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	<title>Phastidio.net &#187; Flat-tax</title>
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		<title>La flat tax di Schwarzenegger</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cresce il numero di stati dell&#8217;Unione costretti a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti per tentare di frenare l&#8217;emorragia delle casse pubbliche. Di fronte a buchi di bilancio che stanno diventando voragini, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono 23 gli stati che hanno aumentato le tasse, ed altri 13 stanno considerando l&#8217;opzione in vista dell&#8217;approvazione del bilancio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Cresce il numero di stati dell&#8217;Unione costretti a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti per tentare di frenare l&#8217;emorragia delle casse pubbliche. Di fronte a buchi di bilancio che stanno diventando voragini, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono 23 gli stati che hanno aumentato le tasse, ed altri 13 stanno considerando l&#8217;opzione in vista dell&#8217;approvazione del bilancio 2009-2010. Nella maggior parte dei casi questi inasprimenti d&#8217;imposta sono complementari a tagli dei servizi pubblici. Gli aumenti interessano le imposte sul reddito, sulle vendite e sulle imprese e prendono di mira un po&#8217; tutto, dalle <em>slot machines</em> alle targhe personalizzate delle auto, ai pernottamenti in albergo (settore peraltro già in grave crisi), ad alcolici e tabacco.</p>
<p><strong>Ma questo potrebbe essere solo l&#8217;inizio</strong>, visto che è pressoché certo che il deficit da colmare risulterà ben maggiore rispetto alle stime: ben 37 stati, secondo un sondaggio del <em>Wall Street Journal</em>, hanno visto cali del gettito fiscale superiori a quanto preventivato nel primo trimestre del 2009. L&#8217;inasprimento fiscale, che pare ineluttabile, finirà con il contrastare l&#8217;effetto espansivo del pacchetto di stimolo federale, ed aggraverà la recessione e la disoccupazione, che in molti stati ha già raggiunto picchi storici.</p>
<p><span id="more-3517"></span>Nel frattempo la <strong>California</strong> di <strong>Arnold Schwarzenegger </strong>rischia di diventare uno stato-spazzatura, almeno per le agenzie di rating, che minacciano <a href="http://www.reuters.com/article/marketsNews/idUSN1944927320090619">un declassamento di più livelli</a> del merito di credito. Il governatore, dopo la bocciatura del suo recente progetto di bilancio, trovandosi a lottare per colmare un deficit di 24,3 miliardi di dollari solo sei mesi dopo aver dovuto alzare le tasse per coprire un buco da 40 miliardi, medita alcune misure drastiche, come tetti vincolanti alla spesa, l&#8217;abituale lotta agli sprechi e soprattutto l&#8217;introduzione di una sorta di flat tax statale che sostituisca una molteplicità di tributi.</p>
<p>Schwarzenegger si è posto in modalità “<em>read my lips, no new taxes</em>”, ed ha ammonito i Democratici che, senza tagli di spesa, entro poche settimane l&#8217;amministrazione statale potrebbe letteralmente chiudere per mancanza di risorse e finanziamenti. I tagli sono previsti anche per ambiti finora intoccabili, come educazione, Medicaid, pensioni, prigioni. In quest&#8217;ultimo caso i contabili di Sacramento hanno scoperto che lo stato spende per ogni detenuto 49.000 dollari, il 50 per cento in più della media nazionale, e Schwarzenegger sta pertanto meditando la privatizzazione delle carceri.</p>
<p>Tornando alla flat-tax, occorre premettere che la California è uno degli Stati americani <a href="http://map.ais.ucla.edu/portal/site/UCLA/menuitem.789d0eb6c76e7ef0d66b02ddf848344a/?vgnextoid=c37f9c16c2c51110VgnVCM200000ddd76180RCRD">con la maggiore progressività fiscale</a>, con la seconda aliquota più elevata sui redditi personali, pari al 10,55 per cento, dopo New York che è al 12,62 per cento. Questa addizionale delle imposte federali sul reddito, oltre a determinare forte volatilità del gettito d&#8217;imposta durante il ciclo economico, sta inducendo molti californiani a trasferirsi nel vicino <strong>Nevada</strong> e addirittura in <strong>Texas</strong>, dove l&#8217;Irpef statale è assente. Una caratteristica del modello californiano di <em>tax and spend</em> è dato dal fatto che durante le espansioni la struttura molto ripida della curva d&#8217;imposta ed il pieno di tasse da essa indotta spingono i legislatori a spendere a mani basse; quando il ciclo rallenta, il gettito crolla ma non è possibile adottare misure di reversibilità della spesa pubblica, a causa delle insuperabili resistenze dei gruppi di pressione. Motivo per cui, alla fine, si giunge ad aumenti di tassazione ed il ciclo ricomincia. Ma questa volta siamo al capolinea.</p>
