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Lucia-Annunziata

Di buoi, asini e baldracche

by Editor on May 18, 2008

Tre giorni fa, sotto una mega-inchiesta sulla bolletta elettrica di Grillo, altro titolo: “Travaglio e Fazio non è giornalismo”. Parola di uno [Antonio Polito, direttore del Il Riformista, ndPh.] che, a legislature alterne, fa il giornalista e il parlamentare, ovviamente senza lettori né elettori. Coerente. L’altroieri, non bastando i Pulitzer di redazione, Polito El Drito ha reclutato alcuni maestri di giornalismo presi da fuori. Tipo Minoli, quello che faceva gli spot elettorali per Craxi col garofano all’occhiello. Se esistesse un Ordine dei giornalisti e non questa patetica parodia, l’avrebbe cacciato a pedate (invece hanno radiato Giampiero Mughini per uno spot scherzoso sui telefonini: sponsorizzare ricariche è più grave che sponsorizzare politici). Ora questo maestro d’indipendenza, autore di un recente dvd sull’Opus Dei cui è affiliato suo suocero Ettore Bernabei, mi rammenta “il motto: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Cioè: se so che un politico ha amici mafiosi, devo starmi zitto perchè qualcuno potrebbe inventarsi che ho anch’io amici mafiosi e magari infilarmi pure una bustina di cocaina nella macchina. Dice poi il Woodward di RaiEducational che “intenzionalmente” confondo “la notizia con il commento”. Lui invece confonde direttamente le notizie con le bufale (vedi scoop barzelletta sui brogli al referendum monarchia-repubblica). Monta in cattedra pure l’Annunziata: tra un contratto con l’Aspen e uno con l’Eni, invoca una “grande riflessione sull’etica della professione in generale”. Se evitasse di intervistare Tremonti (vedi sempre alla voce Aspen) ogni tre per due, si rifletterebbe meglio. (Marco Travaglio, 18 maggio 2008)

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Barboncina da guardia

by Editor on October 8, 2007

Della trasmissione di ieri di “In 1/2 ora“, condotta da Lucia Annunziata, non dovrebbe essere consegnato ai posteri tanto il commento di TPS sulle tasse. No, quella è una considerazione banale, lapalissiana e tautologica. Le tasse servono a fornire servizi pubblici. A dire il vero, TPS avrebbe potuto segnalare che, prima di definire il livello di tassazione, occorre specificare il perimetro di intervento della mano pubblica. Solo dopo aver fatto ciò si può parlare di adeguatezza della pressione fiscale rispetto ai servizi forniti. Forse una maggiore attenzione al tema della sussidiarietà servirebbe a valorizzare l’azione dei corpi sociali intermedi, e magari anche ciò che resterebbe erogato direttamente dallo Stato. Ma da questo TPS non si può pretendere tanto, trattandosi dello stesso personaggio che, nella preparazione della Finanziaria dello scorso anno, aveva individuato quattro grandi aree di spesa pubblica da aggredire, ridimensionare e riqualificare, e proclamato solennemente che “occorre agire il più possibile dal lato della spesa, e non da quello delle entrate“, per ritrovarsi dopo un anno con un aumento di pressione fiscale per finanziare quella stessa spesa rimasta gaiamente intonsa tra una concertazione notturna pansindacale e un diktat comunista.

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