Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Matteo Renzi - page 3

Il narratore incompreso

“Tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse. Eppure c’è, eppure è evidente per gli addetti ai lavori, eppure nessun governo ha fatto quanto noi sulle tasse”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. “Sulle tasse, dove ho sbagliato?”, si domanda il premier. E interpella i suoi lettori: “Gli italiani pensano che le tasse siano aumentate. C’è qualcosa che non funziona, che dite? Mi aiutate a capire dove ho sbagliato? L’email la sapete: [email protected]

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Avanzi di narrativa

Oggi, parlando alla Camera, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha affrontato un tema molto pop, per gli italiani alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio esterno per giustificare i propri guai. Un tema che in astratto avrebbe anche qualche fondamento ma che viene declinato da Renzi in un modo buffo, che pare indicare che il Nostro ha in testa una discreta confusione macroeconomica.

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Il momento magico per l’economia è finito

E il merito non era di Renzi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le autocelebrazioni per il secondo anniversario del governo Renzi cadono in un momento non troppo fortunato, stanti i reiterati segnali di rallentamento globale. Quali sono state le realizzazioni in economia del rottamatore immaginario? E soprattutto, fu vera crescita? La risposta è negativa.

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Il demokeynesiano di Rignano

Quest’oggi, in una delle sue molteplici comparsate mediatiche, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto la sua circa l’insufficiente crescita italiana rispetto alla media europea. Confermandosi un singolare esempio di keynesiano fuori tempo massimo, ma soprattutto l’erede naturale della grande tradizione democristiana della spesa pubblica. Anche in questo caso abbondantemente a tempo scaduto.

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I primi due anni del Machiavelli di Rignano

Dopo la nuova presa di posizione di Matteo Renzi su Europa e banche, ieri in Senato, potrebbe essere utile un riassuntino delle puntate precedenti e degli ultimi episodi in cui il nostro premier ha deciso astutamente di strappare la bandierina del patriota anti-Ue a grillini, leghisti e destri assortiti, e mettersi a picconare per ottenere quei maledetti due decimi di punto percentuale di deficit-Pil che, a parole, egli dichiara non rappresentano il suo obiettivo. Il problema è che il Nostro continua a non aver leverage negoziale, tranne che a giudizio di alcuni editorialisti che tengono famiglia. Lo schema Q&A resta quello migliore.

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Deficit della furbizia: il treno Renzi sta per sbattere contro il muro della realtà

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

In queste settimane Matteo Renzi è impegnato in un braccio di ferro, a tratti tra il surreale ed il grottesco, per ottenere dalla Commissione europea i decimali di cosiddetta flessibilità che il governo si è speso nella legge di Stabilità 2016. Sono stati mesi trascorsi a cercare ogni appiglio contabile per giustificare l’ulteriore 0,2% di deficit-Pil: prima la clausola migranti, poi il terrorismo, ora ancora una bizzarra richiesta di par condicio con gli aiuti dati dalla Ue alla Turchia per “trattenere” i profughi siriani in fuga verso l’Europa.

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Renzi, buttarla in caciara rinvia la resa dei conti

Tra strepiti patriottici e minacce di far saltare un improbabile banco europeo, Matteo Renzi prosegue nel suo “negoziato” con la Commissione Ue. Un’osservazione cinica della vicenda mette a nudo la realtà: e cioè che il nostro premier, in via preponderante, si è messo da solo in un angolo, con una politica fiscale spregiudicata ed una avversione alla realtà che è caratteristica delle cosiddette classi dirigenti di questo paese. Ora la via si è fatta molto stretta e rischia di diventarlo ancora di più, in caso di rallentamento economico globale.

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Il patriota giocatore d’azzardo che non sapeva far di conto

Dando per scontato che il dibattito pubblico di questo sfortunato paese finirà col polarizzarsi intorno alla difesa della Patria dai perfidi Nemici Esterni (perché Berlusconi non è passato invano: anzi, lui era solo la proiezione di uno dei maggiori caratteri nazional-popolari), pensiamo sia cosa futilmente utile tentare di capire cosa sinora è andato storto, nel Grande Disegno Renziano. Su questi pixel lo trovate scritto da un paio d’anni ma comprendiamo che il tempo scarseggia ed il deficit non galleggia.

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Partito democratico della correlazione spuria

Da qualche giorno il Partito democratico ed il nostro vulcanico premier hanno deciso di tentare di confutare la palmare evidenza di una ripresa indotta in misura determinante da fattori esterni utilizzando un nuovo argomento: lo spread tra il rendimento del titolo di stato decennale italiano e quello spagnolo. Questa, a giudizio dei piddini, sarebbe la prova provata del fatto che l’Italia sta facendo di più e meglio di altri, a parità di congiuntura. Analizziamo anche questa (sospiro).

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Altro che gufi, è la politica di Renzi che rischia di affossarci

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 2015 è stato l’anno che ha visto l’Italia tornare alla crescita, sia pure frazionale, dopo anni di depressione, grazie ad una serie di shock positivi esterni pressoché irripetibili, come il crollo del prezzo del greggio, la politica monetaria espansiva non convenzionale di Mario Draghi ed una politica fiscale finalmente neutrale o lievemente espansiva a livello di Eurozona. Ma il 2015 proietta anche ombre lunghe sul futuro: alcune frutto delle debolezze dell’economia globale, altre più specifiche al sistema-paese Italia, alle sue tradizionali vulnerabilità ed alla definitiva emersione di aree di crisi strutturale per molti anni occultate, come quella del carico di sofferenze bancarie accumulate in lunghi anni di crisi ma anche per pessime politiche di erogazione di credito da parte di banchieri spesso calati nel ruolo di faccendieri.

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