<p><strong>Schwarzenegger ha nominato una commissione <em>bipartisan</em> per la riforma fiscale incaricata di esplorare la fattibilità di un&#8217;aliquota uniforme del 6 per cento su imprese e privati, con drastica riduzione delle deduzioni</strong>. A questo livello di aliquota, date le ipotesi di lavoro (che poggiano, vale la pena ricordarlo, su un forte ampliamento di base imponibile), le simulazioni indicano che lo stato sembra essere in grado di raggiungere il pareggio di bilancio e smorzare la forte volatilità di gettito durante le varie fasi del ciclo economico e, cosa più importante, potrebbe tornare ad attrarre imprese. Non sappiamo come finirà, ma la California ha davvero poco tempo prima del collasso finale. Eventualità che, dato il peso economico dello stato, avrebbe pesantissime ripercussioni su tutti gli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Alcune considerazioni sulla proposta di Schwarzenegger.</strong> E&#8217; utile e saggia, visto il livello patologico raggiunto dalla ripidità della curva statale dell&#8217;imposta sul reddito; avrebbe innegabili effetti positivi dal lato dell&#8217;offerta, riducendo le distorsioni; ridurrebbe evasione, erosione ed elusione fiscale, oltre ad arrestare e forse invertire la tendenza alla delocalizzazione di privati ed imprese; riuscirebbe anche a preservare la sostanziale progressività del sistema fiscale statale, perché riassorbirebbe in sé anche tributi, come la <em>sales tax</em> e le accise, che sono per definizione regressivi. Restano tuttavia irrisolti problemi politici, visto che per ridurre significativamente le aliquote occorre allargare la base imponibile tagliando le deduzioni, che sono saldamente presidiate dai gruppi d&#8217;interesse.</p>
<p>Ma esiste anche una più generale obiezione di merito riguardo la riduzione della volatilità di gettito che una flat tax causa. A pochi viene da riflettere circa il fatto che, <strong>se in un paese fosse in vigore esclusivamente una flat tax, gli <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Automatic_stabilizer">stabilizzatori automatici</a> dal versante dell&#8217;imposta sul reddito semplicemente non funzionerebbero, e non ci sarebbe quindi né stimolo espansivo durante le recessioni né restrizione durante le espansioni, lasciando il peso della correzione ciclica interamente sulle spalle della politica monetaria</strong>. Come noto, in assenza di fenomeni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Drenaggio_fiscale"><em>fiscal drag</em></a>, durante una recessione il reddito nazionale si riduce. Per effetto della progressività della curva delle aliquote, tuttavia, la il gettito fiscale si riduce in proporzione al reddito nazionale, e ciò induce un effetto espansivo. L&#8217;opposto accade durante le espansioni. Con una flat tax questo ovviamente non avverrebbe, ed occorrerebbe costituire quello che gli anglosassoni chiamano un <a href="http://www.tax.com/taxcom/taxblog.nsf/Permalink/MSUN-7T6GFG?OpenDocument">“<em>rainy day fund</em>”</a>, cioè accantonare risorse fiscali da utilizzare per sostenere il reddito durante le recessioni. Pur se non infattibile, una simile soluzione finirebbe con l&#8217;essere rimessa alla discrezionalità del legislatore, in merito al finanziamento ed all&#8217;utilizzo del fondo di emergenza, introducendo elementi di “volatilità” politica che è invece fondamentale evitare.</p>
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		<title>La rivoluzione mangia i propri figli</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 08:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Ricordate la frenesia propagandistica con cui in Italia, fino a pochi mesi addietro, si sostenevano le ragioni ed i meriti della <strong>flat tax</strong>? Una panacea, la ricetta per la crescita economica perpetua, una cornucopia di gettito fiscale con aliquote minime. Da noi, alcuni giovanotti di belle speranze e grandi capacità di arrampicarsi (sugli specchi e nella propria carriera politica) ne avevano fatto il simbolo di un <a href="http://phastidio.net/2007/07/09/mrcapezzone-where-is-the-beef/">programma economico</a> tanto luccicante quanto improbabile, vista l&#8217;ignoranza in materia del suo estensore. I modelli erano i paesi dell&#8217;Est Europa, inclusi i Baltici, il cui &#8220;impressionante&#8221; boom economico, subito dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;aliquota fiscale unica, li aveva rapidamente fatti assurgere a paradigma per tutto il pianeta, segnatamente per il nostro sfigatissimo paese di piccoli demagoghi in perenne campagna elettorale. Solo <a href="http://phastidio.net/2007/10/01/per-lennesima-ed-ultima-volta/">granitiche certezze</a>, nessun dubbio circa la possibilità che <em>altro </em>fosse alla base della forte crescita di quelle economie, oltre alla fiscalità. E giù bacchettate ai miscredenti, accusati di criptocomunismo per il solo fatto di aver sollevato dubbi di metodo e di merito. Oggi assistiamo al crollo delle economie che avevano introdotto la flat tax, e sentiamo un assordante silenzio da parte degli adepti della setta della tassa piatta.</p>
<p><span id="more-2402"></span><strong>Russia</strong>, <strong>Ucraina</strong>, <strong>Lettonia </strong>guidano la <a href="http://www.cato.org/pubs/policy_report/v29n4/cpr29n4-1.html">pattuglia di paesi <em>flat-taxers</em></a> che stanno subendo una vera e propria catastrofe economica, che in alcuni casi ha costretto a chiedere l&#8217;intervento del Fondo Monetario Internazionale con prestiti d&#8217;emergenza, e che rischia (nel caso della Russia) di essere causa di maggiore aggressività di politica estera nel breve termine, come dimostra l&#8217;acuirsi della <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7796806.stm">disputa con l&#8217;Ucraina sul pagamento delle forniture di gas</a>, che tra pochi giorni potrebbe regalare a noi europei il replay di quanto accaduto tre anni fa, con il rallentamento del flusso di gas in arrivo nella Ue. Altri paesi dell&#8217;Est Europa stanno vivendo una crisi gravissima e destinata a riportare le lancette della crescita economica indietro di molti anni. Vale la pena ricordare quanto accaduto, per spiegare quanto accade.</p>
