Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Media

Spezzeremo le reni alla realtà

Oggi sui giornali prosegue il fallout di minchiate commenti, dichiarazioni, prese di posizione, elucubrazioni di una classe politica scossa per il fatto che la realtà continua ad essere terribilmente cocciuta. È un triste replay di ossessioni e furbizie, con codazzo di una stampa che tenta disperatamente di non prendere a sua volta troppi ceffoni, dalla realtà e dai “referenti” di turno.

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A Siena diluvia, Germania ladra

Il nuovo passatempo degli italiani, in quella terra di nessuno che va da Natale a Capodanno, è in realtà assai vecchio: perché la Bce chiede più capitale per MPS? Perché non sono più i leggendari 5 miliardi scribacchiati sul tovagliolo al bar, durante il regno di Pinocchio-Lucignolo Renzi ma sono diventati ben 8,8? Cosa c’è sotto, dietro, sopra, di lato? Ah, saperlo. Però, anche nelle gravi angustie dei contribuenti italiani causate dalla banca più antica del mondo, eccetera eccetera, c’è un’ossessione che non si schioda dalla mente dei nostri giornalisti, editorialisti, politici, commentatori: perché Deutsche Bank riceve tutti questi favoritismi? Eh? Perché?

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Rignano, secondo estratto

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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I patrioti della banca perduta

Da qualche tempo, su un settimanale di mercati finanziari e sul corrispondente quotidiano, edito dallo stesso gruppo editoriale, è in corso una singolare campagna “patriottica” a favore delle nostre banche. Gli ingredienti sono i soliti: il complotto dello Straniero, in particolare della Commissione Ue asservita ai tedeschi, e la “speculazione” internazionale che prende di mira i nostri istituti di credito, mettendoli in ginocchio. Nulla di inedito, molto di agostano: alla fine, in un modo o nell’altro, le pagine vanno imbrattate di inchiostro, senza tregua.

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Cercasi scudo contro la stupidità

Nella giornata di ieri si sono diffuse, ed in seguito sono state confermate, voci sulla concessione da parte della Commissione europea all’Italia della possibilità di concedere una garanzia pubblica a tutela della liquidità di banche solvibili, per importo massimo di 150 miliardi di euro e sino alla fine del 2016, ovviamente prorogabile. Intervento subordinato a condizioni di particolare turbolenza sui mercati. Questo è il minimo sindacale, previsto dalle norme europee, che il governo Renzi ha portato a casa. Non a caso non c’è stata grancassa italiana, e la notizia è stata fatta filtrare dalla Commissione ai media globali, essendo vecchia di alcuni giorni. L’occasione è stata propizia per alcuni epici svarioni della nostra vigile stampa. L’entusiasmo a volte è come la fretta: cattivo consigliere. Soprattutto quando si ha fretta di compiacere “qualcuno”.

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Laudato sii, o mi’ Vittorio

Dal variegato mondo del giornalismo vi segnaliamo un cantore delle gesta del nuovo azionista di controllo di una banca italiana che esce (?) da un periodo di sostanziale affanno e che ora tenta un faticoso turnaround, come direbbero quelli che sanno le lingue. Non sappiamo come finirà, ovviamente, ma almeno ci saremo divertiti con gli editoriali di questo signore.

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Attenzione, cospirazione

Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.

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Numeretti, numeroni, narrative e svarioni

Oggi sul Sole 24 Ore c’è un articolo di Isabella Bufacchi che confuta e rettifica altro articolo online del medesimo giornale, di qualche giorno addietro, in cui si indicava che la Germania avrebbe usato nientemeno che 500 miliardi di fondi pubblici per aiutare le proprie banche durante la Grande Recessione.

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Chi dice sciocchezze disinforma anche te. Digli di smettere

Ieri sera, al Tg La7, ci è stata data una notizia. La notizia del rating di un’emittente che infiniti lutti addusse agli italici risparmiatori, e di cui ricorre in questi giorni l’anniversario del default. L’unico problema è che la notizia data ieri sera dal Tg La7 è semplicemente falsa, e questo è un problema. Anche se nel gigantesco bar sport mediatico chiamato Italia nessuno o quasi segnalerà ciò. Siamo qui noi, si parva licet.

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Astuzie e miserie del Grande Comunicatore

Ogni popolo ha i leader che si merita. Gli italiani hanno una straordinaria propensione al vittimismo ed alla autoassoluzione, oltre ad un peculiare spirito nazionalista straccione che si sposa a meraviglia con un robusto analfabetismo economico di base. Nessuna meraviglia, quindi, che il Principe di turno eserciti il proprio ésprit florentin ricorrendo a molte di queste leve strategiche comunicative.

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