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Immigrazione

Pragmatismo etico

by Editor on January 11, 2005

SYDNEY, 10 GEN - L’Australia ha accolto nell’ultimo anno finanziario il numero più alto di immigrati e di profughi dell’ultimo decennio. I dati diffusi oggi dal ministro dell’Immigrazione Amanda Vanstone indicano che nel 2003-04 si sono insediate in Australia oltre 111 mila persone, un aumento di quasi 20 mila rispetto ai 12 mesi precedenti. ”Ciò significa che negli ultimi dieci anni gli arrivi sono aumentati del 60% con oltre 200 paesi rappresentati”, ha dichiarato il ministro. ”Il nostro programma di immigrazione si e’ concentrato sul personale qualificato e di età sotto i 45 anni, che può trovare lavoro in poco tempo e contribuire all’economia australiana”, ha aggiunto. Il grosso dei nuovi arrivati proveniva come e’ tradizione dalla Gran Bretagna, con 18 mila nell’arco dei 12 mesi. Seguono nell’ordine dei paesi di origine: Nuova Zelanda, Cina, India, Sudafrica, Sudan e Filippine. Praticamente nulla l’immigrazione dall’Italia. Come sempre, la maggior parte dei nuovi arrivati si e’ insediata in Nuovo Galles del Sud (con capitale la sovraffollata Sydney) con 40.561, ma la proporzione rispetto al resto dell’Australia è stata la più bassa in 20 anni. E’ cresciuta invece la percentuale di nuovi insediamenti in Victoria (capitale Melbourne) con poco più di 28 mila, in Queensland (Brisbane) con quasi 20.300 e Australia occidentale (Perth) con poco più di 15.400. Il ministro Vanstone ha dichiarato inoltre che l’Australia ha mantenuto il terzo posto fra le nazioni che accolgono il maggior numero di profughi, dopo Stati uniti e Canada. Nell’anno 2003-2004 ha concesso circa 13 mila visti umanitari, in gran parte a persone provenienti da campi profughi in Africa, specialmente in Sudan. (ANSA)

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Valori

by Editor on November 21, 2004

Leggiamo sull’Espresso di questa settimana che l’intellettuale algerino Tahar Ben Jelloun lamenta che l’Olanda avrebbe “permesso” alle comunità di immigrati musulmani di autosegregarsi e non integrarsi nei valori della società olandese, ponendo così le basi, per eccesso di laicismo, all’attuale, crescente situazione di intolleranza religiosa. Bizzarra interpretazione, davvero! Quindi la colpa del fanatismo religioso che ha portato alla morte di Theo Van Gogh ed al primo omicidio rituale in Europa dopo tempo immemore sarebbe dell’eccesso di tolleranza dello stato olandese e più in generale dell’Europa, che “non integra” i musulmani, che ora temono nientemeno che dei pogrom nel cuore dell’Europa, a loro danno. Tralasciamo l’abituale vittimismo ed incapacità della cultura islamica, anche di quella “moderata” che tanto piace al presidente Ciampi, ad assumersi responsabilità e fare autocritica. Abbiamo sbagliato noi, che credevamo che l’Islam di oggi avesse come obiettivo prioritario il non farsi contaminare dagli immondi valori secolari di un’ Europa di miscredenti, che verrà redenta e convertita nel giro di poche generazioni dall’Islam attraverso la bomba demografica e dell’immigrazione…in realtà oggi apprendiamo da un intellettuale islamico (si perdoni l’ossimoro…) che l’Islam è ansioso di essere assimilato dalle culture dei paesi in cui emigra. Quindi si a democrazia e valori liberali, si alla separazione tra dio e Cesare, e tutto finì a tarallucci e vino. Siamo davvero sprovveduti. Se oggi dovessimo quindi invocare l’assimilazione culturale di tutti coloro che immigrano in Europa, di quale colpa ci macchieremmo? La sinistra non ci scaglierebbe contro una dello loro abituali fatwe di progresso, dopo aver passato gli ultimi due decenni (almeno) a permettere che questo bubbone si ingigantisse nelle nostre società?

Coerenza

by Editor on August 24, 2004

Sull’Unità Online un mirabile esempio di cerchiobottismo ideologico. Dapprima un articolo sull’immigrazione clandestina e le questioni poste dalla sua gestione. L’incipit è già di alto profilo: “Intanto in Italia e in Spagna il dibattito si accende su come liberalizzare l’ingresso dei lavoratori immigrati nell’Europa in recessione.” Per nulla impressionato dalla lieve incoerenza dell’enunciato, l’articolista prosegue: “C’è il ministro Castelli che con la Lega continua a invocare la linea dura: i cannoni a presidiare le coste. C’è però il nuovo presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che chiede a nome degli industriali di aprire maggiormente le maglie degli ingressi per consentire l’arrivo di manodopera e riavviare la produzione di beni e servizi, magari contenendo i costi, dall’agricoltura al tessile, dal cuoio al legno”. Addirittura, viene citata ad esempio l’odiata America:

“Forse c’è bisogno di passare dalla delocalizzazione delle fabbriche e dei capitali che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni di economia globalizzata, ad un nuovo impulso produttivo più europeo se non nazionale, per vincere la recessione e la concorrenza con l’America, e rifinanziare il Welfare del Vecchio Continente”.