<p>In primo luogo, i paesi dell&#8217;Est hanno &#8220;beneficiato&#8221; di alcune contingenze economiche:<strong><br />
</strong></p>
<ul>
<li>Il boom delle materie prime, che ha rafforzato il cambio e disinflazionato l&#8217;economia, spingendo il potere d&#8217;acquisto nella fase iniziale;</li>
<li>Le dinamiche demografiche, con le coorti anagrafiche in età lavorativa sempre più sguarnite dall&#8217;emigrazione. Ciò ha messo pressione rialzista sui salari nominali e reali;</li>
<li>Le politiche fiscali pro-cicliche seguite dai governi di tali paesi, che hanno iniettato stimolo espansivo in economie già surriscaldate;</li>
<li>Il diktat della Ue, che ha chiesto a molti paesi, come prerequisito per l&#8217;adesione all&#8217;Unione, di perseguire le politiche di stabilità e convergenza monetaria richieste per l&#8217;adesione all&#8217;Euro. Una richiesta che non è mai stata fatta a Svezia e Regno Unito;</li>
<li>Il peg all&#8217;Euro, così introdotto, ha agevolato l&#8217;indebitamento del settore privato in valute forti, generando un boom immobiliare e del credito al consumo, che a sua volta ha ulteriormente drogato la crescita, e il gettito fiscale. Con o senza flat tax;</li>
<li>Il forte deficit delle partite correnti, causato dalla sopravvalutazione del cambio e dal boom dei consumi, che ora presenta il conto.</li>
</ul>
<p>Della <strong>Russia </strong><a href="http://phastidio.net/tag/russia/">abbiamo detto</a>, in più circostanze. Un modello scellerato di conduzione della politica economica e valutaria, e la &#8220;malattia olandese&#8221; di un settore energetico ipertrofico che spiazza completamente la manifattura sono fattori destinati a esigere un pedaggio molto pesante, di cui noi europei avvertiremo a breve le scosse sismiche. <strong>La flat tax, in un contesto di crescita così squilibrata (di fatto, una bolla) non poteva in nessun caso essere considerata il motore primo del boom di gettito fiscale</strong>. Affermare ciò sarebbe equivalso al più classico dei <em>non sequitur</em>. Che poi è quello che hanno fatto prestigiosi economisti-propagandisti ed assai meno pregiati arruffapopolo di casa nostra.</p>
<p>Oggi, la <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/7798776.stm">Lettonia </a>e la <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/10/27/AR2008102702524.html">sempre più caotica Ucraina</a> hanno richiesto l&#8217;assistenza del FMI per chiudere la voragine del deficit delle partite correnti (operazione sempre e comunque assai dolorosa), le banche occidentali che hanno alimentato il boom del credito facile in valuta forte pagheranno quella ubriacatura (o meglio, la faranno pagare ai propri connazionali-contribuenti sotto forma di salvataggi e ricapitalizzazioni), la Russia sta dilapidando le proprie riserve valutarie nel tentativo di difenderle, e presto dovrà gestire il <a href="http://www.moscowtimes.ru/article/1016/42/373378.htm">crescente malcontento</a> di una popolazione abituata da decenni ad essere ingannata ed illusa. Ed il tema della flat-tax è sparito dai radar del nostro effimero &#8220;dibattito&#8221; politico, forse perché non realmente di dibattito si tratta, ma solo di spaccio di fumo. Peraltro di pessima qualità.</p>
<p>Per quello che può valere, <a href="http://phastidio.net/2007/10/26/la-flat-tax-i-paesi-dellest-e-il-rischio-bolla/">noi vi avevamo avvertiti</a>.</p>
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		<title>Forme alternative di semplificazione fiscale</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 07:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire da giovedì prossimo i francesi riceveranno a casa la propria dichiarazione dei redditi, precompilata, ed avranno tempo fino al 30 maggio per restituirla all&#8217;amministrazione fiscale. Ma oltre che per snail mail, la dichiarazione precompilata sarà gestibile via internet. I contribuenti la troveranno online a partire da venerdì 2 maggio sul sito www.impots.gouv.fr. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>A partire da giovedì prossimo i francesi riceveranno a casa la propria dichiarazione dei redditi, precompilata, ed avranno tempo fino al 30 maggio per restituirla all&#8217;amministrazione fiscale. Ma oltre che per <em>snail mail</em>, la dichiarazione precompilata sarà gestibile via internet. I contribuenti la troveranno online a partire da venerdì 2 maggio sul sito <a href="http://www.impots.gouv.fr">www.impots.gouv.fr</a>.</p>
<p>Come avviene dal 2006, la dichiarazione sarà precompilata con la situazione familiare ed i principali redditi dichiarati da datori di lavoro ed organismi sociali: salari, pensioni, indennità di disoccupazione, indennità giornaliere di malattia. Il contribuente dovrà quindi limitarsi a verificare le informazioni, correggerle se necessario, completarle (se del caso) con altri redditi o riduzioni d&#8217;imposta e sottoscrivere la dichiarazione o validarla su internet, prima di inviarla al fisco.</p>
