Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Prodotti tipici italiani: il vuoto normativo mezzo pieno

Su Repubblica, Valentina Conte spiega la situazione surreale che si è venuta a creare dopo l’eliminazione dei voucher, cioè del “lavoro accessorio,” a mezzo decreto legge, in quello che a sinistra viene visto come il primo raggio del nuovo Sol dell’Avvenire. Quello in cui basta raccogliere le firme per un referendum “problematico” e molto pop per indurre il governo pro tempore a terrorizzarsi e sbracare gioiosamente, legiferando l’integrale recepimento del quesito referendario, senza manco scomodare i cittadini e farli recare alle urne. Che volete di più dalla vita, un tucano? Dalla vicenda voucher, e dal cratere normativo che si è aperta, con conseguente “sanatoria” barocca che già si staglia nitida all’orizzonte, si coglie l’intima essenza della bancarotta italiana. Ora anche psichica.

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Non esistono pasti gratis ma il delirio è in omaggio

Puntata di Otto e mezzo del 18 marzo, condotta da Lilli Gruber con Domenico De Masi (sociologo), Antonio Monda (scrittore), Giovanni Veronesi (regista) e il vostro titolare (sé stesso). Torniamo sul tema dell’ultimo libro del simpatico De Masi, “Lavorare gratis, lavorare tutti” (la cui “filosofia” avevo già recensito qui), per una rapida escursione/incursione in un universo alternativo in cui si finisce a mischiare temi planetari (la disoccupazione tecnologica) con altri specifici alla crisi italiana (la fuga dei giovani e non solo, il welfare fallimentare). De Masi, che già anni addietro aveva identificato la radice della forza economica tedesca osservando che laggiù dopo le 17 gli uffici son deserti, si conferma grande ed apodittico affabulatore futurologo, con epidermica avversione per il fact checking ma forse proprio per questo ha ampio mercato mediatico in questo paese. Lamenta che molti suoi studenti restino a lungo disoccupati.

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Voucher, che fare?

Economia & Mercato/Italia

Signori, ci (ri)siamo: siamo in uno dei non rari momenti pop della politica italiana, quelli in cui ci si sveglia un mattino e ci si scopre tutti o quasi “di sinistra”, o meglio con una irrefrenabile pulsione etica a combattere abusi, sopraffazioni e liberismo, e a dare la caccia all’homo homini lupus di hobbesiana memoria. In questi giorni questa pulsione etica, frammista alla solita discreta dose di paraculismo politico, ha colto il Pd, impegnato nello strenuo tentativo di scongiurare il referendum calendarizzato per il prossimo 28 maggio, sull’abolizione dei voucher e la modifica della responsabilità solidale negli appalti.

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Competitività, eppur si muove

Oggi Istat ha pubblicato l’edizione 2017 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Che mostra come, nell’ultimo biennio, il nostro paese abbia manifestato un recupero della capacità di penetrazione dell’export. Ci sono alcuni punti meritevoli di segnalazione, per capire come e dove la politica economica ha sin qui sbagliato, e cosa serve per ristrutturare e rilanciare la nostra economia.

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Lavorare gratis, lavorare tutti. E smettere di sniffare trielina

Il sociologo del lavoro Domenico De Masi sta da tempo elaborando originali proposte per affrontare i rischi di disoccupazione tecnologica. Fatale che il suo percorso incrociasse quello del M5S, alla ricerca dell’utopia perfetta da declinare in proposte di legge. In una intervista a La Stampa, De Masi spiega come spianare il Turchino per eliminare la nebbia in Val Padana ridurre la disoccupazione, non solo quella tecnologica. Ed è subito “momento peyote”.

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Voucher, un accessorio dagli usi impropri

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

sono i cosiddetti “voucher” la causa di ogni male della crisi del lavoro in Italia? La domanda, ovviamente, è mal posta e risulta retorica. Una valutazione obiettiva delle dinamiche del lavoro e dell’economia porta inevitabilmente a concludere che non sono le leggi sul lavoro a creare lavoro o disoccupazione, bensì appunto l’andamento dell’economia.

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Lavoro: meno inattivi, più dinamismo? Non così in fretta

Economia & Mercato/Italia

Con la pubblicazione dei dati sul mercato italiano del lavoro nel terzo trimestre, Istat ha anche aggiornato il fondamentale database di statistiche economiche del paese, da cui è possibile “trivellare” qualche informazione aggiuntiva, e giungere a conclusioni che spesso vanno in direzione opposta alla vulgata ufficiale. Ad esempio, analizzando congiuntamente le serie storiche trimestrali su disoccupati ed inattivi.

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La vasca dei lavoratori e la ripresa promessa da Donald Renzi

Economia & Mercato/Italia

I dati del mercato del lavoro di ottobre e la stima finale del Pil del terzo trimestre, pubblicati ieri da Istat, offrono lo spunto per un commento sulla situazione congiunturale del nostro paese, nel contesto dell’economia globale e degli elementi di fragilità che ci caratterizzano. Tentiamo di cogliere qualche segnale debole e valutare cosa ci aspetta il prossimo anno, turbolenze politiche a parte.

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Fingiamo di ridurre il costo del lavoro, qualcuno se la berrà

Economia & Mercato/Italia

Ieri il premier Matteo Renzi ha annunciato che per il 2017 chi assumerà a tempo indeterminato o in apprendistato nelle regioni meridionali un giovane tra 15 e 24 anni o un disoccupato over 24 in cerca di lavoro da più di sei mesi, avrà uno sconto sui contributi fino a 8.060 euro, come accaduto nel primo anno dei sussidi del Jobs Act. In pratica, si ripete l’errore in quella che appare vieppiù come una sorta di coazione a ripetere l’erogazione di misure prive di razionalità economica.

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Inps, Istat o Ferrarelle?

Economia & Mercato/Italia

Dopo i dati di ieri dell’Osservatorio Inps sulla precarietà, che hanno mostrato un andamento non brillantissimo del contratto a tempo indeterminato, per usare un understatement, torna l’antica disputa metodologica: “meglio” i dati Inps, che registrano in modo puntuale attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro, oppure le indagini campionarie Istat? La risposta è banale: dipende. Da cosa state cercando di giustificare.

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