Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Finanziaria - page 2

Spiccioli e sassate

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

La manovra economica vale 43,398 miliardi in 4 anni. A tanto ammonta la correzione del deficit, secondo quanto risulta da una tabella allegata al testo con tutti numeri della manovra. La correzione dell’indebitamento è di 5,3 milioni nel 2011, 151,8 milioni nel 2012. Sale a 17,876 miliardi nel 2013 e a 25,364 miliardi nel 2014.

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Da Laffer ad Andreotti, via Tremonti

in Economia & Mercato/Italia

Scrive oggi Nicola Porro, nella valutazione della manovra governativa:

«È incre­dibile come in molti si dimenti­chino che lo stesso Tremonti fece nell’estate del 2008 una manovra da quasi 40 miliardi (da cui i famo­si tagli lineari) che proprio in que­sti anni sta dispiegando i suoi ef­fetti e grazie alla quale il nostro deficit è inferiore alla media euro­pea. Oggi si ripete il copione, si mettono in manutenzione i conti del prossimo anno e mezzo e si porta in pareggio il bilancio nel 2014. Come promessa a Bruxel­les. Nessuna bomba a orologeria»

Le cose non stanno esattamente in questi termini.

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Amici miei, federalisti immaginari

in Discussioni/Economia & Mercato

Il complotto si estende: da oggi anche Roberto Formigoni è finiano honoris causa. Abbiamo anche il contro-pentito last minute, Roberto Cota. Qualcuno deve avergli mandato via fax un disegnino in cui gli si spiega che aveva firmato un documento anti-governativo, e lui si è eclissato prima della conferenza stampa. Si noti soprattutto che la manovra è passata con un decreto legge, impedendo il passaggio in Conferenza Unificata che sarebbe avvenuto se si fosse fatto un disegno di legge.

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Unire i puntini

in Economia & Mercato/Italia

A pensar male si fa peccato, ma secondo voi questa notizia è in qualche modo legata a questa, che a sua volta si collega all’ovvia, evidente e sempre crescente autonomia politica di Roberto Formigoni, entro il Pdl e riguardo il federalismo? Ah, saperlo.

Se i mercati bocciano la manovra

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

Giovedì scorso il parlamento spagnolo ha approvato per un solo voto di scarto il pacchetto di misure di correzione fiscale proposte dal governo Zapatero. Determinante è risultata l’astensione dei dieci membri di Convergència i Unió, un partito nazionalista catalano considerato di orientamento centrista-conservatore. Il leader di questo movimento ha tuttavia avvertito il premier Zapatero che voterà contro la legge di bilancio 2011, a fine anno. Il rischio di una caduta del governo spagnolo aumenta sensibilmente, ma questa rischia di essere solo la punta dell’iceberg, in un’Europa confusa e spaventata per quella che appare una crisi senza precedenti e soprattutto senza immediate vie d’uscita.

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Separati alla nascita

in Economia & Mercato/Italia

Sul suo blog, Nicola Porro riporta alla luce una sua intervista del 2006 a Giulio Tremonti, nella quale l’attuale ministro dell’Economia lanciava un solenne anatema contro la distrazione, a favore di investimenti e progetti infrastrutturali del fondo Inps sul Tfr inoptato, deciso dall’allora governo Prodi.

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Il nuovo meme

in Famous Last Quotes/Italia

Scene di ordinaria legge finanziaria. Il governo pone la fiducia, il presidente della Camera critica la decisione, ritenendo che in questo modo l’aula venga mortificata, e che i tempi avrebbero consentito di discutere e votare gli emendamenti, anche perché “non vi era stato da parte dell’opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico”. Sono antichi riti, che si rinnovano ogni anno di ogni legislatura, con pressoché ogni presidente della Camera o del Senato. Questa volta è diverso, pare.