<p><span id="more-1474"></span>I contribuenti che utilizzeranno il modello cartaceo avranno tempo fino al 30 maggio, mentre chi opterà per la dichiarazione via internet avrà a disposizione da due a quattro settimane di proroga, a seconda delle zone fiscali coinvolte. Chi effettuerà la dichiarazione via internet per la prima volta quest&#8217;anno potrà beneficiare di uno sconto d&#8217;imposta di 20 euro, a condizione di pagare le tasse online o con addebito in conto corrente bancario. Dal prossimo anno, tutti i contribuenti che utilizzeranno la dichiarazione online potranno beneficiare di questo sconto. L&#8217;anno scorso 7,4 milioni di persone hanno scelto la dichiarazione online.</p>
<p>Si tratta di un esempio di quella applicazione delle nuove tecnologie alla pubblica amministrazione di cui Silvio Berlusconi parla da tempo, e che noi italiani abbiamo potuto sperimentare in minima parte lo scorso dicembre, con la procedura per i flussi d&#8217;ingresso di lavoratori extracomunitari. Un vero peccato che la stragrande maggioranza di quelle domande oggi giaccia inevasa presso questure e direzioni provinciali del Lavoro, ma non si può avere tutto dalla vita. Il futuro della P.A. risiede nella interconnessione delle banche-dati, vedremo che uso ne verrà fatto in un paese sgarrupato e guardone come l&#8217;Italia.</p>
<p>Incidentalmente, la dichiarazione dei redditi precompilata dall&#8217;erario (a cui sta pensando <a href="http://phastidio.net/2008/02/26/ecco-la-obamanomics-spese-in-salita-e-gettito-incerto/">anche Barack Obama</a>) fa venir meno una delle argomentazioni classiche a favore delle presunte virtù salvifiche della <a href="http://phastidio.net/tag/flat-tax/">flat-tax</a>: la semplificazione. Ora l&#8217;entusiasmo neofita dei suoi sostenitori dovrà inventarsi qualcos&#8217;altro, auspicabilmente con argomentazioni più robuste di <a href="http://phastidio.net/2007/10/26/la-flat-tax-i-paesi-dellest-e-il-rischio-bolla/">quanto visto sinora</a>.</p>
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		<title>Gli effetti della flat tax</title>
		<link>http://phastidio.net/2007/12/03/gli-effetti-della-flat-tax/</link>
		<comments>http://phastidio.net/2007/12/03/gli-effetti-della-flat-tax/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Flat-tax]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Epistemes, un interessantissimo saggio di Antonio Mele spiega perché una riforma fiscale che si avvicini a realizzare una flat tax sarebbe un&#8217;ottima riforma per il futuro del Paese; ma spiega anche che probabilmente una riforma del genere non è politicamente realizzabile; ed anche se fosse realizzabile, si presterebbe a tutta una serie di possibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Su <em><strong>Epistemes</strong>,</em> un interessantissimo <a href="http://epistemes.org/2007/12/03/gli-effetti-della-flat-tax/">saggio di <strong>Antonio Mele</strong></a> spiega perché <strong>una riforma fiscale che si avvicini a realizzare una <em>flat tax</em> sarebbe un&#8217;ottima riforma</strong> per il futuro del Paese; ma spiega anche che probabilmente una riforma del genere <strong>non è politicamente realizzabile</strong>; ed anche se fosse realizzabile, si presterebbe a tutta una serie di possibili capovolgimenti che potrebbero snaturarla, a causa della lunga transizione verso i benefici che essa porterebbe. Vengono quindi illustrate alcune misure alternative di <em>policy</em> che possono conseguire risultati equivalenti a quelli della flat-tax ma senza gli effetti collaterali di quest&#8217;ultima. <em>Conoscere per deliberare</em>, diceva qualcuno. Allora non perdetevi questo articolo.</p>
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		<title>La flat tax, i paesi dell&#8217;Est e il rischio bolla</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 10:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[Flat-tax]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio -  ©LiberoMercato Tra i principali testimonial a favore della flat tax figurano certamente gli stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), tra i primi ad introdurre l&#8217;aliquota unica sui redditi personali. Ma le crescenti difficoltà economiche di questi paesi, e di alcuni altri del blocco dell&#8217;Europa orientale rappresentano un&#8217;opportunità per una indiretta analisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p><strong>di Mario Seminerio -  <em>©LiberoMercato</em><br />
</strong></p>
<p>Tra i principali <em>testimonial </em>a favore della <em>flat tax</em> figurano certamente gli stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), tra i primi ad introdurre l&#8217;aliquota unica sui redditi personali. Ma le crescenti difficoltà economiche di questi paesi, e di alcuni altri del blocco dell&#8217;Europa orientale rappresentano un&#8217;opportunità per una indiretta analisi critica di questa tipologia di sistema fiscale. La premessa metodologica deve essere quella di invitare il lettore, sia esso specialista o meno, a <strong>non voler cogliere rapporti immediati di causa ed effetto tra fenomeni economici: sarebbe un grave errore</strong>. L&#8217;economia è una scienza sociale, analizza sistemi complessi entro i quali si svolgono processi assai imperfettamente modellizzabili, quali le scelte degli agenti economici.</p>
