Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Grecia - page 17

Mediterranea

Che si fa quando si rischia una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea per deficit eccessivo, nel bel mezzo di una crisi economica epocale e con tumulti sociali sotto casa? Semplice: una bella revisione del calcolo del Pil, per comprendere economia in nero, occupazione irregolare e (udite, udite) anche proventi di attività illegali. E’ quanto richiesto dalla Grecia alla Commissione europea. Già nel 2006 Atene aveva ottenuto una rivalutazione del Pil di quasi il 10 per cento, ed oggi punta ad aggiungervi un altro 25 per cento, che condurrebbe il paese ad una inattesa prosperità. La strada scelta dalla Grecia è simile a quella adottata tempo addietro dall’Italia, ma è più audace ed assertiva. Per combattere questa insidiosa forma di beggar-thy-neighbour il nostro paese, che si accinge a indicare al mondo la strada del Legal Standard, potrebbe per analogia richiedere l’inclusione nel Pil dell’economia della criminalità organizzata. Del resto, come disse anni addietro l’ex ministro Lunardi, con la mafia occorre convivere, quindi tanto vale aggregarla ufficialmente alla contabilità nazionale.

Grecia, cresce la pressione

Economia & Mercato/Esteri

Venerdì 12 dicembre Moody’s ha annunciato di aver cambiato l’outlook del rating di forza finanziaria bancaria (BFSR) sulle quattro principali banche greche: National Bank of Greece, EFG Eurobank, Alpha Bank e Piraeus Bank. Questa mossa fa seguito alla decisione, presa alcuni giorni fa da EFG Eurobank e Piraeus Bank, di aderire al programma governativo di salvataggio bancario, che prevede risorse pari a 12 per cento del Pil, da attuare attraverso sottoscrizione di azioni privilegiate, garanzie su emissione di debito, e supporto di liquidità. La decisione delle due banche porta a sei il totale degli istituti greci che hanno deciso di trovare riparo nello schema governativo. Alle quattro sopra citate si aggiungono due istituti minori, ATEbank e Proton Bank. Nelle ultime settimane si è assistito ad un progressivo e vistoso allargamento dei differenziali di rendimento dei titoli di stato greci rispetto a quelli tedeschi, in parallelo all’allargamento del credit default swap su debito sovrano.

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