Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mario Monti

Perché no a questa austerità

Alcune osservazioni critiche di Alberto Bisin all’avversione del vostro titolare per questa forma di austerità e per i rischi che essa implica, illustrati ne “La cura letale“, sono occasione per tentare una puntualizzazione definitiva (o quasi) della materia, per tentare di porre fine ad alcune polemiche ed etichettamenti ormai piuttosto stucchevoli, nel teatrino social che ha ormai stabilmente affiancato quello della politica. Il tutto cercando di tenere l’occhio sulla realtà fattuale, ché non guasta.

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Gli italiani sono unfit a guidare l’Italia

Visto che la carta stampata non ha fatto a tempo ad arrivare sulla “notizia” ma i social network e le edizioni online già grondano analisi, autoflagellazioni e dita puntate verso chiunque ed ovunque, pensiamo utile unirci al gioco di società nazional-popolare e commentare l’editoriale di ieri sul Financial Times di Wolfgang Münchau. Così, per non sapere che altro fare.

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Agenda Monti, il lungo e difficile percorso verso la realtà

di Mario Seminerio – Libertiamo

Dopo mesi passati a discutere di una non meglio specificata “agenda Monti” vista soprattutto come luogo dello spirito, topos di posizionamento politico ma anche coperta di Linus che ricorda molto, nel marketing politico, la stessa opera di levigazione e consunzione del termine “liberale” che è stata fatta in questo paese negli ultimi vent’anni, abbiamo finalmente qualcosa che appare come un documento programmatico anche se si tratta, per ammissione del suo ispiratore, di un “primo contributo ad una riflessione aperta”. Per questo motivo gli assi portanti del documento appaiono al contempo generici ma anche stimolo di ulteriori riflessioni, analisi e critiche. Senza pretesa alcuna di esaustività, quindi, alcune considerazioni su ciò che di questo programma colpisce maggiormente.

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Tirate le conclusioni

Ma dopo questo euro-plebiscito, quale occasione migliore per un salto quantico federalista e per Mario Monti candidato Popolare premier d’Europa? Si scherza, ma non troppo. Giusto per rimarcare la sottile differenza che esiste tra stima politica ed ingerenza nella vita democratica di un paese. Ma sono sofismi.

P.S. Prevista per Natale l’uscita di un nuovo, irrestistibile rompicapo che entusiasmerà i geriatri, il cubo di Bossik:

 

Da Tremonti all’alba. Dei morti viventi

Ci sono due frasi che sintetizzano il senso di un paese ridicolo ma soprattutto affetto da amnesia congenita. La prima è del rientrante (mai uscito, a dire il vero) Silvio Berlusconi, e diventerà il nuovo tormentone dei media e delle chiacchiere da mezzi pubblici e mercati generali, almeno fino alla prossima smentita e denuncia di fraintendimento:

«Lo spread è un imbroglio e un’invenzione con cui si è cercato di abbattere una maggioranza votata dagli italiani e che governava il paese. Prima non ne avevamo mai sentito parlare, se ne parla solo da un anno, e cosa ce ne importa?»

Nulla, che ci frega di devolvere quote crescenti di reddito nazionale a spesa per interessi? Oppure che ci frega che le nostre imprese vengano salassate (quando ottengono prestiti, quindi sempre più di rado) da un costo del credito che ne distrugge la capacità di sopravvivenza? Che ci importa? Prima lo spread non esisteva, è tutto un complotto.

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La versione del caos

Puntata odierna di Nove in punto” dedicata al ritorno di Berlusconi ed alle reazioni dei mercati. Con opinioni (in interventi singoli) di Tobias Piller della Frankfurter Allgemeine Zeitung, del vostro titolare e di Guillaume Delacroix, già corrispondente dall’Italia per Les Echos ed autore di un libro sul premier uscente, “Le mystère Mario Monti“. Audio qui, buon ascolto.

Il giornalismo telepatico di Repubblica

Oggi il premier ha parlato delle problematiche e delle criticità del servizio sanitario nazionale, in occasione di un intervento in videoconferenza con la fondazione Ri.Med di Palermo. Monti ha detto quello che tutti sanno:

«La sostenibilità futura dei nostri sistemi sanitari, incluso il nostro servizio sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni»

Frase e concetti di una banalità e descrittività assolute. Ma non per tutti.

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Gli elettori come i mercati

Italia/Rassegna Stampa

di Mario Sechi – Il Tempo

Governare è un mestiere difficile. E il carattere degli italiani è inafferrabile: pronti a esaltare e calpestare, osannare e denigrare. Un Paese unito – ma sempre diviso tra guelfi e ghibellini – prende e lascia i suoi leader senza pensarci troppo. Guidare l’Italia, bell’affare. Un anno fa toccò a Mario Monti, chiamato dai partiti a spegnere l’incendio che avevano appiccato. Il Prof ha cercato di fare il possibile in un Paese spesso impossibile. Ha commesso degli errori? Certo. Poteva fare meglio? Non ci sono dubbi. Ma i partiti, cari lettori, hanno fatto di peggio e per questo a lui si sono affidati.

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La tragedia di un uomo ridicolo

«Il presidente del Consiglio e i suoi collaboratori hanno fatto quel che hanno potuto, cioè molto, nella situazione istituzionale, parlamentare e politica interna, e nelle condizioni europee e mondiali in cui la nostra economia e la nostra società hanno dovuto affrontare la grande crisi finanziaria da debito. Sono stati commessi errori, alcuni riparabili a partire dalle correzioni alla legge di stabilità e ad alcune misure fiscali sbagliate, ma la direzione riformatrice e liberale è stata sostanzialmente chiara. E con il procedere dei fatti l’Italia si è messa all’opera per arginare con senso di responsabilità e coraggio le velleità neocoloniali che alcuni circoli europei coltivano a proposito di una ristrutturazione dei poteri nazionali nell’Unione Europea»  – Silvio Berlusconi, 24 ottobre 2012

«Il governo dei tecnici ha introdotto misure che portano l’economia in una spirale recessiva (…) Il governo ha adottato al 100 per 100 le indicazioni della Germania egemone, anche sul piano dell’economia (…) Nei prossimi giorni decideremo con i vertici del mio partito se togliere la fiducia al governo o, vista la vicinanza con la fine della legislatura, se lasciargli finire il mandato. Dobbiamo mettere sui diversi piatti della bilancia, da un lato il fatto che le iniziative di governo ci portano a una spirale recessiva e dall’altro il fatto che con la sfiducia al governo si avrebbe una situazione interpretata in una certa maniera dal mondo della finanza» – Silvio Berlusconi, 27 ottobre 2012

L’Agenda Monti ed il fallimento di una comunità nazionale

Italia

Nella temperie di malversazioni e voti di scambio con la criminalità organizzata, e nel mezzo del cammino che al termine di questo tunnel con illuminazione ridotta farà scoprire l’Italia più povera, ferve l’attività di riposizionamento del sistema partitico. A sinistra, la segreteria del Pd ha ormai deciso le nozze con Vendola, votandosi alla reincarnazione della gioiosa macchina da guerra occhettiana ma con ben differenti possibilità di vittoria finale, anche perché a destra il Pdl è ormai in stato di decomposizione avanzata e la Lega confida che anche il proprio elettorato sia colto dalle caratteristiche amnesie che hanno fin qui inchiodato il paese alla propria decadenza, e dimentichi i diamanti di Belsito e gli italianissimi episodi di familismo amorale di questi celti da circo.

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