Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Matteo Renzi - page 2

Rignano, secondo estratto

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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Non è finita sin quando è finita

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Sul Corriere un articolo di Stefano Righi getta una luce sinistra sul panglossiano ottimismo che ha accolto il piano di “salvataggio” di MPS e conferma lo scetticismo di chi, come il vostro titolare, ha evidenziato la presenza di troppe “parti mobili” che devono andare al posto loro assegnato, prima di poter brindare allo scampato pericolo ed innalzare il “modello Montepaschi” agli onori del chiacchiericcio politico. Solo un personaggio, impavido, prosegue nella sua tecnica di televendita di ipotesi come fossero fatti compiuti, ma questo è problema secondario, al momento.

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Il sonno dei giornalisti genera le bugie di Renzi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Su Repubblica, intervista monologo di Matteo Renzi sullo scibile italiano. C’è anche il premio Lato B dell’anno (o del mese?), nella risposta all’allarme sui conti pubblici in presenza dell’ormai palese rallentamento congiunturale che interesserà il nostro paese più di altri, come da tradizione. Qui Renzi ripete una sua antica bugia, sperando di trasformarla in verità. L’intervistatore, come da altra consolidata tradizione italiana, non batte ciglio.

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Un paese da fiaba

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Forse non molti tra voi, nel logorante turbinio della logorroica dichiarazia italiana, ricorderanno che Matteo Renzi, nella sua “scalata” al Pd ed al paese, aveva tra i propri punti fermi l’erogazione di cento euro mensili al popolo sofferente. Ancor meno numerosi quelli tra voi che ricorderanno che quei cento euro sarebbero dovuti andare a dipendenti e pensionati. Si sarebbe dovuto trattare di una forma di “riduzione del cuneo fiscale”, ed il costo di 20 miliardi di euro sarebbe stato finanziato attraverso un epico taglio ad una non meglio identificata “spesa intermediata” dalle amministrazioni pubbliche, per usare le parole di Renzi. Forse era la spesa per consumi intermedi, chi può dirlo.

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Il baccanale delle tasse

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

«[…] è stato calcolato il total tax rate per un imprenditore e per un professionista che lo scorso anno hanno guadagnato 100mila euro. Il risultato è che su 100mila euro di reddito lordo, all’imprenditore restano 35.103 euro, dopo aver pagato tra tasse e contributi ben 64.897 euro, pari al 65% di 100mila, mentre al professionista restano 30.789 (-69%)» – Il Sole 24 Ore, 12 giugno 2016

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Concertazione e flessibilità, il danno eccolo qua

in Economia & Mercato/Italia

“Noi non pensiamo che la concertazione sia come la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui. Non è che noi siamo ideologici, siamo pronti a farli e li abbiamo fatti come nel caso Electrolux o Lamborghini”, disse ieri Matteo Renzi durante un forum a Repubblica TV, esibendo peraltro una discreta ignoranza nell’accomunare accordi aziendali di gestione di crisi alla più generale (e determinante, per le prestazioni del sistema-paese) politica economica sotto il marchio tossico-nocivo noto come “concertazione”, che infiniti guai addusse agli italici ed alle loro tasse, senza rilanciare alcunché di tangibile e produttivo. Ma nell’Era della coperta drammaticamente corta, anziché di Linus, e vista anche la moderata soddisfazione sindacale per l’incontro di ieri col premier, è lecito alzare le antenne, prima del sopracciglio.

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La triste storia di Matteo, che non sapeva far di conto

in Economia & Mercato/Italia

Dopo che l’eco per il grande successo italiano a Bruxelles sulla flessibilità è venuta meno, restano dubbi e conti che non hanno alcuna intenzione di tornare. Il punto è sempre quello: in poco più di due anni di governo, Matteo Renzi ha fatto deficit di pessima qualità, con poco o nessun impatto sulla crescita, dissipando risorse che il paese non aveva, ed oggi è costretto ad inseguire le sue stesse promesse, che tornano a dargli la caccia.

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Il narratore incompreso

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Gallery

“Tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse. Eppure c’è, eppure è evidente per gli addetti ai lavori, eppure nessun governo ha fatto quanto noi sulle tasse”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. “Sulle tasse, dove ho sbagliato?”, si domanda il premier. E interpella i suoi lettori: “Gli italiani pensano che le tasse siano aumentate. C’è qualcosa che non funziona, che dite? Mi aiutate a capire dove ho sbagliato? L’email la sapete: [email protected]

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Avanzi di narrativa

in Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Oggi, parlando alla Camera, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha affrontato un tema molto pop, per gli italiani alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio esterno per giustificare i propri guai. Un tema che in astratto avrebbe anche qualche fondamento ma che viene declinato da Renzi in un modo buffo, che pare indicare che il Nostro ha in testa una discreta confusione macroeconomica.

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Il momento magico per l’economia è finito

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

E il merito non era di Renzi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le autocelebrazioni per il secondo anniversario del governo Renzi cadono in un momento non troppo fortunato, stanti i reiterati segnali di rallentamento globale. Quali sono state le realizzazioni in economia del rottamatore immaginario? E soprattutto, fu vera crescita? La risposta è negativa.

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Il demokeynesiano di Rignano

in Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Italia

Quest’oggi, in una delle sue molteplici comparsate mediatiche, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto la sua circa l’insufficiente crescita italiana rispetto alla media europea. Confermandosi un singolare esempio di keynesiano fuori tempo massimo, ma soprattutto l’erede naturale della grande tradizione democristiana della spesa pubblica. Anche in questo caso abbondantemente a tempo scaduto.

