Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fisco

Tafazzi Tax, Made in Italy

Ricordate la Tobin Tax? Ma si, quella che doveva punire la finanza kattiva e spekulativa, portare la pace nel mondo ed un robusto gettito alle casse pubbliche? Quella che crassamente ignorava chi venisse realmente inciso dall’imposta, cioè il contribuente de facto, focalizzandosi invece su quello de jure? Quella che doveva e poteva essere applicata solo “da chi ci stava”, col meccanismo comunitario Ue della “cooperazione rafforzata”, anche se questo avrebbe fatalmente creato maglie larghe di elusione verso altri mercati finanziari? Ecco, quella. Pare che, come nella migliore tradizione nazionale, sia servita all’Italia per spararsi nei piedi. O forse in altre parti anatomiche. Non che ne avessimo dubbi.

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Grandi riforme e produttività stagnante

Economia & Mercato/Italia

Del Documento di Economia e Finanza 2016 (DEF), licenziato dal consiglio dei ministri giovedì scorso, è utile mettere in rilievo due evidenze. La prima è relativa alle modalità di copertura della parte di deficit non beneficiata dalla cosiddetta flessibilità europea; la seconda è un dato consuntivo, che segnala che nel 2015 la crescita della produttività del lavoro italiano è rimasta al palo.

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Partita doppia, ignoranza unica

Ieri Istat ha pubblicato il conto economico trimestrale delle amministrazioni pubbliche, al quarto trimestre 2015. Da un piccolo aggiustamento contabile è derivato un lieve aumento della pressione fiscale. L’occasione è risultata quindi ghiotta per il consueto lancio dell’Ansa, questa volta (ovviamente) dalle file dell’opposizione. Il tutto scordando una cosuccia chiamata partita doppia.

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Coperte corte e lingue lunghe

Economia & Mercato/Italia

Come noto, Matteo Renzi è impegnato in uno strenuo braccio di ferro con la Commissione Ue per ottenere la “flessibilità” necessaria di fatto a disinnescare le clausole di salvaguardia anche nel 2017. Come abbiamo più volte osservato, il premier si è messo spalle al muro da solo, col rinvio della resa dei conti per due leggi di Stabilità consecutive, ed ora ha bisogno di sconti fiscali protratti e reiterati, altrimenti sono guai. Sarebbero (saranno) comunque guai, per motivi più o meno facilmente intuibili che ribadiremo sotto, ma oggi vogliamo dedicarci all’analisi di alcune meravigliose idee di detassazione coltivate dal nostro esecutivo. Perché l’economia è e resta la “scienza” della coperta corta.

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La cornucopia flessibile

Tutto è cominciato con l’incontro tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker, la settimana scorsa. Con la decisione di fare interloquire il commissario Pierre Moscovici ed il ministro Pier Carlo Padoan per trovare un’intesa sulla leggendaria flessibilità. Da quel momento, la macchina italiana dello spin ad uso domestico è tornata a marciare a pieno regime, alcuni selezionati giornali hanno ripreso a svolgere il loro ruolo primario di buca delle lettere ed alcuni personaggi hanno deciso di perdere definitivamente lo spicchio di faccia che era loro rimasto.

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Il momento magico per l’economia è finito

E il merito non era di Renzi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le autocelebrazioni per il secondo anniversario del governo Renzi cadono in un momento non troppo fortunato, stanti i reiterati segnali di rallentamento globale. Quali sono state le realizzazioni in economia del rottamatore immaginario? E soprattutto, fu vera crescita? La risposta è negativa.

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Piccoli aiuti di stato crescono

Economia & Mercato/Italia

Per tutti i patrioti che si sdegnano per il fatto che ad altri paesi viene concesso l’utilizzo di soldi pubblici per salvare proprie banche ed imprese, mentre alla povera piccola Italia (che tante risorse fiscali potrebbe gettare sul piatto) questa opportunità tende ad essere negata, costringendoci ad acrobazie del tipo Poste in Alitalia con mirabili sinergie, arriva una bella notizia: anche noi possiamo finalmente spendere un pochino di tasse per salvare le nostre banche.

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Le previsioni d’inverno del nostro scontento

Le cosiddette “Previsioni d’inverno” della Commissione europea certificano quello che è sotto gli occhi di chiunque: l’Eurozona cresce per effetto di elementi di stimolo eccezionale ma i fattori di incertezza del contesto globale (Cina e mercati emergenti, tassi americani, andamento del prezzo del greggio) si addensano in modo preoccupante all’orizzonte. Per l’Italia, la traiettoria di crescita piega lievemente ma di quanto basta per squilibrare i conti del 2016. Ma soprattutto, la previsione a legislazione invariata proietta l’ombra sinistra delle clausole di salvaguardia che il nostro premier ha messo attorno al collo del paese.

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Evitare l’Eurogermania senza evirare Tafazzi

Ieri, sul Sole, è comparso un editoriale del professor Luigi Zingales dal titolo “La strada (mai battuta) per evitare l’Eurogermania“. Il pezzo contiene elementi condivisibili ed altri assai meno. Ma soprattutto, appare carente di logica e basato su una informazione (l’architrave della tesi, peraltro) fattualmente errata.

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Svizzera, pagare in anticipo le imposte non rende più

Economia & Mercato/Esteri

Come segnala il Financial Times, in Svizzera i tassi d’interesse negativi stanno causando un fenomeno singolare: i cantoni chiedono ai contribuenti di non anticipare il versamento delle imposte, ma di attendere l’ultimo momento utile, ed in alcuni casi persino oltre. Ma nell’informazione c’è anche una chicca, che mostra le attenzioni di cui sinora erano fatti oggetto i contribuenti che versavano le imposte in anticipo. Ennesima conferma di quanto la Svizzera sia un pianeta a parte, soprattutto per noi italiani.

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