Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Matteo Renzi - page 2

Le occasioni perdute dal Rottamatore invadente

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare, nonostante il suo blog tratti prevalentemente temi di carattere economico, mi permetto di chiederle, ancora una volta, ospitalità per uno scritto di diritto: nonostante la diversità della materia, questo suo spazio web è uso rilevare incoerenze, contraddizioni e corto circuiti (non solo) istituzionali. “E’ uno sporco lavoro…”, lo si sa da tempo.

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Surplus tedesco e balordoliberalismo italiano

Ieri Matteo Renzi, impegnato allo spasimo ad ottenere dalla Ue nuovo deficit di pessima qualità con cui impiccare il paese, ha detto che “la Germania ha un surplus commerciale di 90 miliardi di euro, che tiene fermi anziché investirli”. Oggi, in suo soccorso, accorre Federico Fubini sul Corriere con un’altra perla, sull’export tedesco: “Si tratta di una somma così grande che le imprese, lo Stato e i cittadini tedeschi non riescono a trasformarla in consumi e investimenti produttivi. Preferiscono la liquidità, dunque il risparmio inerte continua ad accumularsi”.

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La mano debole di un pessimo giocatore d’azzardo

Per il terzo anno consecutivo, cioè dal suo arrivo a Chigi, Matteo Renzi si appresta a buttarla in caciara con la Ue per poter quadrare i conti (si fa per dire) con più deficit. Conosciamo l’obiezione governativa: il rapporto deficit-Pil italiano non sta aumentando bensì diminuendo, e resta sotto la soglia del 3%, quindi non c’è alcun aumento di deficit. Le cose non stanno in questi termini: correggendo per il ciclo economico, nel 2016 l’Italia ha aumentato il deficit-Pil strutturale, cioè riferito al Pil potenziale, dello 0,7%, e questo a preventivo. A consuntivo, stante il rallentamento, potrebbe anche fare peggio.

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Rignano, secondo estratto

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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Non è finita sin quando è finita

Sul Corriere un articolo di Stefano Righi getta una luce sinistra sul panglossiano ottimismo che ha accolto il piano di “salvataggio” di MPS e conferma lo scetticismo di chi, come il vostro titolare, ha evidenziato la presenza di troppe “parti mobili” che devono andare al posto loro assegnato, prima di poter brindare allo scampato pericolo ed innalzare il “modello Montepaschi” agli onori del chiacchiericcio politico. Solo un personaggio, impavido, prosegue nella sua tecnica di televendita di ipotesi come fossero fatti compiuti, ma questo è problema secondario, al momento.

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Il sonno dei giornalisti genera le bugie di Renzi

Su Repubblica, intervista monologo di Matteo Renzi sullo scibile italiano. C’è anche il premio Lato B dell’anno (o del mese?), nella risposta all’allarme sui conti pubblici in presenza dell’ormai palese rallentamento congiunturale che interesserà il nostro paese più di altri, come da tradizione. Qui Renzi ripete una sua antica bugia, sperando di trasformarla in verità. L’intervistatore, come da altra consolidata tradizione italiana, non batte ciglio.

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Un paese da fiaba

Forse non molti tra voi, nel logorante turbinio della logorroica dichiarazia italiana, ricorderanno che Matteo Renzi, nella sua “scalata” al Pd ed al paese, aveva tra i propri punti fermi l’erogazione di cento euro mensili al popolo sofferente. Ancor meno numerosi quelli tra voi che ricorderanno che quei cento euro sarebbero dovuti andare a dipendenti e pensionati. Si sarebbe dovuto trattare di una forma di “riduzione del cuneo fiscale”, ed il costo di 20 miliardi di euro sarebbe stato finanziato attraverso un epico taglio ad una non meglio identificata “spesa intermediata” dalle amministrazioni pubbliche, per usare le parole di Renzi. Forse era la spesa per consumi intermedi, chi può dirlo.

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Il baccanale delle tasse

«[…] è stato calcolato il total tax rate per un imprenditore e per un professionista che lo scorso anno hanno guadagnato 100mila euro. Il risultato è che su 100mila euro di reddito lordo, all’imprenditore restano 35.103 euro, dopo aver pagato tra tasse e contributi ben 64.897 euro, pari al 65% di 100mila, mentre al professionista restano 30.789 (-69%)» – Il Sole 24 Ore, 12 giugno 2016

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Concertazione e flessibilità, il danno eccolo qua

Economia & Mercato/Italia

“Noi non pensiamo che la concertazione sia come la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui. Non è che noi siamo ideologici, siamo pronti a farli e li abbiamo fatti come nel caso Electrolux o Lamborghini”, disse ieri Matteo Renzi durante un forum a Repubblica TV, esibendo peraltro una discreta ignoranza nell’accomunare accordi aziendali di gestione di crisi alla più generale (e determinante, per le prestazioni del sistema-paese) politica economica sotto il marchio tossico-nocivo noto come “concertazione”, che infiniti guai addusse agli italici ed alle loro tasse, senza rilanciare alcunché di tangibile e produttivo. Ma nell’Era della coperta drammaticamente corta, anziché di Linus, e vista anche la moderata soddisfazione sindacale per l’incontro di ieri col premier, è lecito alzare le antenne, prima del sopracciglio.

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La triste storia di Matteo, che non sapeva far di conto

Economia & Mercato/Italia

Dopo che l’eco per il grande successo italiano a Bruxelles sulla flessibilità è venuta meno, restano dubbi e conti che non hanno alcuna intenzione di tornare. Il punto è sempre quello: in poco più di due anni di governo, Matteo Renzi ha fatto deficit di pessima qualità, con poco o nessun impatto sulla crescita, dissipando risorse che il paese non aveva, ed oggi è costretto ad inseguire le sue stesse promesse, che tornano a dargli la caccia.

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