Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Lavoro - page 2

Prendete nota

Si, lo sappiamo: in politica è sempre possibile cambiare idea, e comunque cambiano situazioni, interlocutori, fasi lunari, macchie solari e quant’altro. Al netto di ciò, è sempre utile tentare di tenere il record delle dichiarazioni pubbliche dei policymaker, veri o presunti. E così oggi vi segnaliamo la presa di posizione del responsabile Economia e Lavoro del Partito democratico, che immaginiamo non sia a titolo personale.

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Lampi di consapevolezza

Delle due l’una: o abbiamo un premier che è diventato improvvisamente keynesiano ultra-ortodosso, oppure la narrativa degli “sprechi” tagliati, e che quindi per definizione non impattano sulla domanda, è solo una fiaba. Sulla promessa di ridurre ulteriormente il costo del lavoro mediante riduzione di spesa (segnatevela, questa) fatta ieri da Vespa (il luogo dove di solito si va a far promesse al parco buoi elettorale, in ogni era geologico-politica), Matteo Renzi dixit:

«Non subito verranno fuori dati positivi, perché quando tagli la spesa tagli dei denari che circolano, magari all’inizio si balbetta un po’»

E non è tutto.

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La legge delle rodomontate decrescenti

Ci sono essenzialmente un paio di punti che meritano segnalazione, della lunga intervista che il premier Matteo Renzi ha concesso al direttore del Sole, Roberto Napoletano. Indicano l’ampio (e purtroppo crescente) golfo che esiste tra prassi di governo e realtà.

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Tra modelli superfissi e coperte corte

Oggi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è tornato a rilasciare dichiarazioni: sulla cassa integrazione in deroga, che è una continua emorragia di risorse sempre più scarse, sulla riforma delle tipologie contrattuali, sul lavoro per i giovani. L’insieme è quello che tutti ci aspetteremmo, in un quadro di forte deterioramento del mercato italiano del lavoro: auspici, sottintesi, e qualche esercizio di ingegneria lavoristica per disperati.

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Vizi strutturali

E quindi, secondo il nostro ministro dell’Economia, l’Italia starebbe attuando riforme strutturali (con tanto di hastag Twitter) anche con la riduzione del cuneo fiscale. Bisogna capirsi, però: se per cuneo fiscale si intendono gli 80 euro (ma ci stupiremmo se così fosse), può essere utile sapere che questa è una voce di spesa pubblica, che di strutturale non ha al momento alcunché, non una riduzione di fiscalità sul complesso della retribuzione.

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Creare lavoro per legge, il sogno francese

Mentre la stima preliminare di giugno degli indici dei direttori acquisti conferma che la Francia è in condizioni economiche sempre peggiori, il ministro transalpino dell’Economia, Arnaud Montebourg, ala sinistra ed onirica  di un governo in stato confusionale permanente, sta facendo il victory lap per una piccola clausola inserita nell’accordo che porterà al matrimonio tra il campione nazionale Alstom, di cui il governo francese diverrà peraltro primo azionista, e gli americani di General Electric. Si conferma che la Francia ha problemi molto seri, e quasi tutti nel rapporto con la realtà.

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Il maestro Padoan spiega, gli allievi francesi prendano nota

Intervistato quest’oggi dal quotidiano francese le Figaro, il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiega ai cugini il segreto del nostro successo. Ma di che diavolo di successo parliamo?, vi chiederete. Non ne abbiamo idea ma i toni sono quelli, quindi tanto vale assecondare l’intervistato e cercare di diradare la nebbia.

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Vita in provincia – L’occupazione spagnola che non vi fu

Oggi il presidente del consiglio, Matteo Renzi, conversando con Alessandro Milan a Radio24, ha commentato il non troppo brillante (ma probabilmente non del tutto veritiero, per pessimismo) dato del Pil italiano del primo trimestre con un acrobatico esempio di “correlazione causale”, di quelli che solo i politici italiani, nella loro disperazione che si nutre di pensiero magico, possono sviluppare.

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Vita in provincia – Il Jobs Act che non vi fu

Ieri, intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere, il premier Matteo Renzi ha rispolverato tutto il suo ormai ben noto strumentario retorico sulla “rivoluzione” che scalza le rendite di posizione che soffocano il paese, eccetera. Di rilevante c’è che, nel corso dell’intervista, Renzi ha esplicitato un concetto che lo colloca in piena continuità con la consolidata tradizione dei nostri politici. Quella di parlare di esperienze estere di cui nulla sanno, e quella di piazzare delle granitiche causalità dove invece esistono solo friabili correlazioni.

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