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I primi due anni del Machiavelli di Rignano

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Dopo la nuova presa di posizione di Matteo Renzi su Europa e banche, ieri in Senato, potrebbe essere utile un riassuntino delle puntate precedenti e degli ultimi episodi in cui il nostro premier ha deciso astutamente di strappare la bandierina del patriota anti-Ue a grillini, leghisti e destri assortiti, e mettersi a picconare per ottenere quei maledetti due decimi di punto percentuale di deficit-Pil che, a parole, egli dichiara non rappresentano il suo obiettivo. Il problema è che il Nostro continua a non aver leverage negoziale, tranne che a giudizio di alcuni editorialisti che tengono famiglia. Lo schema Q&A resta quello migliore.

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Deficit della furbizia: il treno Renzi sta per sbattere contro il muro della realtà

in Articoli/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

In queste settimane Matteo Renzi è impegnato in un braccio di ferro, a tratti tra il surreale ed il grottesco, per ottenere dalla Commissione europea i decimali di cosiddetta flessibilità che il governo si è speso nella legge di Stabilità 2016. Sono stati mesi trascorsi a cercare ogni appiglio contabile per giustificare l’ulteriore 0,2% di deficit-Pil: prima la clausola migranti, poi il terrorismo, ora ancora una bizzarra richiesta di par condicio con gli aiuti dati dalla Ue alla Turchia per “trattenere” i profughi siriani in fuga verso l’Europa.

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Renzi, buttarla in caciara rinvia la resa dei conti

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Tra strepiti patriottici e minacce di far saltare un improbabile banco europeo, Matteo Renzi prosegue nel suo “negoziato” con la Commissione Ue. Un’osservazione cinica della vicenda mette a nudo la realtà: e cioè che il nostro premier, in via preponderante, si è messo da solo in un angolo, con una politica fiscale spregiudicata ed una avversione alla realtà che è caratteristica delle cosiddette classi dirigenti di questo paese. Ora la via si è fatta molto stretta e rischia di diventarlo ancora di più, in caso di rallentamento economico globale.

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Il patriota giocatore d’azzardo che non sapeva far di conto

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Dando per scontato che il dibattito pubblico di questo sfortunato paese finirà col polarizzarsi intorno alla difesa della Patria dai perfidi Nemici Esterni (perché Berlusconi non è passato invano: anzi, lui era solo la proiezione di uno dei maggiori caratteri nazional-popolari), pensiamo sia cosa futilmente utile tentare di capire cosa sinora è andato storto, nel Grande Disegno Renziano. Su questi pixel lo trovate scritto da un paio d’anni ma comprendiamo che il tempo scarseggia ed il deficit non galleggia.

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Partito democratico della correlazione spuria

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Da qualche giorno il Partito democratico ed il nostro vulcanico premier hanno deciso di tentare di confutare la palmare evidenza di una ripresa indotta in misura determinante da fattori esterni utilizzando un nuovo argomento: lo spread tra il rendimento del titolo di stato decennale italiano e quello spagnolo. Questa, a giudizio dei piddini, sarebbe la prova provata del fatto che l’Italia sta facendo di più e meglio di altri, a parità di congiuntura. Analizziamo anche questa (sospiro).

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Altro che gufi, è la politica di Renzi che rischia di affossarci

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 2015 è stato l’anno che ha visto l’Italia tornare alla crescita, sia pure frazionale, dopo anni di depressione, grazie ad una serie di shock positivi esterni pressoché irripetibili, come il crollo del prezzo del greggio, la politica monetaria espansiva non convenzionale di Mario Draghi ed una politica fiscale finalmente neutrale o lievemente espansiva a livello di Eurozona. Ma il 2015 proietta anche ombre lunghe sul futuro: alcune frutto delle debolezze dell’economia globale, altre più specifiche al sistema-paese Italia, alle sue tradizionali vulnerabilità ed alla definitiva emersione di aree di crisi strutturale per molti anni occultate, come quella del carico di sofferenze bancarie accumulate in lunghi anni di crisi ma anche per pessime politiche di erogazione di credito da parte di banchieri spesso calati nel ruolo di faccendieri.

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Cambiano i governi, resta la linea: trovare scuse per la ripresa che non c’è

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Per anni, dopo l’attentato alle torri gemelle di Manhattan, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha indicato il terrorismo come elemento di freno alla nostra economia. Al secondo posto nella hit parade del destino cinico e baro, o forse al primo a pari merito, il tributarista di Sondrio metteva la Cina, lasciata inopinatamente entrare nella organizzazione mondiale del commercio (WTO), e che andava contenuta, con le buone o le cattive. In mezzo c’era anche l’imprescindibile necessità della banconota da un euro, forse ricorderete.

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A sportellate sul renzismo

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia
Dall’aumento del deficit agli effetti del Jobs Act: la comunicazione prende sempre il sopravvento

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il discorso di Matteo Renzi ai gruppi parlamentari del Pd è una orgogliosa rivendicazione delle cose fatte e di quelle da fare per portare il paese a tornare a quel ruolo di influenza e prestigio che secondo la nostra piccola vulgata nazionalistica dovrebbe competergli in Europa e nel mondo. Renzi è notoriamente molto abile nella comunicazione: si intesta successi che non sono tali e tende a vedere causalità dove c’è solo correlazione. Spesso si focalizza solo sui dati lordi e non sugli assai meno eclatanti dati netti, altre volte presenta previsioni come fossero fatti compiuti, ma solo se favorevoli e funzionali alla sua narrazione. Non è gravissimo: la politica è anche e soprattutto questo.

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