Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fisco

Politica, l’arte di perdere la faccia

Mentre i Repubblicani americani proseguono nella loro perseverazione (in senso psichiatrico), votando e rivotando una rimozione purchessia dell’Obamacare (nelle versioni, repeal, skinny repeal, repeal & replace), mostrando di aver perso la testa oltre che il senso del ridicolo, ieri i vertici di quel povero partito hanno annunciato la morte anche della Border Adjustment Tax (BAT), partorita dalla fertile mente di Paul Ryan, che altro non era che una imitazione dell’Iva con incorporato un sussidio all’export. La farsa prosegue, il programma di Trump non esiste più.

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Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare una mano nella elaborazione di policy, partendo da un terreno condiviso. Dopo il sociologo Domenico De Masi, di cui ci siamo occupati in più occasioni, ecco s’avanza l’economista Giovanni Dosi, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, che oggi si è esibito in un convegno alla Camera sullo “Stato innovatore”, a cui ha partecipato anche la vestale statale, Mariana Mazzucato. Dosi è stato intervistato ieri dal Fatto, e l’0ccasione ci è quindi gradita per valutare la sua visione su reddito di cittadinanza e dintorni, anche dopo che i grillini hanno rettificato le coperture in direzione di una bella stangata fiscale, di quelle che avrebbero fatto venire i lucciconi d’emozione a Fausto Bertinotti.

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La scure di Theresa sui seniores britannici

Economia & Mercato/Esteri

Negli ultimi giorni, nel Regno Unito è scoppiata una forte polemica su uno dei punti del manifesto elettorale-programmatico dei Conservatori di Theresa May, che tocca temi molto delicati per la popolazione, e destinato ad avere un forte impatto futuro sulla dinamica della spesa pubblica. Alla fine, e pare dopo una frana nei sondaggi elettorali, May ha dovuto capitolare, rimangiandosi la misura e tornando alla filosofia del precedente manifesto, redatto da David Cameron.

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Reddito di cittadinanza, una demagogica stangata epocale

A distanza di due anni, il M5S precisa ulteriormente le coperture per quella che è la sua mercanzia più pregiata, di quelle che si espongono con orgoglio nei mercatini delle pulci e nei mercati rionali: il reddito di cittadinanza. Come si evince da una tabella elaborata dal Sole, si tratta di “tanta roba”, in alcuni casi con palesi effetti allucinogeni, in altri gli importi recuperati sono del tutto fantasiosi. Ma tant’è. Soprattutto, la nuova versione delle coperture prevede una bella stangata fiscale per i “ricchi”.

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Un problema di comunicazione: un mancato aumento è una riduzione?

Ieri, nel clima di “celebrazioni”, riflessioni e buoni propositi per il Primo Maggio, abbiamo notato un episodio apparentemente minore ma paradigmatico del problema di comunicare ai cittadini le scelte e gli effetti di alcune iniziative governative. Tutto si riconduce all’esistenziale domanda: un mancato aumento è una riduzione?

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Donald, che non era Ronald

Annunciati dall’Amministrazione Trump gli assi portanti della riforma fiscale promessa in campagna elettorale. Mancano molti dettagli, entro i quali al solito il demonio tenderà a nascondersi, ma l’impressione è che siamo di fronte ad una nuova puntata della serie “l’apprendista che non riusciva ad apprendere”.

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Buone notizie all’italiana: l’Iva diminuisce. Aumentando meno del previsto

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

ma, insomma, l’Iva aumenta o non aumenta? No agli aumenti di tasse, ha “tuonato” l’ex premier ed ex segretario del partito di maggioranza quando il Ministro dell’economia, non sapendo come fare per eliminare le clausole di salvaguardia che scatteranno il prossimo anno, aveva evidenziato l’opportunità dell’incremento dell’Iva, per finanziare la riduzione del prelievo Irpef sulle buste paga dei lavoratori.

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Nuove meravigliose idee per ridurre il debito pubblico

Sul Corriere compare una “analisi” sulla riduzione del peso del debito pubblico a mezzo di inflazione, relativamente all’ipotesi di scambio tra aumento Iva e riduzione del cuneo fiscale, avanzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Si tratta di uno di quei non rari momenti in cui vorremmo che in questo paese non si parlasse di economia, se i risultati finiscono ad essere questi.

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Padoan e il baratto della dannazione

Nel clima spensierato della Pasqua è passata pressoché inosservata (ma domani tornerà a fare increspare le acque della nostra dichiarazia in decomposizione) l’intervista del Messaggero al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il quale, dopo tre anni trascorsi a prestare una patina di rispettabilità tecnocratica al renzismo (ed affondare in parallelo la propria reputazione), sta progressivamente emancipandosi dal committente, attirandosene gli strali. A questo giro, Padoan rispolvera i “testi sacri” dell’economista per lanciare un’idea che sa di muffa ma che potrebbe non aver alternative, oltre ad essere probabilmente una sorta di moneta di scambio con la Commissione Ue.

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La foresta pietrificata che marcisce

Economia & Mercato/Italia

Chi tiene da qualche tempo un diario dello stagno italiano sa che alcuni “dibattiti” si riproducono per anni uguali a se stessi, in una sorta di eterno ritorno. Due di queste canzoncine eseguite su dischi rotti sono in esecuzione in questi giorni: gli sgravi contributivi e il recupero di gettito di fronte all’ennesima necessità di correzione dei conti pubblici. È semplicemente incredibile come questo si sia trasformato in una foresta pietrificata, o nella sceneggiatura di Beautiful, dove puoi smettere di seguire per alcuni anni ma senza perderti alcunché, e riprendere come se nulla fosse accaduto.

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