Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Matteo Renzi - page 3

Cambiano i governi, resta la linea: trovare scuse per la ripresa che non c’è

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Per anni, dopo l’attentato alle torri gemelle di Manhattan, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha indicato il terrorismo come elemento di freno alla nostra economia. Al secondo posto nella hit parade del destino cinico e baro, o forse al primo a pari merito, il tributarista di Sondrio metteva la Cina, lasciata inopinatamente entrare nella organizzazione mondiale del commercio (WTO), e che andava contenuta, con le buone o le cattive. In mezzo c’era anche l’imprescindibile necessità della banconota da un euro, forse ricorderete.

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A sportellate sul renzismo

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia
Dall’aumento del deficit agli effetti del Jobs Act: la comunicazione prende sempre il sopravvento

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il discorso di Matteo Renzi ai gruppi parlamentari del Pd è una orgogliosa rivendicazione delle cose fatte e di quelle da fare per portare il paese a tornare a quel ruolo di influenza e prestigio che secondo la nostra piccola vulgata nazionalistica dovrebbe competergli in Europa e nel mondo. Renzi è notoriamente molto abile nella comunicazione: si intesta successi che non sono tali e tende a vedere causalità dove c’è solo correlazione. Spesso si focalizza solo sui dati lordi e non sugli assai meno eclatanti dati netti, altre volte presenta previsioni come fossero fatti compiuti, ma solo se favorevoli e funzionali alla sua narrazione. Non è gravissimo: la politica è anche e soprattutto questo.

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Accadde ieri: la fiducia di Renzi e le pensioni solidali

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Il vizio della memoria:

Ma da lì [dalla Leopolda, ndPh.] sono emerse alcune indicazioni di quello che sarà (o potrebbe essere) il programma di Renzi. Ad esempio il discorso del finanziere Davide Serra (epurato dagli aspetti più polemici) ha messo l’accento sulle pensioni. Soprattutto di chi domani probabilmente non l’avrà.

E qui la proposta di Renzi (e del suo deputato e consigliere economico Yoram Gutgeld) prevede un contributo di solidarietà dalle cosiddette «pensioni d’oro». Cioè da chi è andato in pensione col sistema retributivo. Un modo per coprire la disparità con chi oggi è destinato ad andare in pensione oltre i 65 anni e con un sistema totalmente contributivo. (l’Unità, 28 ottobre 2013)

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L’affamatore della Bestia regionale

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Analogamente a quanto proclamato lo scorso anno, quando decise di scaricare su Regioni e comuni un classico taglio lineare dopo aver magnificato le virtù della spending review, ed essersi liberato del “tecnocrate” che suggeriva il menù di tagli alla politica, Matteo Renzi quest’anno rilancia pesantemente una delle sue tante scommesse, destinate ad innalzare la probabilità di rovina nella partita che questo paese sta giocando con sé stesso.

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Il Renzi è mobile, qual piuma al vento

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Questa sera, annunciando a Otto e mezzo la sua ferrea volontà di difendere la nuova soglia del contante a 3.000 euro, giungendo a minacciare il voto di fiducia su quello, il premier Matteo Renzi ha anche aggiunto che “C’è un sacco di contante fermo perché c’è l’impressione che l’Italia non agevoli i consumi”, il che è ancora più incomprensibile di altre motivazioni. Ma non solo: pare che, secondo Renzi, la cifra di 120 miliardi di evasione fiscale stimata in Italia sia un numero di fantasia.

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Matteo Laffer e il deficit della felicità

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Presentata la legge di Stabilità 2016. Non ci sono novità rilevanti rispetto a quanto predisposto nella nota di aggiornamento del Def, quindi il commento sarà piuttosto sintetico. Il nostro premier, aduso a spettacolari giravolte quanto e più di chi lo ha preceduto in questi lunghi anni di viaggio verso il dissesto, ha scoperto che far deficit vuol dire fiducia, e si accinge ad andare in guerra contro i “burocrati di Bruxelles”. Ignorando alcuni dettagli pesanti nel suo gioco d’azzardo col futuro del paese.

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Compagnia contante

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Polifonia, portali via:

“Non c’è dubbio che più la moneta è elettronica, più si elimina spazio per chi evade. Ma dobbiamo essere seri”, ha scritto Renzi nella sua Enews, affermando che “abbassare il contante senza modificare l’intero pacchetto fiscale, che oggi è oppressivo al limite dell’insolenza, significa regalare clienti agli hotel di Nizza anziché di Taormina, alle boutiques di Parigi anziché di Milano”. Secondo il sindaco di Firenze, per investire sulla moneta elettronica “che è oggettivamente il futuro” bisogna abbassare le commissioni bancarie, investire sulla tecnologia, e “togliere agli istituti di credito la pretesa di essere gli unici player di questa partita” (Ansa, 31 ottobre 2013)

Il viaggio di Renzi, iniziato due anni fa, si è quindi compiuto ieri.

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I soldi sotto la banca

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Ennesima conferma della magica Renzinomics, ieri sera a Che tempo che fa. Il premier è riuscito a dire che “tra il 2012 ed il 2014 gli italiani hanno nascosto i soldi in banca” (qui, al minuto 19). Per paura, s’intende. Paradigmatico del rudimentale pensiero economico di Matteo Renzi, demiurgo di successo di un paese fondato su correlazioni spurie e pensiero magico.

