Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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M5S

Dal Fact Checking al Bullshit Hunting

Martedì sera, nel corso del talk “DiMartedì“, quello in cui ad intervalli regolari partono monocordi applausi di sottofondo che vanno in modo equanime a tesi ed antitesi, al punto che non sai mai se si tratti di registrazione o di un pubblico molto democratico e polite (o forse decerebrato), abbiamo potuto ascoltare per l’ennesima volta alcuni capisaldi di politica economica del M5S, per bocca del suo esponente più sovraesposto mediaticamente, il giovine di buone letture Luigi Di Maio.

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Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare una mano nella elaborazione di policy, partendo da un terreno condiviso. Dopo il sociologo Domenico De Masi, di cui ci siamo occupati in più occasioni, ecco s’avanza l’economista Giovanni Dosi, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, che oggi si è esibito in un convegno alla Camera sullo “Stato innovatore”, a cui ha partecipato anche la vestale statale, Mariana Mazzucato. Dosi è stato intervistato ieri dal Fatto, e l’0ccasione ci è quindi gradita per valutare la sua visione su reddito di cittadinanza e dintorni, anche dopo che i grillini hanno rettificato le coperture in direzione di una bella stangata fiscale, di quelle che avrebbero fatto venire i lucciconi d’emozione a Fausto Bertinotti.

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Reddito di cittadinanza, una demagogica stangata epocale

A distanza di due anni, il M5S precisa ulteriormente le coperture per quella che è la sua mercanzia più pregiata, di quelle che si espongono con orgoglio nei mercatini delle pulci e nei mercati rionali: il reddito di cittadinanza. Come si evince da una tabella elaborata dal Sole, si tratta di “tanta roba”, in alcuni casi con palesi effetti allucinogeni, in altri gli importi recuperati sono del tutto fantasiosi. Ma tant’è. Soprattutto, la nuova versione delle coperture prevede una bella stangata fiscale per i “ricchi”.

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La sovrana distruzione della domanda interna

Nel 2016 l’Ecuador è tornato a far segnare un avanzo di bilancia commerciale. Bene, e quindi?, direte voi. Nulla di che, solo ci premeva mostrarvi come si è generato quell’avanzo, ora che nel nostro paese è in corso (si fa per dire) un dibattito sul vigoroso surplus commerciale italiano del 2016, e sulle sue determinanti (no, non è la distruzione della domanda interna, cari patridioti stampatori). Perché in Italia, causa ed effetto del declino, pare essersi scatenata la corsa a chi narra le idiozie più demenziali.

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Il complottone del moltiplicatore dei depositi

Giorni addietro, alcuni esponenti del M5S, guidati da Carlo Sibilia, hanno presentato una interrogazione a risposta immediata in Commissione Finanze alla Camera, destinatario il Ministero dell’Economia. L’interrogazione prende le basi da quella che è da sempre un’ossessione di Sibilia e dei cosiddetti signoraggisti, una delle specie animali che popolano il variopinto mondo dei complottisti, pur se di recente un po’ decaduta: la possibilità per le banche commerciali di “creare moneta” mediante il cosiddetto moltiplicatore monetario, che mette in relazione la base monetaria con l’offerta di moneta.

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Il M5S e la privatizzazione del controllo degli atti amministrativi

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

in questo lungo e indigesto scritto ho espresso la sintetica tesi che il “caso Marra” a Roma è figlio legittimo della madre di tutte le “epocali” riforme devastanti della PA: quella elaborata da Bassanini, nel 1997, fondata sull’esaltazione dello spoils system e sulla totale eliminazione dei controlli preventivi esterni di legittimità (assi portati a termine da leggi successive, fino agli inizi degli anni 2000).

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Il miracoloso orto di Dibba

Con qualche ritardo, ma comunque il giorno successivo alla pubblicazione sul blog di Beppe Grillo della versione integrale e “tradotta bene“, un commento all’intervista che Alessandro Di Battista ha rilasciato al quotidiano conservatore tedesco Die Welt. Non un evento epocale, solo la conferma di quanto questi ragazzi siano profondamente confusi. Ciò premesso, a poco serve indagare se siamo di fronte a persone mosse da grande slancio ideale ma del tutto naif oppure ad un gruppo, orchestrato da un’organizzazione aziendale, che ha trovato la pietra filosofale per trasformare la rabbia in voti, prima del collasso finale di un paese che gioca disperatamente con la realtà.

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Così fan tutti, pure i grillini

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Che la giunta della capitale italiana sia messa in croce perché il sindaco incarica un assessore e non svela che sa che è iscritta nel registro degli indagati, violando così il codice del movimento cui appartiene alla luce del quale occorre sempre massima trasparenza, verità, onestà e curriculum mondati da ogni peccato, anche solo potenziale, può starci.

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Miraggi e raggiri

Adotta Un Neurone/Italia

C’è soprattutto una frase, nella storia della resistibile ascesa del M5S e del relativo campionario di rodomontate, sicumera, superiorità morale e moralistica, crassa ignoranza economica, che ci è rimasta in mente. La pronunciò Roberta Lombardi, durante la surreale diretta streaming dell’incontro con il povero (politicamente parlando) Pierluigi Bersani, quello che era andato alle urne praticamente premier e ne era uscito deputato quasi backbencher. La Lombardi, in quell’occasione, disse: “Noi non incontriamo le parti sociali, perché noi SIAMO le parti sociali”. Meraviglioso compendio di un movimento lunare e stralunato, che tutto voleva racchiudere, e che per questo motivo mai avrebbe accettato di governare in coabitazione con chicchessia. Pulsione verso il partito unico non in senso totalitario ma della pura utopia (che dei totalitarismi è tuttavia l’incubatrice).

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Un phastidioso upgrade

Ieri è accaduto un fatto piuttosto interessante: il rilancio di un vecchio post di Phastidio, per profilare il nuovo assessore al Bilancio di Roma, ha avuto nel giro di poche ore una sorprendente diffusione virale, con migliaia di visualizzazioni di pagina e centinaia di condivisioni sui social. Se siete abituati a leggere solo questi pixel, il post era questo. Dove si dava conto di come, nel corso di un’intervista a Lorenzo Salvia del Corriere, Angelo Raffaele De Dominicis avesse spezzato le reni alle agenzie di rating, novello procuratore di Trani ad honorem, tirando la volata nientemeno che a Barack Obama.

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