Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fisco - page 74

Come si cambia (per non morire)

Disperazione C’è qualcosa di grottescamente lugubre nella foto che immortala l’abbraccio di Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. Due uomini che si abbracciano, quasi si avvinghiano, nel loro intendimento a rimarcare, anche plasticamente, la saldezza ed indissolubilità di quella costruzione europea che due loro predecessori (di ben altro spessore e visione politica) hanno contribuito in modo determinante a creare. E’ l’abbraccio di due leader politici sconfessati, sconfitti, esausti, ma che non vogliono arrendersi. E’ parte della psicologia umana, soprattutto applicata alla politica, questa disarmante cecità a non voler realizzare che è finita. E’ il rovescio della medaglia della trance agonistica dell’homo politicus, quell’ammirevole, affascinante animale sociale che non smette di lottare per le proprie idee, alte o basse che siano, si chiami egli De Gasperi, Adenauer o Mastella Clemente da Ceppaloni. Leggi tutto

Il tabù del mercato

Economia & Mercato/Italia

Nei giorni scorsi il ministro della Salute, Storace, ha disposto che le farmacie possano applicare sconti fino al 20 per cento sul prezzo massimo (bloccato per due anni) dei farmaci di fascia C, quelli non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, e che tanto pesano sulle tasche degli italiani. Si tratta di una misura piuttosto bizzarra, nel senso che tenta di utilizzare dei finti meccanismi di mercato per ridurre i prezzi dei farmaci, ma di fatto cerca solo di indurre i titolari di farmacia a privarsi di parte del proprio margine di profitto, quello che si frappone tra i grossisti ed i consumatori finali. Una sorta di moral suasion de noantri, che non ci meraviglia, vista la “cultura” economica di Storace. Meno ancora ci meraviglia la reazione dei farmacisti: sdegnati per essere stati degradati a semplici “negozianti”, si preparano al più classico muro di gomma, spalleggiati dai numerosi liberisti alle vongole che albergano in Forza Italia, primo tra tutti il tesoriere Giacomo Leopardi, che incidentalmente è pure presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, una delle corporazioni medievali che stanno accompagnando il paese alla fossa. Leggi tutto

Svolte epocali …

Economia & Mercato/Italia

La firma apposta al rinnovo del contratto della pubblica amministrazione, nella tarda serata di ieri, sembra essere la riproposizione di un vecchio schema: gli aumenti li diamo subito, la ristrutturazione e riorganizzazione della pubblica amministrazione la rinviamo ad un momento successivo, che di solito tende ad essere differito sine die. E’ finita, quindi, che il governo ha concesso esattamente l’incremento del 5.01 per cento richiesto dalla Triplice; che si è impegnato a trovare le risorse aggiuntive rispetto a quanto inizialmente stanziato per il rinnovo (4.3 per cento) con la prossima legge finanziaria che, parecchi mesi prima della sua elaborazione, si trova già con nuovi impegni di spesa da coprire. Leggi tutto

Il mercato, questo sconosciuto

Economia & Mercato/Italia

Silvio Berlusconi ama definirsi liberale e liberista. Da questa collocazione ideologica sembra talvolta far discendere il corollario secondo il quale nessuna attività governativa dovrebbe interferire nelle scelte degli agenti economici. Posizione genericamente condivisibile, se non fosse che Berlusconi sembra ignorare che liberalismo e liberismo devono incidere a monte delle decisioni economiche, e non a valle. In altri termini, è corretto sostenere che un governo non deve controllare i prezzi, ma è piuttosto bizzarro affidarsi al buon senso e all’oculatezza di casalinghe e casalinghi per far trionfare il mercato soprattutto quando, come spesso accade in Italia, un mercato non è mai esistito. Perché compito primario del legislatore (e quindi anche e soprattutto della maggioranza che esprime l’esecutivo) è creare le condizioni “istituzionali” per far vincere la concorrenza e quindi i cittadini-consumatori. Parlando di costo della vita ed euro, Berlusconi afferma:

