Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mutui - page 3

Disneyland finanziaria

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Il disastro Usa è figlio di una truffa generalizzata

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Come uno stillicidio, la stampa statunitense riporta ormai su base settimanale le evidenze aneddotiche della grande abbuffata di credito facile che ha portato il paese sull’orlo della bancarotta. L’ultima storia è quella, raccontata domenica dal New York Times, di Washington Mutual, la banca di Seattle che, al culmine della propria espansione, apriva sportelli al passo di una catena di fast food, ed i cui manager si impasticcavano di metamfetamine per reggere il passo delle domande di mutuo, accolte sulla base di una semplice autocertificazione di reddito e patrimonio. E’ un vero articolo di costume, quello del New York Times, il costume di un’epoca: insegnanti che dichiaravano lo stipendio di broker di borsa, baby sitter che millantavano il reddito di presidi di college, un giardiniere con reddito mensile di 12.000 dollari.

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Autointossicazione o modello da imitare?

in Economia & Mercato

La divisione banca d’investimento del Credit Suisse Group ha scoperto un nuovo modo per ridurre il rischio di perdite derivanti da circa 5 miliardi di dollari di proprie obbligazioni e prestiti: usarli per pagare i bonus di fine anno dei dipendenti. La banca userà le cartolarizzazioni su immobili commerciali ed i leveraged loans, alcuni tra i titoli accusati di aver causato la peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione, per finanziare i compensi dei dirigenti. La nuova policy si applica solo ai managing directors ed ai directors, le due prime linee gerarchiche della banca. La platea interessata all’iniziativa è stimata nell’ordine di alcune migliaia di dipendenti. Secondo il Chief Executive Officer della banca, Brady Dougan, e della divisione banca d’investimento, Paul Calello, questa iniziativa rappresenterà un punto d’equilibrio tra gli interessi di dipendenti, azionisti e regolatori, ed aiuterà la banca a posizionarsi correttamente per il 2009. I titoli verranno posti in un apposito veicolo d’investimento, di cui i dipendenti interessati all’erogazione riceveranno titoli. In caso gli attivi conferiti al veicolo dovessero subire svalutazioni e perdite, i bonus verranno quindi colpiti per primi.

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Armi non convenzionali

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

La settimana scorsa la Federal Reserve ha comprato 5 miliardi di dollari di debito emesso da Fannie Mae, Freddie Mac, e Federal Home Loan Bank, nell’ambito del nuovo programma mirato a ridurre i costi dei mutui. L’acquisto ha interessato titoli di scadenza compresa tra dicembre 2008 e novembre 2009, ad un tasso d’interesse del 4,5 per cento.

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Poveri e minoranze non c’entrano

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Lo sappiamo: quando una falsità viene reiterata infinite volte, diventa verità indisputata. Ma noi siamo cocciuti e donchisciotteschi, e abbiamo per missione il debunking dei luoghi comuni. Quindi, repetita iuvant.

Durante un discorso tenuto oggi a Washington, il governatore della Federal Reserve Randall Kroszner, un economista conservatore attualmente in sabbatico dalla docenza alla Booth Graduate School of Business dell’Università di Chicago, ha detto che il Community Reinvestment Act non può essere ritenuto responsabile della crisi dei mutui subprime, malgrado le ricorrenti affermazioni del contrario, provenienti dalle fila Repubblicane.

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Il suo nome era Tremonti Giulio, ma lo chiamavan mago

in Economia & Mercato/Italia

Immaginate un cliente che, il 2 gennaio prossimo, si reca in banca per stipulare un mutuo prima casa a tasso variabile. Dal 30 novembre il governo ha stabilito che

“A partire dal primo gennaio 2009, le banche che offrono alla clientela mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale devono assicurare ai medesimi clienti la possibilità di stipulare tali contratti a un tasso variabile, indicizzato al tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale della Banca centrale europea”

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A conti (quasi) fatti

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Incluso l’ultimo (per questo mese) salvataggio di Citigroup, il costo totale del bailout dell’economia e della finanza americane, in termini di importi finora impegnati, è pari a 4.616,5 miliardi di dollari. Manca ancora il bang di Obama, che dovrebbe essere di 700 miliardi di dollari. Barry Ritholtz confronta il costo del salvataggio con quello delle altre grandi spese della storia degli Stati Uniti, con gli importi corretti per l’inflazione.

