Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Francia - page 3

La France tombe malade

Ed anche l’Economist aggiunse il proprio vocione al brusio che da tempo segna il giudizio sulla Francia e la sua condizione economica. Timori e perplessità che qui leggete già da tempo. L’esecutivo di Parigi dà segni di nervosismo sul tema, anche dopo recenti prese di posizione di istituti di ricerca tedeschi, peraltro condivise a livello politico a Berlino e dintorni. I francesi, già prima dell’incontro di ieri tra il premier Jean-Marc Ayrault ed Angela Merkel, hanno già fatto sapere di non gradire la diffusione di “voci allarmistiche” che rischiano di destabilizzare i mercati. Come che sia, non tutti i mali vengono per nuocere: visto che la Francia finirà tra non molto sotto i cingoli tedeschi, e considerando improbabile che Berlino levi il ditino verso Parigi, anche noi poveri piccoli italiani potremmo beneficiare di un alleato pesante (e malato) in più, per evitare di schiantare a suon di strette fiscali.

FranceSickMan

Francia, il drenaggio fiscale come arma della disperazione

Presentato oggi il progetto di bilancio francese per il 2013. Si tratta, come già noto, di una manovra ferocemente squilibrata dal versante delle entrate, con 15,8 miliardi di rialzi d’imposta a cui si aggiungono altri 4 miliardi di imposte indirette e contributi, per finanziare la Sécurité Sociale.

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Svizzera, dai buchi nel formaggio alle bolle sui mercati

A distanza di alcuni mesi dalle prime ipotesi (che avete letto qui), oggi anche Standard & Poor’s ha confermato che la Banca Nazionale Svizzera è una centrale di distorsioni dei mercati finanziari (e della realtà, oltre che delle analisi politiche) collocata nel cuore dell’Europa.

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Poi non dite che la colpa è dei mercati

Mercoledì primo agosto rappresenta una data storica. Anzi, solennelle, visto che quel giorno entrerà in vigore la Tobin Tax francese, voluta da Sarkozy e confermata da Hollande. Come spiega un commento di Bloomberg, l’aliquota sarà pari allo 0,2 per cento (doppio di quanto originariamente previsto da Sarkozy), e la gabella applicata alle compravendite dei titoli azionari di società con capitalizzazione eccedente il miliardo di euro (non è dato sapere perché quelle più piccole siano escluse, ma non è importante), oltre che alle operazioni di trading ad alta frequenza ed ai credit default swap “nudi”, cioè quelli in cui si compra protezione senza possedere titoli di debito dell’emittente sottostante.

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La trincea elettrica di Hollande

Economia & Mercato/Esteri

Nel giorno in cui il gruppo PSA Peugeot-Citroen riporta una perdita per il primo semestre 2012 di 819 milioni di euro e si appresta a concretizzare gli annunci di tagli di capacità produttiva e posti di lavoro, il governo francese rilancia con una strategia di sostegno all’auto elettrica ed ibrida. C’è un elevato rischio che le misure risultino velleitarie ed inconcludenti, ma non si può dire che l’esecutivo francese non abbia studiato approfonditamente per incastrare tutti i pezzi del mosaico e dare corpo a quelle barriere protezionistiche non tariffarie in cui i cugini d’Oltralpe (ma non solo loro) hanno una certa expertise.

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Il mistero francese

Malgrado una congiuntura che peggiora a vista d’occhio, malgrado conti pubblici sempre più deteriorati a causa della crisi, malgrado annunci di manovre correttive fatti di aumenti d’imposta tali da provocare una fuga nottetempo dei contribuenti più agiati e delle imprese, le quali a loro volta strepitano per ottenere lo spostamento sulla fiscalità generale di 30-50 miliardi di euro del cuneo fiscale sul costo del lavoro come ultima spiaggia per evitare delocalizzazioni selvagge e licenziamenti di massa, i titoli di stato francesi sono sugli scudi: le aste vanno benissimo, i rendimenti si muovono di conserva con quelli tedeschi, lo spread sul decennale si è stabilizzato contro Bund intorno a cento punti-base. Cosa ci sfugge?

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L’elefante socialista francese nella cristalleria europea

Economia & Mercato/Esteri

Estratto del discorso programmatico di oggi del premier francese Jean-Marc Ayrault davanti all’Assemblea Nazionale, relativo alla politica fiscale:

«La volontà di questo governo è di sollecitare soprattutto quelli che sono stati esonerati dallo sforzo collettivo. Il collettivo di bilancio tornerà sull’incomprensibile alleggerimento della patrimoniale (ISF) e dei diritti sulle grandi successioni, lo scudo fiscale, l’esonero fiscale delle ore di straordinario nelle imprese con oltre 20 dipendenti che scoraggia la creazione di nuovi impieghi. Le classi popolari e le classi medie saranno risparmiate, perché sarà abrogato il rialzo dell’Iva programmato per ottobre»

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La Francia alla resa dei conti. Pubblici

Lo scorso anno, il fisco francese sostiene di aver recuperato 13,5 miliardi di euro di imposte non pagate, e di aver su di esse imposto sanzioni per 2,9 miliardi di euro. Si tratta di un aumento del 2,5 per cento rispetto all’anno precedente ottenuto, per circa due terzi degli importi recuperati, attraverso “controlli sul posto” a privati ed imprese, e per la restante parte attraverso attività investigativa del “bureau des agents du fisc”.

