Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Liberalizzazioni - page 11

Lobby d’Italia

in Economia & Mercato/Italia/Riletture

Questo nostro Paese assomiglia a un bellissimo Meccano. Purtroppo è montato male. Ci sono qua e là negli ingranaggi dei sassi che ne bloccano i movimenti… Non c’è altro da fare che smontarlo e rimontarlo pezzo per pezzo. (Francesco Giavazzi)

Quando venne presentato il progetto dell’Istituto italiano di tecnologia ai ricercatori di Harvard e del MIT, si presentarono ad ascoltare in un centinaio: chimici, biologi, astronomi, medici, ingegneri. Tutti italiani. Se entriamo nella sala cambi di una banca d’affari londinese ci accorgiamo che un dipendente su tre è italiano. Gli italiani suscitano ammirazione; l’Italia molto meno. Francesco Giavazzi raccoglie gli articoli di una lunga battaglia a favore del merito, della concorrenza e del mercato. Spiega che il declino è solo colpa nostra. Un’Italia dove c’è molto credito ma poco capitale, più rendite che profitti, troppa ricchezza rispetto al reddito; dove contano più le relazioni dei risultati, le paure dei progetti. Un Paese in grigio, prigioniero di se stesso. Che non sa cosa si perde. Avesse solo un po’ più di coraggio… (Ferruccio de Bortoli) Leggi tutto

La società duale

in Famous Last Quotes

Il segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani, commentando i cent’anni del principale sindacato italiano ha sostenuto che oggi “bisogna dare risposte ad un paese che è stato diviso”. Giusto. Ma la politica della CGIL degli anni più recenti è uno dei capisaldi della società duale: da una parte le pensioni di anzianità, dall’altra i giovani che avranno pensioni da fame.

Da una parte l’articolo 18 e il posto sicuro nel pubblico impiego, dall’altra le collaborazioni senza tutele quando non il lavoro nero. Da una parte la Cassa Integrazione Straordinaria, dall’altra nessun sostegno al reddito dei disoccupati di serie “B”.

La difesa da parte della CGIL, rigonfia di pensionati, di generosissimi benefici corporativi per pochi, provoca inevitabilmente le difficoltà e l’esclusione di molti, in particolare tra i più giovani.
Un sindacato potente, corporativo e conservatore come quello italiano è un freno all’affermazione di politiche liberali e allo sviluppo.
La CGIL che si prepara all’ennesimo sciopero politico sulla finanziaria ha cent’anni. E li dimostra tutti.

Benedetto Della Vedova

Alibi

in Economia & Mercato/Italia

Il nostro premier non perde occasione per attribuire ad eventi ed entità esterne l’inazione ed i fallimenti del proprio governo in politica economica. Oggi, nuova puntata della saga:

“Credo che soltanto l’Unione europea, centralmente, potrà dare il via alla realizzazione ed alla costruzione di nuove centrali nucleari, perché i singoli governi non hanno la forza per convincere i cittadini visto che il nucleare è un termine che li spaventa ancora, nonostante sia una necessità per il futuro”.

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La Società dei Proprietari

in Discussioni/Economia & Mercato

George W.Bush ha solennemente affermato di volere che l’America diventi una società di proprietari. Prescindendo, per ora, dalla reale possibilità di concretizzare tale visione, cosa significa ciò, concretamente? E’ noto da molto tempo (ne scrisse già Aristotele) che gli individui tendono a prendersi maggiore cura delle cose che possiedono personalmente. Chi è proprietario dell’abitazione in cui vive tende ad averne più cura di chi vi si trova in affitto. Ciò non è determinato da una qualche “imperfezione” morale dell’inquilino, ma semplicemente dal fatto che il proprietario è più attento ai dettagli, quando si tratta di trarre profitto dal crescente valore della proprietà immobiliare, o di sopportarne una decurtazione causata dal rischio di suo deterioramento. Più in generale, l’estensione della proprietà privata suscita maggiore orgoglio, dignità, fiducia in se stessi. Ma ciò non si riduce ad una sorta di pulsione egoistica che nega socialità e spirito di comunità. Leggi tutto

