Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fed

Federal Reserve, l’oracolo muto che non rassicura i mercati globali

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La riunione della Federal Reserve del 27 gennaio è terminata con un comunicato in cui, in modo piuttosto anomalo rispetto alla prassi, non sono state fornite valutazioni sui rischi di scenario, cioè sulla direzione verso cui la Banca centrale Usa vede evolvere la congiuntura nel breve periodo. Questa circostanza ha aumentato l’incertezza sui mercati finanziari, che da inizio anno sono sottoposti a un martellamento ribassista che ha spinto alcuni osservatori a preconizzare una imminente deriva recessiva globale.

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Fed, non basta l’aumento dei tassi per tornare alla normalità

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo quasi dieci anni di espansione monetaria, tradizionale e soprattutto non convenzionale, la Federal Reserve ha proceduto al primo rialzo dei tassi ufficiali d’interesse. La ritrovata condizione di piena occupazione degli Stati Uniti e un tasso d’inflazione di riferimento (quello della spesa per consumi personali al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia) che si è riportato in prossimità del 2% hanno indotto Janet Yellen e colleghi ad agire. Ma da ora in avanti ci si interrogherà soprattutto sul sentiero temporale dei prossimi rialzi, dopo che la Fed ha previsto per il 2016 un punto percentuale di rialzo, ben oltre quanto attualmente scontato dai mercati.

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Sorpresa, la Fed è immersa nel mondo

Economia & Mercato/Esteri

E così, alla fine, la Fed di Janet Yellen ha deciso di non procedere al primo, “storico” rialzo dei tassi ufficiali d’interesse dopo la Grande Recessione, ponendo fine a settimane se non mesi di purissima paranoia di mercato ed aprendo la strada ad altrettante settimane e mesi di purissima paranoia di mercato. Qualcosa di rilevante, anche senza spingersi a definirlo “storico”, è invece contenuto nel comunicato finale del FOMC, al passaggio in cui si citano “recenti sviluppi globali economici e finanziari”, in grado di “frenare in qualche modo l’attività economica e di mettere ulteriore pressione al ribasso all’inflazione nel breve termine”, motivo per cui serve proseguire nel cosiddetto “accomodamento monetario”. La Fed (e gli Stati Uniti) sono parte del mondo, ora è proprio ufficiale.

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Problemi di vicinato monetario

Economia & Mercato/Esteri

Polemica velenosetta tra gli Stati Uniti, nelle persone di alcuni dei governatori della Federal Reserve, ed esponenti di paesi emergenti durante e dopo i lavori del simposio annuale di Jackson Hole. Oggetto del contendere sono i timori dei paesi emergenti e del Fondo Monetario Internazionale circa l’impatto sui paesi emergenti della fuoriuscita degli Stati Uniti dall’era del denaro facilissimo. Da qui le richieste alla Fed di “tenere in considerazione” tale impatto a livello globale, sino al limite di un eventuale coordinamento internazionale delle politiche macroeconomiche. La risposta, piuttosto corale, degli uomini della Fed è del tipo “sono problemi vostri”.

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La Fed scuote i mercati per evitare il peggio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I mercati sono da giorni scossi da violente vendite, partite sui titoli di Stato statunitensi e propagatesi a mercati azionari, emergenti e cambi, dopo la decisione della Federal Reserve, la Banca centrale americana, di avviare la rimozione dell’eccezionale stimolo di politica monetaria col quale la Banca centrale americana ha cercato di contrastare gli effetti della crisi.

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La iattura della ripresa

Ieri la Federal Reserve, al termine del proprio meeting di politica monetaria, ha comunicato l’eventualità di una progressiva fuoriuscita dalle operazioni di easing quantitativo, cioè dagli acquisti di Treasury ed obbligazioni ipotecarie, oggi pari a 85 miliardi di dollari al mese. I mercati hanno accentuato il movimento, iniziato dopo che Ben Bernanke aveva accennato a questa eventualità, lo scorso 22 maggio, e dopo che si era levato un discreto frastuono tra i governatori della Fed sul quando e come uscire dal QE3, che è cosa diversa dall’iniziare ad aumentare i tassi ufficiali.

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Il tempo dell’attesa

Questo mercoledì la Fed dirà ai mercati cosa intende fare, per il prossimo futuro, degli acquisti di Treasury e obbligazioni ipotecarie, che oggi acquista per l’importo mensile di 85 miliardi di dollari, nell’ambito dell’operazione nota come QE3. Nelle ultime settimane i mercati, dopo aver letto e sentito dalle voci di Ben Bernanke e degli altri governatori che tale passo di acquisti potrebbe rallentare sino a cessare, sono divenuti molto nervosi. A poco sono servite le rassicurazioni successive di Bernanke (e non solo) sul passo degli acquisti condizionato ai dati economici, in modo da trasmettere la necessaria gradualità. I mercati erano pesantemente posizionati a caccia di rendimenti, ed il risveglio è stato brusco, con onde sismiche trasmesse a tutto il pianeta, Eurozona inclusa (ed il padreterno sa se ce ne fosse bisogno), e colpendo molto duramente i paesi emergenti. Ma questo non è l’unico conto in sospeso.

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Bernanke ripudia la Fata Fiducia

Nel corso della testimonianza davanti alla Commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti, martedì scorso, Ben Bernanke ha commentato i potenziali effetti negativi dell’entrata in vigore della cosiddetta sequestration, cioè dei tagli automatici alle spese per discrezionali e di Difesa, che dovrebbero entrare in vigore alla mezzanotte di oggi, ora di Washington, conseguenza dell’accordo di Capodanno tra Casa Bianca e Congresso sulla manovra di consolidamento fiscale.

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I viaggi dell’astronave Fed

(Post tecnico con patetiche velleità di narrativa fantascientifica)

Con il meeting di ieri, la Federal Reserve ha fatto un altro passo verso l’ignoto delle politiche monetarie non convenzionali, decidendo di mantenere il livello “eccezionalmente basso” di tassi d’interesse (compresi tra 0 e 0,25 per cento sui Fed Funds) sempre “per un considerevole tempo”, ma questa volta non più con indicazione temporale di “almeno fino a metà del 2015”, bensì fin quando permarranno alcune condizioni.

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La battaglia (persa?) di Ben

Discussioni/Esteri

(Post tecnico-politico, come si addice ai tempi che viviamo)

Ieri la Fed ha annunciato nuove ed ancor più aggressive misure non convenzionali di politica monetaria: il periodo di tassi “eccezionalmente bassi” viene segnalato permanere non più “almeno fino a fine 2014” ma a metà 2015, e non scommetteremmo contro la possibilità di un’ulteriore spinta più in là, tra qualche mese. Ma la misura più interessante è soprattutto un’altra.

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