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Citigroup, salvataggio continuo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Citigroup otterrà la garanzia del governo federale su 306 miliardi di cartolarizzazioni dissestate ed altri asset tossici riportati a bilancio, secondo quanto deciso da un piano per stabilizzare la banca, che la scorsa settimana ha perso il 60 per cento della propria capitalizzazione azionaria. Citigroup otterrà anche un’infusione di liquidità per 20 miliardi di dollari dal Tesoro, in aggiunta ai 25 miliardi ricevuti il mese scorso attraverso il TARP. In cambio di liquidità e garanzie, il governo otterrà 27 miliardi di dollari in azioni privilegiate che pagheranno un dividendo dell’8 per cento.

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Non esattamente (the sequel)

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Fannie Mae o Freddie Mac, i giganti dei mutui che hanno avviato la crisi“: scriveva così, giorni addietro, il nostro tuttologo di riferimento. Un luogo comune duro a morire, quasi come quello che sostiene che la crisi dei mutui sia stata figlia delle politiche di credito immobiliare agevolato a favore delle minoranze, il Community Reinvestment Act (CRA). In realtà, i dati dimostrano cose un po’ differenti. Ad esempio, che molti dei principali prestatori subprime non erano neppure banche, e quindi non erano soggetti al CRA. Oppure, che nessuno ha imposto per legge a Bear Stearns di avere una leva finanziaria pari a 33 volte. Per tentare di far acquisire il concetto, proviamo con un disegnino, tratto dal blog di Mark Thoma.

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Paulson e la casta

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Iniziano ad emergere alcune contraddizioni ed incoerenze sul grande salvataggio pubblico che la Federal Reserve ed il Tesoro statunitense hanno compiuto nelle scorse settimane. Molte di queste incoerenze si riconducono ad AIG, l’assicurazione che volle farsi hedge fund all’insaputa dei propri regolatori. Prima di analizzarle, un passo indietro: lo scorso 24 settembre Warren Buffett, il leggendario value investor degli Stati Uniti, entra nel capitale di Goldman Sachs attraverso Berkshire Hathaway, la propria compagnia d’investimento. L’operazione prevede l’emissione di 5 miliardi di dollari di azioni privilegiate che pagano a Buffett una ricca cedola del 10 per cento, e la sottoscrizione di warrant che consentiranno all’”Oracolo di Omaha” di sottoscrivere 5 miliardi di dollari di azioni Goldman al prezzo di esercizio di 115 dollari (oggi le azioni quotano poco sotto gli 80 dollari). L’elevata cedola che Buffett riceverà sulle azioni privilegiate è da porre in relazione al deterioramento del merito di credito di Goldman, e quindi alla sua maggiore rischiosità.

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Per la precisione

in Economia & Mercato

Secondo dati elaborati da Bloomberg, dall’inizio della crisi creditizia le istituzioni finanziarie della regione America (di fatto, quasi esclusivamente gli Stati Uniti), hanno effettuato svalutazioni e riconosciuto perdite su crediti per 410,4 miliardi di dollari e raccolto capitale per 342; l’Europa ha registrato 222 miliardi di perdite e svalutazioni e ricapitalizzato per 276,6; l’Asia ha contabilizzato perdite per 25,4 miliardi e raccolto capitale per 22,4.

