Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Inflazione - page 3

Inflazione patriottica

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicato da Istat il dato preliminare sull’inflazione italiana nel mese di dicembre, che fa segnare una variazione mensile dello 0,4 per cento a fronte di stime di consenso poste a più 0,2 per cento, ed un tendenziale nazionale dell’1,9 per cento, a fronte di stime di consenso dell’1,7 per cento. Il dato tendenziale euro-armonizzato è del 2 per cento. Prima che parta l’usuale frastuono di politici, sindacati e sedicenti consumatori, alcune considerazioni spicciole.

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Deflazione teutonica

in Economia & Mercato/Unione Europea

La potete sentire nell’aria, e non solo in quella sinfonica, ma anche nei prezzi al consumo e negli aggregati monetari europei. I primi, dopo la pubblicazione dei dati dei Laender campione, mostrano un  rallentamento della crescita al consumo, con il tendenziale euro-armonizzato in calo a  maggio da 1,2 a 0,8 per cento. Riguardo gli aggregati monetari, nello stesso mese la crescita tendenziale di M3 in Eurolandia mostra una contrazione dello 0,2 per cento, a fronte di attese per un incremento dello 0,3 per cento. Lo abbiamo segnalato all’inizio dello scorso anno: il moltiplicatore della moneta si è inabissato, negli Stati Uniti come in Europa. La politica monetaria continua a “spingere una stringa“.

Il futuro è d’oro

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Oggi segnaliamo un interessante commento di Greg Gibbs, di Royal Bank of Scotland, ripreso da Alphaville, che dà l’esatta misura di quello che sta accadendo sui mercati europei, e quello che ci attende nel prossimo futuro: la monetizzazione del debito pubblico dei paesi di Eurolandia, in perfetto stile-Fed o Bank of England. Perché non ci sono davvero alternative a questo esito, o meglio l’alternativa è la Grande Depressione 2.0. Spiegato agevolmente il motivo del rally dell’oro.

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La fabbrica della deflazione

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

Nel mese di gennaio l’indice dei prezzi al consumo statunitensi è cresciuto dello 0,2 per cento, contro attese per un incremento dello 0,3 per cento. Il dato di rilievo è che, escludendo le componenti volatili di energia ed alimentari (il cosiddetto indice core), i prezzi sono diminuiti nel mese dello 0,1 per cento (per la prima volta dal 1982), contro attese per un aumento dello 0,1 per cento. E’ vero che un singolo dato non è rappresentativo di una tendenza, ma è importante osservare che nel mese si è avuto un ribasso dello 0,5 per cento alla voce shelter, che indica abitazioni in senso lato, ed include tariffe alberghiere ma soprattutto affitti, sia quelli effettivamente pagati dagli inquilini, che quelli figurativi per i proprietari (owner’s equivalent rent).

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L’illusione monetaria di Obama

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Negli Stati Uniti le prestazioni erogate dalla Social Security, come le pensioni pubbliche di vecchiaia, disabilità e reversibilità, sono agganciate alla variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo nel terzo trimestre di ogni anno. Si tratta del cosiddetto Cost of Living Adjustment (COLA),  introdotto nel 1973. In considerazione dell’andamento dell’indice dei prezzi al consumo nel terzo trimestre 2009, che ha visto una riduzione annuale del livello generale dei prezzi del 4 per cento, nel 2010 non vi sarà alcun adeguamento delle prestazioni, il cui importo nominale resterà pertanto invariato. Barack Obama ha però deciso di erogare un importo una tantum di 250 dollari per ognuno dei 57 milioni di destinatari di prestazioni della Social Security, per un esborso aggiuntivo di 14 miliardi di dollari.

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Inondazione di ultima istanza

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Pare ormai acquisito che la Grande Recessione stia volgendo al termine, almeno sul piano delle variazioni del Pil, mentre l’andamento dell’occupazione sembra destinato a restare depresso almeno fino alla seconda metà del 2010. Circostanza che solleva perplessità riguardo la sostenibilità della ripresa nella perdurante assenza del consumatore americano, che deve prioritariamente preoccuparsi di ridurre il proprio indebitamento e non perdere il lavoro, o trovarne rapidamente uno nuovo, in caso sia disoccupato. Tra gli analisti restano tuttavia significative divergenze riguardo il vigore della ripresa in atto e la sua auto-sostenibilità, al netto dell’impulso fiscale.

