Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Grecia - page 3

La fiction del debito greco

Molto opportunamente, Bloomberg segnala una criticità dell’economia greca sinora passata quasi inosservata rispetto al tema centrale dell’enorme indebitamento sovrano, pur dopo la “ristrutturazione” del 2012: l’enorme volume raggiunto dalle sofferenze sul debito privato. Perché anche lì, prima o poi, bisognerà pensare a cosa fare.

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Strani giorni, viviamo strani giorni

Riepilogo delle puntate precedenti: la Troika rilascia molto lentamente le erogazioni previste nel piano di aiuti alla Grecia, lamentando che il paese è ancora indietro nelle leggendarie riforme strutturali. Attendendo un Renzopoulos, Atene aspetta che i tedeschi diano seguito alla promessa di tagliare il valore nominale dell’esposizione greca verso gli aiuti sovranazionali. E’ utile sapere che, al 2015, la Grecia avrà un buco di funding di 12 miliardi di euro. Capita, quando si è in deflazione e si continua ad avere un enorme deficit pubblico.

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Perché mi guardi e non esci dall’euro?

Nel suo commento settimanale sul Ft, Wolfgang Münchau medita sul grande successo del bond greco quinquennale, lanciato la scorsa settimana e che gli investitori internazionali si sono letteralmente strappato di mano, e sulla eventualità che questo sia in realtà il momento migliore per la Grecia per uscire dall’euro. Esercizio reiterato numerose volte, negli ultimi anni, ma non è colpa del tedesco più antitedesco in circolazione se sinora l’Evento non si è concretizzato.

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La pistola greca alla tempia della Troika

In Grecia, i sondaggi danno il partito-federazione della sinistra radicale, Syriza, in vantaggio o alla pari col partito del premier, i conservatori di Nuova Democrazia. Il primo test per il movimento guidato da Alexis Tsipras saranno le prossime elezioni europee, che tuttavia potrebbero essere il catalizzatore per eventi domestici greci suscettibili di ricadute molto più ampie. La Grecia a breve potrebbe scoprirsi con in mano le carte giuste ed un ritrovato leverage negoziale nei confronti della Troika.

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Il creditore privilegiato di un cumulo di rovine

Ennesimo psicodramma per la tragedia greca: non sarà l’ultimo. Il Fondo Monetario Internazionale si è messo di traverso ancora una volta, dopo i recenti e crescenti segnali di nervosismo (o di risveglio alla realtà) che lo stanno portando in rotta di collisione con la Ue.

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“Quello che noi siamo, voi sarete”

In Grecia, il gettito d’imposta complessivo in gennaio è risultato inferiore del 16 per cento al livello di gennaio 2012. Il dato non stupisce, in realtà, ed è la risultante della distruzione del tessuto economico del paese, a seguito delle manovre di austerità finora adottate. Ma restano, fatte le dovute proporzioni, alcune sinistre somiglianze con la situazione degli altri paesi fragili della periferia dell’Eurozona, tra i quali il nostro.

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Il calabrone europeo

La Grecia avrà i suoi soldi, come abbiamo visto. Il rischio è che sommare debito a debito, se l’economia del paese non riparte (e perché dovrebbe?) finirà col portare a nuovi guai. E sia chiaro che nessuno considera risolutivo l’accordo dell’altroieri, anzi. Però non si può fare a meno di trarre alcune inferenze da quello che resta un dato di fatto: la Grecia non viene espulsa dall’euro (né opera per uscirne, chissà come mai). Ogni volta che sembra avvicinarsi a questo esito, accade qualcosa, in sede comunitaria, a trattenerla per i capelli. Le previsioni di praticamente tutte le case d’investimento su tempi e probabilità di uscita di Atene, la più eclatante delle quali era quella dello strategist di Citigroup, Willem Buiter, sono ormai state clamorosamente mancate. Chiediamoci perché.

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Di come l’Italia finì a sussidiare la Grecia

Dopo l’ennesimo estenuante meeting dell’Eurogruppo, la Ue ed il Fondo Monetario Internazionale hanno trovato la quadra per spingere il default greco un po’ più in là, come si diceva ieri. Tra le pieghe del pacchetto scopriamo una preziosa perla.

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La resa dei contabili

Oggi l’Eurogruppo dovrebbe decidere le misure di cosiddetto debt relief per la Grecia. L’espressione appare beffardamente macabra, vista la condizione generale del paese e della credibilità della Ue. Come noto, nella gestione di questa problematica, il cerchio non quadra: ridurre il tasso pagato dalla Grecia a livelli simbolici finirebbe con l’infliggere un danno a quei governi che si indebitano a costi esorbitanti, ma che non sono ancora sottoposti a misure di salvataggio e quindi partecipano al “soccorso”, o direttamente (ad esempio nella erogazione della prima tranche di aiuti, da 110 miliardi, prima che entrasse in funzione l’EFSF), oppure indirettamente, cioè col sistema di garanzie prestate al primo fondo salvastati, e destinate ad attivarsi in caso di default greco.

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Provaci ancora, Angela

Sospesa l’erogazione della nuova tranche di aiuti alla Grecia, in attesa di un nuovo vertice dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, previsto per lunedì 26, che dovrebbe sbloccare le erogazioni. Poiché pare che Atene abbia fatto i famosi compiti a casa, lo stallo deriva dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale si è messo di traverso alla Ue, contestando la sostenibilità del debito greco e denudando brutalmente il re.