“Il governo non può controllare i prezzi. Li controllano i cittadini quando dicono di no ai prezzi eccessivi: è questo che li invito a fare”.
“Guardiamo al futuro, guardiamo avanti. Certo, io so che l’ euro ha fatto e fa delle incursioni negative sui bilanci di tutte le famiglie. L’Italia ne ha subito la negatività molto più di altri Paesi europei, perchè alla nostra moneta è stata data una quotazione che non rispondeva alla realtà dei fatti al momento del changeover; per questo – ribadisce – ci sono delle responsabilità che non si possono attribuire a questo governo che peraltro ha continuato a dire che l’euro è stato ed è una cosa positiva che ci consente di essere presenti sui mercati europei con forza. Il problema è la valutazione eccessiva rispetto al dollaro che danneggia le nostre imprese. I governi – conclude – hanno difficoltà ogni giorno ad intervenire non potendo più svalutare la propria moneta come si faceva una volta”.

Alcune frasi sono condivisibili, altre assai meno. Leggi tutto

Disperazione fiscale

Adotta Un Neurone

Notizia rigorosamente vera, pubblicata oggi dall’agenzia Ansa:

GERMANIA: BILD, PROPOSTA TASSA SU GOMMA DA MASTICARE

(ANSA) – BERLINO, 2 MAG – Dalla Germania arriva un’altra proposta originale. Dopo quella del bracciale elettronico per i disoccupati, e’ stato infatti suggerito ora di istituire una speciale tassa sulle gomme da masticare. Obiettivo: impiegare i proventi per ripulire strade e marciapiedi infestati sempre piu’ dagli innumerevoli chewing gum gettati via dopo l’uso.”I nostri politici stanno forse diventando matti?”, si chiede oggi la Bild che riferisce dalla proposta avanzata da
esponenti di vari partiti. Per il leader dei Verdi nella Saar Hubert Ulrich, ”una simile imposta andrebbe istituita in tutto il paese. Impiegando il ricavato per la rimozione delle gomme da masticare dalle strade”. Con lui si dice d’accordo Siegfried Helias, esperto della Cdu di problemi sociali. ”La tassa sul chewing gum e’ una buona idea”, ha detto anch’egli al quotidiano popolare. Leggi tutto

Scene da un declino 2 – L’involuzione della specie

Italia

E così, nasce il governo Berlusconi bis. Quello che dovrebbe affrontare, in meno di un anno, il problema del “recupero del potere d’acquisto delle famiglie”, dopo aver sostenuto che non vi è stato nessun depauperamento del medesimo; quello che dovrebbe puntare allo “sviluppo del Mezzogiorno”, dopo aver affermato che il Mezzogiorno ha conosciuto, negli ultimi quattro anni, uno sviluppo senza precedenti; quello che in definitiva dovrebbe restaurare l’approccio social-corporativo alla gestione della cosa pubblica, come ben illustrato da JimMomo. Quello che tenterà di ripartire “con rinnovato slancio”, per confutare dalle fondamenta il programma approssimativamente liberale con il quale questa stessa maggioranza aveva vinto le elezioni del maggio 2001. Siamo quindi di fronte ad una maggioranza schizofrenica, con un premier che è costretto (?) a cedere alle pressioni degli alleati più statalisti per tentare di sopravvivere fino alla scadenza naturale della legislatura, ma al contempo cerca di resistere con ogni mezzo e preservare i contenuti politici di quattro anni fa, reintroducendo nel governo, pressoché nottetempo, quel Tremonti che era stato all’origine della “verifica” interna alla coalizione, durata oltre un anno e terminata con la sua defenestrazione, la scorsa estate. Un esercizio di strabismo, o forse uno sberleffo agli “strateghi” Fini e Follini, che finirà con l’accentuare il bipolarismo tutto interno a quello che ormai è solo l’ologramma di una maggioranza. Leggi tutto