Sanità e mercato, si può

in Discussioni/Economia & Mercato

La ragione dell’elevato costo dell’assicurazione sanitaria individuale risiede in quella che gli economisti chiamano “selezione avversa”. Questo fenomeno, che è alla base dei casi di fallimento del mercato, si verifica ogni volta che uno dei due potenziali contraenti dispone di informazioni migliori rispetto all’altro. Quest’ultimo tenterà di difendersi facendo cose che di solito impediscono alle parti di concludere la transazione in modo soddisfacente. Immaginate di essere un soggetto giovane e sano, interessato ad acquistare un’assicurazione sanitaria. Ed ipotizzate quindi che la vostra compagnia di assicurazione stimi in 1000 euro l’anno il costo della spesa sanitaria per soggetti della vostra età. In questo caso, vi verrà richiesto un premio di 1000 euro. Tuttavia, se voi siete soggetti sani, e sapete che la vostra spesa sanitaria annuale è certamente inferiore ai 1000 euro, rinuncerete a comprare la polizza. Ma questo è esattamente ciò che squilibra il sistema. Le compagnie di assicurazione hanno bisogno dei 1000 euro di premio pagato dai soggetti sani per riuscire a pagare i 30.000 euro annui necessari, ad esempio, alle cure dei pazienti oncologici. A questo punto, per cercare di mantenere in equilibrio i propri conti, l’assicurazione dovrà portare il premio annuo a 1500 dollari. Ma così facendo, gli assicurati “quasi sani”, cioè quelli che spendono ogni anno meno di questo importo, pur non avendo una spesa sanitaria nulla, cesseranno di rinnovare la propria polizza. E così via, in un circolo vizioso che gli economisti chiamano “adverse selection death spiral”. Leggi tutto

Evoluzione della specie

in Discussioni/Economia & Mercato

Quale è il legame tra fascismo e socialismo? Secondo Ludwig Von Mises, essi rappresentano stadi di un continuum di controllo economico, che inizia con l’intervento sul libero mercato, si muove verso irregimentazione e rigidità crescenti, marcia verso il socialismo al crescere dei fallimenti dell’intervento pubblico, e termina in dittatura. Ciò che ha caratterizzato la variante fascista dell’interventismo è stato l’affidamento sull’idea di stabilità per giustificare l’estensione del potere dello stato. Le grandi imprese ed il sindacato si allearono con lo stato per ottenere stabilità contro quelle che Murray Rothbard chiamava fluttuazioni del ciclo economico, gli alti e bassi di particolari mercati, frutto di cambiamenti nelle preferenze dei consumatori. Imprese e sindacato ritenevano, ingenuamente, che il potere dello stato potesse sostituire la sovranità del consumatore con la sovranità dei produttori sulle proprie industrie, mantenendo al contempo l’elevata produttività creata dalla divisione del lavoro. Leggi tutto

Sussidi e gattopardi

in Economia & Mercato/Stati-Uniti

Gli Stati Uniti hanno offerto di ridurre del 60 per cento la “misura aggregata di supporto” ai propri agricoltori, purché Unione Europea e Giappone taglino i propri sussidi dell’83 per cento: l’offerta dell’Unione Europea è per un taglio del 70 per cento. Le apparentemente generose offerte hanno suscitato aspettative di un esito positivo dei negoziati in corso a Ginevra questa settimana. Tuttavia, grattando sotto la superficie, si scopre che miliardi di dollari in sussidi verranno rimossi dalla cosiddetta amber box, che è l’etichetta con cui la WTO classifica i sussidi pesantemente distorsivi della concorrenza, ma solo per rientrare dalla finestra della blue box, la specie di sussidi meno dannosi. In cambio di queste “generose” offerte, che non riusciranno ad incidere significativamente sulle condizioni di accesso ai mercati internazionali da parte dei coltivatori dei paesi asiatici (Cina, India e Vietnam) viene richiesta la possibilità, per le istituzioni finanziarie globali, di poter accedere alle classi medie di quei paesi ed al loro vastissimo potenziale di domanda. Leggi tutto

