecnico con patetiche velleità di narrativa fantascientifica)

Con il meeting di ieri, la Federal Reserve ha fatto un altro passo verso l’ignoto delle politiche monetarie non convenzionali, decidendo di mantenere il livello “eccezionalmente basso” di tassi d’interesse (compresi tra 0 e 0,25 per cento sui Fed Funds) sempre “per un considerevole tempo”, ma questa volta non più con indicazione temporale di “almeno fino a metà del 2015”, bensì fin quando permarranno alcune condizioni.

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La battaglia (persa?) di Ben

in Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

(Post tecnico-politico, come si addice ai tempi che viviamo)

Ieri la Fed ha annunciato nuove ed ancor più aggressive misure non convenzionali di politica monetaria: il periodo di tassi “eccezionalmente bassi” viene segnalato permanere non più “almeno fino a fine 2014” ma a metà 2015, e non scommetteremmo contro la possibilità di un’ulteriore spinta più in là, tra qualche mese. Ma la misura più interessante è soprattutto un’altra.

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I profitti della Fed

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

Nell’anno 2011 la Federal Reserve ha conseguito utili per 77,4 miliardi di dollari, dopo il record di 81,7 miliardi dell’anno fiscale 2010. Si tratta dei massimi storici “redditività” (anche senza virgolette) per la banca centrale statunitense, e più del doppio rispetto agli utili medi del periodo precedente la crisi 2008-2009. E’ l’essenza del signoraggio, ma non nell’accezione complottarda a cui siamo abituati.

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Ma la Fed ha l’alibi per il QE3

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

(*Post piuttosto tecnico, in caso foste stanchi di rumours e boatos sulla imminente fine del mondo che partirà dalla Grecia)

Gli ultimi dati sulla dinamica dei prezzi al consumo hanno raffreddato gli entusiasmi di quanti si attendevano già da questo meeting della Federal Reserve (domani e dopodomani) l’annuncio di nuove misure non convenzionali di espansione monetaria. L’indice tendenziale complessivo dei prezzi al consumo in agosto era a più 3,8 per cento, quello core (cioè al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia) è al 2 per cento. Entrambi mostrano quindi una tendenza al lieve riscaldamento dei prezzi.

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Stupiti dello stupore

in Discussioni/Economia & Mercato

E’ vero che non è mai simpatico vantarsi di qualcosa. E’ anche vero che il massacro di ieri è figlio di un effetto “palla di neve” che diventa valanga, con i ribassi che causano “chiamate margine” che a loro volta costringono a vendite forzose che generano altre chiamate margine, e questo finisce, ad un certo punto. Ed è verissimo che i mercati si comportano come una moviola impazzita e posta sul fast forward a massima velocità.

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Missione non particolarmente compiuta

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Al Wall Street Journal hanno verificato il grado di raggiungimento degli obiettivi dichiarati dal presidente della Fed, Ben Bernanke, in occasione dell’annuncio della seconda fase dell’easing quantitativo (QE2), lo scorso agosto a Jackson Hole in Wyoming. Essi erano: ridurre il costo dei mutui per spingere l’immobiliare, ridurre i rendimenti di mercato sui corporate bond per incoraggiare l’investimento (riducendo per vie indirette il più generale costo del credito), ed aumentare i prezzi azionari per aumentare la fiducia e la spesa dei consumatori. Una sorta di ennesima induzione di quell'”effetto ricchezza” che tante gioie ha dato agli americani nell’ultimo decennio, e sul quale sono state edificate le fondamenta del successivo crash di debito.

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Stretti nella morsa tra tagli fiscali e inflazione

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’ultimo dato di inflazione, riferito al mese di marzo, segna curiosamente lo stesso risultato numerico sui due lati dell’Atlantico. Il 2,7 per cento su base annua per l’Eurozona, altrettanto per gli Stati Uniti. Eppure, mentre la Banca centrale europea ha iniziato ad alzare i tassi, la Fed di Ben Bernanke non dà segno di voler intraprendere presto la stessa strada. Dietro lo stesso numero ci sono situazioni e valutazioni differenti delle due banche centrali.

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