Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Mutui - page 5

L’era glaciale

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Unione Europea

I tassi di mercato monetario in Europa sono balzati questa mattina al massimo storico, dopo che il Congresso degli Stati Uniti ha respinto il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, accrescendo i timori di ulteriori insolvenze bancarie. Il tasso interbancario in Euro, noto come Euribor, che le banche si addebitano reciprocamente, è salito per la scadenza a un mese al massimo di 5,05 per cento, secondo dati della Federazione Bancaria Europea. I tassi sugli impieghi a tre mesi in dollari hanno toccato, poco prima delle 11 ora di Londra, il 10 per cento, per poi fissarsi al 6,88 per cento, con un incremento di 4,31 punti percentuali rispetto a ieri. Continua a leggere su Macromonitor

Il piano salva-banche non eviterà la frenata

in Articoli/Economia & Mercato/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Auspicando la rapida approvazione del piano Paulson-Bernanke, che prevede il riacquisto di cartolarizzazioni per l’importo di 700 miliardi di dollari, George W.Bush ha enfatizzato che l’operazione permetterà di rimuovere la principale causa della stretta creditizia in corso, consentendo al paese di ripartire ed evitando “una profonda e dolorosa recessione”. Si tratta, a nostro giudizio, di una verità “politica” nel senso che l’approvazione del Troubled Assets Relief Plan servirà in realtà solo ad evitare (forse) guai peggiori al sistema finanziario statunitense, ma per la crescita occorrerà attendere, forse piuttosto a lungo. Vediamo perché.

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Predicare bene

in Economia & Mercato/Esteri

Nei giorni scorsi Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, ha pubblicamente approvato il divieto di vendita di titoli allo scoperto adottato anche dai regolatori britannici nell’illusione di frenare le vendite ed i ribassi di borsa. L’arcivescovo di York, John Sentamu, ha rincarato la dose, definendo “rapinatori di banche” i traders che hanno tratto profitto dai ribassi. Parole sante.

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Ora prezzate questo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Negli Stati Uniti, le vendite di case nuove sono diminuite in agosto al minimo da 17 anni. Il calo è dell’11,5 per cento, al livello annualizzato di 460.000 unità, minimo da febbraio 1991. Le stime di consenso ipotizzavano un livello di 510.000 unità annualizzate. Il prezzo mediano di una casa nuova è diminuito del 6,2 per cento su base annuale, a 221.900 dollari, nuovo minimo da settembre 2004. Le vendite di case nuove sono in calo del 35 per cento su agosto 2007. Pur avendo tagliato i livelli di attività, i costruttori non sono riusciti a tenere il passo con la flessione delle vendite: il numero di abitazioni in vendita è sceso a 408.000 unità annualizzate, nuovo minimo quadriennale ed in calo del 4,4 per cento dal mese precedente. Ciò malgrado, l’offerta di case al passo attuale delle vendite è salita a 10,9 mesi, da 10,3.

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La vie en rose

in Economia & Mercato/Stati-Uniti

Nei giorni scorsi, Fabrizio Galimberti ha cercato di rispondere ai “dieci perché dello scossone sui mercati finanziari“. L’impronta è caratteristicamente galimbertiana: l’ottimismo è il profumo della vita. Ma alcune sue risposte non ci convincono appieno. E’ condivisibile l’interpretazione della crisi come frutto di insufficiente regolazione, anche in termini di frammentazione delle competenze tra enti ed agenzie, a livello federale e statale. E’ meno convincente l’ottimismo sulla quantificazione delle perdite delle cartolarizzazioni. E’ vero che attualmente si otterrebbero solo quotazioni a fire-sale, che per definizione sono sacrificate, ma occorre anche considerare che la crisi immobiliare appare lungi dall’aver completato la propria traiettoria.

