Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Francesco Forte

Io uscirei, non uscirei, ma se vuoi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Per chi ha un minimo di memoria, nel 2011 e dintorni nel nostro paese fiorì una lussureggiante letteratura fantafinanziaria e fantaeconomica, oltre che classificabile alla nota voce “ingegneria finanziaria per disperati” (qui e qui due preclari esempi), in cui si spiegava in che modo il nostro paese avrebbe potuto ridurre l’onere del proprio debito pubblico senza passare per l’unico canale razionale, la crescita. In questi giorni pare di essere tornati a quell’epoca, con geniali proposte per “uscire dall’euro guadagnandoci pure”, come avrebbe detto Wanna Marchi, e vecchi arnesi rispolverati alla bisogna.

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Osteria Imu, bevetevela responsabilmente

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi sul Giornale torna, in tutta la sua magnificenza giustificatoria, il professor Francesco Forte. Il quale si esibisce in un editoriale preziosamente istoriato di sapienza economica per giustificare la tesi brunettian-pidiellina secondo la quale l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa sarà l’innesco del rinascimento italiano. Più precisamente, per usare il sottotitolo del pezzo, “l’Imu è l’unico cric che risolleverà l’Italia”. Più probabilmente, sarà la rimozione forzata di un paese in divieto di sosta.

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Più Forte, ragazzi

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Commentando su il Giornale l’apparentemente positivo risultato del saldo di tesoreria e dell’andamento del fabbisogno del Tesoro in luglio, Francesco Forte si lancia nell’abituale peana in lode a Giulio Tremonti, la cui capacità di tenere fermi i saldi di finanza pubblica anche in un contesto di crescita pressoché nulla è destinato a suscitare l’interesse anche di sensitivi e paragnosti. Fin qui, nessuna notizia. Se non fosse che ad un certo momento Forte si lancia in un’inferenza spericolata sui motivi della riduzione della spesa per interessi che, come noto, è il cappio che il nostro paese indossa intorno al collo da alcuni decenni, ma che oggi dovrebbe essere osservato con maggiore attenzione, visto l’aumento del rapporto debito-Pil causato dalla Grande Recessione.

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Il tempo si è fermato

in Economia & Mercato/Italia

Su il Giornale, il professor Francesco Forte argomenta in confutazione dell’allarme lanciato dal presidente della Repubblica circa le “serie conseguenze” che la crisi eserciterà nei prossimi mesi sul mercato italiano del lavoro. Per Forte, invece, riguardo la disoccupazione “il quadro in Italia è molto meno grave che nel resto dei paesi industriali”. A supporto della tesi, l’ex ministro socialista delle Finanze del governo Fanfani V, noto editorialista e professore emerito dell’Università Sapienza (e molto, molto altro), cita i dati Eurostat relativi alla disoccupazione in luglio, e così commenta:

In Italia la disoccupazione, secondo i dati ultimi è al 7,4 per cento, o al 7,9 per cento mentre nei 16 Paesi dell’area euro è arrivata in media del 9,5 per cento

Vero. Sfortunatamente per la tesi di Forte, il dato italiano è quello del primo trimestre di quest’anno, un’era geologica addietro, mentre per la maggior parte degli altri paesi il dato è effettivamente aggiornato a luglio.

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Questione di affidabilità

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – LiberoMercato

Su Libero Mercato di sabato 26 aprile il professor Francesco Forte critica la Commissione europea per la decisione di investigare la reale natura del prestito concesso dal governo italiano ad Alitalia. Per Forte non di aiuto di stato si tratterebbe, bensì di erogazione “a tassi di mercato”. A nostro avviso questa definizione di tasso di mercato rappresenta il principale fraintendimento semantico in cui molti commentatori sono finora incappati. Per meglio comprenderne i motivi è opportuno ricordare che, secondo la normativa comunitaria vigente, fino alla fine di giugno Alitalia dovrà pagare un tasso base (in regime di interesse composto) calcolato sulla base della media dei tassi swap interbancari a cinque anni per i mesi di settembre, ottobre e novembre dell’anno precedente, aumentato di 75 punti base. Il regolamento però dice che “in casi debitamente giustificati la Commissione può aumentare il tasso di più di 75 punti base per uno o più Stati membri”. Variazioni sono inoltre possibili se il movimento dei tassi comporta variazioni superiori al 15% rispetto al tasso calcolato dalla Ue. E già questa definizione suggerisce che non si tratta di “tasso di mercato”, non foss’altro perché i tassi swap a cinque anni, da novembre ad oggi, si sono mossi in modo significativo a causa della nota crisi creditizia globale.

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