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Quando il rischio sovrano è rischio inflazione

in Discussioni/Economia & Mercato/Stati-Uniti

*Post irrimediabilmente tecnico

Interessanti considerazioni degli economisti di Morgan Stanley. Non solo e non tanto quella, largamente sospettata, che questo rally di borsa e degli asset rischiosi potrebbe essere stato innescato dall’eccesso di liquidità presente nel sistema (l’ennesima bolla, per farla breve), ma soprattutto quella che ipotizza la trasformazione del rischio sovrano in rischio inflazionistico. Infatti, la recente ascesa nei rendimenti nominali sulle obbligazioni è quasi interamente da ascrivere all’aumento del breakeven inflation rate – la misura del tasso d’inflazione atteso dal mercato lungo un dato arco temporale, espressa nei titoli indicizzati all’inflazione – e non al rendimento reale (ricordate che, semplificando, il rendimento nominale è dato da rendimento reale più inflazione).

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Disinflazione all’italiana

in Economia & Mercato/Italia

Su lavoce.info Enrico D’Elia analizza le ragioni del differenziale inflazionistico formatosi tra l’Italia ed Eurolandia, che avevamo segnalato tempo addietro. Secondo D’Elia esiste una sostanziale vischiosità al ribasso dei prezzi italiani rispetto alla media dell’Eurozona:

Se si guarda al differenziale di inflazione tra l’Italia e la zona euro, si osserva un restringimento sistematico nelle fasi di forti rincari e un successivo allargamento in quelle di riassorbimento delle tensioni.

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Sull’inflazione Italia in svantaggio competitivo?

in Economia & Mercato/Italia

Mentre giornali e televisioni oggi vi diranno che i prezzi al consumo a dicembre hanno registrato un “forte calo” (o iperbolica espressione equivalente), lo Scajola di turno vi dirà che in questo modo il potere d’acquisto degli italiani sarà accresciuto (il che è certamente vero, anche se solo per quanti hanno ancora un lavoro), ed Il Giornale vi dirà che vi sta arrivando in testa l’ennesimo bonus, e sarete quindi indotti a chiedervi come riuscirete a gestire tutto questo improvviso benessere, potrà tornarvi utile pensare anche ai dati di inflazione dei paesi con i quali ci confrontiamo, perché in un’Unione monetaria l’accumulo di differenziali nei prezzi al consumo porta a perdite di competitività.

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Il mercato ha sempre ragione. Forse

in Articoli/Economia & Mercato

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Uno degli indicatori maggiormente seguiti dalle banche centrali nella determinazione delle attese inflazionistiche di lungo periodo è il cosiddetto breakeven inflation rate, cioè il tasso d’inflazione implicito che si ottiene sottraendo dal rendimento nominale di un titolo di stato il rendimento reale implicito in un titolo governativo di pari scadenza indicizzato all’inflazione. Nelle ultime settimane, in parallelo all’aggravarsi della crisi finanziaria, si è assistito ad un forte ribasso nei prezzi dei titoli di stato inflation-linked. Ciò ha determinato un abbattimento dell’inflazione di breakeven, ed un parallelo aumento dei tassi d’interesse reali. Da cosa potrebbe derivare questo movimento?

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Julio a Caracas

in Economia & Mercato/Esteri

Venezuela, ultimo tasso d’inflazione tendenziale rilevato 32,2 per cento, in giugno. Forte spesa pubblica, consumi drogati dal boom petrolifero. Ma il governo di Caracas dà la colpa alla “speculazione”. E suggerisce una brillante ricetta ai consumatori:

“L’aiuto più importante che la gente può darci nel combattere l’inflazione è difendere il proprio reddito. Noi non possiamo abituarci a comprare tutto a qualsiasi prezzo. Se iniziamo a contrattare sui prezzi, gli speculatori inizieranno a sentirsi la pressione addosso.”

Ha detto il ministro dell’Agricoltura Elias Jaua. Il governo venezuelano ha finora fatto molto poco per contrastare l’inflazione, limitandosi a timidi rialzi dei tassi d’interesse e dei prezzi su alcuni beni a tariffe controllate. In compenso, la lotta agli “speculatori” prosegue eroicamente. Socialismo o muerte.

Ristorazione comunista

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Mangiare i due classici spaghetti al pomodoro al ristorante è ormai diventato ”un lusso, come gustare un piatto di alta cucina”. Questa surreale denuncia è dell’Associazione diritti utenti e consumatori (Aduc), che segnala un aumento del 3500 per cento del costo del piatto al ristorante rispetto alla preparazione in casa. Questa presa di posizione dell’Aduc è la prova provata che non solo l’Italia sta colando a picco sotto il peso del proprio analfabetismo economico, ma anche (per restare nell’ambito culinario) che la maionese tricolore è definitivamente impazzita, oltre che irrancidita. I ristoranti costano “troppo”? E quindi? La ristorazione è un servizio: compra chi vuole, e non risulta che rappresenti un caso di fallimento del mercato, se del caso da regolamentare con un sistema di tariffe amministrate, perché i servizi delle imprese della ristorazione non rappresentano “beni pubblici“.