<p><span id="more-1143"></span>Basti pensare a come la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Behavioral_finance" target="_blank"><em>behavioral finance</em></a> stia rimettendo in discussione l&#8217;assunto di razionalità degli agenti economici attraverso l&#8217;introduzione del concetto di distorsioni cognitive ed emotive, individuali e sociali, nell&#8217;assunzione di decisioni economiche. Allo stesso modo, dovrebbe essere del tutto evidente che <strong>non basta osservare un processo di sostenuta crescita compresente ad un sistema fiscale ad aliquota unica per affermare che tra i due esiste un rapporto di causalità diretta</strong>. Così, ad esempio, la forte crescita economica russa, che ha coinciso con l&#8217;introduzione di una <em>flat tax</em> al 13 per cento, è stata <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/survey/2005/022105.pdf" target="_blank">spiegata dal Fondo Monetario Internazionale</a> anche in termini di forte aumento dei prezzi delle materie prime, petrolifere e non, e di aumento dei salari reali, mentre il forte incremento di gettito fiscale può essere spiegato, oltre che con la crescita, anche in termini di maggiore efficienza delle strutture preposte all&#8217;esazione dei tributi.</p>
<p>Anche l&#8217;altra tradizionale argomentazione a favore della <em>flat tax</em> (la semplicità amministrativa dal lato della <em>compliance </em>del contribuente), non rappresenta un punto decisivo. Basti pensare che, un paio di anni fa, il governo-ombra conservatore britannico, affascinato dalla <em>flat tax</em> come argomento di sicura presa sull&#8217;elettorato, dopo aver fatto due conti si accorse che <strong>l&#8217;introduzione dell&#8217;aliquota unica nel Regno Unito sarebbe stata <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/4325866.stm" target="_blank">un&#8217;idea politicamente suicida</a></strong>, visto che le forti semplificazioni fiscali introdotte in precedenza avevano già determinato un tasso medio d&#8217;imposta del 18,5 per cento sui 30 milioni di contribuenti britannici sul reddito, mentre l&#8217;introduzione di una <em>flat tax</em> a gettito invariato avrebbe richiesto un&#8217;aliquota unica del 23 per cento, causando una perdita netta al 90 per cento dei contribuenti. Come si può constatare da questo esempio, <strong>è la semplificazione fiscale il primo obiettivo a cui il legislatore deve tendere, ed essa può tranquillamente coesistere con una struttura di aliquote fiscali progressive</strong>, <strong>come dimostra il caso della <a href="http://stats.oecd.org/wbos/viewhtml.aspx?queryname=326&amp;querytype=view&amp;lang=en" target="_blank">Nuova Zelanda</a>, che da alcuni anni gestisce robusti surplus fiscali</strong>.</p>
<p>Riguardo i paesi baltici, <strong>in Estonia </strong><strong>si rileva inoltre una sproporzionata incidenza delle imposte indirette sul gettito fiscale totale</strong> e ciò potrebbe spiegare, in un contesto di inflazione ancora sostenuta, i vistosi incrementi della complessiva raccolta d&#8217;imposta. Considerazioni analoghe possono essere fatte, per la stessa Estonia e per la <strong>Slovacchia, in relazione al peso elevato dei contributi sociali</strong>, legati a salari nominali in crescita superiore al tasso d&#8217;inflazione. Analizziamo ora più da vicino i <strong>problemi strutturali di crescita delle economie baltiche</strong>, molti dei quali si ritrovano, in differente composizione, anche in altri paesi dell&#8217;Europa Centro-Orientale. Tali problemi sono essenzialmente tre:</p>
<p>1. <strong>Vincoli di capacità di offerta di lavoro</strong>, che sono un sottoprodotto di bassi tassi di fertilità di lungo periodo e/o di ampi flussi di emigrazione, che stanno producendo significativa inflazione salariale e surriscaldamento dell&#8217;economia. Ciò, a parità di ogni altra condizione, causa un aumento di gettito fiscale;</p>
<p>2. <strong>Dipendenza strutturale da finanziamento esterno</strong>, che è in parte il sottoprodotto dell&#8217;effetto di bassi livelli di risparmio interno, e che rappresenta un altro importante fattore che differenzia il blocco dei paesi dell&#8217;Europa Centro-Orientale da altri quali Cina e India, e che è alla base dei forti deficit delle partite correnti e quindi di potenzialmente elevati livelli di instabilità finanziaria;</p>
<p>3. <strong>Progressiva perdita di controllo sulla politica monetaria domestica a causa del processo di convergenza all&#8217;eurozona</strong>. Ciò, con o senza la presenza di formali meccanismi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fixed_exchange_rate" target="_blank"><em>peg </em></a>valutario, rende pressoché impossibile un aggiustamento graduale (cioè indolore) attraverso il deprezzamento del cambio come alternativa ad una forte deflazione salariale. A ciò si somma poi un problema di bilancio delle famiglie causato dal diffuso utilizzo di indebitamento ipotecario in valute diverse da quella domestica. Ricordate cosa accadde ai mutuatari italiani in Ecu? I tassi erano bassi, se raffrontati a quelli sulla lira, ma il cambio tra le due divise era <em>apparentemente</em> stabile ed i debitori accorsero a frotte, prima di piangere calde lacrime a causa degli episodi di &#8220;deconvergenza&#8221; che caratterizzano questi processi.</p>
