Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Francia - page 3

Taxi, segua quel noleggiatore

Economia & Mercato/Esteri

Dal primo gennaio, in Francia, chi prenoterà un’auto alternativa ai taxi, ad esempio attraverso servizi di geolocalizzazione come Uber, dovrà necessariamente attendere 15 minuti, ferma restando la riserva per i taxi di prendere a bordo i passeggeri “al volo”. Nulla di inedito: sono tentativi disperati di tutelare (staticamente) il reddito di alcune categorie organizzate di elettori, a danno di tutti consumatori. Ma sono destinate a perdere, sia pure con lentezza, anche e soprattutto causa delle nuove tecnologie.

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La faccia feroce degli straccioni d’Europa

Il prossimo 26 settembre, nel corso di un vertice bilaterale Italia-Francia, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, è atteso dare un virile ultimatum ad Air France sul destino di Alitalia. Con la tragicomica sicumera che da sempre fa del nostro paese il Cialtrone d’Europa, il titolo di campioni che ci permette, tra le altre cose, di essere posti sotto ferrea tutela esterna sulle decisioni di politica economica. Leggi tutto

Troppe tasse, siam francesi

Siamo indiscutibilmente ad un tornante della storia: il presidente francese, François Hollande, ha riconosciuto (immaginiamo con la solennità che in Francia caratterizza anche le giravolte della politica), che gli aumenti di imposte effettuati dal suo governo e da quello di Nicolas Sarkozy, dal 2011 ad oggi, sono eccessivi. E quindi, si cambia? No, ma a volte bisogna sapersi accontentare degli enunciati di principio. Ma l’occasione è propizia per spiegare perché la Francia sta per cadere in una classica “trappola italiana”, nella diatriba tra taglio di spese ed aumento di imposte.

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Rialzati e cammina

Oggi all’Eliseo presentazione del piano decennale di politica industriale, a sostegno di ben 34 settori. Niente (più) colbertismo, siamo francesi, non renani né anglosassoni, quindi siamo pragmatici. Staremo a vedere. Quello che invece ci preme segnalarvi è questo video sulle conquiste dell’industria francese negli ultimi tre secoli. Molto efficace, ma a noi a tratti suscita malinconia.

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Il creativo declino francese

Mentre siamo impegnatissimi a stappare bottiglie per l’ennesima “fine della recessione” e l’avvento della Ripresa (con la maiuscola), si moltiplicano segnali di criticità e “proposte” di risoluzione dei problemi che rendono terribilmente attuale la definizione di follia data da Albert Einstein: ripetere la stessa azione attendendosi ogni volta un esito differente. Nel caso dell’Ue, a dire il vero, c’è una variazione sul tema: ci si attende lo stesso esito, da proiettile d’argento, e si accantona l’esperienza di fallimenti eclatanti di analoghe proposte fatte in passato. Affascinante.

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Il male francese

L’economia francese presenta alcune peculiarità, che fanno del paese un caso di studio di un malessere economico strutturale, che tuttavia i mercati paiono non percepire né prezzare di conseguenza. Tutto si riconduce al mercato del lavoro, che è in evidente sofferenza.

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Un futuro italiano per la Francia?

Il governatore della banca centrale francese, Christian Noyer, si è espresso oggi a favore di misure di taglio della spesa pubblica per raggiungere l’obiettivo del 3 per cento del rapporto deficit-Pil entro il prossimo anno, ammesso (e quasi certamente concesso) di riuscire ad ottenere da Bruxelles un rinvio di un anno nel percorso di consolidamento fiscale. Partendo dalla premessa che agire sulla leva di nuove entrate è improponibile, a meno di essere aspiranti suicidi ed aver comunque capito assai poco di cosa serva realmente per fare gettito, Noyer indica soprattutto un’area di risparmio di spesa pubblica: quella che condurrà François Hollande all’appuntamento col destino cinico e baro.

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Siamo salvi, mes amis!

La notizia del giorno è l’andamento dello spread tra Francia e Germania sul decennale governativo, che oggi ha toccato nuovi minimi, a 49 punti-base. Come si spiega questo brillante andamento del debito sovrano transalpino, visto che il paese è in condizioni piuttosto sgarrupate, avendo una disoccupazione in doppia cifra, perdendo costantemente competitività rispetto alla Germania in Eurozona e fuori?

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Quel gran genio di François

All’indomani dell’intervista televisiva di François Hollande, l’istituto nazionale francese di statistica ha comunicato che il rapporto deficit-Pil del paese nel 2012 è sceso (si fa per dire) dal 5,3 al 4,8 per cento, contro un obiettivo governativo del 4,5 per cento, che salirebbe al 4,6 per cento se Eurostat decidesse di integrare nel deficit anche i costi dell’ultimo salvataggio di Dexia. Il debito pubblico passa dall’85,8 al 90,2 per cento, nuovo massimo. Ma i guai, soprattutto autoinflitti, non finiscono qui.

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