Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mercato-del-lavoro - page 3

La grande fuga verso l’inattività

in Economia & Mercato/Italia

Oggi Eurostat ha pubblicato i dati di flusso del terzo trimestre 2015 sulle transizioni dalla disoccupazione nei paesi della Ue. L’analisi si propone di rispondere ad alcune domande: tra coloro che, nel secondo trimestre 2015, erano disoccupati, quanti sono rimasti tali nel terzo trimestre? Quanti hanno trovato occupazione? Quanti sono divenuti inattivi? Le risposte sono interessanti e, per il nostro paese, anche inquietanti.

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Mercato del lavoro, più Fornero che Jobs Act, precarietà resta

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicato da Istat il rapporto sul mercato italiano del lavoro nel terzo trimestre. La sintesi estrema è che si conferma una blanda ripresa congiunturale, che è ovvio riflesso di una crescita altrettanto blanda. Sembra banale, e pure un filo nauseante, dover ripetere continuamente questi concetti, ma tant’è, in un paese ormai instupidito da opposte bande di propagandisti.

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Usate la testa, contate le teste

in Contributi esterni/Economia & Mercato/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

i posti di lavoro sono davvero cresciuti di circa 415 mila unità? I dati dell’Osservatorio del precariato pubblicati ieri dall’Inps hanno fatto urlare al trionfo del Jobs Act, ma sono piuttosto fuorvianti. Lo è, in particolare, la tabella 3 “Variazione netta dei rapporti di lavoro in essere nei mesi di gennaio – ottobre degli anni 2013, 2014 e 2015” da cui si ricava un dato di più 507.691 rapporti di lavoro, che, tenendo conto delle variazioni assolute delle voci considerate, giunte all’esito di un + 415.557 contratti di lavoro.

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Come ti abbatto la disoccupazione

in Contributi esterni/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Il tasso di disoccupazione è certamente un indice importante per comprendere lo stato di salute del mercato del lavoro, ma, purtroppo, se non letto in rapporto al ben più importante tasso di occupazione può rivelarsi fuorviante. Governo e maggioranza esultano con gioiosi tweet nel leggere i dati diffusi dall’Istat lo scorso 1 dicembre, secondo i quali il tasso di disoccupazione all’11,5% è il più basso da 3 anni a questa parte.
Ma, purtroppo, questo non significa per nulla che l’occupazione sia aumentata: su base annua, infatti, è praticamente piatta.

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Una ripresa inattiva

in Economia & Mercato/Italia

Come segnala Istat, a ottobre il mercato del lavoro italiano non appare brillantissimo. Anzi, appare decisamente stagnante. Ma nel grande menù della propaganda, oggi svetta solo un dato: il tasso di disoccupazione, ai minimi da tre anni.

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Per un costoso miracolo italiano. Pure finto

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Luca Ricolfi oggi sul Sole:

Perché dico che il bilancio è magro? Non sono, 185mila posti di lavoro (creati nei primi nove mesi dell’anno, ndPh.), un risultato comunque apprezzabile? ll bilancio è magro, innanzitutto, in termini di costi e benefici. Perché i costi sono stati altissimi (circa 12 miliardi, spalmati in 3 anni, per i soli assunti nel 2015), ma i benefici occupazionali sono stati minimi. Per rendersene conto, basta confrontare l’incremento di posti nei primi 9 mesi del 2015 (vigente la decontribuzione, e con il Pil in crescita), con quello dei primi 9 mesi del 2014 (senza decontribuzione, e con il Pil in calo). Sembra incredibile, ma la formazione di posti di lavoro è del tutto analoga: 185mila nel 2015, 159mila nel 2014. La differenza è trascurabile (prossima all’errore statistico), tanto più se si considera che nel 2014 l’economia andava decisamente peggio che nel 2015. Nel corso di quest’anno, nonostante una congiuntura decisamente più favorevole, nonché la spinta della decontribuzione, la formazione di posti di lavoro è migliorata di appena 26mila posti (185mila contro 159mila)

E quindi si, “l’Italia è tornata”. A credere alle fiabe e a spendere soldi pubblici in modo inefficace ed inefficiente.

Come creare un mini boom di occupazione

in Contributi esterni/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

sui dati relativi all’occupazione si sarà sempre destinati ad equivocare. Soprattutto perché non si vuol capire che più che il dato della disoccupazione, quello che dovrebbe davvero interessare è il tasso di occupazione.
L’errore comune che si commette è pensare ad un rapporto di vasi comunicanti tra disoccupati ed occupati, sicchè al diminuire degli uni, crescono gli altri. Le cose non stanno così, come a suo tempo provai a spiegare qui. C’è un elemento estremamente importante, inoltre, spesso dimenticato. La differenza che esiste tra il disoccupato vero e proprio e la persona priva di lavoro.

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Aumentan gli inattivi, i piddini fan festa

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Ed eccoci, anche questo mese, a commentare il frastuono statistico sui dati di occupazione. Come riporta Istat, a settembre 2015 la stima degli occupati diminuisce dello 0,2% (-36 mila). Il calo riguarda sia i dipendenti (-26 mila) sia gli indipendenti (-10 mila). Il tasso di occupazione diminuisce di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,5%. Su base annua l’occupazione cresce dello 0,9% (+192 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,6 punti. Proviamo a ridurre il frastuono statistico mensile, allora?

