Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Germania - page 3

Ops, ci hanno scoperti

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

«Se anche volesse, la Grecia oggi non potrebbe nemmeno introdurre un’imposta patrimoniale per risanare i propri conti statali perché il patrimonio dei greci si è semplicemente dissolto e non c’è più nulla da tassare ma solo spesa pubblica da tagliare. L’Italia ha invece il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria netta delle famiglie e Pil in Europa, di gran lunga davanti a Francia e Germania. Ma molti (anche in Italia) lo ignorano» (Marco Fortis, 8 dicembre 2010)

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La favola del “rimborso” fantasma

in Economia & Mercato/Unione Europea

Torniamo brevemente sulla teoria del “rimborso” dei nostri titoli di stato, che secondo Beppe Grillo (e non solo lui) sarebbe alla base della nostra permanenza “a termine” nell’Eurozona. Una sorta di “bancarotta preferenziale”, detto in termini più crudi, in cui gli italiani verrebbero depredati dei loro averi per permettere alle istituzioni finanziarie tedesche di rientrare degli investimenti in nostri titoli di stato, prima di lasciarci andare a sbattere e reintrodurre la salvifica lira. Come abbiamo già avuto modo di dirvi, questa lettura è del tutto fallace, soprattutto dopo il celebre discorso di Mario Draghi sul whatever it takes per tenere unita l’area euro. In caso continuaste a non fidarvi della nostra analisi (siamo in democrazia, dopo tutto), eccovi una robusta evidenza fattuale.

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Spooky Silvio e gli spread verdi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Segnatevi anche questa, vi prego:

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 12 dic – “Lo spread non è un imbroglio ma è un imbroglio l’utilizzo che ne è stato fatto”. Così Silvio Berlusconi torna sul tema, affermando che l’impennata dello spread che portò alle sue dimissioni alla fine dello scorso anno fu innescata dall’ordine arrivato dalla Germania alle banche tedesche di vendere titoli italiani e greci. Anche una banca italiana ebbe l’ingiunzione a vendere con la minaccia del ritiro della licenza bancaria in Germania. Successivamente i fondi americani e internazionali si domandarono che succede? Forse c’è qualcosa di negativo che sta per succedere pensarono e aggiunsero le vendite dei loro titoli. Si ebbe così l’impressione che il debito italiano e greco potessero andare in zona default”

Non è che quest’uomo non capisca cosa è e come funziona lo spread. Quest’uomo è lo spread. Poi non lamentatevi per le ingerenze di Schaeuble.

Germania, la nuova Cina di Washington

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Unione Europea

E’ già successo altre volte nel passato, ma oggi le circostanze sono ancor più pressanti e critiche: gli Stati Uniti si stanno innervosendo per l’elevato e persistente surplus delle partite correnti tedesche, fonte di “asimmetria” entro un’Eurozona in perenne stretta fiscale e che rappresenta una strategia di free riding della domanda globale, senza peraltro contribuire ad essa. Significativo che il Tesoro statunitense riconosca il “progresso” cinese verso il riequilibrio bilaterale delle partite correnti, passato attraverso un apprezzamento dello yuan contro dollaro del 40 per cento dal 2005 ad oggi, a cui ha contribuito anche il recupero salariale in Cina.

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Provaci ancora, Angela

in Economia & Mercato/Unione Europea

Sospesa l’erogazione della nuova tranche di aiuti alla Grecia, in attesa di un nuovo vertice dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, previsto per lunedì 26, che dovrebbe sbloccare le erogazioni. Poiché pare che Atene abbia fatto i famosi compiti a casa, lo stallo deriva dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale si è messo di traverso alla Ue, contestando la sostenibilità del debito greco e denudando brutalmente il re.

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Il rimbalzo della globalizzazione

in Economia & Mercato

La Volkswagen starebbe lavorando all’introduzione di un nuovo marchio low-cost, con tre modelli con i quali far concorrenza alla Dacia Renault, ma anche al gruppo Hyundai/Kia ed alla Fiat. Lo rivela la rivista Auto Bild, spiegando che i manager di Wolfsburg avrebbero in programma la produzione a partire dal 2015 di una berlina, di un’utilitaria e di un mini-van con il nuovo marchio a prezzi compresi tra 6.000 e 8.000 euro. Le nuove vetture low-cost verrebbero prodotte in Cina o in India, ma sarebbero commercializzate anche in Europa. L’unico commento della Volkswagen è stato che “ci sono ovviamente analisi, ma ancora nessuna decisione”. Comunque verosimile. E’ la globalizzazione che rimbalza in faccia a noi europei. L’era della Grande Deflazione (o del Grande Impoverimento) avanza. Le imprese più intelligenti (e globalizzate) la interpretano, senza perdersi in chiacchiere e maglioncini.

L’inflazione dei Tartari

in Economia & Mercato/Unione Europea

Attenzione, inflazione“, “Lo strisciante esproprio dei tedeschi“. Questo sobri avvertimenti  campeggiano sulla copertina dell’ultimo numero dello Spiegel, impegnatissimo nella campagna elettorale. Non abbiamo letto l’articolo (lo ha fatto per sommi capi il Corriere), ma è palese che ci troviamo di fronte all’ennesima manifestazione di incapacità tedesca a comprendere quanto accade. Nessuno può escludere che un giorno l’inflazione compaia in Eurozona, per i motivi più svariati (magari protezionismo, scatenato dalla disperazione di qualche paese messo all’angolo dalla crisi), ma sarebbe opportuno anche rendersi conto che, ad oggi, l’inflazione è l’ultima preoccupazione europea.

