Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tag archive

Mercato-del-lavoro - page 11

L’altro popolo delle partite Iva

Discussioni/Italia

E’ questo, con buona pace della narrativa sulla vitale auto-imprenditorialità, punto di forza del nostro paese. In “questo” mondo delle partite Iva abbiamo la monocommittenza, gli orari di lavoro, il vincolo di subordinazione, tutti gli istituti di un rapporto di lavoro dipendente. Questi sono gli effetti di un ripugnante sistema duale, dove il rapporto rischio-rendimento è rovesciato: a maggiore rischio (la precarietà) corrisponde un rendimento (la retribuzione) risibile, e nessuna protezione di welfare, o protezioni più formali che sostanziali. Questa è la negazione del mercato, ed il trionfo di una forma moderna di schiavismo. Questi istituti contrattuali nulla c’entrano con la flessibilità, è bene sgombrare subito il campo da questo pernicioso equivoco. Una classe politica che continua a volgersi dall’altra parte davanti ad un simile sconcio è degna solo di disprezzo.

Tu vuò fare l’italiano

David Rosenberg, ex strategist di Merril Lynch oggi in forza all’asset manager canadese Gluskin Sheff, tra i nostri preferiti per l’innegabile capacità di muoversi “in direzione ostinata e contraria” nel valutare la congiuntura, segnala che lo scorso anno il numero dei cittadini americani che hanno chiesto alla Social Security di beneficiare di assegni di disabilità è cresciuto del 23 per cento. “Un altro inquietante esito della severità dell’impatto della recessione sul mercato del lavoro”, commenta Rosenberg.

Il problema è proprio questo: gli Stati Uniti, paese “flessibile” per antonomasia, stanno sperimentando il tragico fenomeno della disoccupazione di lungo periodo. Che porta con sé la “reinterpretazione” di alcuni istituti di welfare, come quello delle pensioni di invalidità/disabilità, proprio come storicamente successo in Italia con l’uso improprio delle pensioni di invalidità.

Gabbie salariali, ecco i segreti del grande bluff

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

Il tormentone dell’estate politica 2009 è quello delle gabbie salariali, altrimenti definite (dal loro inventore, Umberto Bossi) «territorializzazione del reddito». Non che questa precisazione sia di maggiore aiuto a comprendere esattamente di che si tratti, però. I leghisti hanno detto che l’espressione “gabbie salariali”non è corretta, ma sono loro ad averla usata per primi, salvo poi annodarsi in precisazioni assolutamente insoddisfacenti per comprendere quale è l’obiettivo “operativo”. Si è parlato di «rapportare retribuzione e costo della vita al territorio» ignorando che, nel lungo periodo, il tasso di crescita delle retribuzioni reali (cioè al netto dell’inflazione) dipende dalla crescita della produttività, e non da una «scala mobile geografica». Senza contare che esiste un accordo-quadro.

Leggi tutto

Non si impiccano le idee all’ignoranza

Su il Giornale, Vittorio Macioce tenta una difesa, neppure troppo d’ufficio, dei concetti che i leghisti prima ed il premier poi hanno espresso negli ultimi giorni sulla differenziazione salariale tra aree territoriali. Tenete a mente quest’ultima espressione, che abbiamo messo in corsivo, ci servirà tra poco. Chi ha mai parlato di gabbie salariali?, si chiede Macioce. Presto detto: la Lega e il premier. Riascoltiamo le parole dei protagonisti.

Leggi tutto

Riforme ingabbiate

Poiché ogni giorno ha la sua pena, siamo costretti ad occuparci dell’ultima trovata very pop della Lega, quella delle gabbie salariali. Un meccanismo di cui si parla da molto tempo: negli anni Settanta e Ottanta venivano proposte per riassorbire la forte disoccupazione delle regioni meridionali. Poiché queste ultime, si diceva, sono caratterizzate da trend di crescita della produttività nettamente inferiori rispetto al Centro-Nord, avere una centralizzazione retributiva (ed una elevata pressione fiscale) finisce col perpetuare il dualismo territoriale del paese, incentivando il sommerso fiscale e contributivo delle regioni a crescita più lenta.

Leggi tutto

Percorso di guerra

Mentre i dati macroeconomici continuano a indicare una riduzione della velocità di caduta dell’economia, ed in attesa dell’agognata stabilizzazione, alcuni recenti tendenze rischiano di far deragliare il lento convoglio della ripresa. Le segnala David Rosenberg, ex chief economist di Merrill Lynch ed attualmente rientrato in patria, in Canada, dove lavora sul buy side per un asset manager locale. Nello specifico, i prezzi al dettaglio dei carburanti sono aumentati in quaranta giorni di un dollaro al gallone, e questo si tradurrà in un drenaggio di spesa discrezionale equivalente a 130 miliardi di dollari su base annua. A ciò si aggiunge il rimbalzo di 60 punti-base dei tassi ipotecari, che ha causato un crollo di quasi il 60 per cento nei rifinanziamenti di mutui. Mettiamoci pure il calo dello 0,2 per cento nei guadagni medi orari in maggio, e giungeremo alla conclusione che è piuttosto difficile attendersi un contributo determinante alla ripresa da parte del consumatore.

Leggi tutto

Illusioni ottiche

Sul suo blog, Jeff Frankels, membro del Dating Committee del National Bureau of Economic Research (quello che si occupa di datare inizio e fine delle recessioni), riflette sull’ultimo dato di occupazione negli Stati Uniti, che ha mostrato una confortante riduzione nel numero di posti di lavoro distrutti dalla crisi. Premesso che i dati mensili sono particolarmente “rumorosi” in termini di fluttuazioni rispetto al trend, e premesso anche che l’occupazione è in linea di massima un indicatore differito della congiuntura, Frankel si concentra sul numero di ore lavorate nell’economia, e sulla loro variazione.

Leggi tutto

Di ammortizzatori e immobilizer

[…] Dove cantieri proprio non ce ne sono né ce ne saranno è in materia di lavoro e politiche previdenziali. Niente riforma degli ammortizzatori sociali, niente riforma dei percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, nessun intervento per legare le pensioni all’andamento dell’economia, come ha ribadito in questi giorni il ministro Sacconi. Vedremo solo libri bianchi, che si aggiungono a quelli dei governi precedenti, e ai libri verdi già prodotti. E nel silenzio di tutti la Camera ha reintrodotto il più generoso sistema contributivo. Ovviamente solo per i parlamentari.

Tito Boeri

Le schede de lavoce.info sul primo anno del governo Berlusconi. Qui la seconda parte.

Lo chiamavano Legal Standard

«Il sommerso è stato una scelta sociale implicita, che svolge una funzione soprattutto nei tempi di crisi. Il sommerso è un grande ammortizzatore sociale. Attenzione: non grido “viva il sommerso”. Prendo atto della realtà» –  Renato Brunetta

Un esecutivo che nei giorni pari “prende atto della realtà”, una realtà fatta di diseguaglianze ed illegalità (chiamiamole balcanizzazioni, suvvia) piccole, grandi, necessarie e necessitate, senza tentare di incidervi strutturalmente, e nei giorni dispari propone solennemente degli “standard legali” per riportare l’etica sui mercati e nel mondo, suona vagamente dissociato.

Leggi tutto

Go to Top