Quindi l’articolo si legge così: la Lega, degna erede dei teorici dell’arianesimo e della pulizia etnica, vuole cannoneggiare le imbarcazioni dei “migranti”, definiti così, con un termine di ampia suggestione biblica, secondo il canone del politicamente e vaticanamente corretto,mentre il nuovo idolo della sinistra, LCdM, l’esponente charmant dei poteri forti, vuole nuovi ingressi “per riavviare la produzione” (sic), “magari contenendo i costi” (ri-sic). Dunque, secondo i Colombo-boys, la produzione di beni e servizi è in correlazione diretta con la quantità di manodopera utilizzata, concetto old fashion di stretta osservanza marxista, peraltro non più valido neppure in India o Cina. Quindi occorre cambiare la globalizzazione, non più delocalizzare e creare le condizioni di sviluppo nei paesi del terzo mondo, ma portarsi direttamente a casa il terzo mondo, in un bizzarro movimento tolemaico. Ma dove l’ipocrisia raggiunge l’apice è nella frase successiva, sussurrata a mezza voce. L’aumento dell’offerta di lavoro provocata dall’inserimento di manodopera extracomunitaria visto come auspicabile calmiere del costo del lavoro. Ma perché ciò dovrebbe avvenire? Forse perché gli extracomunitari si “accontentano” di vivere in tuguri fatiscenti, e le loro spese per la produzione del reddito sono infime? Non è questa una nuova forma di razzismo? E come reagirebbero gli italiani, di fronte ad un “dumping sociale” di tale portata? Ma questi sono dettagli. In un altro articolo, l’Unità si sofferma sulla nuova tendenza europea (tedesca, in particolare) all’allungamento dell’orario di lavoro a retribuzione invariata, visto come tentativo di conservare i livelli occupazionali a fronte della pressione alla delocalizzazione, soprattutto all’est, dove il costo del lavoro è una frazione di quello dell’Europa dell’ovest. L’Unità freme di sdegno, parla di “restaurazione” sul lavoro, di diritti negati, dimenticando che l’indiscriminata immissione di forza lavoro dall’esterno produrrebbe più o meno lo stesso effetto, con l’aggravante di una verosimile esplosione del sommerso, con buona pace dei diritti tanto strombazzati. La coerenza non è di casa, a sinistra, in questo momento. Speriamo in una pronta guarigione da questa malattia infantile dell’antiberlusconismo ossessivo, che dovrebbe trovare spazio nel ricchissimo manuale sulle psicopatologie ideologiche.

Il ventre molle

by Editor on July 15, 2004

Episodio 1: una nave “umanitaria” tedesca raccoglie, non è chiaro se in acque internazionali, maltesi o italiane, un gruppo di 37 naufraghi, che affermano di provenire dal Sudan, devastato da una guerra etnico-religioso-tribale. Dopo alcune settimane di blocco, la nave viene autorizzata ad attraccare ad un porto italiano, la Germania sostiene che eventuali domande di asilo politico sono affare dell’Italia e non suo, l’Italia risponde con l’arresto dell’equipaggio della nave, sospettato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ed il sequestro della nave medesima. Pare che i “sudanesi” siano nigeriani e ghanesi, si attendono sviluppi.

Episodio 2: il ministro dell’Istruzione, Moratti, boccia come contrario ai principi costituzionali l’iniziativa del liceo “Agnesi” di Milano, di creare, dal prossimo anno scolastico, una classe composta esclusivamente da ragazzi musulmani, con docenti (maschi) musulmani e “senza crocefisso” alle pareti, per non “urtare la sensibilità religiosa” dei giovani. Consueto strepito della sinistra (fortunatamente non di tutta) dopo lo stop alla delirante iniziativa.

Episodio 3: la Corte Costituzionale dichiara parzialmente illegittima la legge Bossi-Fini sull’immigrazione laddove prevede che il clandestino possa essere espulso dal nostro Paese senza stabilire che il giudizio di convalida del provvedimento del questore debba svolgersi in contraddittorio prima dell’accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa. La legge è incostituzionale anche nella parte in cui prevede l’arresto obbligatorio in flagranza di reato per lo straniero che, senza giustificato motivo, non abbia rispettato l’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. Certamente, la legge Bossi-Fini è talmente ricca di strafalcioni giuridici e distorsioni ideologiche da ritenere un esito di questo tipo largamente scontato, evidentemente i legislatori della Casa della Libertà sono giuridicamente poco alfabetizzati, ma il filo che lega queste vicende è sempre quello: un paese che confonde accoglienza con illegalità di massa, che usa il tema dell’immigrazione come ennesimo randello nodoso per la lotta politica interna tra schieramenti, dotato di una “incultura” superiore, che confonde le esigenze minimali di integrazione di soggetti profondamente diversi sul piano culturale (e forse non integrabili) con l’agevolazione e addirittura l’incentivazione di comunità autosegregate e potenzialmente estranee al tessuto sociale del paese, ma di cui ambiscono a sfruttare à la carte le istituzioni socio-assistenziali. Sono le aberrazioni convergenti delle due grandi “chiese” da un lato (quella cattolica, con la sua illusoria e talvolta irritante brama di proselitismo e conversioni; quella ex-comunista o di sinistra, con il suo progetto globale di trasformazione profonda della società, talvolta così simile alle idee leniniste e staliniste), e dall’altro l’approccio da “law and order” che si sposa bene con quello della “piccola patria” localistica e “federalista”, così terrorizzata da tutto ciò che è estraneo. In Germania e Regno Unito sono previsti corsi di lingua e cultura del paese ospitante, visti come conditio sine qua non per l’accoglienza. In Italia, si arriva direttamente agli abituali insulti di razzismo e agli ancora più abituali precetti “morali” sull’esigenza di non usare violenza agli “altri”, anche calpestando Costituzione e senso comune.