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A proposito di attributi

in Economia & Mercato/Italia

Un premier che ne fosse provvisto, come non perde occasione (neppure la più inidonea) di ribadire,  avrebbe preso l’iniziativa di dare vita ad una finanziaria di riforme e di sviluppo. Invece, ha delegato in bianco al suo ministro dell’Economia, ottenendo una asfittica gestione vetero-democristiana di varie prebende rigorosamente discrezionali, tutte altamente inefficaci ed inefficienti rispetto all’obiettivo di rilanciare la crescita e riformare il paese, oltre che destinate a lasciare vari trascinamenti nei prossimi esercizi. Tanto alla fine alcuni fini comunisti a cui dare la colpa di tutto si trovano sempre. Il teatrino continua, mentre sullo sfondo si staglia minacciosa l’ombra del Partenone.

Il sussidio della sussidiarietà

in Italia

Arriva la possibilità per i Comuni di rimborsare i volontari delle ronde. Lo prevede un comma della bozza dell’emendamento ‘omnibus’ del relatore alla Finanziaria, Massimo Corsaro. La proposta di modifica aggiunge infatti alla misura del pacchetto-sicurezza che prevede per i sindaci la possibilità di avvalersi di associazioni di cittadini ai fini di sicurezza la “possibilità di rimborso da parte dei Comuni delle spese sostenute dalle predette associazioni”. Il tutto nel rispetto dei vincoli del Patto di stabilità. Per tutto il resto c’è Pantalone.

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Senza riforme, il rigore è la corda a cui impiccarsi

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Libertiamo

E così, ieri abbiamo appreso che in Finanziaria non ci saranno tagli all’Irpef né all’Irap. Né ci sarà l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, neppure nella forma gradualista, cioè limitata ai nuovi contratti. La vulgata mediatica dirà che hanno vinto i “rigoristi” sugli “sviluppisti”, e questa immagine è perfetta per un paese che si ostina a non fare i compiti a casa, preferendo copiare dal compagno di banco. Le cose stanno in termini diversi.

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Deficit o debito, per qualcuno pari sono

in Economia & Mercato/Italia

Si, d’accordo, la responsabilità dei titoli non è in capo agli estensori degli articoli. Lo sappiamo. Ma non è proprio possibile fare nulla per evitare titoli come quello comparso oggi su il Giornale? Scambiare il deficit con il debito è errore da matita blu. Anche per titolisti che vanno di fretta. Riguardo il contenuto dell’articolo, le critiche di Standard & Poor’s alla politica di finanza pubblica del governo, nulla di inedito. Abbiamo la sensazione che l’estensore del rapporto abbia soprattutto proceduto analogicamente, ricordando gli assai poco lusinghieri risultati del precedente quinquennio berlusconiano a Palazzo Chigi.

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La fabbrica dei tesoretti

in Economia & Mercato/Italia

Su lavoce.info Tito Boeri segnala che il Dpef 2009-2013, varato due settimane fa dal governo, prevede stime estremamente pessimistiche riguardo il fabbisogno di cassa: 46,1 miliardi a fine anno contro i 23,5 miliardi di euro registrati a fine giugno. Un vero e proprio tracollo, soprattutto considerando che, storicamente, il fabbisogno di cassa (che è cosa diversa dall’indebitamento netto della pubblica amministrazione, sul quale si calcola il rispetto dei parametri di Maastricht, e che è un criterio di competenza) tende a migliorare nel secondo semestre. Il Dpef prevede una crescita del pil nominale (la grandezza rilevante per le entrate fiscali) del 3,5 per cento quest’anno: un dato molto realistico e conservativo, soprattutto considerando che abbiamo un’inflazione tendenziale ormai prossima al 4 per cento (e che ci riporta a sentire l’acuta mancanza della restituzione integrale ed automatica del fiscal drag). E quindi, da dove esce quel numero?