Perchè elezioni subito

Italia

Il paese, che già oggi si dibatte in una crisi strutturale che rischia di avvitarsi su sé stessa, non potrebbe tollerare un altro anno di estenuanti verifiche che non verificano, di vertici di maggioranza, di dichiarazioni entusiastiche sulla “ripresa di slancio” del programma di governo e di ottimismo da televendite, di pensose e solenni dichiarazioni sull’”interesse del paese”. Immaginate cosa succederebbe alla prossima legge Finanziaria, con un maggioranza in queste condizioni.
Inoltre, mai come in questo momento i conti pubblici appaiono incapaci a sopravvivere ad un classico ciclo di spesa elettorale, come quello che si può facilmente prefigurare oggi, leggendo dichiarazioni programmatiche che straparlano di “rilancio del Mezzogiorno”. E come dovrebbe avvenire, questo rilancio? Ci sono, in sostanza, due modi per ottenerlo. Il primo consiste nell’affiancare, ad un ferreo controllo del territorio da parte dello Stato (fino al limite della militarizzazione), la progressiva “decostruzione” e ricostruzione dell’economia meridionale, attraverso robuste dosi di liberismo. Per dare contenuto alle parole, più liberismo significa accettare l’esistenza di un gap di produttività al Sud rispetto alle aree più sviluppate del paese. Parafrasando Bertinotti, se non vogliamo chiamarle gabbie salariali, troveremo un altro nome. Leggi tutto

L’anno che verrà

Economia & Mercato/Italia

Uno degli inequivocabili presagi dell’imminente dissoluzione di una coalizione di governo (a livello nazionale o locale) è la “migrazione” di personale politico (parlamentari, consiglieri di enti locali) verso lo schieramento che si ritiene abbia le maggiori possibilità di vincere le successive consultazioni elettorali. Nelle scorse settimane abbiamo assistito, in giro per l’Italia, ad un fenomeno del genere, soprattutto con trasmigrazione da Udc e Forza Italia verso Udeur e Margherita.
Oggi, Francesco Rutelli tenta di incoraggiare gli aspiranti transfughi con un’interessante intervista al Corriere. L’intendimento di Rutelli, che si rivolge soprattutto ai centristi della Casa delle Libertà, è soprattutto quello di irrobustire la gracile componente moderata dell’Unione, che rischia di essere travolta dall’ordalia estremista di quello schieramento. Rutelli è notoriamente allergico al concetto di lista unitaria, nominargliela equivale ogni volta a causargli diffuse orticarie, e possiamo ben capirlo. Spingendo lo sguardo un po’ più in là degli eventi contingenti, potremmo addirittura ipotizzare, per il dopo-Berlusconi, uno schieramento moderato-centrista, con Rutelli e Follini (o chi per loro), che si contrapporrebbe ad una sinistra egemonizzata dal massimalismo. Lo schieramento neo-centrista potrebbe agevolmente prevalere, in tale scenario, perché verrebbero meno (forse…) tutti i dossier giudiziari e giornalistici con i quali la sinistra da oltre dieci anni a questa parte sta cercando di avvelenare i pozzi del principio dell’alternanza. Ma questi sono scenari futuribili, e ad essere sinceri non riusciremmo a trovare dell’autentico liberalismo neppure in essi, così come al presente ne rinveniamo tracce residuali. Leggi tutto

