Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fisco

La triste storia di Matteo, che non sapeva far di conto

Economia & Mercato/Italia

Dopo che l’eco per il grande successo italiano a Bruxelles sulla flessibilità è venuta meno, restano dubbi e conti che non hanno alcuna intenzione di tornare. Il punto è sempre quello: in poco più di due anni di governo, Matteo Renzi ha fatto deficit di pessima qualità, con poco o nessun impatto sulla crescita, dissipando risorse che il paese non aveva, ed oggi è costretto ad inseguire le sue stesse promesse, che tornano a dargli la caccia.

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Capitalismo per le masse, il rischioso entusiasmo dei neofiti

Economia & Mercato/Italia

Il governo sta pensando a misure di agevolazione fiscale per incentivare la “canalizzazione del risparmio” (cit.) verso le piccole e medie imprese. Iniziativa astrattamente meritoria, non foss’altro perché rimedia (sia pure in modo parziale) all’inasprimento di tassazione del risparmio che ha caratterizzato l’esordio di Renzi come gabelliere e cultore della neolingua, ma che tuttavia va costruita con molta attenzione, ad evitare di produrre distorsioni e guai che non sarebbero poi così dissimili dal disastro di aver permesso alle banche di inzeppare di obbligazioni subordinate il portafoglio di innumerevoli incolpevoli (ed ignoranti, nel senso etimologico del termine) risparmiatori retail.

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Il narratore incompreso

“Tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse. Eppure c’è, eppure è evidente per gli addetti ai lavori, eppure nessun governo ha fatto quanto noi sulle tasse”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. “Sulle tasse, dove ho sbagliato?”, si domanda il premier. E interpella i suoi lettori: “Gli italiani pensano che le tasse siano aumentate. C’è qualcosa che non funziona, che dite? Mi aiutate a capire dove ho sbagliato? L’email la sapete: [email protected]

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Tafazzi Tax, Made in Italy

Ricordate la Tobin Tax? Ma si, quella che doveva punire la finanza kattiva e spekulativa, portare la pace nel mondo ed un robusto gettito alle casse pubbliche? Quella che crassamente ignorava chi venisse realmente inciso dall’imposta, cioè il contribuente de facto, focalizzandosi invece su quello de jure? Quella che doveva e poteva essere applicata solo “da chi ci stava”, col meccanismo comunitario Ue della “cooperazione rafforzata”, anche se questo avrebbe fatalmente creato maglie larghe di elusione verso altri mercati finanziari? Ecco, quella. Pare che, come nella migliore tradizione nazionale, sia servita all’Italia per spararsi nei piedi. O forse in altre parti anatomiche. Non che ne avessimo dubbi.

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Grandi riforme e produttività stagnante

Economia & Mercato/Italia

Del Documento di Economia e Finanza 2016 (DEF), licenziato dal consiglio dei ministri giovedì scorso, è utile mettere in rilievo due evidenze. La prima è relativa alle modalità di copertura della parte di deficit non beneficiata dalla cosiddetta flessibilità europea; la seconda è un dato consuntivo, che segnala che nel 2015 la crescita della produttività del lavoro italiano è rimasta al palo.

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Partita doppia, ignoranza unica

Ieri Istat ha pubblicato il conto economico trimestrale delle amministrazioni pubbliche, al quarto trimestre 2015. Da un piccolo aggiustamento contabile è derivato un lieve aumento della pressione fiscale. L’occasione è risultata quindi ghiotta per il consueto lancio dell’Ansa, questa volta (ovviamente) dalle file dell’opposizione. Il tutto scordando una cosuccia chiamata partita doppia.

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Coperte corte e lingue lunghe

Economia & Mercato/Italia

Come noto, Matteo Renzi è impegnato in uno strenuo braccio di ferro con la Commissione Ue per ottenere la “flessibilità” necessaria di fatto a disinnescare le clausole di salvaguardia anche nel 2017. Come abbiamo più volte osservato, il premier si è messo spalle al muro da solo, col rinvio della resa dei conti per due leggi di Stabilità consecutive, ed ora ha bisogno di sconti fiscali protratti e reiterati, altrimenti sono guai. Sarebbero (saranno) comunque guai, per motivi più o meno facilmente intuibili che ribadiremo sotto, ma oggi vogliamo dedicarci all’analisi di alcune meravigliose idee di detassazione coltivate dal nostro esecutivo. Perché l’economia è e resta la “scienza” della coperta corta.

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La cornucopia flessibile

Tutto è cominciato con l’incontro tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker, la settimana scorsa. Con la decisione di fare interloquire il commissario Pierre Moscovici ed il ministro Pier Carlo Padoan per trovare un’intesa sulla leggendaria flessibilità. Da quel momento, la macchina italiana dello spin ad uso domestico è tornata a marciare a pieno regime, alcuni selezionati giornali hanno ripreso a svolgere il loro ruolo primario di buca delle lettere ed alcuni personaggi hanno deciso di perdere definitivamente lo spicchio di faccia che era loro rimasto.

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Il momento magico per l’economia è finito

E il merito non era di Renzi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le autocelebrazioni per il secondo anniversario del governo Renzi cadono in un momento non troppo fortunato, stanti i reiterati segnali di rallentamento globale. Quali sono state le realizzazioni in economia del rottamatore immaginario? E soprattutto, fu vera crescita? La risposta è negativa.

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Piccoli aiuti di stato crescono

Economia & Mercato/Italia

Per tutti i patrioti che si sdegnano per il fatto che ad altri paesi viene concesso l’utilizzo di soldi pubblici per salvare proprie banche ed imprese, mentre alla povera piccola Italia (che tante risorse fiscali potrebbe gettare sul piatto) questa opportunità tende ad essere negata, costringendoci ad acrobazie del tipo Poste in Alitalia con mirabili sinergie, arriva una bella notizia: anche noi possiamo finalmente spendere un pochino di tasse per salvare le nostre banche.

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