Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mutui - page 3

Poveri e minoranze non c’entrano – 2

Un paio di osservazioni sul mercato immobiliare americano. La prima: sono i mutuatari ricchi i più insolventi. Oltre un debitore su sette, tra quanti hanno acceso un mutuo per più di un milione di dollari, sono in grave ritardo sui pagamenti, mentre per mutui inferiori al milione il tasso di delinquency scende a uno su dodici. I debitori più ricchi, inoltre, hanno elevata propensione a ricorrere al “default strategico”, cioè a smettere di pagare (pur essendo in grado di farlo) le rate del mutuo su proprietà il cui valore di mercato è ormai inferiore alla somma mutuata.

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Son politici

Per quanti si lamentano (giustamente) per le miserrime performance della nostra classe politica, e in caso non vi fossero bastati Angela Merkel ed i suoi compari, ecco a voi Barney Frank, il potente presidente Democratico del Financial Services Committee della Camera dei Rappresentanti statunitense.

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Germania intossicata

Qui sotto un interessante grafico, elaborato dal Fondo Monetario Internazionale su dati della Banca per i Regolamenti Internazionali, mostra quello che può accadere quando un paese in costante e crescente surplus commerciale si trova costretto a fare shopping complusivo per la necessità di riciclare tale surplus sul mercato dei capitali.

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Bolla? Quale bolla? – 2

Il sito Economics of Contempt sta redigendo un elenco (e già si annuncia un protratto work in progress) con le citazioni celebri di tutti i guru che hanno risolutamente negato l’esistenza di una bolla immobiliare. Tra i nomi dei previsori pare esservi una solida maggioranza di sostenitori dell’ipotesi dei mercati efficienti, e più in generale di quanti ritengono che il mercato tenda naturaliter all’equilibrio.

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Bolle globalizzate

Eccellente grafico interattivo dell’Economist sulla rivalutazione dei prezzi immobiliari in giro per il mondo. Scegliete il trimestre di partenza ed i paesi da confrontare, e potrete verificare che la bolla immobiliare è stata pressoché globale, con buona pace del ritornello di una bolla costruita negli Stati Uniti per effetto dei finanziamenti agevolati concessi alle minoranze. Purtroppo questa è una leggenda metropolitana di matrice repubblicana con cui dovremo abituarci a convivere, malgrado robuste evidenze del contrario, e che peraltro non spiega in alcun modo la bolla del Commercial Real Estate. E quindi, quali le cause?

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Sarà stato Clinton

Dunque, in questi giorni abbiamo avuto lo scoppio di una bolla speculativa, alimentata negli ultimi anni dal riciclaggio di enormi surplus di bilancia commerciale, sopratutto ma non esclusivamente dei paesi produttori di petrolio (Dubai non lo è). Una bolla esacerbata dal peg al dollaro americano delle valute dei paesi del Golfo, che ne ha impedito l’apprezzamento e causato tassi reali negativi, il combustibile delle bolle.

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Quelli che l’hanno vista arrivare

Finalmente disponibile, grazie ad un paper di Dirk J.Bezemer della Università di Groningen, la lista degli economisti “contrarian” che hanno correttamente previsto la crisi americana (a differenza degli economisti e dei modelli mainstream), come conseguenza dello scoppio della bolla immobiliare e della deflazione di debito ad essa successiva. Anche il timing delle profezie appare più che soddisfacente.

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Scegliete il regolatore che preferite

Questa è esemplare. Angelo Mozilo, il fondatore ed ex presidente e CEO di Countrywide, il prestatore di mutui acquisito da Bank of America nel gennaio 2008, quando stava per affondare sotto il peso dei subprime, anni addietro decise che la sua società doveva cambiare il proprio regolatore, e così avvenne. Mozilo, figlio di un macellaio del Bronx, pluri-inquisito nel corso degli anni per frodi in titoli, fino all’ultima accusa di insider trading rivoltagli dalla SEC lo scorso 4 giugno, scelse di porre Countrywide sotto il malleabile Office of Thrift Supervision (O.T.S.), e non più sotto la Fed e l’Office of the Comptroller of the Currency.

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Il conto, prego

Secondo le ultime, assai provvisorie stime, il costo totale per i contribuenti americani di tutto il denaro speso, prestato, stampato, garantito, preso a prestito o altrimenti impegnato, assomma a circa 15 trilioni (15.000 miliardi) di dollari. Il tutto in poco più di dodici mesi. Un importo che eccede enormemente gli esborsi (ovviamente attualizzati) degli ultimi 206 anni, inclusa la Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco sulla luna, il New Deal, le guerre di Corea, Vietnam, Iraq sommati. Cliccare per ingrandire.

La voragine
La voragine

(Fonte: Barry Ritholtz)

Una banca può salvare una banca?

Articoli/Economia & Mercato

di Mario Seminerio –  © Liberal Quotidiano

L’ultima edizione del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale stima che le banche europee avranno bisogno di iniezioni di nuovo capitale da un minimo di 375 ed un massimo di 725 miliardi di dollari, a fronte di una cifra compresa tra 275 e 500 miliardi di dollari per le banche statunitensi. Nessuno conosce la reale entità di tale fabbisogno, naturalmente, ma quello che appare evidente è che molte banche europee hanno seri problemi, malgrado una regolazione apparentemente più rigorosa rispetto a quella delle consorelle anglosassoni. Il mancato risanamento delle banche europee è destinato ad avere un considerevole impatto sull’economia della regione, dove l’intermediazione creditizia è fondamentale nel finanziamento di imprese e famiglie, che potrebbero quindi subire gli effetti di un razionamento di credito erogato a condizioni più restrittive, in attesa che gli accresciuti margini di interesse riparino i bilanci delle banche.

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