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Si chiama guerra

in Economia & Mercato/Unione Europea

I costruttori automobilistici tedeschi si oppongono risolutamente a creare un fronte comune per chiedere all’Unione europea un aiuto contro l’eccesso di capacità produttiva del settore. “I nostri colleghi tedeschi non ci sentono”, ha detto Sergio Marchionne, nella sua veste di presidente della associazione dei costruttori automobilistici europei, ACEA.

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Troncare e sopire, edizione Merkel

in Economia & Mercato/Unione Europea

Come scrive l’inevitabile Spiegel, e come del resto avevamo percepito da tempo, pare che Angela Merkel abbia deciso che un’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti catastrofici su tutta l’Eurozona (ma va?). Di conseguenza, il piano di lavoro della Cancelliera sarebbe: prendere tempo, evitare nuovi esborsi “ufficiali” e “massaggiare” gli obiettivi del secondo salvataggio per mostrare che lo scostamento greco è nel complesso tollerabile. Nel breve termine ciò può accadere, ma a cosa corrisponde la nozione di breve termine?

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Soros chiede alla Germania, egemone riluttante, di passare il guado

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Libertiamo

George Soros, miliardario filantropo e già benemerito speculatore (in quanto la sua azione mise a nudo, un ventennio addietro, le incoerenze del sistema monetario europeo), ha rivolto un appello al governo tedesco: abbandonare la politica deflazionistica fin qui seguita e mettersi alla guida dell’Eurozona da “egemone benevolente”, oppure abbandonare la moneta unica. Perseguire l’attuale corso di azione, secondo Soros, non farebbe altro che scavare solchi profondi tra debitori e creditori, fino al probabile collasso finale.

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La dozzinale propaganda dei primi della classe

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Unione Europea

In un editoriale pubblicato oggi, il condirettore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Holger Steltzner, accusa il presidente della Bce, Mario Draghi, di voler trasformare l’istituto di Francoforte in un emulo della Banca d’Italia. E lo fa dimostrando una robusta dose di ottusità, di quelle che di solito ritrovate in molti editoriali eurofobici ed antitedeschi di casa nostra.

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Il tedesco dal volto (quasi) umano

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Dell’intervista alla Berliner Zeitung (e rilanciata dalla Frankfurter Rundschau) di Carsten Schneider, portavoce della Spd tedesca per bilancio e politica economica, la stampa italiana ha ripreso di fatto solo le frasi relative ai mille miliardi di esposizione della Germania alla crisi di debito dell’Eurozona e le critiche alla Bce, “che prende le sue decisioni in maniera non trasparente e non democratica”. In realtà, l’intera intervista era da tradurre e portare a conoscenza dei lettori italiani. Avrebbe permesso di comprendere (forse) qualcosa di più su una posizione molto più sfaccettata di quanto l’attacco alla bad bank chiamata Bce permetta di cogliere.

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Un’Italia più tedesca

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

A giudicare dai commenti letti sui social network c’è soprattutto un punto, dell’intervista di oggi di Pierluigi Bersani al Sole, che suscita scandalo. Eppure, aguzzando lo sguardo e resistendo ai riflessi pavloviani, si scoprirebbe che l’idea di Bersani è ispirata ad uno dei capisaldi del “modello tedesco”. Che poi la declinazione di tale modello riesca dalle nostre parti, è tutt’altro discorso.

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I tedeschi si arricchiscono sui nostri guai

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Se esiste un errore di lettura di quanto sta accadendo in Eurozona in questi mesi e settimane, è quello che vuole che i rendimenti dei debiti sovrani siano rappresentativi di “premi” e “sanzioni” per comportamenti “viziosi” e “virtuosi” dei singoli paesi. Una visione che insiste a credere che l’Eurozona sia la sommatoria di diciassette economie del tutto indipendenti le une dalle altre, e non un inviluppo di relazioni commerciali, monetarie, bancarie e (soprattutto) istituzionali, frutto spesso casuale e mediato sino alla esasperazione di scelte di governance.

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Per Berlino è l’ora delle scelte

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Tempo

Il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno pare avere già toccato un minimo storico nelle aspettative di mercati ed osservatori politici: i primi sono infatti tornati a vendere pesantemente i due grandi paesi periferici, Italia e Spagna, mentre i secondi assistono sconsolati all’intransigenza di Angela Merkel su ogni ipotesi di mutualizzazione del debito prima dell’avvio di un effettivo processo di unione politica. Un aspetto positivo di questa depressione è che il livello di aspettative è talmente basso che potremmo essere sorpresi dagli esiti del vertice. Nel frattempo, anche Cipro ha richiesto assistenza finanziaria, quinto paese dell’Eurozona a capitolare sotto i colpi dei mercati: sono essenzialmente gli effetti di contagio della Grecia sul sistema bancario dello stato-isola, e l’intervento necessiterà di importi contenuti.

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