Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Lavoro - page 3

Imu e lavoro ai giovani, propaganda o autoinganno?

in Economia & Mercato/Italia/Rassegna Stampa

Sul Formiche.net, testata online diretta da Michele Arnese, intervista di Francesco De Palo al vostro titolare sul tentativo del governo Letta, a metà tra il disperato ed il patetico, di eliminare l’Imu sulla prima casa (spoiler: non accadrà, perché nella migliore delle ipotesi sarà solo una redistribuzione del carico fiscale) e di rilanciare l’occupazione, giovanile e non, utilizzando alcune misure marginali di incentivazione fiscale e normativa (ad esempio sui contratti a tempo indeterminato in parziale riforma della legge Fornero). Nel frattempo, scoppia lo psicodramma sull’aumento Iva, servono due miliardi per evitare il rialzo al 22 per cento dell’aliquota ordinaria, nel secondo semestre dell’anno. Non pare una cifra imponente, eppure ci si scervella per capire se e come reperirla. Un giorno rideremo, di questi grotteschi spasmi.

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Che significa essere un paese in crisi fiscale – 3

in Economia & Mercato/Italia

A dirla tutta, il titolo di questo post è una lieve forzatura. Quello più appropriato doveva essere, wertmüllerianamente,  “Che significa essere un paese con una classe politica schifosamente cinica ed economicamente analfabeta, avvezza a vendere il Colosseo ad un elettorato di gonzi recidivi“. Anche da una secchiata di realtà gelida come quella che stiamo per segnalarvi si evince che agli italiani servirebbe davvero una banca centrale impegnata a stampare moneta e lanciarla sulle folle festanti.

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Che significa essere un paese in crisi fiscale

in Economia & Mercato/Italia

Come ci informa l’Ansa, ammonterebbe ad un miliardo di euro l’ammontare delle risorse che si potrebbero mettere in campo per la cig in deroga. Le coperture, secondo quanto si apprende, dovrebbero arrivare in parte dai fondi per la formazione e dai fondi residui della detassazione dei salari di produttività. L’intervento, inclusi 800 milioni già finanziati, ammonterebbe così a 1,8 miliardi ma è probabile che non si trovi più di 1,5 miliardi.

Avete capito bene, da fondi per la formazione e la produttività.

Poi chiedetevi perché stiamo morendo

in Economia & Mercato/Italia

Questa ve la copiaincolliamo direttamente dall’Ansa, ritenendo che basti il titolo di questo post a guisa di commento.

Sono gli operai delle imprese edili con oltre 15 dipendenti e contratti a termine i lavoratori con l’aliquota contributiva più alta: nel 2013, secondo l’Inps, il prelievo su questi lavoratori raggiunge il 46,47%, superiore al 2012 grazie al contributo aggiuntivo richiesto sui contratti a termine dalla legge Fornero (1,4% della retribuzione). Così al 33% del contributo ‘previdenziale’ si aggiunge il prelievo Aspi
(1,31% + lo 0,30%), quello per la disoccupazione speciale edile, gli assegni familiari e soprattutto quello per la cig ordinaria (5,20%) e straordinaria (0,90%), quello per l’indennità di malattia e per la maternità. Il totale fa 46,47% della retribuzione, anche se il 9,49% è a carico del lavoratore.

Il nostro avvenire? Il trionfo del nero e la fine della contrattazione collettiva, sostituita da contrattazioni individuali al ribasso, nel quadro del processo di vietnamizzazione dell’economia italiana. Il che implica, incidentalmente, anche il crollo del sistema di welfare, per impossibilità di finanziarlo. Attendendo la decrescita felice e la biowashball, s’intende.

Torna a casa, Elsa

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Come informa l’Ansa, tra i criteri per l’aumento della produttività, per il Governo c’è il “depotenziamento degli automatismi” compresa la “rinuncia” all’indicizzazione dei salari ai prezzi “in via automatica”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero in una audizione al Senato.

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Italia sempre in forte ritardo nel taglio del costo del lavoro

in Economia & Mercato/Unione Europea

Mentre noi italiani discutiamo animatamente (come sempre, del resto) su una riduzione del costo del lavoro di poche decine di euro, perché non ci sono le risorse e si conferma che il paese è avvolto in una crisi fiscale drammatica che ci sta incravattando, in Francia l’ex capo di EADS, Louis Gallois, ha consegnato oggi al primo ministro Jean-Marc Ayrault la lista di proposte per rilanciare la competitività francese. La principale, peraltro già orecchiata da molto tempo, prevede e richiede un taglio del cuneo fiscale dell’ordine di 30 miliardi di euro in un biennio, pari a circa l’1,5 per cento del Pil francese, ripartito per due terzi sulle imprese e per un terzo sui lavoratori.

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Lavorare di più? No, guadagnare di meno

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Oggi il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha dichiarato di “avere un sogno”: recuperare un 10 per cento di competitività (ognuno ha i sogni che si merita, del resto). E come riuscirci? “Lavorando di più. Sto lavorando ad una serie di proposte, di cui la prima è qualche ora di lavoro in più. Si fa presto a fare i conti se vogliamo recuperare il 10 per cento”. Certo, e soprattutto ci sono altri mezzi, ben più rapidi, per arrivare allo stesso risultato. Indovinate quali?

