Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mutui - page 2

Poveri e minoranze non c’entrano – 2

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Un paio di osservazioni sul mercato immobiliare americano. La prima: sono i mutuatari ricchi i più insolventi. Oltre un debitore su sette, tra quanti hanno acceso un mutuo per più di un milione di dollari, sono in grave ritardo sui pagamenti, mentre per mutui inferiori al milione il tasso di delinquency scende a uno su dodici. I debitori più ricchi, inoltre, hanno elevata propensione a ricorrere al “default strategico”, cioè a smettere di pagare (pur essendo in grado di farlo) le rate del mutuo su proprietà il cui valore di mercato è ormai inferiore alla somma mutuata.

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Germania intossicata

in Economia & Mercato/Unione Europea

Qui sotto un interessante grafico, elaborato dal Fondo Monetario Internazionale su dati della Banca per i Regolamenti Internazionali, mostra quello che può accadere quando un paese in costante e crescente surplus commerciale si trova costretto a fare shopping complusivo per la necessità di riciclare tale surplus sul mercato dei capitali.

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Bolla? Quale bolla? – 2

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Video

Il sito Economics of Contempt sta redigendo un elenco (e già si annuncia un protratto work in progress) con le citazioni celebri di tutti i guru che hanno risolutamente negato l’esistenza di una bolla immobiliare. Tra i nomi dei previsori pare esservi una solida maggioranza di sostenitori dell’ipotesi dei mercati efficienti, e più in generale di quanti ritengono che il mercato tenda naturaliter all’equilibrio.

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Bolle globalizzate

in Discussioni/Economia & Mercato

Eccellente grafico interattivo dell’Economist sulla rivalutazione dei prezzi immobiliari in giro per il mondo. Scegliete il trimestre di partenza ed i paesi da confrontare, e potrete verificare che la bolla immobiliare è stata pressoché globale, con buona pace del ritornello di una bolla costruita negli Stati Uniti per effetto dei finanziamenti agevolati concessi alle minoranze. Purtroppo questa è una leggenda metropolitana di matrice repubblicana con cui dovremo abituarci a convivere, malgrado robuste evidenze del contrario, e che peraltro non spiega in alcun modo la bolla del Commercial Real Estate. E quindi, quali le cause?

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Sarà stato Clinton

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Video

Dunque, in questi giorni abbiamo avuto lo scoppio di una bolla speculativa, alimentata negli ultimi anni dal riciclaggio di enormi surplus di bilancia commerciale, sopratutto ma non esclusivamente dei paesi produttori di petrolio (Dubai non lo è). Una bolla esacerbata dal peg al dollaro americano delle valute dei paesi del Golfo, che ne ha impedito l’apprezzamento e causato tassi reali negativi, il combustibile delle bolle.

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Quelli che l’hanno vista arrivare

in Discussioni/Economia & Mercato

Finalmente disponibile, grazie ad un paper di Dirk J.Bezemer della Università di Groningen, la lista degli economisti “contrarian” che hanno correttamente previsto la crisi americana (a differenza degli economisti e dei modelli mainstream), come conseguenza dello scoppio della bolla immobiliare e della deflazione di debito ad essa successiva. Anche il timing delle profezie appare più che soddisfacente.

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Scegliete il regolatore che preferite

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Questa è esemplare. Angelo Mozilo, il fondatore ed ex presidente e CEO di Countrywide, il prestatore di mutui acquisito da Bank of America nel gennaio 2008, quando stava per affondare sotto il peso dei subprime, anni addietro decise che la sua società doveva cambiare il proprio regolatore, e così avvenne. Mozilo, figlio di un macellaio del Bronx, pluri-inquisito nel corso degli anni per frodi in titoli, fino all’ultima accusa di insider trading rivoltagli dalla SEC lo scorso 4 giugno, scelse di porre Countrywide sotto il malleabile Office of Thrift Supervision (O.T.S.), e non più sotto la Fed e l’Office of the Comptroller of the Currency.

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Il conto, prego

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Secondo le ultime, assai provvisorie stime, il costo totale per i contribuenti americani di tutto il denaro speso, prestato, stampato, garantito, preso a prestito o altrimenti impegnato, assomma a circa 15 trilioni (15.000 miliardi) di dollari. Il tutto in poco più di dodici mesi. Un importo che eccede enormemente gli esborsi (ovviamente attualizzati) degli ultimi 206 anni, inclusa la Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco sulla luna, il New Deal, le guerre di Corea, Vietnam, Iraq sommati. Cliccare per ingrandire.