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Ma il risveglio per i francesi sarà duro

di Mario Seminerio – Il Tempo

La vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi apre un nuovo scenario a livello europeo, dove anni di austerità a tappe forzate, imposta da una Germania angosciata dalla prospettiva di diventare l’ufficiale pagatore di un intero continente, stanno sfiancando la popolazione e rischiano di indebolire la tenuta democratica, come dimostra la discesa della Grecia agli inferi di estremismi ed ingovernabilità. Ma Hollande non sarà quella caricatura di socialista mangiatore di conti pubblici che di lui è stata data soprattutto dalla grande stampa finanziaria anglosassone né, malgrado le suggestioni storiche, potrà permettersi di seguire le orme del Mitterrand del 1981.

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Hollande: l’euro non trema

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La vittoria elettorale di François Hollande apre la via ad un riequilibrio interno all’Unione europea tra falchi dell’austerità immediata e colombe del gradualismo, ma non dovrà né potrà rimettere in discussione l’azione di consolidamento delle finanze pubbliche. Presto apparirà chiaro a tutti gli attori coinvolti che una vera rottura causerebbe tali e tanti problemi da mettere in ginocchio l’intera Eurozona. E visto che a Bruxelles e dintorni conservano ancora una residua capacità di fiutare l’aria, è molto probabile che dopo il prossimo Ecofin, a giorni, venga ufficializzato l’atteso rallentamento del passo di consolidamento fiscale, in modo tale da considerare le condizioni del ciclo economico. Viene da sorridere pensando che, se si fosse seguito un approccio più gradualista, ora non ci troveremmo con un intero continente prossimo alla morte per asfissia. Ma questi sono gli esiti, da ricondurre alla crescente angst tedesca di ritrovarsi ad essere il pagatore di tutto il conto comunitario.

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La memoria di Twitter

In cima ai Trending Topic di Twitter in Francia, a pochi minuti dalla ufficializzazione della sconfitta di Nicolas Sarkozy, c’è l’hashtag #CasseToiPovCon, che sta per “casse toi, pauvre con” (f0ttiti, povero c0gli0ne), pronunciata da Sarkozy oltre quattro anni addietro, in questa circostanza. Un vecchio conto collettivo in sospeso, evidentemente. Un cinguettio li seppellirà.

Fra elezioni, correlazioni e superstizioni

Abbiamo ormai appurato che la ricerca delle cause di un fenomeno, per umana – e spuria – inclinazione, viene più o meno regolarmente sostituita dall’innalzamento della correlazione più evidente a spiegazione dell’evento. Il fenomeno è piuttosto datato, invero: su di esso poggia il pensiero religioso. Ecco perché, anche dopo aver visto le oltre tre ore di dibattito televisivo tra François Hollande e Nicolas Sarkozy, riusciamo soprattutto a sorridere quando leggiamo di nostri connazionali che prendono a modello la dinamica dell’interazione tra l’assai poco dinamico duo di galletti transalpini.

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Francia, crisi di un modello

Come da attese, le elezioni francesi segnano uno spartiacque. La scelta che gli elettori transalpini hanno di fronte è tra lo status quo ed il cambiamento, ed anche l’eventuale rielezione di Sarkozy non significherebbe comunque continuità. Il punto è che la politica francese, così come la società, ha bisogno di prendere atto della persistente e crescente divergenza tra Germania e Francia.

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Zelig all’Eliseo

Sul suo blog, il corrispondente di Libération da Bruxelles, Jean Quatremer, commenta la sortita pre-elettorale di Nicolas Sarkozy, che ieri ha rotto il patto neppure troppo tacito (vi aveva fatto riferimento lo stesso Mario Monti, poco dopo il suo ingresso a Palazzo Chigi) a non mettere in causa la Banca centrale europea attraverso sollecitazioni “improprie”, per rispetto formale dell’indipendenza dell’istituto di emissione guidato da Mario Draghi.

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Trois Monts le Président

Approssimandosi il primo turno delle presidenziali francesi, i due principali contendenti innalzano il livello dello scontro e delle promesse. Ieri Nicolas Sarkozy ha presentato un agile programma di 32 punti in cui s’impegna solennemente a riportare in pareggio il bilancio pubblico francese entro il 2016 e tornare in attivo nel 2017, per permettere alla Francia di tornare “padrona del proprio destino”, ed evitare di fare la fine “degli amici greci” e “degli amici spagnoli”.

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Sindrome di Stoccolma all’Eliseo

Oggi a Parigi riunione governativa congiunta dei governi tedesco e francese. Che non è affatto, come si sono affrettati a precisare i tedeschi, per bocca del portavoce del governo di Berlino, Georg Streiter, indice di coinvolgimento di Angela Merkel nella campagna elettorale francese, ma semplicemente un momento tangibile della solenne intesa tra i due governi. Tutto molto interessante, ma nel frattempo il buon Sarkozy ha colto l’occasione per dare man forte alla Merkel su uno dei punti dell’agenda tedesca su quello che Wolfgang Schaeuble ebbe a definire “l’abbraccio più stretto” dei creditori alla Grecia. Si tratterebbe, in sostanza, di creare un “conto segregato” per la gestione dei pagamenti sul debito greco, per “rassicurare gli investitori”.

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Il “modello spagnolo” ed il provincialismo italiano

Flusso di notizie ancora piuttosto banalotto, soprattutto nel Belpaese, dove i telegiornali ancora si attardano sui botti di Capodanno e sulle misure da prendere per porre fine alla cosiddetta tradizione. Tra le notizie più serie, i consuntivi del mercato europeo dell’auto, ancora in profondo rosso nel 2011, e destinato a deprimere anche quest’anno produzione industriale e Pil. Più interessanti sono i segnali sottotraccia ma neppure più di tanto, che provengono dall’Eurozona.

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