Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Inps

Predatori alati

Economia & Mercato/Italia

Poiché in questo periodo storico il tema del ridisegno dei meccanismi di welfare e della loro “universalizzazione” in tempo di crisi fiscale in Italia è divenuto vieppiù acuto, ecco una storia assai poco edificante ma paradigmatica del perché questo paese si è sin qui mostrato geneticamente incapace di darsi una missione per il proprio futuro di comunità e di perseguirla evitando porcate che sono il segno distintivo di uno stato fallito.

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Poi chiedetevi perché stiamo morendo

Economia & Mercato/Italia

Questa ve la copiaincolliamo direttamente dall’Ansa, ritenendo che basti il titolo di questo post a guisa di commento.

Sono gli operai delle imprese edili con oltre 15 dipendenti e contratti a termine i lavoratori con l’aliquota contributiva più alta: nel 2013, secondo l’Inps, il prelievo su questi lavoratori raggiunge il 46,47%, superiore al 2012 grazie al contributo aggiuntivo richiesto sui contratti a termine dalla legge Fornero (1,4% della retribuzione). Così al 33% del contributo ‘previdenziale’ si aggiunge il prelievo Aspi
(1,31% + lo 0,30%), quello per la disoccupazione speciale edile, gli assegni familiari e soprattutto quello per la cig ordinaria (5,20%) e straordinaria (0,90%), quello per l’indennità di malattia e per la maternità. Il totale fa 46,47% della retribuzione, anche se il 9,49% è a carico del lavoratore.

Il nostro avvenire? Il trionfo del nero e la fine della contrattazione collettiva, sostituita da contrattazioni individuali al ribasso, nel quadro del processo di vietnamizzazione dell’economia italiana. Il che implica, incidentalmente, anche il crollo del sistema di welfare, per impossibilità di finanziarlo. Attendendo la decrescita felice e la biowashball, s’intende.

Da tagliare sono sempre gli altri

“Finché sarò il presidente dell’Inps mi batterò con tutte le mie forze ed in ogni sede perché non ci siano tagli al personale né riduzioni delle loro retribuzioni”, disse il presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua, plurigettonato consigliere d’amministrazione di realtà pubbliche, parapubbliche e private, divenuto improvvisamente sindacalista per difendere i suoi uomini e le sue donne. Not in my budget, come sempre.

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‘Partita di raggiro’. Tremonti confisca il Tfr e nasconde il debito

di Mario Seminerio – Libertiamo

Il 25 novembre 2005  il governo Berlusconi approvò la riforma della previdenza complementare, che regola la destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso in base al quale, dal primo gennaio 2007, il lavoratore dipendente deve scegliere se mantenere il Tfr nella sua forma attuale oppure destinarlo alla costruzione di una pensione integrativa, versandolo ai fondi pensione (sia di categoria che aperti).

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Cinegiornale Inps

Adotta Un Neurone/Italia

Italiani! Si conferma ad ottobre la “lenta, ma progressiva diminuzione” delle richieste di cassa integrazione.
Lo comunica l’Inps, precisando di aver autorizzato alle aziende italiane l’utilizzo di 100,8 milioni di ore nel mese di ottobre, contro i 103,2 milioni di settembre (-2,3%) perché, nella immane opera di riscrivere le leggi dell’economia, a noi le oscillazioni stagionali ci fanno un baffo. Ma le F.O.R. (Forze Oscure della Realtà) cospirano contro il nostro fiero Paese, portandoci ad apprendere che, rispetto a ottobre 2009, quando le ore autorizzate erano state 97,1 milioni, si registra invece un aumento del 3,8%.

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Tra insipienza e disinformazione

Economia & Mercato/Italia

Non c’è solo un problema di (in)capacità dei media a leggere le statistiche economiche; c’è anche e soprattutto un problema di qualità delle statistiche prodotte dalle agenzie pubbliche. Ad esempio dell’Inps, che non fornisce tempestivamente i dati disaggregati tra le ore di cassa integrazione autorizzate e quelle utilizzate. Queste ultime, peraltro continuano a far segnare nuovi massimi assoluti, mentre l’equivalente grandezza tedesca è oggi al 20 per cento del picco toccato durante la crisi.

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Autocoscienza

Italia

Esercizio caldamente consigliato a quanti desiderano essere cittadini consapevoli. Andate sul sito dell’Inps. Richiedete il vostro PIN. La prima parte del codice viene generata immediatamente, la seconda parte vi verrà inviata a domicilio entro un paio di settimane. Quando avrete il PIN, entrate nella sezione “Servizi per il Cittadino”. Se è il vostro primo accesso con il PIN, il sistema (per motivi che sinceramente ci sfuggono) vi chiederà di generare un nuovo PIN. Con il nuovo PIN, entrate nella sezione “Fascicolo Previdenziale del Cittadino”. Potrete visualizzare la vostra storia contributiva e, soprattutto, l’utilissimo servizio di “calcolo previsionale della pensione”, quello che vi spiega di quanto vi impoverirete quando, a dio piacendo, potrete godervi (si fa per dire) la pensione. Ma a parte questi dettagli, il sistema appare ben costruito. Ah, e già che siete nel sito dell’Inps, non dimenticate di richiedere la vostra casella di posta elettronica certificata (casella PEC): vi servirà per dialogare con la Pubblica Amministrazione.

Update del 9 febbraio 2012 – La simulazione sull’assegno pensionistico è stata rimossa dal sito. Occhio non vede, eccetera eccetera. Quanto è difficile essere sudditi consapevoli, in questo paese.

Il moto perpetuo

Economia & Mercato/Italia

I conti dell’Inps ”vanno bene” con un ”notevole aumento delle entrate contributive” nei primi sei mesi del 2007. Lo afferma il presidente dell’Istituto Gian Paolo Sassi a margine della conferenza stampa sugli aumenti per i pensionati con assegni bassi sottolineando che per le entrate ci dovrebbero essere aumenti rispetto all’anno scorso di circa 3-4 miliardi nei primi sei mesi dell’anno (la finanziaria per il 2007 aveva previsto incrementi delle aliquote contributive, con il passaggio per i dipendenti dal 32,7% al 33%). Leggi tutto

Nazionalizzazione

Italia

In vista dell’inizio del confronto con le parti sociali e della scrittura della Finanziaria, il governo starebbe lavorando ad un’ipotesi che prevede di convogliare all’Inps, dopo il decollo della riforma della previdenza complementare, una quota rilevante del trattamento di fine rapporto dei lavoratori. L’obiettivo minimo è di trasferire quanto meno la quota di Tfr che risulterà “inoptata” allo scadere del periodo di sei mesi di silenzio-assenso. Per meglio comprendere il meccanismo basti sapere che i lavoratori, con la nuova riforma previdenziale, saranno automaticamente iscritti ad un fondo complementare a meno di esercitare entro sei mesi, in modo esplicito, la volontà di mantenere il proprio Tfr. Si tratta del cosiddetto regime di “opt-out”, che dovrebbe garantire la crescita rapida della massa gestita dalla previdenza complementare. Come noto, attualmente il trattamento di fine rapporto rappresenta una forma molto conveniente di finanziamento aziendale, poiché l’accantonamento delle somme destinate alla liquidazione resta nella disponibilità dell’azienda fino alle dimissioni del lavoratore, e prevede un meccanismo di rivalutazione inferiore ai tassi praticati dagli istituti di credito. Con l’ipotesi di riforma elaborata dal precedente governo, sono previste delle forme di finanziamento agevolato alle imprese per compensare la perdita della disponibilità dei fondi di liquidazione dirottati alla previdenza integrativa.

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