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Un fisco pro-inflazione. Quello del governo Prodi

in Discussioni/Economia & Mercato

Nuova robusta picconata di Tito Boeri e Pietro Garibaldi all’impianto tax and spend della legge Finanziaria 2008. I due economisti de lavoce.info confermano l’appesantimento della manovra, pur a saldi complessivi apparentemente invariati. E confermano quanto osservato nei giorni scorsi da esponenti dell’opposizione: l’esercizio provvisorio ci avrebbe consegnato un rapporto deficit-pil all’1,8 per cento, contro il 2,1 per cento realizzato dalla manovra di Prodi e TPS. Per una volta, quindi, la mancata approvazione della Finanziaria entro il 31 dicembre non sarebbe andato a detrimento dei conti pubblici. Un altro piccolo ma significativo record per il governo in carica, oltre alla contrazione della spesa in conto capitale, che gli autori generosamente imputano anche a migliore gestione dei residui. La legge di bilancio verrà poi ulteriormente appesantita da emendamenti di spesa approvati dal relatore di maggioranza, la cui approvazione è quindi altamente probabile. Ma non c’è solo l’espansione di spesa corrente a peggiorare il deficit. Anche la riduzione di entrate fiscali per 2 miliardi di euro a seguito dei tagli Ici contribuirà al risultato finale. Quasi superfluo aggiungere che questo rapporto deficit-pil è condizionato e subordinato allo scenario di crescita stimato dal governo. Il Tesoro si è limitato ad un’analisi di sensitività con worst case scenario dato da una crescita del pil dell’1 per cento. Se la crescita scendesse allo 0,5 per cento il rapporto deficit-pil salirebbe al 2,5 per cento.

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L’era della redistribuzione

in Economia & Mercato/Italia

Sono 21 milioni le famiglie italiane che trarranno vantaggi dalla manovra finanziaria del governo per il 2008, circa l’85 per cento del totale, con un beneficio medio di 177 euro annui. Lo afferma l’Isae nel suo Rapporto su politiche pubbliche e redistribuzione. Saranno invece nulli, sempre secondo le proiezioni contenute nel Rapporto Isae, gli effetti per il 13,8 per cento dei nuclei: meno del 2 per cento è svantaggiato, a causa principalmente dell’aumento dei contributi sociali sui lavoratori parasubordinati che, come noto, appartengono alla fascia reddituale più agiata del paese ed è giusto che contribuiscano al celebre “risarcimento sociale” di cui la maggioranza favoleggia da sempre.

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Ci vediamo il 30 febbraio

in Italia

La norma della Finanziaria che esenta dal pagamento del canone Rai gli ultra-75enni con reddito basso, a conti fatti, interesserebbe solo 4.800 soggetti. Essendo posto un tetto di spesa pari a 500.000 euro l’anno e prendendo come riferimento il canone Rai per il 2007, pari a 104 euro annuali, l’esenzione riguarderebbe un numero circoscritto di soggetti. E’ quanto si evidenzia nel dossier del Servizio del Bilancio della Camera.

Ma attenzione, non è tutto: infatti, condizione per avere l’esenzione dal canone è un reddito non superiore a 516,46 euro per tredici mensilità, mentre le pensioni minime dal prossimo anno verranno aumentate a 580 euro. Il che vuol dire che il provvedimento strappacuore (e bipartisan) di eliminazione del canone per nonni poveri non avrebbe di fatto beneficiari. I tecnici della Camera chiedono “pertanto conferma da parte del governo circa la coerenza delle risorse stanziate rispetto alla normativa proposta“.

Oltre che per la coerenza, i tecnici della Camera dovrebbero chiedere al governo un bel test di Rohrschach, per tentare di capire di quali turbe psichiche soffra il legislatore, oltre alle già diagnosticate demagogia ed attitudine alla disonestà intellettuale.