Il tabù del mercato

in Economia & Mercato/Italia

Nei giorni scorsi il ministro della Salute, Storace, ha disposto che le farmacie possano applicare sconti fino al 20 per cento sul prezzo massimo (bloccato per due anni) dei farmaci di fascia C, quelli non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, e che tanto pesano sulle tasche degli italiani. Si tratta di una misura piuttosto bizzarra, nel senso che tenta di utilizzare dei finti meccanismi di mercato per ridurre i prezzi dei farmaci, ma di fatto cerca solo di indurre i titolari di farmacia a privarsi di parte del proprio margine di profitto, quello che si frappone tra i grossisti ed i consumatori finali. Una sorta di moral suasion de noantri, che non ci meraviglia, vista la “cultura” economica di Storace. Meno ancora ci meraviglia la reazione dei farmacisti: sdegnati per essere stati degradati a semplici “negozianti”, si preparano al più classico muro di gomma, spalleggiati dai numerosi liberisti alle vongole che albergano in Forza Italia, primo tra tutti il tesoriere Giacomo Leopardi, che incidentalmente è pure presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, una delle corporazioni medievali che stanno accompagnando il paese alla fossa. Leggi tutto

Svolte epocali …

in Economia & Mercato/Italia

La firma apposta al rinnovo del contratto della pubblica amministrazione, nella tarda serata di ieri, sembra essere la riproposizione di un vecchio schema: gli aumenti li diamo subito, la ristrutturazione e riorganizzazione della pubblica amministrazione la rinviamo ad un momento successivo, che di solito tende ad essere differito sine die. E’ finita, quindi, che il governo ha concesso esattamente l’incremento del 5.01 per cento richiesto dalla Triplice; che si è impegnato a trovare le risorse aggiuntive rispetto a quanto inizialmente stanziato per il rinnovo (4.3 per cento) con la prossima legge finanziaria che, parecchi mesi prima della sua elaborazione, si trova già con nuovi impegni di spesa da coprire. Leggi tutto

Il mercato, questo sconosciuto

in Economia & Mercato/Italia

Silvio Berlusconi ama definirsi liberale e liberista. Da questa collocazione ideologica sembra talvolta far discendere il corollario secondo il quale nessuna attività governativa dovrebbe interferire nelle scelte degli agenti economici. Posizione genericamente condivisibile, se non fosse che Berlusconi sembra ignorare che liberalismo e liberismo devono incidere a monte delle decisioni economiche, e non a valle. In altri termini, è corretto sostenere che un governo non deve controllare i prezzi, ma è piuttosto bizzarro affidarsi al buon senso e all’oculatezza di casalinghe e casalinghi per far trionfare il mercato soprattutto quando, come spesso accade in Italia, un mercato non è mai esistito. Perché compito primario del legislatore (e quindi anche e soprattutto della maggioranza che esprime l’esecutivo) è creare le condizioni “istituzionali” per far vincere la concorrenza e quindi i cittadini-consumatori. Parlando di costo della vita ed euro, Berlusconi afferma:

“Il governo non può controllare i prezzi. Li controllano i cittadini quando dicono di no ai prezzi eccessivi: è questo che li invito a fare”.
“Guardiamo al futuro, guardiamo avanti. Certo, io so che l’ euro ha fatto e fa delle incursioni negative sui bilanci di tutte le famiglie. L’Italia ne ha subito la negatività molto più di altri Paesi europei, perchè alla nostra moneta è stata data una quotazione che non rispondeva alla realtà dei fatti al momento del changeover; per questo – ribadisce – ci sono delle responsabilità che non si possono attribuire a questo governo che peraltro ha continuato a dire che l’euro è stato ed è una cosa positiva che ci consente di essere presenti sui mercati europei con forza. Il problema è la valutazione eccessiva rispetto al dollaro che danneggia le nostre imprese. I governi – conclude – hanno difficoltà ogni giorno ad intervenire non potendo più svalutare la propria moneta come si faceva una volta”.