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Come si dice piano Paulson in Svizzera?

in Economia & Mercato/Esteri

La Confederazione svizzera ha raggiunto un accordo con UBS, la banca europea che ha finora subito le maggiori perdite dalla crisi dei mutui. In base all’accordo UBS emetterà obbligazioni convertibili (mandatory convertible) per 6 miliardi di franchi, interamente sottoscritte dalla Confederazione, e conferirà fino a 60 miliardi di dollari di attivi rischiosi ad un fondo sostenuto dalla Banca Nazionale Svizzera. Il governo svizzero, inoltre, procederà ad aumentare la garanzia sui depositi ed a sostenere i prestiti interbancari delle banche del paese. Le misure adottate determinano il riallineamento della Svizzera alle iniziative adottate dall’Eurogruppo lo scorso fine settimana. Tecnicamente, UBS venderà 6 miliardi di franchi di mandatory convertible notes al governo svizzero. Dopo la conversione obbligatoria Berna avrà il 9,3 per cento della banca. La Banca Nazionale Svizzera, poi, presterà 54 miliardi di dollari per finanziare il fondo di attivi tossici, ricevendone in cambio un interesse e la compartecipazione ad eventuali utili.

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La pistola alla tempia del cavallo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Henry Paulson ha “persuaso” le nove principali banche statunitensi ad accettare un’iniezione governativa di capitale per 125 miliardi di dollari, ma convincerle a tornare a prestare potrebbe essere impresa ardua. L’acquisto governativo di quote di capitale in Citigroup, Morgan Stanley ed altre sette grandi istituzioni avviene infatti senza alcuna garanzia che l’investimento possa scongelare i mercati del credito, né fornisce al Tesoro posti nei consigli di amministrazione o qualsiasi altra leva per fare in modo che le banche utilizzino effettivamente i fondi per sostenere l’economia. Sono peraltro gli stessi funzionari governativi a riconoscere questo limite dell’intervento, che è concepito esclusivamente come incentivo a fare utili prestando fondi anziché tesaurizzandoli per rafforzare i propri bilanci. La garanzia pubblica sull’accesso alle fonti di finanziamento e l’irrobustimento della base di capitale dovrebbero quindi servire a rendere visibile e manifesta la convenienza a far soldi attraverso il credito.

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Fusionismo estremo

in Adotta Un Neurone/Italia

Sentita questa mattina al GrParlamento Rai:

“Comunismo e capitalismo: è ipotizzabile una fusione tra le due ideologie?”

Questa è la prova di quanto duro questa crisi stia colpendo. Soprattutto alcune menti.

La krugmanizzazione del piano Paulson

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Ieri il Segretario al Tesoro statunitense, Henry Paulson, ha convocato i vertici delle principali banche americane, ed ha comunicato loro che l’Amministrazione Bush investirà 125 miliardi di dollari nei loro istituti, assumendo partecipazioni azionarie. La manovra è parte del piano da 700 miliardi di dollari approvato dal Congresso, e segue analoghe iniziative dei governi europei (segnatamente, del battistrada Gordon Brown) per scongelare il mercato del credito. Le banche statunitensi coinvolte sono Citigroup, Goldman Sachs, Wells Fargo, JPMorgan Chase, Bank of America, Merrill Lynch, Morgan Stanley, State Street e Bank of New York Mellon. Il piano prevede la sottoscrizione da parte del Tesoro di azioni privilegiate, una tipologia di investimento azionario che evita di danneggiare gli azionisti esistenti e disincentivare quelli potenziali, è privo di diritti di voto ed ha un privilegio nella corresponsione di un dividendo minimo. Le banche maggiori non potranno rifiutare l’intervento del Tesoro, e dovranno sottostare a restrizioni sulle compensation.

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Europa, attenta alla sindrome islandese

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – LiberoMercato

Venerdì scorso il primo ministro islandese, Geir Haarde, nel tentativo di rinfrancare i propri connazionali, traumatizzati dal dissesto delle tre principali banche del paese, ha detto che l’Islanda resta ricca di risorse naturali, e che da ora in avanti vivrà di quelle e delle altre due principali fonti di ricchezza, l’oceano ed il capitale umano. I giornali hanno avuto buon gioco a titolare sul premier che invitava i propri connazionali ad andare a pesca, ma la clamorosa insolvenza del sistema bancario islandese, crollato sotto il peso della forsennata finanziarizzazione degli ultimi anni, rappresenta un monito all’Europa ed ai suoi egoismi nazionali. Qualche numero aiuterà a meglio comprendere lo scenario.

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