Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mario-Draghi

Sic transit bazooka mundi

in Economia & Mercato/Unione Europea

Ogni cosa bella o presunta tale ha un termine, cioè arriva a scadenza. Per i più tecnici, il gioco è bello quando dura poco e comunque sin quando non arrivano i rendimenti decrescenti. Che poi è quello che plasticamente è accaduto oggi a Mario Draghi ed al suo annuncio di ulteriore allentamento non convenzionale della politica monetaria della Bce. Ancora una volta, come sempre più spesso accade nel loro attuale mood, i mercati hanno festeggiato salvo poi impiantarsi ed invertire brutalmente la marcia di fronte ad una frase di puro commonsense di Draghi.

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Attenzione, cospirazione

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea/Video

Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.

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La fine della crisi o un’aspirina?

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea
Il capolavoro dell’ambiguità evita attacchi speculativi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le misure adottate ieri dalla Bce, con l’annuncio di acquisti per 60 miliardi di euro mensili sino a settembre 2016, rappresentano ancora una volta un esempio della sapienza tecnocratica ma anche politica di Mario Draghi, come già più volte accaduto in passato. Le misure si inquadrano in una cornice con limiti quantitativi ben definiti ma al contempo flessibili.

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Ecco cosa ha fatto davvero Draghi

in Articoli/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

E perché rischia di servire a poco

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Mario Draghi ha annunciato giovedì l’ennesimo e ultimo taglio dell’intera struttura dei tassi ufficiali d’interesse e un nuovo consistente aumento delle dimensioni del bilancio della Bce, attraverso l’acquisto di strumenti finanziari emessi dal settore privato dell’economia. Tali iniziative hanno galvanizzato i mercati azionari e causato un nuovo vistoso (e auspicato) calo dell’euro contro dollaro, oltre a far precipitare i rendimenti nominali dei titoli di Stato a nuovi minimi storici assoluti.

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Il circo della correlazione causale

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Signori, abbiamo l’ossimorica correlazione causale definitiva in un paese di pasionarie di ambo i sessi e di saltimbanchi in servizio permanente effettivo. A noi non serve Mario Draghi, in una giornata che definire storica non è eccessivo. Avevamo già il motore primo del cambiamento: Lui, al secolo Matteo Renzi, e non altri. Quanto siamo ciechi e -soprattutto- ingrati, a volte. Per fortuna giunge in nostro aiuto la press officer [sic] del Pd a Bruxelles, a ristabilire prontamente la verità storica, anche se siamo ancora nella cronaca:

Ma il vero press agent si riconosce nel momento di difficoltà: quando lo Scetticismo imperante, che corrode la Fiducia (tutto con le maiuscole) cerca di insinuare il proprio vizioso dubbio, e serve quindi una interpretazione lucida, razionale, sintetica. La luce con cui cerchiamo le chiavi del Futuro. Sotto il lampione, preferibilmente:

Bce, fine del potere della parola?

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Ieri la Bce ha presentato le proprie previsioni su crescita ed inflazione a tutto il 2016. Riguardo la dinamica dei prezzi, si conferma che il capolavoro strategico sulle OMT di luglio 2012 (l’ormai celeberrimo whatever it takes) dovrà essere “ripagato” ai tedeschi, fingendo che in Eurozona non esista una pressione disinflazionistica che rischia di mandare a gambe all’aria i grandi debitori, in prima fila l’Italia.

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Bce, Draghi ha salvato lo spread, non l’economia

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 26 luglio dello scorso anno, in un discorso tenuto a Londra davanti ad un consesso di banchieri, Mario Draghi ha pronunciato una frase destinata a cambiare il corso della storia dell’Eurozona, almeno per qualche tempo: “Entro il nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa occorra per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza”. Da quel momento si è materializzato una sorta di ombrello protettivo a beneficio dei Paesi più deboli dell’area euro, quelli minacciati dal cosiddetto “rischio di convertibilità”, cioè di espulsione dalla moneta unica per mano dei mercati finanziari.