Alcune frasi sono condivisibili, altre assai meno. Leggi tutto

Scene da un declino 2 – L’involuzione della specie

in Italia

E così, nasce il governo Berlusconi bis. Quello che dovrebbe affrontare, in meno di un anno, il problema del “recupero del potere d’acquisto delle famiglie”, dopo aver sostenuto che non vi è stato nessun depauperamento del medesimo; quello che dovrebbe puntare allo “sviluppo del Mezzogiorno”, dopo aver affermato che il Mezzogiorno ha conosciuto, negli ultimi quattro anni, uno sviluppo senza precedenti; quello che in definitiva dovrebbe restaurare l’approccio social-corporativo alla gestione della cosa pubblica, come ben illustrato da JimMomo. Quello che tenterà di ripartire “con rinnovato slancio”, per confutare dalle fondamenta il programma approssimativamente liberale con il quale questa stessa maggioranza aveva vinto le elezioni del maggio 2001. Siamo quindi di fronte ad una maggioranza schizofrenica, con un premier che è costretto (?) a cedere alle pressioni degli alleati più statalisti per tentare di sopravvivere fino alla scadenza naturale della legislatura, ma al contempo cerca di resistere con ogni mezzo e preservare i contenuti politici di quattro anni fa, reintroducendo nel governo, pressoché nottetempo, quel Tremonti che era stato all’origine della “verifica” interna alla coalizione, durata oltre un anno e terminata con la sua defenestrazione, la scorsa estate. Un esercizio di strabismo, o forse uno sberleffo agli “strateghi” Fini e Follini, che finirà con l’accentuare il bipolarismo tutto interno a quello che ormai è solo l’ologramma di una maggioranza. Leggi tutto

Scene da un declino

in Economia & Mercato/Italia

La Banca Popolare di Lodi è stata nei giorni scorsi autorizzata dalla Banca d’Italia a salire fino al 33 per cento del capitale azionario di Banca Antonveneta, di cui attualmente possiede il 27 per cento, dopo un rastrellamento estremamemente oneroso. La Popolare di Lodi punta al 29,9% e probabilmente potrà contare sul supporto di Unipol (2%), del finanziere Emilio Gnutti (2%) e dell’immobiliarista Stefano Ricucci (4,9%), che però ha presentato una lista di consiglieri autonoma. Abn ha presentato la scorsa settimana un esposto alla Consob per denunciare un’azione di concerto tra la Lodi e i suoi alleati.

Nel frattempo, la Banca d’Italia non ha ancora autorizzato gli olandesi di Abn Amro a salire al 33 per cento, né ha comunicato ai medesimi la propria posizione relativa all’Opa sul 100 per cento di Antonveneta, al prezzo cash di 25 euro per azione.

Ieri, l’agenzia internazionale Moody’s, che valuta il merito di credito, ha confermato il rating per la Popolare di Lodi, sottolineando tuttavia che l’aumento della quota in Antonveneta espone Bpl a «rilevanti rischi di mercato potenziali» nonchè a un indebolimento del «capitale economico e di vigilanza».
Certo è, conclude Moody’s, che l’aumento della partecipazione in Antonveneta ha portato a un «deterioramento del profilo di rischio di Banca Popolare di Lodi». Questo deterioramento, comunque, non comporta almeno per il momento una revisione del rating. Leggi tutto

Perchè elezioni subito

in Italia

Il paese, che già oggi si dibatte in una crisi strutturale che rischia di avvitarsi su sé stessa, non potrebbe tollerare un altro anno di estenuanti verifiche che non verificano, di vertici di maggioranza, di dichiarazioni entusiastiche sulla “ripresa di slancio” del programma di governo e di ottimismo da televendite, di pensose e solenni dichiarazioni sull’”interesse del paese”. Immaginate cosa succederebbe alla prossima legge Finanziaria, con un maggioranza in queste condizioni.
Inoltre, mai come in questo momento i conti pubblici appaiono incapaci a sopravvivere ad un classico ciclo di spesa elettorale, come quello che si può facilmente prefigurare oggi, leggendo dichiarazioni programmatiche che straparlano di “rilancio del Mezzogiorno”. E come dovrebbe avvenire, questo rilancio? Ci sono, in sostanza, due modi per ottenerlo. Il primo consiste nell’affiancare, ad un ferreo controllo del territorio da parte dello Stato (fino al limite della militarizzazione), la progressiva “decostruzione” e ricostruzione dell’economia meridionale, attraverso robuste dosi di liberismo. Per dare contenuto alle parole, più liberismo significa accettare l’esistenza di un gap di produttività al Sud rispetto alle aree più sviluppate del paese. Parafrasando Bertinotti, se non vogliamo chiamarle gabbie salariali, troveremo un altro nome. Leggi tutto