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Se fallisce il salvataggio rischia anche l’Europa

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

L’Amministrazione Bush ha formalmente proposto al Congresso quello che potrebbe diventare il maggiore salvataggio finanziario della storia degli Stati Uniti, con una sintetica richiesta (contenuta in poco meno di tre pagine) di autorizzazione per il Tesoro ad acquistare fino a 700 miliardi di dollari di attivi collateralizzati, non solo da mutui. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza dell’intervento basti pensare che 700 miliardi di dollari è l’importo finora speso in costi diretti per la guerra in Iraq, ed eccede la dotazione finanziaria annua del Pentagono. Il piano dà mani libere al Tesoro sull’operatività del fondo, con il solo obbligo di mantenersi in ogni momento entro il limite di spesa di 700 miliardi (quindi al netto delle rivendite di titoli), e di informare ogni sei mesi il Congresso su tale operatività. Ora inizia un negoziato che non si preannuncia facile perché i Democratici, che controllano il Congresso, hanno già chiesto di trasformare il provvedimento in una sorta di pacchetto-omnibus, inserendovi anche misure a sostegno delle famiglie che rischiano di perdere la propria abitazione e misure a sostegno dei disoccupati. Restano soprattutto interrogativi a cui occorrerà dare una risposta, ad esempio in termini di procedura di acquisto delle cartolarizzazioni. Mai come in questa circostanza il diavolo si nasconde nei particolari.

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Goldman Sachs e Morgan Stanley cambiano pelle. Basterà?

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

La Wall Street che ha plasmato per due decenni il mondo finanziario è finita ieri sera, quando Goldman Sachs e Morgan Stanley sono giunte alla conclusione che non c’è futuro a rimanere banche d’investimento, ora che gli investitori hanno sentenziato che quel modello non funziona più. L’approvazione da parte della Federal Reserve della loro richiesta a diventare banche pone fine alla stirpe delle banche d’investimento, 75 anni dopo che il Congresso le ha separate dai prestatori autorizzati alla raccolta tramite deposito, e pone fine al caos che ha portato Lehman Brothers al fallimento ed alla vendita d’emergenza di Merrill Lynch a Bank of America. Continua a leggere su Macromonitor

AIG, corsa contro il tempo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

American International Group (AIG), il maggior assicuratore statunitense per entità degli attivi, nella giornata di lunedì 15 settembre ha subìto il taglio del rating da parte di Standard&Poor’s e Moody’s, circostanza che minaccia di vanificare gli sforzi della compagnia di raccogliere fondi di emergenza per mantenere l’operatività. S&P ha abbassato il rating di lungo termine di AIG di tre livelli, a A-, a causa di “ridotta flessibilità nel rispondere all’accresciuto fabbisogno di collaterale e timori su crescenti perdite legate ai mutui”. Moody’s ha tagliato di due livelli il rating senior unsecured, portandolo ad A2. Questi downgrade dovrebbero innescare oltre 13 miliardi di dollari in richieste di garanzie aggiuntive dagli investitori nel debito di AIG, secondo stime della stessa società, che ha venduto a banche ed altri investitori protezione su 441 miliardi di dollari in obbligazioni, inclusi 57,8 miliardi di dollari in titoli legati ai mutui subprime.

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Regole da riscrivere

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Il prossimo anno, quando inizieranno a scrivere le nuove regole per le istituzioni finanziarie statunitensi, i regolatori federali non potranno esimersi dal richiedere profondi cambiamenti al modo in cui investment bankers e traders vengono retribuiti, pena il fallimento di qualsiasi riforma. Per anni, infatti, sono stati pagati bonus su guadagni pressoché indipendenti dai rischi a cui l’istituzione finanziaria veniva esposta, malgrado i pubblici proclami del contrario. E’ ormai evidente che la distorsione della struttura di incentivi rappresenta una causa determinante dell’attuale crisi finanziaria. Al termine dello scorso anno, malgrado l’evidenza di enormi perdite, le banche d’investimento hanno continuato a pagare bonus rivolti al passato e comparabili al monte-bonus corrisposto a fine 2006, quando i profitti erano molto più elevati ed il futuro appariva ben più roseo.

