Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Germania - page 2

Invidia debitorum

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

In questi giorni di disvelamento della triste realtà di un sistema bancario nazionale che presenta ampie zone di sofferenza, prodotto di mirabile sintesi di stupidità e comportamenti criminogeni e a volte pure criminali, si leva alto lo strepito: “la Germania ha potuto spendere tanti soldi pubblici nelle proprie banche, perché noi no? Orsù, andiam andiamo a sbattere i pugni sul tavolo e sul tavolino della perfida Europa, deh!”. A sostegno di questa tesi, è assurto di moda citare il caso di una sconosciuta (per noi) banca regionale tedesca. Esempio che non è chiaro che c’entri con la decomposizione italiana, come andiamo a spiegarvi.

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Grattando sotto la superficie dell’apparenza

in Economia & Mercato/Esteri

(Post tecnico, ma solo il giusto. Per proseguire l’inane sforzo divulgativo e contribuire ad un dibattito pubblico sull’economia un po’ meno demenziale. Sono un illuso, lo so)

Oggi l’ufficio statistico federale tedesco ha pubblicato la disaggregazione del Pil del primo trimestre. E’ un dato importante perché consente di identificare quali componenti (consumi privati e pubblici, investimenti, scorte, commercio estero) hanno contribuito al dato complessivo. Tra poco capiremo il perché, non prima di aver precisato l’ovvio, e cioè che il dato di un singolo trimestre serve a ben poco. Ma tant’è, rispetto alla temperie culturale in cui siamo immersi in Italia, malgrado lodevoli tentativi di “laicizzare” la lettura dei dati economici.

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Razionale come un tedesco

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

Della serie “frasi su cui riflettere”, e sapendo che la politica energetica è una gran brutta bestia, spesso vittima di demagogia e della pancia dell’elettorato, e non solo in Italia, ecco un articolo da leggere nella sua interezza, ma di cui è utile evidenziare soprattutto questo:

«E’ impossibile ignorare i paradossi della politica energetica tedesca. Questo è un paese impegnato a ridurre le emissioni di CO2 ma che sta costruendo nuove centrali a carbone. [Un paese] che non vede molto il sole ma che ha legato molto del proprio futuro all’energia solare. [Un paese] che sta chiudendo le proprie centrali nucleari, ben gestite, e tuttavia si affida alle importazioni di energia nucleare dalla Francia»

Un giorno i tedeschi si sveglieranno scoprendo di aver fatto un discreto numero di errori strategici, nelle proprie implacabili e geometriche esistenze. Ed allora scopriremo se prevarrà l’angoscia, l’autoflagellazione o la capacità di ammettere l’errore e rimettersi in gioco.

I cocoriti renziani diventano gufi

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

E festeggiano la frenata tedesca

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Come informa la sempre preziosa Wikipedia, con il termine Schadenfreude si intende, in lingua tedesca, uno “stato di piacere provocato dalla sfortuna altrui”. Una sorta di “compiacimento malevolo”, in pratica. L’antitesi del concetto buddhista di mudita, che indica “felicità per la buona sorte altrui”. In Italia abbiamo visto all’opera questo stato d’animo ieri, in occasione della pubblicazione del dato di Pil tedesco del secondo trimestre. Uguale al nostro, un deprimente meno 0,2%.

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La Schadenfreude di un paese stressato

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Unione Europea

Alla fine, è uscito il Pil tedesco del secondo trimestre. Mostra una variazione negativa, pari allo 0,2% trimestre su trimestre, mentre la variazione su base annuale è dello 0,8% e dell’1,2%, se calcolato rettificando per i giorni lavorati. Come sempre, da un singolo dato non si possono trarre inferenze rilevantissime. Sarà l’inizio di un trend o un episodio isolato? Lo scopriremo nei prossimi mesi. Per ora è utile analizzare i dati.

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Germania, Pasqua di disinflazione

in Economia & Mercato/Unione Europea

Ieri è stata pubblicata la stima preliminare dell’indice dei prezzi al consumo tedeschi per il mese di maggio. Come confermato anche dal dato di stamane per l’intera Eurozona, si è avuta una sorpresa negativa, con la variazione mensile in calo dello 0,1% calcolata sul paniere dell’Ufficio Statistico nazionale tedesco e dello 0,3% su base euro-armonizzata. Particolarmente affascinante la spiegazione, ancora una volta legata agli effetti della Pasqua “tardiva” di quest’anno rispetto allo scorso anno.

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L’audace piano della Bundesbank per abbassare i rendimenti tedeschi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

Poiché il momento è assai propizio, a pochi giorni dalle elezioni europee, cosa c’è di meglio di una bella bufala complottarda per spiegare ai poveri italiani che i perfidi tedeschi sono dei volgari bari? Bufala peraltro ricorrente, ad intervalli regolari, in questo paese di vittimizzati piagnucolosi. La vicenda, e siamo sinceramente annoiati a parlarne ancora, è quella della Bundesbank che si “comprerebbe” l’invenduto delle aste dei titoli di stato tedeschi, facendo marameo a noi poveri mediterranei sofferenti e costretti dalla camicia di forza delle regole dell’Europa Matrigna.