L’anno che verrà

in Economia & Mercato/Italia

Uno degli inequivocabili presagi dell’imminente dissoluzione di una coalizione di governo (a livello nazionale o locale) è la “migrazione” di personale politico (parlamentari, consiglieri di enti locali) verso lo schieramento che si ritiene abbia le maggiori possibilità di vincere le successive consultazioni elettorali. Nelle scorse settimane abbiamo assistito, in giro per l’Italia, ad un fenomeno del genere, soprattutto con trasmigrazione da Udc e Forza Italia verso Udeur e Margherita.
Oggi, Francesco Rutelli tenta di incoraggiare gli aspiranti transfughi con un’interessante intervista al Corriere. L’intendimento di Rutelli, che si rivolge soprattutto ai centristi della Casa delle Libertà, è soprattutto quello di irrobustire la gracile componente moderata dell’Unione, che rischia di essere travolta dall’ordalia estremista di quello schieramento. Rutelli è notoriamente allergico al concetto di lista unitaria, nominargliela equivale ogni volta a causargli diffuse orticarie, e possiamo ben capirlo. Spingendo lo sguardo un po’ più in là degli eventi contingenti, potremmo addirittura ipotizzare, per il dopo-Berlusconi, uno schieramento moderato-centrista, con Rutelli e Follini (o chi per loro), che si contrapporrebbe ad una sinistra egemonizzata dal massimalismo. Lo schieramento neo-centrista potrebbe agevolmente prevalere, in tale scenario, perché verrebbero meno (forse…) tutti i dossier giudiziari e giornalistici con i quali la sinistra da oltre dieci anni a questa parte sta cercando di avvelenare i pozzi del principio dell’alternanza. Ma questi sono scenari futuribili, e ad essere sinceri non riusciremmo a trovare dell’autentico liberalismo neppure in essi, così come al presente ne rinveniamo tracce residuali. Leggi tutto

Non passi lo straniero

in Economia & Mercato/Italia

E così, il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria ed Abn Amro hanno rotto gli indugi e, a pochi giorni dalla lettera del commissario europeo Mc Creevy, riguardante la richiesta di chiarimenti alla Banca d’Italia circa la reale apertura ed integrazione comunitaria del sistema bancario italiano, hanno depositato i documenti per l’avvio della procedura d’Opa, rispettivamente su Banca Nazionale del Lavoro e Antonveneta. Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’approvazione della legge sulla tutela del risparmio che, al termine di una gestazione che eufemisticamente definiremmo laboriosa, è diventata di fatto la legge per mantenere in carica a vita il governatore della Banca d’Italia. I prossimi giorni diranno se queste offerte pubbliche d’acquisto sono effettivamente mirate a sviluppare il proprio business in Italia, o a trovare il modo di disimpegnarsi da investimenti che rischiano di diventare scarsamente produttivi. Alcune considerazioni tuttavia si impongono. Leggi tutto

Diagnosi e prognosi

in Economia & Mercato/Italia

La costante perdita di competitività dell’Italia, evidenziata anche dal saldo della bilancia commerciale, per la prima volta in rosso dal 1993, ultima svalutazione della lira, ha provocato un ampio dibattito (quasi sempre sterile e ideologizzato, come nella migliore tradizione italiana) su cause e rimedi per quello che appare ormai come la fine di un modello di crescita dell’economia italiana.

Alcuni osservatori sostengono che la responsabilità di questa situazione sarebbe dell’euro, sia in relazione all’adozione della divisa unica europea, che impedisce le abituali (per l’Italia) svalutazioni competitive, sia riguardo all’ultima fase di rivalutazione contro dollaro, e parallelamente contro le valute asiatiche che mantengono un cambio più o meno fisso con la divisa statunitense. In realtà, questa sembra essere un’interpretazione errata, perché il saldo della bilancia commerciale relativo all’interscambio con paesi esterni all’area euro mostra ancora un surplus, per quanto significativamente ridotto ed in costante declino, pari nel 2004 a 1.3 miliardi di euro. Ma è rispetto agli altri partner europei, che condividono quindi la stessa moneta, che il surplus italiano si è trasformato in un pesante deficit, pari lo scorso anno a 1.7 miliardi di euro.Vale la pena sottolineare che l’inizio del declino del canale delle esportazioni italiane risale alla fine degli anni Novanta, ben prima della recente ondata di rivalutazioni dell’euro. Secondo altre analisi, la responsabilità dei cattivi risultati del commercio estero sarebbe da attribuire alla specializzazione geografica delle nostre produzioni, cioè al fatto che avremmo partner commerciali “sbagliati??, ed opereremmo in mercati esteri in contrazione, anche se con quote di mercato costanti. Anche questa interpretazione è fallace, perché l’Italia ha perso costantemente quote di mercato dal 1995, dopo l’ultima grande svalutazione della lira.