<p>Quindi, nelle repubbliche baltiche e in ampia parte dei 10 paesi dell&#8217;Est europeo (segnatamente Bulgaria, Romania e Polonia), <strong>è in opera un meccanismo perverso di squilibrio macroeconomico strutturale</strong>: i consumi domestici sono alimentati da forti afflussi di fondi esteri, sia nella forma di flussi bancari che guidano l&#8217;offerta di credito a buon mercato, sia nella forma di rimesse degli emigrati, che ne guidano la domanda. Al contempo, una significativa riduzione del tasso di fertilità sotto il tasso di sostituzione (in atto da un paio di decenni) ed un forte e sostenuto flusso emigratorio stanno strangolando l&#8217;offerta di lavoro proprio nel momento in cui la domanda del medesimo è in aumento. <strong>Il combinato disposto di tali fenomeni è dato dalla forte crescita dei salari reali, che alimentano consumi e bolle speculative, e generano deficit delle partite correnti e dipendenza da capitali esteri</strong>. La chiave di volta di questo gioco infernale è data dal <em>peg </em>implicito (cioè dal sostanziale aggancio) delle divise dell&#8217;Est Europa all&#8217;Euro.</p>
<p>Qualcuno si stupisce ancora del boom di gettito fiscale causato da simili condizioni di &#8220;surriscaldamento strutturale&#8221;? Qualcuno pensa ancora realisticamente che tale boom di gettito sia imputabile in misura significativa alla presenza di un regime di <em>flat tax</em>?</p>
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		<title>Contro la flat-tax</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2005 13:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo di questo post, oltre a non rappresentare fedelmente il nostro pensiero, è volutamente provocatorio. Lo utilizziamo per gettare un sasso nella piccionaia delle adesioni entusiastiche, e spesso acritiche, con cui il tema della tassazione proporzionale del reddito personale viene accolto in questo periodo da quella parte di opinione pubblica che si definisce di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Il titolo di questo post, oltre a <em>non</em> rappresentare fedelmente il nostro pensiero, è volutamente provocatorio. Lo utilizziamo per gettare un sasso nella piccionaia delle adesioni entusiastiche, e spesso acritiche, con cui il tema della tassazione proporzionale del reddito personale viene accolto in questo periodo da quella parte di opinione pubblica che si definisce di orientamento liberale, liberista o più genericamente antistatalista.<br />
E&#8217; d&#8217;obbligo una premessa, per meglio inquadrare il contesto originario in cui la flat-tax è stata proposta per la prima volta, anni addietro, da Steve Forbes. Non ci soffermeremo sulle qualità attribuite a questo tipo di tassazione, che avremo comunque modo di analizzare tra poco, per evidenziare che non sempre di qualità si tratta. Vogliamo sottolineare che la proposta di Forbes era esplicitamente mirata alla tassazione del reddito da parte del governo federale. Ciò, se da un lato è coerente con la dottrina conservatrice dello &#8220;stato minimo&#8221;, quella che prevede il taglio della spesa pubblica durante le espansioni e la riduzione della tassazione durante le recessioni, è tuttavia soprattutto funzionale all’ideologia federalista, che mira a ricondurre la tassazione il più vicino possibile alle comunità locali, in modo che ad esse sia effettivamente demandata la scelta del sistema fiscale. <span id="more-337"></span></p>
<p>La flat-tax, inoltre, appare la naturale evoluzione della curva di Laffer, quel principio elaborato negli anni Settanta dall’economista Arthur Laffer e che costituì la bandiera ideologica del reaganismo, secondo il quale la riduzione della tassazione spingerebbe progressivamente il prodotto interno lordo verso il proprio livello potenziale, anche se, a onor del vero, non è dato conoscere (né è possibile misurare) quel numero magico dell’aliquota fiscale sopra il quale l’economia deperirebbe. <strong>A noi sembra che la flat-tax rappresenti la risposta adattiva alle condizioni globalizzate di competizione</strong>: l’esercizio di una concorrenza fiscale al ribasso tra grandi aree economiche e geopolitiche del pianeta, il cui movimento appare guidato dalle aree in via di sviluppo, quelle con minore reddito pro-capite e livelli molto bassi o nulli di protezione sociale.<br />
<strong>Ma la flat-tax, che pure rappresenta un’idea molto attraente, non è esente da critiche e contraddizioni, che in alcuni casi rischiano di indurre l’effetto opposto a quello ricercato dai proponenti.</strong> Vediamo di analizzarle, utilizzando un vecchio <em>paper</em> del Mises Institute.</p>
<p>In primo luogo, i sostenitori della flat-tax tendono a liquidare i critici di tale schema come esponenti e portavoce di una sinistra ed occulta entità chiamata “gruppi d’interesse&#8221; (<em>special interests</em> nella definizione anglosassone). Costoro trarrebbero iniqui vantaggi da tutte le scappatoie, detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta consentiti dall’attuale normativa fiscale, i cosiddetti <em>loopholes</em>. Eliminando i quali, un’imposta proporzionale sul reddito colpirebbe un imponibile più ampio, determinando la degressività della tassazione: aliquota zero fino ad un livello di reddito arbitrariamente determinato, e aliquota unica oltre quel livello.<br />