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Bce, macchine ferme

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

Le dichiarazioni di oggi di Mario Draghi post meeting Bce sono un triste rosario di impotenza ed auspici. Forse non poteva andare diversamente, perché le elezioni tedesche bloccano ogni e qualsiasi risoluzione. Oppure perché è necessario rendersi conto che una banca centrale, neppure quelle “classiche” (cioè parte integrante del paese di cui emettono moneta, e che perseguono mandati duali di massima occupazione compatibile con stabilità dei prezzi) possono fare molto, quando è la politica a latitare, quando “funzioni di utilità” nazionali impediscono un comune denominatore minimamente efficace, quando un gruppo di paesi ha un egemone che non vuole ma forse neppure può rovesciare le condizioni del sistema, perché questo andrebbe ben oltre la propria forza economica.

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Doppio cappio all’Europa: rigore e guerra delle valute

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi il presidente francese, François Hollande, ha levato la propria voce contro una eccessiva rivalutazione dell’euro, in un momento in cui si torna a discutere del rischio di guerre valutarie globali, dopo che il nuovo primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha di fatto commissariato la banca centrale del proprio paese, inducendola a fissare un ambizioso obiettivo di inflazione al 2 per cento annuo, nel tentativo di sradicare la deflazione che piaga il paese da ormai un ventennio e deprezzare lo yen per rilanciare le esportazioni e sostenere la crescita.

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La finanza del vicino è sempre più verde

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

«C’è stata una rotazione tra lo Stato e il mercato e dentro il mercato finanziario -aggiunge – lo Stato è andato sotto, la ricchezza sopra. Prevale il mercato finanziario sulla politica» – (Giulio Tremonti, 5 novembre 2011)

«A cinque anni dall’esplosione della crisi è ormai chiaro che in Occidente la politica, tanto quella di destra quanto quella di sinistra, ha commesso tre errori. Tre errori tragici e tra di loro concatenati: non ha capito la differenza tra un normale ciclo economico e una crisi storica; ha pagato con denaro pubblico il conto dell’azzardo privato; ha scambiato regole false per regole vere. In sintesi, ha passivamente accettato la vittoria della finanza sulla politica, veicolata, la prima, dentro il cavallo di Troia di quel board che nel 2008 fu rumorosamente messo in campo proprio per assicurare al mondo la financial stability (sic!)» – (Giulio Tremonti, 21 gennaio 2012)

Un regime fiscale di favore per attrarre le imprese della finanza a Milano. E’ la proposta lanciata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento al Salone del Risparmio, organizzato da Assogestioni nel capoluogo lombardo. ”Facciamo shopping di regimi fiscali: se un regime di favore è buono in altri Paesi forse è buono anche qua”. “Per l’attività finanziaria – ha spiegato il ministro – l’idea è di applicare a Milano i regimi fiscali che, per esempio, ci sono in Irlanda, per un tempo dato e a determinate condizioni” – (Ansa, 6 aprile 2011)

Che, come “primato della finanza sulla politica” non è malaccio, no? Tremonti è mobile, qual piuma al vento.

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Il primato della politica nazionale, dramma d’Europa

in Economia & Mercato/Unione Europea

Sul Ft, un editoriale di Wolfgang Münchau sulla cosiddetta unione bancaria europea, annunciata giorni addietro e che in realtà appare nata morta per gli abituali interessi nazionali che rendono impossibile un approccio realmente sistemico. Ma Münchau compie anche altre considerazioni, relative al ruolo di Mario Draghi, ormai sempre più demiurgo di un’Eurozona senza timone. Ma i rischi di questa supplenza restano altissimi.

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Il bazooka che fa Zapping

in Economia & Mercato/Italia/Podcast/Unione Europea

L’intervento del vostro titolare giovedì 6 settembre a Zapping duepuntozero, condotto da Giancarlo Loquenzi su Radio1 Rai, sull’annuncio di Mario Draghi di acquisti condizionati della Banca centrale europea. Il ruolo di Angela Merkel, la rivolta della Bundesbank, quante probabilità abbiamo noi italiani di chiedere gli aiuti, e una riflessione sul cosiddetto neoliberismo, che assai poco ci azzecca con il nostro paese.