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Perché noi siamo noi

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

Oggi una combattiva Angela Merkel ha dimostrato di fronte al mondo e, più limitatamente, all’Europa, che alcuni paesi vivono in una comunità di stati con l’obiettivo di rivendicare la propria eccezionalità ad ogni occasione utile. Non che non lo si sapesse, per carità, ma a volte questi reminder sono utili per alimentare il cinico che è in noi.

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Salario minimo, contratti e democrazia

in Economia & Mercato/Esteri

Quanto sono precisi, i tedeschi. Fanno le elezioni, prendono atto che non esiste un partito o una coalizione “naturale” di partiti in grado di ottenere la maggioranza assoluta, iniziano i negoziati per una Grande Coalizione, durante i quali alcune decine di persone annotano diligentemente i termini del “contratto”. Dopo di che, gli iscritti di uno dei due partiti possono essere chiamati ad esprimersi sull’accordo e, in caso, bocciarlo, riportando tutti alla casella di partenza.

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Nove in punto – Maledetta Germania

in Discussioni/Economia & Mercato/Podcast/Rassegna Stampa/Unione Europea

Intervento piuttosto problematico (non per i contenuti quanto per la qualità della connessione telefonica) del vostro titolare a Nove in punto, condotto da Simone Spetia su Radio24, sugli esiti delle elezioni politiche tedesche, con commenti di Sergio Nava, Veronica De Romanis ed Alessandro Merli. In sintesi, i punti del vostro titolare sono:

  • Non c’è, oggi, esportabilità del “modello tedesco”, contrariamente alla narrativa di Herr Schaeuble. Il perché lo leggete anche qui, oltre al fatto che la Germania non ha ristrutturato sotto le bombe di una recessione autoinflitta;
  • E’ innegabile tuttavia che la Germania le riforme le ha fatte, a inizio anni Duemila, quindi le si può riconoscere il first move advantage, soprattutto dal versante del costo del lavoro. Assai platonico, però, vista la situazione attuale;
  • La Germania resta incardinata in Europa, e non altrove. Quindi è interesse tedesco evitare di finire sotto le macerie di una ipotetica (ma inesistente) “guerra di conquista” che rischia di far vincere ai tedeschi il Premio Tafazzi. Inoltre, il paese ha problemi strutturali non lievi, quali dotazione infrastrutturale in via di obsolescenza ed invecchiamento della popolazione, e peraltro non appare il mostro di produttività di cui si favoleggia;
  • Noi italiani siamo comunque in una botte di ferro, visto che abbiamo abolito l’Imu sulla prima casa (questa è ironica, mi raccomando);

Buon ascolto.

Modello tedesco in crisi?

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

In un commento sul Financial Times, il presidente del Peterson Institute for International Economics ed ex membro del comitato di politica monetaria della Bank of England, Adam Posen, elenca tutte le vulnerabilità del “modello” di sviluppo tedesco, che paiono riconducibili soprattutto a quella che viene definita l’ossessione per le esportazioni. “Se il modello economico tedesco è il futuro dell’Europa, dobbiamo essere tutti molto inquieti”, è la sintesi.

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Spiacevoli effetti collaterali di un mondo senza crescita

in Economia & Mercato/Esteri

Oggi in Giappone sono stati pubblicati alcuni dati macroeconomici piuttosto deboli. Nello specifico, il preliminare di giugno della produzione industriale, che segna un calo mensile del 3,3% a fronte di attese per una flessione dell’1,5%, e (all’interno di questo) la produzione di veicoli, in calo mensile del 9,5%. Inoltre, in giugno, la variazione annuale della spesa delle famiglie è in calo dello 0,4%, a fronte di attese per una crescita dell’1,4%. La doverosa premessa è che un dato non fa una tendenza, ma ci sono comunque alcune riflessioni da compiere, relative alle ricadute globali della mitologica abenomics.

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Un Piano Marshall tedesco? La lunga marcia verso l’unione bancaria europea

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Libertiamo

La Germania starebbe studiando un programma di finanziamenti agevolati a favore di piccole e medie imprese spagnole, nel tentativo di contribuire ad aggirare il credit crunch del sistema creditizio del paese mediterraneo. Operazione di importo molto contenuto ma comunque interessante, per le sue implicazioni, da quelle simboliche a quelle operative potenziali.

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Ops, ci hanno scoperti – 2

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Ripetiamolo alla nausea: non c’è nulla di sconvolgente nella campagna di stampa in atto in Germania sulle ricchezze (vere o presunte) dei paesi del Sud Europa che sono in assistenza o che potrebbero finirvi, come il nostro. Nessuna sorpresa, quindi, che anche lo Spiegel di questa settimana dica la sua, con toni da giornale popolare anziché da “autorevole” magazine dedito alle analisi. Questa reazione è verosimilmente (ma non esclusivamente) frutto dell’affermarsi di correnti anti-euro della società tedesca che prendono la forma partitica e divengono particolarmente vocali. Il problema è nell’immediato metodologico, in termini di qualità dei dati utilizzati, ma ha anche importanti ricadute politiche, nell’accidentato percorso che dovrebbe portarci all’unione bancaria europea.

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