Ma la chiusura di tutti i <em>loopholes</em> diverrebbe rapidamente una sorta di spietata missione di <em>search-and-destroy</em> di ogni nascondiglio in cui il contribuente potrebbe aver occultato parte del proprio reddito. I flat-taxers sostengono che ciò servirebbe ad eliminare gli odiati “sussidi&#8221;. <strong>Ma può definirsi sussidio la possibilità di trattenere parte del proprio reddito?</strong>  Si, ma solo se accettiamo la bizzarra assunzione implicita secondo cui è il governo, e non il contribuente, ad essere proprietario dei guadagni e dei beni del medesimo. Esaminiamo da vicino la lista di chi perderebbe dall’eliminazione dei <em>loopholes</em>:</p>
<ol>
1.	<strong>Percettori di redditi figurativi</strong>: parte dei redditi dei contribuenti non sono in forma monetaria. Rientrano in questa categoria i <em>fringe benefits aziendali</em> (auto, buoni-pasto, ecc.), ma sarebbero colpiti anche i proprietari di prima casa, che finirebbero tassati sulla base del reddito figurativo (una sorta di affitto-ombra) generato dalla proprietà immobiliare. Sfortunatamente, a redditi figurativi corrisponderebbero tasse maledettamente reali;</p>
<p>2.	<strong>Pagatori di interessi</strong>: eliminando la deducibilità fiscale degli interessi passivi, scomparirebbe uno dei principali vantaggi della proprietà immobiliare, la deducibilità degli interessi sui mutui. I proprietari di abitazioni sarebbero colpiti tre volte dall’introduzione della flat-tax: dovrebbero pagare le tasse su redditi figurativi, non potrebbero più dedurre gli interessi sui mutui, ed il valore delle abitazioni scenderebbe a causa delle vendite forzose indotte dalla necessità di fare cassa per pagare le imposte su redditi figurativi;</p>
<p>3.	<strong>Percettori di capital gains</strong>: qui i più colpiti sarebbero gli investimenti più innovativi e ad alto rischio, quelli di <em>venture capital</em>, per effetto della tassazione di plusvalenze solo maturate ma non ancora realizzate, che discende dall’applicazione implacabile dell’eliminazione dei <em>loopholes</em>;</p>
<p>4.	<strong>Ammortamenti accelerati</strong>: difficile classificare come sussidio l’ammortamento accelerato dei beni capitali, ma anch’esso finirebbe sotto la mannaia della flat-tax. L’ammortamento accelerato consente alle aziende di costituirsi delle riserve patrimoniali ed investirle per mantenere ed espandere il proprio capitale;</p>
<p>5.	<strong>Risorse naturali</strong>: ipotizzate che una compagnia petrolifera realizzi un reddito di 100 milioni di dollari vendendo petrolio, e che per effetto delle quantità estratte e vendute il valore delle riserve scenda di 70 milioni di dollari. Il reddito netto tassabile di questa oil company, secondo logica, dovrebbe essere quindi di 30 milioni di dollari, perché considera il depauperamento delle risorse naturali (che sono un bene patrimoniale). Secondo la flat-tax, invece, il reddito tassabile dovrebbe essere costituito dall’intero fatturato di 100 milioni di dollari, senza ammettere il depauperamento delle risorse naturali che tale fatturato hanno contribuito a generare;</p>
<p>6.	<strong>Tassazione aziendale</strong>: qui, a rigore, occorrerebbe riconoscere che non esiste un’entità chiamata impresa, nel senso che essa è solo l’etichetta dietro cui vi sono i proprietari-azionisti. Perciò, tassare il reddito aziendale è iniquo e costituisce una forma di doppia imposizione. Gli azionisti dovrebbero essere tassati solo una volta, sul reddito che essi guadagnano individualmente dalla partecipazione all’impresa. Anche Ronald Reagan ebbe modo di esprimere questo concetto;</p>
<p>7.	<strong>Contribuenti statali e locali</strong>: negli Stati Uniti, le imposte statali e locali sul reddito vengono dedotte dall’imponibile utilizzato per la tassazione federale. Secondo i flat-taxers, ciò dovrebbe essere abolito, in quanto sussidio. Inoltre, ad oggi l’interesse percepito sui Municipal bonds è esente da imposte. In caso di tassazione, gli stati e le comunità locali vedrebbero lievitare il proprio costo del debito, con inevitabili ripercussioni sui progetti d’investimento pubblico locale. La maggiore spesa pubblica verrebbe quindi centralizzata nelle mani di un governo federale onnipotente;</p>
<p>8.	<strong>Organizzazioni non-profit ed università</strong>: non sarebbe più possibile, nella realtà statunitense, dedurre le donazioni a tali enti, che andrebbero incontro alla perdita di autosufficienza finanziaria, e finirebbero con l’essere nazionalizzate dal governo federale, che aumenterebbe ulteriormente la propria dimensione;</p>
<p>9.	<strong>Vittime di incendi, incidenti e malati cronici</strong>: chi è privo di copertura assicurativa su questi sinistri, sotto il nuovo regime fiscale, perderebbe la deducibilità fiscale degli oneri sostenuti;</p>
<p>10.	<strong>Perdite d’impresa</strong>: verrebbe eliminata la possibilità di portare a nuovo le perdite di esercizi precedenti, così come quella di compensare le perdite con gli utili derivanti da differenti attività, come nel caso di quanti percepiscono contemporaneamente redditi di lavoro dipendente, di impresa e di lavoro autonomo.
