Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Grecia - page 3

Se pensate che il problema sia Varoufakis

Altro giorno, altra dichiarazione di principio proveniente dal governo greco. Oggi è il turno del premier Alexis Tsipras, che riesce a confermare l’impressione che la situazione è sempre più grave ma sempre meno seria. E siamo al rilancio di quanto ipotizzato settimane addietro dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, che nel frattempo pare essere stato depotenziato dal premier greco, dopo gli insulti che gli sono piovuti in testa nell’Eurogruppo di Riga del 24 aprile.

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Pagherò. Molto caro

Economia & Mercato/Esteri

Mentre il tempo scorre inesorabile verso il collasso di liquidità della Grecia, e mentre alcuni esegeti pensano che il problema sia il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis (come se fosse lui ad impedire ad Alexis Tsipras di raggiungere un accordo con i creditori, anziché esserne il megafono mediaticamente dopato), ci si esercita su come potrebbe essere un ipotetico contingency plan a fronte di una crisi terminale di liquidità del paese mediterraneo. Sotto questo scenario è assai banale prevedere l’introduzione di controlli sui capitali, mentre assai meno banale è capire come il governo greco potrebbe iniettare liquidità “surrogata” nel sistema economico del paese. Noi pensiamo che le cose finirebbero male.

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Sovrani in casa nostra cercansi

Un’inequivocabile aria di famiglia, in questi echi della classicità greco-romana: la rivolta dei sindaci ellenici contro la requisizione della liquidità dei loro comuni per opera del governo centrale greco. Per il sindaco di Atene, l’azione governativa

«Oltre ad essere chiaramente incostituzionale, coglie di sorpresa le autorità locali…e minaccia la loro capacità di contribuire alla coesione sociale ed allo sviluppo urbano»

Che poi è la versione greca agli steroidi degli alti lai dei sindaci italiani contro il patto di stabilità interno, quello che Matteo Renzi, come tutti quelli che lo hanno preceduto negli ultimi quindici anni o giù di lì, doveva far saltare come un tappo, a stretto giro.

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La rupe ateniese – 2

Siamo apparentemente sempre più prossimi all’epilogo di una vicenda che resterà nei libri di storia come un grumo letale di errori di policy e negazione virale della realtà: la vicenda del rapporto tra Grecia ed Eurozona. E se qualcuno pensa di aver trovato una scorciatoia per liberarsi dalle catene del debito, scoprirà ben presto di aver compiuto uno degli errori più tragici nella storia del proprio paese.

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Tsipras e il regime change con amnesie

Oggi Angela Merkel riceve a Berlino il premier greco Alexis Tsipras. L’incontro dovrebbe rappresentare un estremo tentativo di conciliazione tra la Ue (rappresentata, curiosamente ma non troppo) dal suo egemone riluttante, e l’orgoglioso leader di un paese massacrato da sei anni di una austerità apparentemente inevitabile ma eseguita in modo assurdo, per magnitudine e tempistica, oltre che (soprattutto) per la scarsa idoneità del tessuto economico greco all’operazione. A tutto ciò si aggiungano le formidabili resistenze dei gruppi di interesse greci, profondamente radicati nella pubblica amministrazione di quel paese, ed il disastro è servito. A che servirà l’incontro di oggi?

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La rupe ateniese

Da qualche giorno (o forse sono solo ore), il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, è diventato silente. Forse ciò è dovuto al fatto che la Grecia e le “Istituzioni” (cioè la ex Troika) stanno finalmente negoziando nel silenzio metodi e contenuti di quella che sarebbe la conclusione del bailout in essere, e che è stato prorogato di quattro mesi. Pareva positivo che Varoufakis stesse tacendo, dopo quello che siamo riusciti a leggere nei giorni scorsi sui “guardoni fiscali” non professionali, muniti di telecamera e microfono. Il problema è che ora parla il resto del governo greco, con in testa il premier, e già sentiamo la mancanza dell’economista blogger.

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La teoria del razzo

Datemi una leva negoziale, e solleverò me stesso tirandomi per le stringhe:

«Chi viene a investire in Grecia se si parla continuamente di “Grexit”, della nostra uscita dall’euro? Parlare di “Grexit” è velenoso. Quando cesserà, e questa è una scelta politica, ci sarà un rimbalzo, molta esuberanza, persino il rischio che si creino bolle»

Se però Bruxelles non accetta il vostro piano…
«Potrebbero esserci problemi. Ma, come mi ha detto il mio primo ministro, non siamo ancora incollati alle poltrone. Possiamo tornare alle elezioni. Convocare un referendum (sull’euro, ndr)»

Yanis Varoufakis, intervista al Corriere, 8 marzo 2015

A parte le bolle da esuberanza (ir)razionale ed insolazione ed il rischio-Grexit che va scongiurato convocando un referendum sulla Grexit, diremmo che va tutto bene. Sentiamo già sferragliare in lontananza il carrello della terapia.

P.S. Detesto spiegare le battute ma mi corre l’obbligo di informarvi che il titolo di questo post è un cambio di consonante, anche se resta da capire quale.

Aggiornamento – Il ministero delle Finanze greco precisa che un eventuale referendum non sarebbe sulla permanenza nell’euro ma sulla agenda di riforme del governo Tsipras. Anche ammettendo che il giornalista del Corriere abbia forzato l’interpretazione per amor di scoop, a noi però il dubbio resta: ad Atene ci sono o ci fanno?

Fai qualcosa di sinistra, edizione greca

Arrivata alla Ue la lista delle buone intenzioni greche. Le trovate qui e sono tutte da leggere, punto per punto, raffrontandole al nostro dibattito pubblico quotidiano. A noi sorge spontanea la domanda: ma che hanno fatto i greci e la Troika, negli ultimi cinque anni? A parte ciò, vi segnaliamo un paio di perle, di quelle che tanto piaceranno ai nostri progressisti, quelli che invocano la clausola dei “lavori usuranti” anche per gli uscieri, e quelli che non intendono assoggettare la “Politica”, con la maiuscola, alle leggi dell’economia. Daje.

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Prendere a calci un vasetto di yogurt greco

Si è lungamente discusso, durante il fine settimana, se l’accordo (o meglio, il pre-accordo)  tra la Grecia e la Ue possa definirsi o meno una capitolazione del governo Tsipras davanti ai creditori internazionali. Osservando i termini del pre-accordo e le puntualizzazioni successive sembrerebbe di si, ma più verosimilmente l’esito va ricondotto alla classica operazione di acquisto di tempo, da parte di entrambi gli schieramenti. Ciò non toglie che alcune considerazioni di fondo possano essere espressa già da ora, e sono quelle più “esistenziali”.

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Vado pazzo per le Grexit ben riuscite

Questa settimana, l’editoriale di Wolfgang Münchau sul Financial Times si dedica a suggerire alla Grecia come abbattere l’austero euro-regime. Ma non, come ci si attenderebbe, uscendo dalla moneta unica, bensì con una astuta manovra sul filo della presunta legalità europea. Ne esce un piano che sarebbe piaciuto molto a John Hannibal Smith dell’A-Team, quello del “vado pazzo per i piani ben riusciti”.

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