Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fisco

I patrioti della banca perduta

Da qualche tempo, su un settimanale di mercati finanziari e sul corrispondente quotidiano, edito dallo stesso gruppo editoriale, è in corso una singolare campagna “patriottica” a favore delle nostre banche. Gli ingredienti sono i soliti: il complotto dello Straniero, in particolare della Commissione Ue asservita ai tedeschi, e la “speculazione” internazionale che prende di mira i nostri istituti di credito, mettendoli in ginocchio. Nulla di inedito, molto di agostano: alla fine, in un modo o nell’altro, le pagine vanno imbrattate di inchiostro, senza tregua.

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Se me lo dicevi prima

Ad ennesima conferma che in campagna elettorale le idee geniali non si limitano a fiorire ma letteralmente esplodono, oggi vi segnaliamo l’exploit del sindaco uscente ed aspirante rientrante di Torino, Piero Fassino, che ha deciso di correre in soccorso dei commercianti e lanciare una rivoluzionaria innovazione fiscale, destinata a mutare la natura di uno dei maggiori tributi locali, per gettito. Resta da capire un piccolo dettaglio, sempre quello. Che poi è la storia di questo paese e della sua classe politica, da tempo immemore.

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Il baccanale delle tasse

«[…] è stato calcolato il total tax rate per un imprenditore e per un professionista che lo scorso anno hanno guadagnato 100mila euro. Il risultato è che su 100mila euro di reddito lordo, all’imprenditore restano 35.103 euro, dopo aver pagato tra tasse e contributi ben 64.897 euro, pari al 65% di 100mila, mentre al professionista restano 30.789 (-69%)» – Il Sole 24 Ore, 12 giugno 2016

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Investire, ed investirete

Economia & Mercato/Italia

Come ormai sanno anche i paracarri, in Italia è divenuta questione di vita o di morte “fare affluire”, “canalizzare” o altra immagine idraulica, il denaro dei risparmiatori verso le imprese, meglio se piccole e medie. Ormai ne parlano anche nelle previsioni del tempo, è la nuova crociata nazional-popolare, il proiettile d’argento che ci salverà dalla perdizione. Nel frattempo, si scoprono gli arcinoti problemi della previdenza complementare volontaria, come ad esempio l’interruzione dei versamenti causa crisi, ma anche l’esosità della pressione fiscale sullo strumento previdenziale integrativo. Gli scopritori di queste criticità tendono ad appartenere allo stesso gruppo di quelli che li hanno provocati.

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Urge imposta patrimoniale sulle fiabe o terapia per la demenza politica di un popolo

Economia & Mercato/Italia

Ad ennesima conferma del fatto che l’Italia è un paese pietrificato guidato pro tempore da pifferai che sostituiscono il wishful thinking alle analisi costi benefici e che altrettanto regolarmente finiscono contro gli scogli della realtà, oggi su Repubblica trovate un pezzo a firma di Roberto Petrini che rappresenta forse il millesimo caso di reiterazione del vaste programme di razionalizzazione delle agevolazioni fiscali, altrimenti note come tax expenditures. Non c’è nulla di inedito nell’articolo, se non la testimonianza della coazione a ripetere di un paese in bancarotta intellettuale. Con una piccola grande aggravante che è specifica al governo Renzi.

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Le asimmetriche divinazioni da 80 euro

Economia & Mercato/Italia

Non è che le cose non fossero chiare, da subito. Non è che non si sapesse che il bonus 80 euro è una piccola grande aberrazione, sotto molteplici aspetti. Solo che qualcuno lo aveva visto e previsto, da subito. Altri no, per ignoranza e/o malafede. E a poco serve, oggi, fare la somma algebrica tra chi ha preso il bonus e chi lo ha perso in sede di conguaglio, perché esistono delle evidenti (pur se non a tutti) asimmetrie riconducibili al concetto di efficacia ed efficienza nel disegno di un sussidio. Dietro il quale vi sono delle persone, come amerebbe dire il nostro premier.

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La triste storia di Matteo, che non sapeva far di conto

Economia & Mercato/Italia

Dopo che l’eco per il grande successo italiano a Bruxelles sulla flessibilità è venuta meno, restano dubbi e conti che non hanno alcuna intenzione di tornare. Il punto è sempre quello: in poco più di due anni di governo, Matteo Renzi ha fatto deficit di pessima qualità, con poco o nessun impatto sulla crescita, dissipando risorse che il paese non aveva, ed oggi è costretto ad inseguire le sue stesse promesse, che tornano a dargli la caccia.

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Capitalismo per le masse, il rischioso entusiasmo dei neofiti

Economia & Mercato/Italia

Il governo sta pensando a misure di agevolazione fiscale per incentivare la “canalizzazione del risparmio” (cit.) verso le piccole e medie imprese. Iniziativa astrattamente meritoria, non foss’altro perché rimedia (sia pure in modo parziale) all’inasprimento di tassazione del risparmio che ha caratterizzato l’esordio di Renzi come gabelliere e cultore della neolingua, ma che tuttavia va costruita con molta attenzione, ad evitare di produrre distorsioni e guai che non sarebbero poi così dissimili dal disastro di aver permesso alle banche di inzeppare di obbligazioni subordinate il portafoglio di innumerevoli incolpevoli (ed ignoranti, nel senso etimologico del termine) risparmiatori retail.

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Il narratore incompreso

“Tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse. Eppure c’è, eppure è evidente per gli addetti ai lavori, eppure nessun governo ha fatto quanto noi sulle tasse”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. “Sulle tasse, dove ho sbagliato?”, si domanda il premier. E interpella i suoi lettori: “Gli italiani pensano che le tasse siano aumentate. C’è qualcosa che non funziona, che dite? Mi aiutate a capire dove ho sbagliato? L’email la sapete: [email protected]

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Tafazzi Tax, Made in Italy

Ricordate la Tobin Tax? Ma si, quella che doveva punire la finanza kattiva e spekulativa, portare la pace nel mondo ed un robusto gettito alle casse pubbliche? Quella che crassamente ignorava chi venisse realmente inciso dall’imposta, cioè il contribuente de facto, focalizzandosi invece su quello de jure? Quella che doveva e poteva essere applicata solo “da chi ci stava”, col meccanismo comunitario Ue della “cooperazione rafforzata”, anche se questo avrebbe fatalmente creato maglie larghe di elusione verso altri mercati finanziari? Ecco, quella. Pare che, come nella migliore tradizione nazionale, sia servita all’Italia per spararsi nei piedi. O forse in altre parti anatomiche. Non che ne avessimo dubbi.

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