La voragine
La voragine

(Fonte: Barry Ritholtz)

Una banca può salvare una banca?

in Articoli/Economia & Mercato

di Mario Seminerio –  © Liberal Quotidiano

L’ultima edizione del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale stima che le banche europee avranno bisogno di iniezioni di nuovo capitale da un minimo di 375 ed un massimo di 725 miliardi di dollari, a fronte di una cifra compresa tra 275 e 500 miliardi di dollari per le banche statunitensi. Nessuno conosce la reale entità di tale fabbisogno, naturalmente, ma quello che appare evidente è che molte banche europee hanno seri problemi, malgrado una regolazione apparentemente più rigorosa rispetto a quella delle consorelle anglosassoni. Il mancato risanamento delle banche europee è destinato ad avere un considerevole impatto sull’economia della regione, dove l’intermediazione creditizia è fondamentale nel finanziamento di imprese e famiglie, che potrebbero quindi subire gli effetti di un razionamento di credito erogato a condizioni più restrittive, in attesa che gli accresciuti margini di interesse riparino i bilanci delle banche.

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In morte del PPIP

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

La Federal Deposit Insurance Corporation, per gli amici FDIC, ha ieri annunciato di avere rinviato a tempo indeterminato un programma-pilota da un miliardo di dollari, previsto per questo mese, finalizzato ad aiutare le banche a liberarsi degli attivi tossici, che ora si chiamano legacy loans. Ora le banche si sentono molto più forti grazie, in ordine cronologico, all’ammorbidimento delle regole contabili di mark-to-market, agli esiti benevoli (soprattutto per lo scenario utilizzato) degli stress test, e della successiva forte raccolta di mezzi propri sul mercato, aiutata in modo determinante dal mega-rally di borsa in atto da inizio marzo.

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Ribaltati

in Economia & Mercato/Esteri

C’è un paese baltico (anzi, tre) che ha un peg all’euro, cioè che ha legato più o meno strettamente la propria divisa alla moneta unica europea; che per questo motivo ha prodotto un’enorme bolla immobiliare e dei consumi, causata dai tassi reali negativi e dall’afflusso di valuta forte, con relativa voragine del saldo delle partite correnti (ah, e la flat-tax non c’entrava nulla col boom); il cui Pil si è contratto nei primi tre mesi dell’anno del 18 per cento per effetto dello scoppio della bolla; che ha autorità monetarie che, per tenere fisso il cambio, stanno letteralmente togliendo dalla circolazione la moneta nazionale, facendo esplodere i tassi monetari domestici ed aggravando la crisi, oltre ovviamente a dilapidare le riserve valutarie; questo paese quest’anno dovrà/dovrebbe rimborsare debiti in valuta pari al 320 per cento delle proprie riserve.

Secondo voi, come è possibile che questo paese: a) eviti di svalutare la propria moneta nazionale; b) eviti il default sul proprio debito in valuta, che post-svalutazione diverrebbe enormemente più oneroso? Dite che in entrambi i casi non è possibile? Siamo d’accordo con voi.

Toccatevi

in Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Stati-Uniti

«Stiamo finalmente iniziando a vedere i semi di un punto di minimo dell’industria immobiliare. Gli Stati Uniti sono sull’orlo di una importante liquidazione nello stock di immobili invenduti, che può aiutare a stabilizzare i prezzi»  – (Alan Greenspan, 12 maggio 2009);

«Non so, ma penso che il peggio di questa situazione possa essere alle spalle» – (Alan Greenspan, Ottobre 2006);

Prima o poi, la previsione si avvererà. E’ così che si creano i guru della finanza, giusto?

The American Way

in Esteri/Stati-Uniti

Una storia americana:

Nell’aprile 1999 [Obama e la moglie] acquistarono un appartamento a Chicago ed ottennero un mutuo per 159.250 dollari. A maggio 1999, ottennero una linea di credito per 20.750 dollari. In seguito, nel 2002, rifinanziarono l’appartamento con un mutuo da 210.000 dollari, il che significa che riuscirono ad estrarre circa 50.000 dollari di patrimonio netto. Da ultimo, nel 2004, ottennero un’altra linea di credito per 100.000 dollari, che si aggiunse al mutuo. Le dichiarazioni dei redditi per il 2004 rivelano 14.395 dollari di deduzioni per interessi su mutui. Se ipotizziamo un tasso d’interesse del 6 per cento, significa che avevano un debito di 240.000 dollari su una casa comprata per circa 159.250 dollari.

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Prossima fermata, le assicurazioni vita?