I problemi veri sono altrove: una sfavorevole specializzazione di prodotto e un’esplicita perdita di competitività dal versante dei costi. Leggi tutto

Liberalismi

in Economia & Mercato/Unione Europea

Il commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy ha inviato una lettera al governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio chiedendo “chiarimenti” sulla posizione dell’istituto riguardo alle regole del mercato interno. Notizia piuttosto interessante, destinata a mettere alla prova il più volte rivendicato liberalismo del governo Berlusconi. Le banche straniere si stanno lamentando della chiusura del sistema bancario italiano all’investimento diretto estero, soprattutto di provenienza comunitaria. Il recente “accordo” tra Berlusconi e Fazio, di cui la stampa ha dato ampio conto e che non è stato smentito, prevede che le banche estere possano entrare nel capitale di quelle italiane fino al massimo del 15 per cento. Decisione invero bizzarra, se si considera che l’Italia resta soggetta alle regole della concorrenza stabilite in sede comunitaria. Aspettiamo la risposta di Fazio, ma alcune considerazioni s’impongono. Tutti siamo a conoscenza dello stato catatonico delle banche italiane, che tuttora rappresentano l’antitesi della libera concorrenza. Certo, il costo dei servizi offerti non è più determinato attraverso il famigerato “cartello”, ma a nostro giudizio ciò avviene solamente perché la moltiplicazione di servizi inutili (nota pratica del marketing alla Vanna Marchi…) rende difficile individuare delle classi omogenee di prestazioni. Per il resto, le dimensioni delle banche italiane restano molto contenute su scala europea, la politica del credito viene ancora prevalentemente gestita attraverso motivazioni che poco o nulla hanno a che vedere con l’analisi del merito di credito, la redditività viene “aggiustata” a colpi di manovre sulle commissioni (una delle principali fonti d’inflazione in questo paese), non esiste di fatto la possibilità/capacità per le banche italiane di espandersi all’estero, con la sola parziale eccezione di Unicredito, che appare la banca italiana a maggiore vocazione internazionale, anche se finora limitata al sia pur promettente Est europeo. Soprattutto, esiste una condizione di drammatico conflitto d’interessi che ha fatto seguito all’apertura del capitale bancario alle imprese. Come definire diversamente il fatto che il vicepresidente di una banca italiana, già condannato a titolo definitivo per insider trading, ma nel cui consiglio d’amministrazione siede perché ha patteggiato la pena, riconoscendosi colpevole (!!), ha ottenuto un finanziamento di 100 milioni di euro per partecipare all’aumento di capitale di una società partecipata dal proprio gruppo? Per il resto, business as usual: convegni in cui i banchieri ci spiegano come vincere la sfida della competitività, la Banca d’Italia pervicacemente contraria a perdere le proprie attribuzioni di antitrust congiunte a quelle di controllo della stabilità del sistema bancario italiano (lieve contraddizione, ma fa nulla…), dove il governatore decide ex cathedra (senza dover fornire motivazioni a chicchessia, e meglio così, perché spesso tali motivazioni non sarebbero di natura economica…) sulla validità o meno delle eventuali aggregazioni tra istituti, e più non dimandare.

Lo stessa caratteristica del mandato a vita del governatore (altra singolare analogia con il pontificato…), intesa in altri tempi come baluardo contro l’ingerenza e la voracità partitica, appare ora come un retaggio medievale finalizzato a preservare situazioni di potere interno al mondo finanziario (e politico) italiano. Un governo che si definisca autenticamente liberale non può non intervenire su questi temi, così come su quelli relativi alla riforma delle libere professioni, per tutelare la concorrenza ed i consumatori prima ancora delle solite avvilenti zuffe partitiche. Attendiamo fiduciosi, anche se sempre disincantati…

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