Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Israele

Do ut do

Esteri

Secondo Marc Lynch, su Foreign Policy, Israele avrebbe deciso di alleggerire l’embargo a Gaza in cambio dell’impegno americano a non alzare troppo la voce sulle indagini relative all’incidente della Mavi Marmara. Noi, che siamo terribilmente naïf, ci chiediamo se questo esito non rappresenti esattamente l’obiettivo dei pacifondai turchi. A parte questi trascurabili dettagli, vedremo quanto renderà questa mossa a Gerusalemme.

Narrative

Esteri

Ripetiamolo ad nauseam, a beneficio degli ottusi: quella nave andava fermata, anche in modi ruvidi. Ma farlo a quel modo ha dimostrato gravissime lacune, operative e di intelligence. E lo spin mediatico successivo mostra di non reggere. E’ troppo chiedere a Tzahal più professionalità? Dove è finito quell’esercito invincibile, dai blitz chirurgici? A proposito di spin, prendiamo atto che Debka ha recuperato la propria funzione di ripetitore, dopo lo sconcerto delle prime ore. Però forse questo è eccessivo, fermo restando che occorrerà capire cosa ha in mente Erdogan.

Addendum – Anche a Leon Wiseltier l’assalto alla Mavi Marmara non è piaciuto, men che meno l’abnorme dilatazione del concetto di “minaccia alla sicurezza” di Israele, giunto ad includere attività ostili ma ampiamente controllabili con azioni di polizia, prima che militari. E questo è lo stesso Wiseltier che tempo addietro diede di antisemita ad Andrew Sullivan. Ci sono circostanze in cui quelli bravi e gli imbecilli appaiono indistinguibili, ma sulla distanza la differenza riemerge.

Beati i costruttori di certezze

Esteri

Se persino i collettori di veline dei servizi segreti israeliani nuotano in un mare di dubbi, vuol proprio dire che la vicenda è tutto fuorché chiara, con buona pace dei soliti analitici osservatori che l’hanno buttata sull’antisemitismo dei dubbiosi, dimostrando di essere l’immagine speculare dei tifosi di Hamas ed Hezbollah.

Addendum – Su Stratfor, George Friedman illustra quello che potrebbe rivelarsi un grave errore strategico della leadership israeliana, nella “guerra di narrative” che si svolge da sempre in Medio Oriente. Grazie ad Andrea Gilli per la segnalazione.

Se questo è un venditore

Su la Stampa, sapido commento di Massimo Gramellini sulle esternazioni mediorientali del nostro premier. Che alla Knesset si è esibito in un discorso di alto profilo, usando parole dure nei confronti della seconda Intifada palestinese, definita “terroristica” e subito dopo, al cospetto di Mahmoud Abbas (che la stampa italiana, per insondabili motivi, continua a chiamare col nome di battaglia di Abu Mazen), abbozzando un parallelo tra i 500 morti palestinesi dell’operazione israeliana “Piombo fuso” e le vittime della Shoah.

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Quelli che “Obama getterà a mare Israele”

Esteri

La stampa israeliana dà oggi ampio rilievo alla prima nomina del presidente eletto Barack Obama: il deputato dell’Illinois Rahm Emanuel, figlio di genitori emigrati da Israele negli anni sessanta, sarà Chief of Staff della Casa Bianca, una posizione ritenuta di grande potere e influenza che gli permetterà di essere a stretto contatto quotidiano col presidente. Il quotidiano Maariv ha dedicato alla nomina un ampio servizio dal titolo ‘Il nostro uomo alla Casa Bianca‘.

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La nuova minaccia che viene da Gaza

Esteri

”L’azione compiuta dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza è solo la punta dell’iceberg. Per immaginare il resto, bisogna capire in che cosa consiste la vera minaccia”. Lo scrive Enrico Jacchia, responsabile del Centro di Studi Strategici.
”Aver colpito il porto di Ashkelon rappresenta – rileva Jacchia – un eccezionale salto di qualità da parte dei miliziani di Hamas. L’arma usata non è l’artigianale Qassam, ma un vero strumento militare tecnicamente simile, per la precisione del tiro, ai missili a corto raggio che sono nell’arsenale delle maggiori potenze. E’ probabile che queste armi siano state introdotte dal valico con l’Egitto durante il periodo in cui è rimasto aperto nelle scorse settimane. Ma se i miliziani di Hamas sono riusciti a far entrare nella Striscia di Gaza dei Grad, un’arma originalmente di produzione sovietica e della portata di circa 25 chilometri per raggiungere Ashkelon, non c’è ragione di pensare che non riescano ad introdurre missili di lunghezza leggermente superiore con una portata tra i 40 ed i 200 chilometri, come i Zelzal 2 di produzione iraniana.

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L’idolo delle folle palestinesi

Discussioni/Esteri

Sul sito israeliano Palestinian Media Watch, creato per supportare la comprensione della società palestinese attraverso il monitoraggio di media e libri di testo palestinesi ed arabi, e per evidenziare la doppiezza di tali media quando si rivolgono alla propria audience domestica (in arabo) rispetto a quella internazionale (in inglese), si segnala la profonda ammirazione che i palestinesi nutrirebbero per la figura di Adolf Hitler. Ad esempio Voice of Palestine, voce ufficiale dell’Autorità Nazionale Palestinese, nei giorni scorsi ha trasmesso un quiz a valenza didattica che invitava a riconoscere quale personaggio storico si celasse dietro questa agiografica descrizione: Leggi tutto

L’anno prossimo a Gerusalemme

Famous Last Quotes/Italia

“Non malediremo mai il fascismo, nessuna coalizione ci potrà mai chiedere di andare in un’agenzia di viaggi e fare un biglietto per Gerusalemme” (Francesco Storace, 11 novembre 2007)

“Il mio cuore vibra con voi, sarò felice quando sarete a pieno titolo nel centrodestra” (Silvio Berlusconi a Francesco Storace, 11 novembre 2007)

“Non consento a nessuno, proprio a nessuno, di dubitare del mio sostegno totale e incondizionato al popolo ebraico e allo Stato di Israele, testimoniato da cinque anni di governo e da tutta la mia attività” politica internazionale (Silvio Berlusconi, 12 novembre 2007)

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