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“Il più illustre economista italiano”

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato

Oggi abbiamo appreso che Tremonti, oltre alla definizione di cui sopra, è pure “avanguardista”. Che poi è il grado successivo a Balilla, no? Ma non è in ritardo sul cursus honorum, visto che quella qualifica veniva raggiunta a 14 anni? Mah. Nel frattempo, mentre a Bruxelles aspettano le prove di pratiche collusive a conferma della tesi di manipolazione dei mercati (sennò articolo 81 del Trattato di Roma, ciccia), la World Bank ha scoperto chi è lo speculatore responsabile dell’inflazione alimentare. Il report non è stato pubblicato, ma possiamo anticiparvi che di questo pericoloso individuo si conoscono solo le iniziali: GWB.

Scala mobile, per molti ma non per tutti

in Economia & Mercato/Italia

Il 6 giugno scorso il parlamento ha definitivamente approvato il decreto-legge 59/2008, che recepisce per legge gli schemi di convenzione tra la società Anas e la società concessionaria Autostrade per l’Italia, già sottoscritti alla data dell’entrata in vigore del decreto stesso. Una legge che ha definitivamente seppellito il principio (già di fatto disapplicato) del price-cap nella determinazione delle tariffe dei concessionari pubblici autostradali. Con il price-cap la variazione delle tariffe di pedaggio veniva determinata in base all’inflazione programmata, alla variazione di alcuni indicatori di produttività ed a fattori legati alla qualità del servizio offerto dal concessionario (qui il dettaglio di funzionamento del meccanismo). Il price-cap era quindi mirato a creare incentivi di recupero di efficienza e produttività nella gestione della rete autostradale.

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Quei favolosi anni Settanta

in Discussioni/Economia & Mercato

Sul Sole24Ore Fabrizio Galimberti, editorialista di punta del quotidiano della Confindustria, compie un parallelo tra la stagflazione degli anni Settanta e quella odierna, per giungere a considerare inopportuno il rialzo dei tassi da parte della Bce. In estrema sintesi, Galimberti osserva, un po’ scolasticamente, che i tassi di inflazione core, cioè espressi al netto dei costi per alimentari ed energia, sono rimasti sostanzialmente stabili. E’ infatti consuetudine osservare i tassi d’inflazione al netto di alimentari ed energia per indagare l’esistenza dei cosiddetti second round effects, cioè della diffusione di pressioni inflazionistiche generalizzate all’intera economia, la temuta spirale prezzi-salari. Poiché i tassi core sono rimasti stabili, Galimberti inferisce che non ci sono rischi d’inflazione e che quindi utilizzare la stretta monetaria sarebbe controproducente. Galimberti dovrebbe chiedersi, prima di balzare alle conclusioni, perché è stata introdotta la misura di inflazione core.

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I nipotini di Mugabe

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Segnaliamo alcuni deliri rinvenuti dal sempre attento Lamiadestra in un articolo pubblicato da Ragionpolitica. Da cui si evince, tra l’altro, che: l’indipendenza della banca centrale è frutto di “posizioni di retroguardia culturale”; che l’aggettivo-sostantivo “monetarista” per qualcuno è intelligibile come la teoria della relatività ristretta; che l’aumento dei tassi d’interesse è causa di aumento dei prezzi. Dobbiamo evidentemente inferire che per l’estensore dell’articolo per combattere l’inflazione occorra ridurre i tassi, ma anche che la forza di gravità possa essere negativa, per cui i corpi cadono verso il cielo.

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Non c’è più la speculazione di una volta

in Economia & Mercato/Italia

Oggi su Ideazione.com un articolo di Emanuela Melchiorre sulla “speculazione”, quel delizioso capro espiatorio così di moda per giustificare inazione ed insipienza dei governi, da Washington in giù. Melchiorre è peraltro già specialista di articoli economici riccamente ingemmati di licenze poetiche. Da quello di oggi apprendiamo, ad esempio, che “il sistema della cartolarizzazione dei mutui, ideato per mobilizzare i crediti incagliati” si è poi trasformato “in un potente strumento di speculazione con i mutui cosiddetti subprime, concessi cioè a clienti meno affidabili”. Momento, please.

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L’Età del Ferro

in Economia & Mercato/Esteri

Le acciaierie cinesi hanno raggiunto un accordo con la compagnia mineraria anglo-australiana Rio Tinto per la fornitura annuale di minerale ferroso a prezzi maggiorati in media dell’85 per cento sull’anno precedente, con punte fino al 96,5 per cento. Nel 2007 la fornitura annuale aveva registrato incrementi medi di prezzo del 9,5 per cento. Si conferma quindi la forte domanda di materie prime da parte dei mercati emergenti asiatici, e si conferma anche il momento magico degli steelmakers: il signor Mittal sarà contento.

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