Mario e Angela segnano un punto

in Economia & Mercato/Unione Europea

Riunione della Bce senza particolari scossoni e con esiti largamente previsti, o per meglio dire ben “telefonati” da Mario Draghi nelle scorse settimane, non senza estenuanti negoziati con i tedeschi. Quindi, in sintesi: Bce compra (dietro strette condizionalità) titoli di stato su mercato secondario, con scadenza 1-3 anni, in tal modo rispettando il divieto di acquisti in asta, che potranno essere effettuati dai salva-stati EFSF/ESM. La Bce rinuncia alla seniority, cioè al privilegio rispetto agli altri creditori, ma solo su acquisti effettuati nell’ambito dell’Outright Monetary Transaction.

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La dozzinale propaganda dei primi della classe

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Unione Europea

In un editoriale pubblicato oggi, il condirettore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Holger Steltzner, accusa il presidente della Bce, Mario Draghi, di voler trasformare l’istituto di Francoforte in un emulo della Banca d’Italia. E lo fa dimostrando una robusta dose di ottusità, di quelle che di solito ritrovate in molti editoriali eurofobici ed antitedeschi di casa nostra.

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Draghi, the day after

in Economia & Mercato/Unione Europea

Dopo l’apparente nulla di fatto di ieri, oggi i mercati si strappano di mano i titoli della periferia europea, soprattutto ma non esclusivamente sulla parte breve (due anni) e media (cinque anni). Il Btp a due anni italiano, che ieri aveva chiuso a 3,75 per cento, e che il 24 luglio, due giorni prima della presa di posizione londinese di Mario Draghi, aveva toccato il 5,05 per cento, si trova oggi intorno al 3 per cento. Il biennale spagnolo, al 6,64 per cento il 24 luglio e al 4,83 per cento ieri sera, oggi si trova sotto il 4 per cento. Che accade?

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Prime divinazioni sul post Draghi

in Economia & Mercato/Unione Europea

I nostri due centesimi di euro a caldo (vista anche la temperatura): dalla conferenza stampa di Mario Draghi si evince che c’è un veto della Bundesbank difficilmente aggirabile, e che una ipotetica soluzione di compromesso dovrebbe vedere la richiesta formale di assistenza da parte di Spagna e Italia, che innescherebbe gli acquisti da parte dell’EFSF. Tali acquisti sarebbero poi integrati da quelli della Bce sul mercato secondario, con particolare enfasi sulla parte a breve termine della curva dei rendimenti. Prepariamoci a guardare lo spread sui due anni, più che quello a dieci.

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Draghi può fare molto ma da solo non basterà a fermare il disastro

in Articoli/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le dichiarazioni di Mario Draghi sulla Banca centrale europea pronta a fare “tutto quello che serve” per preservare la moneta unica, accompagnate da un’inequivocabile chiosa (“E, credetemi, sarà abbastanza”), hanno fornito una rappresentazione molto efficace del famoso motto di Teddy Roosevelt, “speak softy and carry a big stick”: parla piano, con compostezza, ma porta con te un randello nodoso. Rivolto, nel caso di specie, alla speculazione che da alcuni giorni stava pasteggiando con lo spread di Italia e Spagna, davanti alle enormi contraddizioni ed incompiutezze delle decisioni europee sul fondo salva-stati, afflitto da strutturale insufficienza di fondi, rispetto alle drammatiche quantità di titoli di stato, nostri e di Madrid, in scadenza nelle prossime settimane e mesi.

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Arma retorica non convenzionale

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

«L’area euro è molto, molto più forte di quanto le persone riconoscano oggi. Entro il nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualsiasi cosa serva per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza. Ci sono sfide di breve termine, per usare un eufemismo.[…] Nella misura in cui la dimensione dei premi al rischio sovrano danneggia il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, essi ricadono nel nostro mandato». Mario Draghi, 26 luglio 2012.

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