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La spiacevole ma necessaria aritmetica dell’euro-pozzo senza fondo

Sul blog del think tank Bruegel una proposta dell’economista ungherese Zsolt Darvas sulla aritmetica del rapporto debito-Pil che ci sembra molto interessante, oltre che risolutiva del problema (per definizione), e che torna molto utile soprattutto nella giornata di oggi, in cui (pare) che la Troika abbia scoperto che, per dare alla Grecia un ulteriore biennio di dilazione nel rientro dal deficit servirebbero altri 15 miliardi di euro entro il 2014 ed altri 17,6 miliardi per il biennio 2015-2016. Perché il tempo è denaro, come noto.

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Un passo indietro. Dal baratro

Oggi periferia dell’Eurozona molto tonica, guidata dalla Spagna, dopo che ieri si sono diffuse voci sulla possibilità che a Madrid possa essere concessa una linea di credito “precauzionale” da parte della Ue. Non si conosce nulla di questa ipotesi, men che meno i dettagli operativi (che di solito sono quelli su cui l’Unione europea inciampa, ammaccandosi), ma quello che al momento si percepisce è che sembra cambiata l’aria. I problemi sono tutt’altro che risolti, ma quella angosciante sensazione di “morte imminente” dell’Eurozona sembra essersi dissolta.

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Affamare le bestie – 2

Il Ministro greco del Lavoro, Giannis Vroutsis, si appresta a presentare in Parlamento un disegno di legge che prevede l’abolizione, a partire dal primo novembre 2012, della pensione straordinaria che i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di tutti i livelli percepivano in base ad una legge del 1937, dopo dodici anni di servizio a questo incarico.
L’abolizione della pensione speciale, avviene secondo il Ministero, nell’ambito del risanamento del sistema previdenziale e che oltre ai tagli necessari “costituisce anche una misura giusta ed equa, che contribuisce al rafforzamento del movimento sindacale”.

Anche qui, prima di lanciarvi in commenti moralistici su quanto hanno ragione i tedeschi e su quanto occorre tagliare inflessibilmente a costo di riportare la Grecia all’età della pietra, ripensate alla fondamentale differenza tra parassiti saldamente insediati nella stanza dei bottoni e resto della società, più o meno incolpevole.

Troncare e sopire, edizione Merkel

Come scrive l’inevitabile Spiegel, e come del resto avevamo percepito da tempo, pare che Angela Merkel abbia deciso che un’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti catastrofici su tutta l’Eurozona (ma va?). Di conseguenza, il piano di lavoro della Cancelliera sarebbe: prendere tempo, evitare nuovi esborsi “ufficiali” e “massaggiare” gli obiettivi del secondo salvataggio per mostrare che lo scostamento greco è nel complesso tollerabile. Nel breve termine ciò può accadere, ma a cosa corrisponde la nozione di breve termine?

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In Grecia il tempo si è fermato

Mentre pare che la coalizione greca al governo abbia trovato l’accordo per gli 11,5 miliardi di euro di nuovi tagli previsti dalla tabella di marcia fissata dalla Troika, per i quali non risulta essere ancora disponibile dettaglio, e mentre il governo sembra riprendere in mano per l’ennesima volta, in una sorta di eterno ritorno, il dossier privatizzazioni, rimaste finora al palo (coinvolte l’equivalente del Bancoposta greco, lotterie e giochi d’azzardo “di stato”), colpisce il fatto che solo oggi (o meglio, ancora oggi, a tre anni dall’inizio della catastrofe greca), si cerchi di contenere gli abusi amministrativi.

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EquiGrecia cercasi

A conferma delle previsioni che vedono la Grecia ormai prossima al collasso finale, giunge la notizia che, quest’anno, le entrate fiscali del paese potrebbero mancare l’obiettivo per ben 1,35 miliardi di euro, a seguito del crollo di gettito da imposte dirette (che a sua volta deriva dalla depressione, che colpisce gli stipendi ma anche le pensioni, che sono state decurtate), indirette, ma anche del mancato recupero delle imposte dovute per gli anni precedenti.

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La domanda è che fine farà l’Europa, non la Grecia. Dal vertice UE, nessuna risposta

di Mario Seminerio – Libertiamo

Altro, ennesimo, nulla di fatto alla cena informale ma non troppo convocata dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, per discutere di Grecia, austerità e crescita. La cosa non sorprende, visti i multipli veti incrociati tra i cosiddetti leader. I quali, per colmo di malasorte, anziché uscire dal convivio e dalle photo opportunity con garruli annunci di “soluzioni” più o meno definitive alla crisi, sono stati perseguitati dagli ormai incontenibili boatos circa l’approntamento di contingency plans da parte dei Tesori nazionali per gestire l’ipotesi di uscita di Atene dalla moneta unica.

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Grecia, dalle bollette alle ricette

Come ampiamente prevedibile in un paese la cui finanza pubblica è collassata giunge la notizia che da mercoledì prossimo, i farmacisti greci chiederanno ai cittadini il pagamento in contanti dei farmaci, passando di fatto all’assistenza indiretta, per protestare contro il mancato pagamento di 250 milioni di euro in prescrizioni del solo mese di marzo, che si sommano ad altri 250 milioni di debito pregresso. I cittadini dovranno quindi anticipare il costo dei farmaci e in seguito chiederne il rimborso al servizio sanitario nazionale greco. Prendete nota della sequenza e della natura di questi eventi, potrà tornarvi utile.

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