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La mina che rischia di far esplodere i conti di Renzi

in Articoli/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La presentazione della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza ha certificato quello che il premier Matteo Renzi andava dicendo da qualche settimana: abbiamo un margine della mitologica “flessibilità” sui conti pubblici dell’1% di Pil, cioè di circa 17 miliardi di euro. Sinora si è ipotizzato che la Commissione Ue fosse preventivamente informata dell’entità dello sconto ma, visto il modo in cui è aggiornato il DEF, è lecito nutrire qualche dubbio ed altrettanti timori circa l’accoglimento delle nostre richieste.

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Un premier molto grezzo

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Non sappiamo se cose del genere accadono solo in Italia, ma è un fatto che l’Italia ha un capo di governo che riesce a fare un tweet del genere:

Senza capire che quello che cita è il dato grezzo, cioè non corretto per la stagionalità.

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Uno smemorato giocatore d’azzardo a Palazzo Chigi

in Economia & Mercato/Italia

Nel corso del torrenziale intervento alla Direzione del Pd il premier Matteo Renzi, tra le innumerevoli lodi attribuite all’azione del suo governo, ha anche detto che la legge di Stabilità 2016, che si preannuncia “molto complicata” ma che “non metterà le mani in tasca agli italiani” (ma dove l’abbiamo già sentita, questa?), “riceve in eredità” il disinnesco delle clausole di salvaguardia. Certamente, ma nel senso che è Renzi che riceve in eredità da Renzi le clausole di salvaguardia. Pressoché tutte.

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Un premier che non risparmia. Sciocchezze

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Dall’inizio della sua avventura a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha espresso soprattutto un concetto: gli italiani hanno paura e quindi risparmiano. In astratto il concetto non è folle (basti pensare alla componente precauzionale del risparmio, a fronte di condizioni di forte incertezza sul futuro). Il problema sorge perché Renzi, da quel dì, ha cominciato a monitorare il tasso di risparmio come indicatore della paura degli italiani, e null’altro. A poco è valsa la spiegazione tecnica di Pier Carlo Padoan, circa la ricostituzione del tasso di risparmio che si verifica quando si esce da una recessione: Renzi, quando si mette d’impegno, è cocciuto come pochi.

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Un giocatore d’azzardo a Palazzo Chigi

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Interessante intervista programmatica di Matteo Renzi al direttore del Foglio, Claudio Cerasa. Tra gli argomenti trattati, vi segnaliamo la visione di Renzi sui conti pubblici, come è venuta distillandosi in oltre un anno di governo, per approssimazioni successive. È una cornice che contiene un quadro non privo di rischi, soprattutto.

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Astuzie e miserie del Grande Comunicatore

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Ogni popolo ha i leader che si merita. Gli italiani hanno una straordinaria propensione al vittimismo ed alla autoassoluzione, oltre ad un peculiare spirito nazionalista straccione che si sposa a meraviglia con un robusto analfabetismo economico di base. Nessuna meraviglia, quindi, che il Principe di turno eserciti il proprio ésprit florentin ricorrendo a molte di queste leve strategiche comunicative.

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Non disturbate il motivatore

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi, nel corso della Direzione (con la maiuscola o senza?) del Partito democratico, il premier Matteo Renzi ha spiegato quale deve essere l’atteggiamento del perfetto patriota. O meglio dell’antigufo. Sono nozioni bizzarre, e vale la pena analizzarle per capire meglio il Renzi-pensiero.

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Sono un ragazzo ciclicamente fortunato

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Poiché il nostro premier non perde occasione per ricordarci quanto è stato bravo ed efficace a far “ripartire l’Italia”, malgrado torme di gufi e portasfiga assortiti che intralciano la sua opera con i loro sabba e le loro macumbe, mentre rigetta sdegnato le constatazioni secondo cui la ripresina italiana sarebbe esclusivo frutto di una irripetibile congiuntura esterna, oggi vi omaggiamo di una nota di ricerca che tenta di quantificare la misura di questo “bonus esogeno”. Più precisamente, ci presenta un controfattuale: di quanto sarebbe stata la crescita nei paesi dell’Eurozona se non vi fossero stati deprezzamento dell’euro e crollo del greggio?

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Cercasi Copernico disperatamente

in Economia & Mercato/Italia

E quindi, per l’ennesima volta, siamo a commentare la promessa di taglio delle tasse sulla prima casa. Questa volta è il turno di Matteo Renzi a mettersi in scia al suo antenato Silvio Berlusconi, incluse frasi di circostanza sulla portata “storica” della manovra, che “altri” non sono riusciti a realizzare. In omaggio, stuoli di cocoriti che sparavano a zero sull’avventurismo fiscale di Berlusconi e che oggi invece non trovano di meglio che plaudere al logoro espediente di un leader che sta perdendo colpi nei sondaggi, a tutto vantaggio di piccoli demagoghi che rappresentano solo il termometro della febbre che divora un paese di creduli in stato terminale.

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