Ricette

Nella sua consueta messa domenicale, l’economista-filosofo Eugenio Scalfari si lancia nell’ennesima enciclica su come rilanciare l’economia e la competitività italiane. E lo fa da par suo, con l’abituale iattanza e disonestà intellettuale che lo caratterizzano, unite ad alcuni buchi di memoria che non sapremmo se ricondurre a malizia o agli effetti del tempo che passa. Vediamo in dettaglio lo Scalfari-pensiero: il declino della competitività del paese è iniziato da almeno dieci anni, cioè più o meno dall’avvio della manovra di convergenza all’Euro attuata dai governi Amato, Ciampi e Prodi, con il fortissimo inasprimento della tassazione, ordinaria e straordinaria, e il sistematico rinvio di spesa per investimenti pubblici ed infrastrutture, unito al blocco del “tiraggio di tesoreria” imposto agli enti locali ed alla pubblica amministrazione. Ma, secondo Scalfari, è dal 2002 (casualmente, primo anno di governo completo da parte dell’attuale maggioranza) che esso ha assunto i connotati di una rovinosa caduta del paese verso la deindustrializzazione. Secondo il Nostro, il governo avrebbe sconsideratamente privilegiato gli sgravi fiscali a vantaggio dei redditi medio-alti, a scapito di consumi ed investimenti. Sul congelamento ormai ultradecennale degli investimenti pubblici abbiamo già detto. Sulla fiscalità, esistono sufficienti evidenze che gli sgravi fiscali sui redditi medio-alti esercitano uno stimolo sui consumi maggiore rispetto ad interventi di uguale natura applicati ai redditi più bassi. Inoltre, aggiungiamo che questo governo ha introdotto e ampliato il concetto e la platea di beneficiari della no-tax area, mentre nella precedente legislatura i tre premier di sinistra, succedutisi a suon di colpi di palazzo, strutturalmente agevolati da un assetto istituzionale che impediva la “dittatura del premier”, avevano ridotto la fiscalità quasi esclusivamente sugli scaglioni d’imposta più elevati, cosa che si tende troppo spesso a dimenticare. Inoltre, il governo rossoverde di Gerhard Schroeder, che pensiamo rappresenti per Scalfari ed i suoi amici progressisti un pericoloso darwinista sociale neo-reaganiano, ha da quest’anno ridotto tutta la struttura delle aliquote dell’imposta sul reddito, ed in modo evidentemente asimmetrico. L’aliquota massima passa infatti dal 45 al 42 per cento, la minima dal 16 al 15 per cento Leggi tutto

Diagnosi e prognosi

Economia & Mercato/Italia

La costante perdita di competitività dell’Italia, evidenziata anche dal saldo della bilancia commerciale, per la prima volta in rosso dal 1993, ultima svalutazione della lira, ha provocato un ampio dibattito (quasi sempre sterile e ideologizzato, come nella migliore tradizione italiana) su cause e rimedi per quello che appare ormai come la fine di un modello di crescita dell’economia italiana.

Alcuni osservatori sostengono che la responsabilità di questa situazione sarebbe dell’euro, sia in relazione all’adozione della divisa unica europea, che impedisce le abituali (per l’Italia) svalutazioni competitive, sia riguardo all’ultima fase di rivalutazione contro dollaro, e parallelamente contro le valute asiatiche che mantengono un cambio più o meno fisso con la divisa statunitense. In realtà, questa sembra essere un’interpretazione errata, perché il saldo della bilancia commerciale relativo all’interscambio con paesi esterni all’area euro mostra ancora un surplus, per quanto significativamente ridotto ed in costante declino, pari nel 2004 a 1.3 miliardi di euro. Ma è rispetto agli altri partner europei, che condividono quindi la stessa moneta, che il surplus italiano si è trasformato in un pesante deficit, pari lo scorso anno a 1.7 miliardi di euro.Vale la pena sottolineare che l’inizio del declino del canale delle esportazioni italiane risale alla fine degli anni Novanta, ben prima della recente ondata di rivalutazioni dell’euro. Secondo altre analisi, la responsabilità dei cattivi risultati del commercio estero sarebbe da attribuire alla specializzazione geografica delle nostre produzioni, cioè al fatto che avremmo partner commerciali “sbagliati??, ed opereremmo in mercati esteri in contrazione, anche se con quote di mercato costanti. Anche questa interpretazione è fallace, perché l’Italia ha perso costantemente quote di mercato dal 1995, dopo l’ultima grande svalutazione della lira.

I problemi veri sono altrove: una sfavorevole specializzazione di prodotto e un’esplicita perdita di competitività dal versante dei costi. Leggi tutto

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