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Jobs Act, e sai cosa bevi – 2

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Appuntamento mensile con la nuova narrazione sui miracoli del Jobs Act, la nuova Medjugorje della propaganda governativa italiana. Si tratta del dato mensile sulle partite Iva, pubblicato dal MEF. Dal mese scorso, il comunicato governativo ci “suggerisce” che il calo del numero di nuove aperture di partite Iva può essere posto in relazione al dispiegamento della geometrica potenza di fuoco del contratto a tutele crescenti. Anche questo mese il miracolo pare essersi ripetuto.

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Riforma della contrattazione, appuntamento col destino

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Oggi Repubblica segnala che il governo, dopo il fallimento del periodo concesso alle parti sociali per la riforma della contrattazione collettiva, potrebbe prendere l’iniziativa e spostarne il baricentro verso l’ambito aziendale e territoriale, introducendo contestualmente il salario minimo. In questo troverebbe sponda da parte di Confindustria, il cui presidente, Giorgio Squinzi, sta mandando evidenti segnali di insofferenza per lo stallo nel negoziato con i sindacati, arenatosi sulla precondizione di Cgil e Uil a trattare solo dopo il rinnovo col vecchio schema dei contratti collettivi dell’industria.

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La ripresa ciclica tocca anche il mercato del lavoro

in Economia & Mercato/Italia

Dati positivi per il mercato italiano del lavoro ad agosto. Come riporta Istat, nel mese estivo sono stati creati 69mila nuovi impieghi, che portano il progresso annuo a 325mila. Bene anche il tasso di occupazione, che risale al 56,5%, con un progresso dello 0,2% nel mese e dello 0,9% annuo, mentre il tasso di disoccupazione scende all’11,9%. Osservando da vicino i dati, si coglie che non è nulla di inatteso né di miracoloso.

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Cose che accadono durante una lieve ripresa ciclica

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicato oggi da Istat il nuovo comunicato trimestrale sul mercato italiano del lavoro, che rappresenta una lettura integrata delle condizioni di offerta e domanda di lavoro. Un prodotto molto utile per comprendere meglio le dinamiche in atto nel mercato del lavoro, dai due lati. La sintesi brutale, che vi anticipiamo qui in caso aveste fretta e/o non intendeste cliccare sul bottone “Continua” è presto detta: siamo in una ripresa ciclica e la composizione delle forze lavoro è lungi dall’essere ottimale.

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Jobs Act, e sai cosa bevi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Proseguendo nella sarabanda di analisi ed inferenze di dati dal mercato italiano del lavoro, il nostro esecutivo dà ulteriore prove di enorme capacità di generazione di spin, nell’indefessa opera di rimbecillimento informazione della pubblica opinione su tutto quanto può servire per permetterci di alzarci la mattina consapevoli che in questo paese “tutto è cambiato”, e che è in atto un “cambiamento molecolare”, come direbbe il nostro premier.

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Arriva la tempesta, odo Renzi far festa

in Economia & Mercato/Italia

Dati nel complesso piuttosto positivi, quest’oggi, per il mercato italiano del lavoro. Si conferma, ed è piuttosto inquietante o perlomeno problematica, l’estrema volatilità delle serie storiche Istat su occupati e disoccupati, ma per oggi diciamo che è d’uopo essere lieti. Del doman vi è la ormai quasi certezza di crescenti nuvole sulla congiuntura economica mondiale.

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Lavoro di sintesi

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Guardando i numeri, cosa sta succedendo nel mercato del lavoro italiano?
«È molto semplice: il numero di occupati a giugno 2015 è identico a quello di giugno 2014, il numero dei disoccupati è cresciuto di 85 mila unità, e il numero degli inattivi è diminuito di 131 mila. Questo vuol dire che l’effetto complessivo delle misure adottate per il lavoro è stato finora nullo. Aggiungo che il numero di giovani occupati (860 mila, 80 mila in meno di un anno fa) è al minimo storico»

È cambiata però la composizione dei contratti.
«Sì, c’è un forte spostamento dai contratti a termine al cosiddetto “contratto a tutele crescenti”, anche grazie ai generosi incentivi a favore delle imprese»

(Enrico Giovannini, intervista a Repubblica, 28 agosto 2015)

Poletti e i numeretti

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Che accade, in un paese “normale”, se un ministero fornisce un dato economico palesemente errato, lo difende con dotte argomentazioni metodologiche, sul filo di dare di ignorante a chi non avesse afferrato le determinanti del numerone, ed il giorno successivo se ne esce con una rammaricata nota in cui conferma di aver compiuto un marchiano errore? Negli altri paesi non sappiamo: in Italia prevale un assordante silenzio, soprattutto sui media.

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Peculiarità italiane: il datore di lavoro scoraggiato

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi su Repubblica compare un’intervista a Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd. In essa, tra le altre cose, Taddei spiega per quale motivo, in quella che sarebbe o dovrebbe essere una ripresa del mercato italiano del lavoro, si nota una bizzarra anomalia, di quelle che impediscono di mettere il segno di spunta alla lista di circostanze che identificano una ripresa degna di questo nome: l’assoluta stagnazione del tasso di posti vacanti. Come la vede Taddei, quindi?

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