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Fornero e la produttività che fa rima con povertà

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è giunta alla conclusione che il costo del lavoro in questo paese è troppo alto (data la produttività) per riuscire a contribuire a riassorbire la disoccupazione. Non si tratta di una scoperta che le varrà il Nobel, visto che da anni, ad intervalli regolari, ministri e parlamentari levano alte grida di dolore su questa emergenza, senza riuscire a venirne a capo. Perché questa volta dovrebbe essere differente?

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Il buonsenso in ferie

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Puntualmente, come l’estate scorsa di questi tempi, torna il “dibattito” sulla riduzione delle festività, che il governo di turno starebbe per approvare “per far crescere il Pil”, come dice qualcuno che padroneggia in modo assai approssimativo la materia. Eppure, basterebbe guardare i dati (che comunque servono a poco), per confutare le motivazioni da bar.

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L’uovo di Polillo

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Con i primi veri caldi, uscendo da un letargo che durava da qualche tempo, dopo i baccanali di comparsate televisive in cui seminava il panico tra giornalisti, politici e sindacalisti, affermando tutto e il contrario di tutto salvo poi ritrarsi e dire che era stato frainteso o che “era una battuta”, è tornato il sottosegretario all’Economia del governo Monti, in quota cicchittiana, Gianfranco Polillo, ed è tornato in forma smagliante. Abolire una settimana di ferie per aumentare il Pil.

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Il cold warrior de noantri

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Il nonsenso propagandistico del giorno vi è offerto dal fervente Maurizio Sacconi:

«Questa riforma non è concordata tra Pd e Pdl, che partono da una visione opposta: la nostra cristiana che muove dalla persona, la loro ancorata a un’idea di classe. E’ il governo che fa la proposta sulla base della lettera della Bce e delle convinzioni che ci sono nel governo. Noi abbiamo aderito al compromesso del governo e questa è la differenza»

Dopo il vitalismo pro-crescita, il cristianesimo dei licenziamenti individuali. E’ proprio il senso del ridicolo a mancare, a questa caricatura di baciapile.

La transizione nel deserto

in Economia & Mercato/Italia

Prosegue il dibattito caratteristicamente italiano sulla riforma dell’articolo 18. Non staremo qui ad entrare in tecnicalità, ci limitiamo a segnalare il documento governativo in modo che i posteri, passando da questi pixel, possano rapidamente recuperare un riferimento. Né analizzeremo la problematica dell’estensione al pubblico impiego della disciplina della legge 300/70, visto che ormai sappiamo per certo che il decreto legislativo 165/2001 disciplina i licenziamenti, individuali e collettivi, nel settore pubblico. Al governo l’onere di predisporre specifica deroga, a rischio di produrre uno tsunami di impopolarità che avrebbe tra le prime incolpevoli vittime le moltitudini di pubblici dipendenti che svolgono il proprio lavoro con coscienza e dedizione, spesso agli ordini di “dirigenti” inette marionette agli ordini della politica.

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L’illusione monetaria dei titolisti del Giornale

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Antidoping immediato per l’autore di questo titolo, che peraltro tradisce in misura non marginale la sostanziale correttezza del pezzo sottostante. Ad ogni buon conto, non c’è molto da rallegrarsi per un aumento delle retribuzioni nominali dell’1,7 per cento a settembre su base annua quando l’inflazione tendenziale italiana euro-armonizzata, nello stesso mese, è stata del 3,6 per cento. Con un complesso algoritmo, quindi, le retribuzioni contrattuali medie reali italiane, nell’ultimo anno, hanno perso quasi due punti percentuali. Quello che il pezzo del Giornale non vi segnala, però, è che a settembre i mesi di attesa per i lavoratori con contratto nazionale scaduto erano ben 21,4, in deciso aumento rispetto ai 12 mesi di settembre 2010. Noi italiani saremmo anche geniali ma è l’ignoranza che ci frega, soprattutto quando sposa la malafede politica. Alla faccia dei gufi. E soprattutto degli allocchi.

Il grafico esistenziale definitivo

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

E’ quello pubblicato dal sito Mother Jones, assieme a molti altri, altrettanto informativi e problematici. Mostra che, dal 1979 ad oggi, la crescita della produttività ha avuto ricadute pressoché nulle sulle retribuzioni medie, il tutto mentre il numero dei workaholic che lavorano oltre 50 ore per settimana è in costante ascesa tra i salariati. E mentre il reddito medio dell’1 per cento più ricco della popolazione (che dipende meno dai redditi da lavoro, ovviamente) è in una traiettoria esplosiva che è riuscita a superare di slancio anche il rovescio dello scoppio della bolla dot.com. Il problema è che un simile grafico è profondamente diseducativo per un paese come il nostro.

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Eppur s’innova

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

A giorni le organizzazioni sindacali del credito presenteranno la propria piattaforma relativa al rinnovo del contratto collettivo nazionale per il triennio 2011-2013. Per evitare rischi di accordi separati (come finora accaduto per metalmeccanici e commercio) e in assenza di regole generali sulla rappresentanza, i sindacati unitariamente hanno deciso di prevedere per questa trattativa che qualora nella fase negoziale emergessero dissensi tra le organizzazioni ci sarà una sospensione di 15 giorni per tentare una ricomposizione delle posizioni.

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