</ol>
<p>Il principale argomento a favore della flat-tax risiede nella sua <strong>semplicità d’applicazione ed equità</strong>. Ma non c’è molto di equo nel tassare redditi mai guadagnati, o infierire su malati o vittime di incidenti. Inoltre, <strong>non è detto che la tassazione proporzionale rappresenti il più equo di molti altri metodi di redistribuzione</strong>. Ipotizziamo due contribuenti, di pari reddito: uno è un giovane all’inizio della carriera, privo di significativi beni patrimoniali, il cui futuro dipende quindi dai propri risparmi, l’altro è un pensionato che ha accumulato o ereditato beni per milioni. Per quale motivo una tassazione proporzionale del reddito in questi due casi rappresenterebbe la soluzione più equa, prescindendo da una qualche forma di imposizione sul patrimonio? </p>
<p>I flat-taxers conservatori amano sostenere che questa tassazione sarebbe <strong>neutrale rispetto al mercato</strong>, in analogia alla fissazione del prezzo come incontro di domanda ed offerta. Ma dimenticano di indicare che la tassazione, a differenza dello scambio di mercato, è un atto di coercizione da parte del governo, non una transazione volontaria. Secondo i flat-taxers, crediti d’imposta, deduzioni, detrazioni e tutte le altre scappatoie fiscali determinerebbero distorsioni allocative tra settori economici. Ipotizziamo un’economia composta da due soli settori: macchine utensili e grano. Se il primo settore riceve dei crediti d’imposta, su di esso affluiranno più risorse di quante ne avrebbe ricevute in condizioni di libero gioco delle forze di mercato. Quindi, la fiscalità distorcerebbe il mercato, e la flat-tax, eliminando tale distorsione, ripristinerebbe condizioni di mercato più “genuine&#8221;. Questa spiegazione trascura che, tra i <em>player</em> in gioco, non vi sono solo i due settori economici coinvolti, ma vi è anche il governo, che è per definizione di gran lunga meno neutrale rispetto al mercato di qualunque altra modalità allocativa.</p>
<p>L’altra argomentazione a favore della flat-tax è quella della <strong>semplificazione</strong>, in contrasto con la spesso demenziale complessità delle dichiarazioni dei redditi. Secondo i proponenti, la dichiarazione dei redditi si potrebbe fare su una cartolina postale. Ma le cose non sono così semplici. In primo luogo, occorre sempre determinare il reddito tassabile, e per i lavoratori autonomi (ma non solo) questa operazione spesso non è così immediata. Ma occorrerebbe anche rendersi conto che <strong>spesso la complessità della normativa fiscale è lo strumento che permette ai contribuenti di ridurre il proprio carico fiscale, difendendosi dalla predazione governativa</strong>. Recriminare contro i commercialisti è un po’ come prendersela con i medici per l’esistenza delle malattie.</p>
<p>Tutto l’impianto “filosofico&#8221; della flat-tax si basa sul presupposto che la nuova aliquota unica, applicata su una base imponibile enormemente ampliata, resti costante nel tempo. Ma chi lo garantisce? <strong>Chi garantisce che il governo, dopo aver fatto emergere base imponibile, non rialzi l’aliquota unica?</strong> In quel caso, senza più <em>tax shelters</em>, i contribuenti sarebbero nudi, e non solo in senso metaforico…</p>
<p><strong>A noi sembra assai più convincente ipotizzare che la funzione di utilità dei contribuenti sia rappresentata dal pagamento delle minori tasse possibili</strong> (ipotesi eroica o intrinsecamente anti-sociale?). Parafrasando Jefferson, potremmo dire che “il miglior governo è quello che spende il meno possibile e tassa il meno possibile&#8221;. Invece di elucubrare se il miglior sistema fiscale è degressivo, regressivo o progressivo, potremmo trovarne uno che riduce il peso delle imposte per tutti i contribuenti. Ipotizziamo un sistema fiscale progressivo, con aliquote che variano da uno a dieci per cento, ed uno in cui si paga una flat-tax del venti per cento. Quale sarebbe preferito, anche dai contribuenti a maggiore reddito, quello progressivo ma con minore pressione fiscale o quello proporzionale ma più oneroso?</p>
<p>La flat-tax è figlia di un’elaborazione intellettuale certamente affascinante, ma non priva di rischi, soprattutto per quanti pensano che il governo dovrebbe essere reso il più snello ed agile possibile, e soprattutto disarmato nei confronti delle libertà dei cittadini.</p>
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