Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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MPS

Sofferenze bancarie: ok, il prezzo (non) è giusto

Economia & Mercato/Italia

Da quanto si legge sulla stampa, pare che per MPS persistano problemi legati alla quantificazione del prezzo di cessione dell’intero stock di sofferenze. Se questa frase vi pare del tutto anodina e il tema vi avrebbe pure stancato, possiamo capirvi: ma è dietro questi dettagli che si nasconde il diavolo della realtà. Quella stessa realtà che sul settore bancario italiano viene aggredita quotidianamente dalla nostra classe digerente.

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MPS, dicono sia colpa della Ue. Ma è colpa della realtà

In caso vi foste scordati, la grana MPS è ancora in piedi, apparentemente non vicina alla soluzione, con tempi di sblocco (“entro giugno”) che al momento sono poco più di un wishful thinking, con i commentatori italiani impegnati a dare la colpa alla Commissione Ue, alla Direzione Generale Competizione (DgComp) di Margrethe Vestager, e la realtà che suggerisce cose lievemente diverse, che si riconducono sempre e comunque al processo di valorizzazione delle sofferenze della banca senese. Il che, visto da quanto tempo siamo in ballo, è lievemente sconcertante.

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Puntate il dito, non la luna

Mentre monta l’isteria collettiva sulle liste dei debitori insolventi di MPS e di ogni banca che abbia ricevuto aiuto pubblico, in un clima che, a giudicare dai social network, regredisce direttamente agli anni ruggenti di Mani Pulite (ad ennesima conferma che gli italiani non impareranno mai nulla dalla storia), è utile analizzare la proposta contenuta in un editoriale di Luigi Zingales sul Sole del 10 gennaio. Talmente bizzarra da sembrare perfidamente geniale.

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MPS, il diavolo convertito nei dettagli

Economia & Mercato/Italia

Non è ancora chiarissimo se il salvataggio di MPS sarà un vero burden sharing, a cui cioè partecipano i risparmiatori-investitori, o più propriamente un bail-out travestito da burden sharing, in cui cioè il conto arriva ai contribuenti. Col trascorrere dei giorni la perplessità cresce, soprattutto riguardo alla scelta del governo italiano di voler evitare ad ogni costo ed in radice ogni ipotesi di contenzioso con i privati. Ma questo approccio induce altri rischi: ad esempio quello di fare un vero e proprio regalo a quanti, inclusi privati, nei giorni scorsi hanno comprato subordinati MPS a prezzo di saldo, sfruttando il panico dei venditori.

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Spezzeremo le reni alla realtà

Oggi sui giornali prosegue il fallout di minchiate commenti, dichiarazioni, prese di posizione, elucubrazioni di una classe politica scossa per il fatto che la realtà continua ad essere terribilmente cocciuta. È un triste replay di ossessioni e furbizie, con codazzo di una stampa che tenta disperatamente di non prendere a sua volta troppi ceffoni, dalla realtà e dai “referenti” di turno.

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A Siena diluvia, Germania ladra

Il nuovo passatempo degli italiani, in quella terra di nessuno che va da Natale a Capodanno, è in realtà assai vecchio: perché la Bce chiede più capitale per MPS? Perché non sono più i leggendari 5 miliardi scribacchiati sul tovagliolo al bar, durante il regno di Pinocchio-Lucignolo Renzi ma sono diventati ben 8,8? Cosa c’è sotto, dietro, sopra, di lato? Ah, saperlo. Però, anche nelle gravi angustie dei contribuenti italiani causate dalla banca più antica del mondo, eccetera eccetera, c’è un’ossessione che non si schioda dalla mente dei nostri giornalisti, editorialisti, politici, commentatori: perché Deutsche Bank riceve tutti questi favoritismi? Eh? Perché?

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Pillole avvelenate di un Natale italiano

Fine della telenovela MPS: interverrà lo Stato, cioè i contribuenti, cioè noi (o quasi tutti noi). Gli obbligazionisti hanno fatto la loro parte, con quasi 2,5 miliardi di euro di adesione spintanea alla conversione azionaria, tra istituzionali e retail. Peccato per la desolante assenza di “anchor investor“: né Qatar, né Re Magi assortiti. Ma non temete: vi diranno che la colpa è del No al referendum costituzionale, perché tutto va ricondotto alla Narrazione. Che comunque non è esclusiva renziana, sia chiaro.

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Capital Phastidio

Puntata di Tg Zero del 15 dicembre, condotta su Radio Capital da Vittorio Zucconi ed Edoardo Buffoni. Commenti del vostro titolare su Mediaset e concentrazioni settoriali globali, italianità, MPS ed altri buchi neri Made in Italy, la Trumponomics ed il suo rischio protezionistico, la mitologica uscita dall’euro. Tutto in circa 10 minuti, ce la potete fare anche senza Maalox. Qui, dal minuto 36. Buon ascolto.

Le banche italiane il 5 dicembre

In attesa del giudizio divino di domenica, facciamo una rapida rassegna stampa a commento delle criticità del sistema bancario italiano, alla luce dell’esito del referendum, sempre con la consapevolezza che, se c’è un modo per fare casino con una situazione e trasformarla in un gioco a somma negativa, gli italiani lo faranno. O anche, che se c’è da costruire teoremi e ricette miracolose sulla base di correlazioni rigorosamente spurie, là troverete un italiano intento ad arringare le folle.

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