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Nei giorni scorsi il Tesoro statunitense ha annunciato l’intenzione di utilizzare una frazione degli ormai esigui fondi rimasti al TARP per infusioni di capitale alle assicurazioni vita, perlomeno a quelle che possono ricevere tali fondi, ad esempio perché controllano un istituto di credito. L’importo a cui pensa il governo è molto esiguo, dell’ordine di 1-3 miliardi di dollari, ma i problemi dei life insurers potrebbero essere ben maggiori. E’ noto che le assicurazioni vita sono state, nel recente passato, avide acquirenti di prodotti strutturati, tali da garantire significative maggiorazioni di rendimento “senza rischio”. Questa descrizione, fino a non molto tempo fa, corrispondeva ai Collateralized Debt Obligation (CDO), agli Abs e a tutte le strutture beneficiate dal rating massimo. Come purtroppo abbiamo appreso, nel mondo della finanza strutturata la tripla A non è garanzia di alcunché. E’ quindi lecito sospettare che le assicurazioni vita abbiano fatto il pieno di carta tossica o perlomeno problematica. Solo che, a differenza delle banche, gli assicuratori non hanno alcun obbligo di mark-to-market, limitandosi a contabilizzare le perdite sui propri investimenti solo al momento in cui si verifica un default.

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Un nuovo FMI per salvare i paesi dell’Est

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

E’ di questi giorni la notizia che un consorzio delle principali banche russe sta contattando i creditori occidentali per proporre una rinegoziazione dei termini dei finanziamenti in essere. L’iniziativa deriva dalla vera e propria emergenza sulle riserve in valute forti che la Russia sta affrontando. Quest’anno, banche ed imprese russe dovranno infatti rimborsare o rinnovare debiti in valuta estera per 117 miliardi di dollari, ma le riserve ufficiali del paese stanno inesorabilmente prosciugandosi a causa dell’effetto congiunto del rimpatrio di capitali esteri, e del debole andamento delle quotazioni del greggio, che impedisce al paese di ricostituire le proprie scorte valutarie. A ciò si aggiunge la gestione del cambio finora adottata dalle autorità russe, che hanno dilapidato riserve nel futile tentativo di frenare il deprezzamento del rublo. Mosca ha già iniziato a concedere prestiti a società pericolanti, dietro pegno di azioni che porteranno entro breve tempo alla nazionalizzazione di interi settori dell’economia. Ma anche così il sistema appare già insolvente rispetto ai creditori internazionali, rappresentati in larga misura da banche europee.

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Castelli di sabbia

in Economia & Mercato/Esteri

Il sogno immobiliare di Dubai si è trasformato in un incubo: prezzi in caduta libera, disoccupazione in ascesa verticale, e per molti stranieri che avevano cercato fortuna qui, magari dopo aver perso il posto a Wall Street o nella City (ma non solo), è tempo di fuggire per evitare il carcere, previsto per i debitori insolventi. I giornali narrano di 3000 auto abbandonate nel parcheggio dell’aeroporto di Dubai da stranieri indebitati che si affrettano a lasciare il paese, mentre un progetto di legge contro il “disfattismo economico” prevede multe fino all’equivalente di 272.000 dollari per i media che danneggino la reputazione o l’economia del paese, raccontandone l’implosione.

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Provaci ancora, Tim

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Ecco un argomento piuttosto robusto a favore della nazionalizzazione come tecnica di riduzione del danno: la somma delle capitalizzazioni di borsa di Citigroup, JPMorgan e Bank of America ammonta complessivamente a 158 miliardi di dollari. Mettiamoci pure Wells Fargo, ed arriviamo a poco meno di 250 miliardi di dollari per comprarsi quattro-diconsi-quattro ex moloch della finanza globale a prezzo di saldo (e quasi di stralcio). Eppure il programma annunciato ieri dal Segretario al Tesoro Timothy Geithner è destinato a fornire (per iniziare) tra 250 e 500 miliardi di dollari solo per tentare di rimuovere dal bilancio delle banche le cartolarizzazioni tossiche. Ridicolo, se non fosse drammatico.

bail

Il dilemma del credito

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Nei giorni scorsi il Tesoro statunitense ha deciso di acquistare 5 miliardi di dollari di azioni privilegiate senior di GMAC, ed ha offerto a General Motors un prestito di un miliardo di dollari per partecipare all’aumento di capitale di GMAC. Per ringraziare di tale generoso intervento pubblico, quest’ultima ha deciso di ridurre il rating creditizio minimo richiesto ai potenziali clienti finanziabili. Il più diffuso di questi rating, noto col nome di FICO, ha un valore mediano nazionale pari a 723. Due mesi addietro GMAC aveva deciso di porre il limite minimo a 700, per cercare di ridurre le insolvenze prospettiche dei propri debitori. Mossa evidentemente prociclica, destinata quindi a tracciare una linea di separazione netta tra clienti solvibili e non, ma razionale. GMAC, dopo l’intervento pubblico (che all’azienda costa l’8 per cento annuo in dividendi privilegiati), ha deciso di offrire finanziamenti a tasso zero ed abbassare il credit scoring al valore di 621. Ma i debitori che hanno un credit score inferiore a 660 sono considerati subprime, il che significa un rischio non trascurabile di nuove insolvenze dei clienti, e la ripetizione del circolo vizioso che ci ha condotti a questo punto.

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