Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Inflazione - page 3

L’italianizzazione della Bce, incubo tedesco

Sul Sole, intervista di Alessandro Merli al capo economista di Commerzbank, Joerg Kraemer, su caso cipriota, situazione italiana e ruolo della Bce nella eterna crisi. Da tale intervista si evince che Kraemer ritiene che, alla fine, l’Eurozona resterà in piedi grazie ad un processo di “italianizzazione” della condotta della Bce, indotto dalla politica. Ma questo argomentare si regge su ipotesi la cui realizzazione è tutt’altro che scontata.

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Regno Unito, il lungo coma e l’inflazione

Qui sotto, un grafico tratto da Alphaville che parla (anzi, urla) da solo: l’andamento del Pil britannico dopo i maggiori episodi recessivi degli ultimi novant’anni circa. Come si nota, il profilo della “ripresa” post crisi del 2008 è desolatamente piatto: proprio non c’è modo di risollevare l’economia. Che fare, quindi? E cosa è andato storto?

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Gli ultimi tabù

Discussioni/Economia & Mercato

Su lavoce.info, Fausto Panunzi discute della crisi infinita e delle terapie non convenzionali che potrebbero essere adottate e che formano oggetto di dibattito, accademico e tra banchieri centrali. Il tabù di cui parla Fausto è quello della esplicita monetizzazione di parte dello stock di debito pubblico, per allentare una pressione che rischia di mettere a repentaglio le fondamenta democratiche delle nostre società. Ma la trattazione del tema da parte di Panunzi sdogana anche un altro tabù, a lungo negato dai supply sider puri e duri.

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Rompete l’hamburger, non il termometro

In Argentina siamo alla vigilia del round collettivo annuale di negoziati salariali. Lo scorso anno, le richieste sono state tra il 25 ed il 35 per cento, e quest’anno i sindacati sono intenzionati a replicare. Bei numeri, direbbero alcuni analfabeti italiani affetti da illusione monetaria.

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Il Pil nel mirino

(Post tecnico, sempre di quelli da giornate prive di senso ma utile per capire dove potremmo andare)

Da qualche tempo un nuovo, esoterico acronimo è entrato nel dibattito economico sulla politica monetaria. Per ora la discussione è ristretta soprattutto ai banchieri centrali ed agli accademici, oltre che ai money manager. Questo acronimo è NGDPLT, significa Nominal Gross Domestic Product Level Targeting. Significa, concretamente, che obiettivo della politica monetaria e dell’azione delle banche centrali deve essere un dato livello di Pil nominale, cioè la somma della ricchezza prodotta ogni anno in un paese, espressa a prezzi correnti. In pratica, semplificando, si fissa un livello di crescita del Pil nominale e si cerca di raggiungerlo con stimoli monetari, anche e soprattutto non convenzionali. Sembra la nuova pietra filosofale, ma non lo è. Proviamo a capire il perché.

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Cancellare il debito?

Facciamo un rapido punto su dove ci troviamo oggi, dopo la rielezione di Barack Obama. Il mondo sviluppato (e non solo) è assediato dal debito, che cresce e continua a crescere senza sosta, perché la posizione fiscale delle maggiori aree economiche del pianeta resta in vario grado restrittiva e perché i sistemi bancari occidentali sono frenati o bloccati dall’esigenza (guarda caso) di ridurre il proprio leverage. Per questa via, quindi, il credito fluisce poco e nulla nelle vene del sistema economico, il quale si ferma. La crescita insufficiente del Pil ed il crescente nervosismo degli investitori sulle prospettive di rimborso di queste montagne di debito finiscono con l’autoalimentare il rapporto di indebitamento, a tutti i livelli.

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L’inflazione dei Tartari

Attenzione, inflazione“, “Lo strisciante esproprio dei tedeschi“. Questo sobri avvertimenti  campeggiano sulla copertina dell’ultimo numero dello Spiegel, impegnatissimo nella campagna elettorale. Non abbiamo letto l’articolo (lo ha fatto per sommi capi il Corriere), ma è palese che ci troviamo di fronte all’ennesima manifestazione di incapacità tedesca a comprendere quanto accade. Nessuno può escludere che un giorno l’inflazione compaia in Eurozona, per i motivi più svariati (magari protezionismo, scatenato dalla disperazione di qualche paese messo all’angolo dalla crisi), ma sarebbe opportuno anche rendersi conto che, ad oggi, l’inflazione è l’ultima preoccupazione europea.

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L’euroinflazione fantasma della CGIA

Riprendiamo quanto già discusso un paio di giorni addietro su Twitter, in relazione ad un comunicato della ormai celebre CGIA di Mestre, intitolato in modo piuttosto furbetto oltre che fantasioso, “Con l’euro i prezzi sono aumentati del 25%“. Come spesso accade quando c’è di mezzo la CGIA (ma lo stesso accade quando a dare i numeri sono le sedicenti associazioni di consumatori), la “notizia” ed il suo titolo sono stati strillati a pieni polmoni, nell’afoso silenzio agostano, da praticamente tutti i media, scritti e parlati, senza uno straccio di fact-checking. Che invece sarebbe stato molto utile. Come sempre, del resto.

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La Germania reflaziona? Ma anche no

La Bundesbank avrebbe segnalato ai parlamentari tedeschi la propria disponibilità ad accettare un tasso d’inflazione tedesco più elevato di quello medio dell’Eurozona, come conseguenza del ribilanciamento economico, che vede i paesi della periferia ristrutturare le proprie economie e la Germania beneficiare di condizioni economiche talmente favorevoli da indurre (forse) un qualche surriscaldamento dei prezzi. Anche se il meccanismo ha perfettamente senso, sul piano economico, attenzione ai facili entusiasmi e soprattutto ai malintesi.

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Dove rischia l’Italia

Economia & Mercato/Italia

Oggi sono stati pubblicati i dati finali dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di febbraio di alcuni paesi europei. Premesso che i dati aggregati non dicono molto sulle dinamiche di prezzo, ad esempio tra settore dei beni commerciabili internazionalmente e quelli che non lo sono, il tendenziale del nostro paese, espresso in termini euro-armonizzati, tocca il 3,4 per cento. Quello francese è al 2,5 per cento e quello spagnolo all’1,9 per cento. Non serve un Nobel per comprendere che il nostro paese sta, in prima approssimazione, perdendo ulteriore competitività rispetto ai nostri partner europei.

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