by Editor on July 24, 2008
Venezuela, ultimo tasso d’inflazione tendenziale rilevato 32,2 per cento, in giugno. Forte spesa pubblica, consumi drogati dal boom petrolifero. Ma il governo di Caracas dà la colpa alla “speculazione”. E suggerisce una brillante ricetta ai consumatori:
“L’aiuto più importante che la gente può darci nel combattere l’inflazione è difendere il proprio reddito. Noi non possiamo abituarci a comprare tutto a qualsiasi prezzo. Se iniziamo a contrattare sui prezzi, gli speculatori inizieranno a sentirsi la pressione addosso.”
Ha detto il ministro dell’Agricoltura Elias Jaua. Il governo venezuelano ha finora fatto molto poco per contrastare l’inflazione, limitandosi a timidi rialzi dei tassi d’interesse e dei prezzi su alcuni beni a tariffe controllate. In compenso, la lotta agli “speculatori” prosegue eroicamente. Socialismo o muerte.
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by Editor on July 21, 2008
Mangiare i due classici spaghetti al pomodoro al ristorante è ormai diventato ”un lusso, come gustare un piatto di alta cucina”. Questa surreale denuncia è dell’associazione diritti utenti e consumatori (Aduc), che segnala un aumento del 3500 per cento del costo del piatto al ristorante rispetto alla preparazione in casa. Questa presa di posizione dell’Aduc è la prova provata che non solo l’Italia sta colando a picco sotto il peso del proprio analfabetismo economico, ma anche (per restare nell’ambito culinario) che la maionese tricolore è definitivamente impazzita, oltre che irrancidita. I ristoranti costano “troppo”? E quindi? La ristorazione è un servizio: compra chi vuole, e non risulta che rappresenti un caso di fallimento del mercato, se del caso da regolamentare con un sistema di tariffe amministrate, perché i servizi delle imprese della ristorazione non rappresentano “beni pubblici“.
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by Editor on July 7, 2008
by Editor on July 7, 2008
Il 6 giugno scorso il parlamento ha definitivamente approvato il decreto-legge 59/2008, che recepisce per legge gli schemi di convenzione tra la società Anas e la società concessionaria Autostrade per l’Italia, già sottoscritti alla data dell’entrata in vigore del decreto stesso. Una legge che ha definitivamente seppellito il principio (già di fatto disapplicato) del price-cap nella determinazione delle tariffe dei concessionari pubblici autostradali. Con il price-cap la variazione delle tariffe di pedaggio veniva determinata in base all’inflazione programmata, alla variazione di alcuni indicatori di produttività ed a fattori legati alla qualità del servizio offerto dal concessionario (qui il dettaglio di funzionamento del meccanismo). Il price-cap era quindi mirato a creare incentivi di recupero di efficienza e produttività nella gestione della rete autostradale.
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by Editor on July 2, 2008
Sul Sole24Ore Fabrizio Galimberti, editorialista di punta del quotidiano della Confindustria, compie un parallelo tra la stagflazione degli anni Settanta e quella odierna, per giungere a considerare inopportuno il rialzo dei tassi da parte della Bce. In estrema sintesi, Galimberti osserva, un po’ scolasticamente, che i tassi di inflazione core, cioè espressi al netto dei costi per alimentari ed energia, sono rimasti sostanzialmente stabili. E’ infatti consuetudine osservare i tassi d’inflazione al netto di alimentari ed energia per indagare l’esistenza dei cosiddetti second round effects, cioè della diffusione di pressioni inflazionistiche generalizzate all’intera economia, la temuta spirale prezzi-salari. Poiché i tassi core sono rimasti stabili, Galimberti inferisce che non ci sono rischi d’inflazione e che quindi utilizzare la stretta monetaria sarebbe controproducente. Galimberti dovrebbe chiedersi, prima di balzare alle conclusioni, perché è stata introdotta la misura di inflazione core.
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by Editor on June 27, 2008
Segnaliamo alcuni deliri rinvenuti dal sempre attento Lamiadestra in un articolo pubblicato da Ragionpolitica. Da cui si evince, tra l’altro, che: l’indipendenza della banca centrale è frutto di “posizioni di retroguardia culturale”; che l’aggettivo-sostantivo “monetarista” per qualcuno è intelligibile come la teoria della relatività ristretta; che l’aumento dei tassi d’interesse è causa di aumento dei prezzi. Dobbiamo evidentemente inferire che per l’estensore dell’articolo per combattere l’inflazione occorra ridurre i tassi, ma anche che la forza di gravità possa essere negativa, per cui i corpi cadono verso il cielo.
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by Editor on June 26, 2008
by Editor on June 25, 2008
Le acciaierie cinesi hanno raggiunto un accordo con la compagnia mineraria anglo-australiana Rio Tinto per la fornitura annuale di minerale ferroso a prezzi maggiorati in media dell’85 per cento sull’anno precedente, con punte fino al 96,5 per cento. Nel 2007 la fornitura annuale aveva registrato incrementi medi di prezzo del 9,5 per cento. Si conferma quindi la forte domanda di materie prime da parte dei mercati emergenti asiatici, e si conferma anche il momento magico degli steelmakers: il signor Mittal sarà contento.
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by Editor on June 23, 2008
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha indicato nel Dpef presentato nei giorni scorsi un tasso d’inflazione programmata dell’1,7 per cento per il 2008 e dell’1,5 per cento per il 2009. L’ultimo dato di inflazione tendenziale italiana, in aprile, era al 3,6 per cento. Scenario virtuoso o espediente contabile? E’ noto che il tasso d’inflazione programmata serve da base negoziale per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, ma soprattutto viene utilizzato per le rivalutazioni annuali delle pensioni. E’ in questo ambito, a nostro giudizio, che il governo dovrebbe intervenire per evitare il tangibile rischio di caduta in povertà di ampie fasce della popolazione.
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by Editor on June 10, 2008
Dopo la Fed e la Bank of England, che hanno annunciato di aver arrestato il processo di allentamento monetario, la Bce che ha segnalato la ripresa della restrizione creditizia, la Riksbank svedese che ha deciso di eliminare il proprio indice core di inflazione, che sta crescendo meno dell’indice generale, anche la Bank of Canada si unisce al club anti-inflazione, lasciando invariato il proprio tasso-chiave, contro attese unanimi di un taglio di 25 punti-base. Le banche centrali hanno quindi scelto: i rischi per la crescita ci sono ancora, ma quelli di inflazione sono superiori.
Scelta condivisibile, perché prezzi persistentemente più alti finiscono con l’incorporarsi nelle attese di imprese e lavoratori, e innescare spirali inflazionistiche che possono essere domate solo a prezzo di recessioni profonde e protratte. Non ascoltate, quindi, le idiozie di Scalfari e di tutti gli “esperti” che lamentano la crudeltà e/o l’ottusità delle banche centrali. Questo cambiamento di stance è dolorosamente necessario per non finire in guai peggiori di quelli in cui ci troviamo ora.
UPDATE dell’11 giugno: anche l’India alza i tassi sui propri impieghi, di un quarto di punto.