L’Unita’ di Tafazzi

in Italia

Ieri l’Unità online titolava: “Sgambetto di Dini sulla ricerca“. Che mai è successo? Forse che Dini e i suoi quattro amici al bar noti col nome di Liberaldemocratici avevano votato qualche odioso taglio ai danni della prostrata Università italiana? No, esattamente il contrario. E’ successo che il senatore di An Giuseppe Valditara ha presentato un emendamento che costituisce un fondo di 40 milioni di euro annui per il dottorato di ricerca. Valditara sostiene che la copertura vi sia, e vada ricercata nella leggendaria Tabella A, il calderone a cui si attinge per il (mal)funzionamento dei ministeri, che ha in dotazione 51 miliardi di euro, di cui 908 milioni da allocare. E così l’esponente di An, raccogliendo un composito consenso che va dalla CdL a Lamberto Dini e Giuseppe Scalera (Ld), Domenico Fisichella (Ulivo) e ai due “comunisti dissidenti” (perdonate l’ossimoro) Fernando Rossi e Franco Turigliatto, ha portato a casa il voto favorevole sull’emendamento, malgrado il parere contrario di maggioranza e relatore. E così, una delle bandiere della sinistra, quella del finanziamento della ricerca, è stata raccolta da un esponente del centrodestra. Pare che Valditara abbia ricevuto alcuni sms di esponenti della sinistra nei quali i medesimi confessavano di essere “dei coglioni”. L’autocoscienza è già un buon punto di partenza.

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Segnatevi questi numeri

in Economia & Mercato

Secondo un articolo pubblicato su Lavoce.info a firma di Tito Boeri e Pietro Garibaldi l’extragettito fiscale, misurato come differenza tra le cifre indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica di settembre 2006 e la nota di aggiornamento al Dpef di settembre 2007, è stato pari a poco più di 16 miliardi di euro. E mentre ancora si discute della sua “strutturalità” (vera o, più verosimilmente, presunta), tale somma è stata destinata: per 9,6 miliardi a spesa pubblica corrente, per 1,7 miliardi a interessi passivi sul debito pubblico. Sconcertante il fatto che la spesa in conto capitale, nel corso dei 12 mesi considerati, è diminuita di 1,8 miliardi di euro. Complimenti vivissimi al governo Prodi. E su 7,5 miliardi di avanzo primario, che è già un importo esile rispetto all’extragettito, solo 5,8 miliardi sono andati a ridurre lo stock di debito. Wunderbar.

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Frutti di stagione

in Economia & Mercato/Italia

In Italia, vi sono alcuni eventi che indicano inequivocabilmente in quale stagione politica ci troviamo. Ad esempio, quando gli schieramenti iniziano a parlare di piani per la realizzazione di asili nido, ciò significa che ci avviciniamo alle elezioni. Oppure, quando si inizia a parlare di restituzione del drenaggio fiscale, ci troviamo nel pieno del dibattito parlamentare sulla Finanziaria. Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata.

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IBL: un Focus sulla falsa riduzione della tassazione d’impresa

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Rassegna Stampa

La riforma delle aliquote Irap e Ires prevista in Finanziaria è uno specchietto per le allodole che rischia di introdurre ulteriori distorsioni e aumenti nel nostro sistema fiscale. Se ne occupa Mario Seminerio nel Focus “Fisco: quando si alzano le tasse abbassando le aliquote“.

Dice Alberto Mingardi, direttore generale dell’IBL: “In questo Focus, Seminerio dimostra come anche nel caso delle riforme fiscali, il diavolo si nasconda nei dettagli. Il nuovo assetto delle aliquote finirebbe per penalizzare soggetti come la aziende in fase di startup che abbiano effettuato grandi investimenti, o le piccole o piccolissime aziende in fase di startup. Sarebbe meglio se il governo ripensasse questa scelta nell’ottica di una vera razionalità economica e fiscale, spostando dall’Ires all’Irap il maggior intervento di riduzione delle aliquote”.

Il Focus “Fisco: quando si alzano le tasse abbassando le aliquote” è liberamente scaricabile qui.

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