Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mercati-finanziari - page 40

Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare

Economia & Mercato/Italia

Nel corso del suo intervento alla Commissione Finanze del Senato il presidente della Consob, Lamberto Cardia ha dichiarato:

”Suscitano nuove preoccupazioni le conseguenze che la situazione del mercato può avere sull’esposizione delle società quotate a tentativi di acquisizioni ostili. Sono infatti elevate le limitazioni attualmente imposte dalla normativa nazionale alle capacità di difesa delle società, la cosiddetta passivity rule, che impone ai manager della società-bersaglio di non effettuare operazioni che possano ostacolarne l’acquisto. Si tratta di limitazioni legittime e giustificate in contesti ordinari di mercato diversi da quello attuale”.

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McCain&Poor’s

Una chiara correlazione è emersa durante l’ultima fase della campagna elettorale statunitense: quando l’indice S&P cala, le azioni di Obama aumentano. E’ un pattern classico della politica americana, quando l’economia va male il partito incumbent viene penalizzato, anche se il presidente è a fine mandato. Naturalmente ora qualcuno vi dirà che si tratta di un complotto pluto-demo-giudaico-massonico, che Wall Street è schierata in massa con i Dems, e che Lehman è stata fatta fallire (dalla Casa Bianca) proprio per dare ad Obama il boost che gli mancava.

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Minima Summa – 2

Sempre per chi ha fretta:

  • L’accelerazione nelle vendite a cui stiamo assistendo in queste ore è causata verosimilmente dall’esigenza di alcuni gestori (hedge funds su tutti) di far fronte all’onda di piena dei riscatti, oltre che da altre situazioni di fire-sales. Questo ovviamente alimenta un circolo vizioso che, data la gravità della situazione, è bene rappresentato dall’espressione anglosassone death spiral;
  • Di fatto, si tratta della realizzazione del deleveraging di cui abbiamo scritto;
  • Anche per questo motivo, occorre smetterla di dire che siamo sull’orlo di una recessione globale. Siamo in recessione globale, con probabilità non basse di essere in un collasso sistemico;

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Ancora non ci siamo

Economia & Mercato

La liquidità continua a restare imbottigliata nella scadenza overnight, mentre per le scadenze più lunghe (tipicamente la trimestrale) il taglio concertato delle banche centrali semplicemente non è avvenuto. Come abbiamo più volte segnalato, è tempo di pensare a forme di assicurazione pubblica sull’interbancario, per indurre le banche a prestare e scongelare la liquidità. Altrimenti, i problemi per l’economia reale diverranno drammatici.

Evoluzione del bailout

Ieri sera il governo italiano ha illustrato i principi-guida della rete di protezione che si accinge a stendere attorno al sistema creditizio del nostro paese. Non vi sono ancora numeri e dettagli operativi poiché l’intervento, in ossequio ad una tradizione inaugurata da questo esecutivo, viene prima annunciato solennemente in conferenza stampa, e successivamente scritto. Da quanto possiamo sapere in questo momento, il governo italiano ha deciso di estendere la garanzia del fondo interbancario di tutela dei depositi oltre la soglia formale di 103.000 euro. Si tratta di un adeguamento alla tendenza generale affermatasi in Europa da alcuni giorni, che ha visto i governi prendere posizione a favore di una garanzia illimitata sui depositi.

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Invecchiamento

Per l’orgogliosa famiglia Sachs, il fallimento di Goldman Sachs Trading Corporation divenne un’umiliazione molto pubblica. Nel 1932 Eddie Cantor, popolare attore ed uno dei quarantaduemila investitori in Goldman Sachs Trading Corporation, citò in giudizio Goldman Sachs per cento milioni di dollari oltre ad includere regolarmente nel proprio spettacolo di vaudeville feroci battute sulla società. Una di queste: “Mi avevano detto di comprare l’azione per la vecchiaia…ed ha funzionato perfettamente…nel giro di sei mesi mi sono sentito un uomo vecchissimo!”

Tratto da The Partnership: The Making of Goldman Sachs. (Hat-tip: Tyler Cowen)

I’ve Gotta Get Out of Here!

Questa volta è bastato il rumour della mancata conclusione dell’accordo per l’ingresso dei giapponesi di Mitsubishi UFJ in Morgan Stanley per scatenare l’ennesima crisi di nervi, rapidamente trasmessa dal settore finanziario al resto del listino. O almeno questa è una narrativa verosimile. Né l’annuncio dell’acquisto diretto di carta commerciale da parte della Fed, né il taglio dei tassi ormai ampiamente telefonato da Ben Bernanke hanno potuto contro questa psicologia distruttiva che sta erodendo le fondamenta del mercato, e dà a molti la sensazione di essere in trappola:

La sfida delle authority per evitare il disastro finanziario

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

L’ampia e ramificata crisi finanziaria statunitense sta sollevando un ampio dibattito circa le cause del meltdown ed i correttivi da adottare. Le linee di intervento dovrebbero, auspicabilmente, tutelare depositanti e contribuenti e non gli azionisti delle imprese finanziarie coinvolte, consentendo al contempo il libero dispiegarsi degli effetti delle forze di mercato, tra i quali va certamente annoverata l’innovazione finanziaria. Per giungere alla definizione delle linee di intervento occorre preliminarmente individuare le cause della crisi, che sono molteplici: eccesso di leva finanziaria, eccesso di complessità degli strumenti finanziari utilizzati e loro strutturazione sulla base di una modellistica errata, insufficiente regolamentazione degli intermediari finanziari, tassi reali troppo e troppo a lungo negativi negli anni successivi all’11 settembre.

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Che sia ancora colpa della Bce?

Economia & Mercato/Video

Nelle stesse ore in cui la Fed reagiva al crollo delle borse mondiali con un imponente ed inatteso taglio intermeeting per scongiurare un global meltdown, i francesi di Société Générale erano affannosamente ed angosciosamente impegnati a chiudere posizioni lunghe sui futures azionari di mezzo mondo. Tutti possono sbagliare, s’intende, ma a SocGen sono andati oltre: un trader trentunenne è riuscito ad aggirare i controlli interni del proprio risk management e ad accumulare posizioni lunghe (cioè acquisti) su futures azionari attraverso “elaborate operazioni fittizie“, come sono state definite dalla stessa banca francese in un imbarazzato comunicato. Il danno è stato tanto imponente quanto surreale: tre giorni, da lunedì a mercoledì, per chiudere le posizioni, contribuendo pesantemente ai ribassi almeno dove e quando gli scambi erano più sottili, e portando a casa una perdita da trading di 4,9 miliardi di euro. Tutto per l’azione di un solo rogue trader, la cui impresa fa impallidire le gesta del mitico Nick Leeson.

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