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Non esattamente

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Commentando l’intervento di salvataggio del Tesoro statunitense a favore di Freddie Mac e Fannie Mae, Ennio Caretto scrive:

“Per i milioni di famiglie americane che rischiano di perdere la casa è una tempestiva operazione di salvataggio.”

Non è esatto. I mutuatari che non riusciranno a servire il debito continueranno a perdere la propria abitazione. Invece, proprio per impedire che tali insolvenze portino Fannie e Freddie al fallimento, bruciandone la base di capitale, il Tesoro statunitense sottoscriverà delle senior preferred shares, privilegiate anche su quelle già esistenti, e dei warrant, ricostituendo così progressivamente il capitale delle Agenzie. Rimosso il management, sospeso il pagamento dei dividendi su azioni ordinarie e preferred, ed anche l’attività di lobbying, misura di decenza minimale per istituzioni-centauro come queste.

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Quinte colonne

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Stati-Uniti

Alan Greenspan prende posizione sulla crisi di credito e solvibilità delle istituzioni finanziarie, ed approfitta dell’opportunità per rilanciare il suo manifesto pro-mercato:

“We may not easily confront or accept the price dynamics of home and equity prices, but we can fend off cries of political despair which counsel the containment of competitive markets. It is essential that we do so. The remarkably strong performance of the world economy since the near universal adoption of market capitalism is testament to the benefits of increasing economic flexibility.”

Il capitalismo di mercato come veicolo di flessibilità che agevola la resistenza alle crisi. Stavamo per sottoscrivere entusiasticamente il principio quando una notizia passata quasi inosservata ha richiamato la nostra attenzione.

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Di mutui, azzardi e competizione

in Economia & Mercato/Italia

Sul suo blog, Nicola Porro spiega in modo ineccepibile perché l’intesa governo-Abi sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile farà perdere l’Italia in termini di concorrenza del sistema creditizio e di educazione finanziaria dei suoi cittadini. Il governo ha “inventato” il mutuo a rata fissa e durata variabile, che già esisteva. Sarebbe stato più opportuno concentrarsi sulla rimozione degli ostacoli che le banche frappongono alla surroga del mutuo (e quindi alla sua portabilità) per promuovere la competizione di mercato. Invece questa iniziativa finirà col produrre una ossimorica fidelizzazione forzosa dei debitori. Per tutelare i mutuatari deboli erano previsti, in Finanziaria 2008, 20 milioni di euro a titolo di contributo alle rate. Ora pare che quei fondi non verranno utilizzati, forse la loro cancellazione contribuirà a finanziare la manovra iniziale del governo su Ici e detassazione degli straordinari. In sintesi, come mancare più piccioni con una fava.

Concorrenza e conoscenza: i deficit gemelli

in Economia & Mercato/Italia

Secondo l’associazione dei consumatori Adusbef, quest’anno pignoramenti ed esecuzioni immobiliari dovrebbero aumentare del 19 per cento, per effetto delle insolvenze legate alla insostenibilità, da parte dei debitori, dei costi legati all’aumento dei tassi sui mutui. Sempre secondo Adusbef, in Italia i mutui a tasso variabile rappresenterebbero il 91 per cento del totale, una percentuale molto più elevata della media europea.

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Parla come mangi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri

Questa sera Giovanna Botteri, corrispondente da New York per il Tg3, ha proferito le seguenti parole:

“Migliaia di persone in tutti gli Stati Uniti stanno perdendo la casa a causa dei prime rate, i prestiti a rischio. Gli interessi sui mutui sono saliti in modo vertiginoso, più di un punto negli ultimi due mesi”.

Per la precisione (l’optional dei nostri tempi), il prime rate è il tasso d’interesse che le banche applicano alla migliore clientela. Forse Botteri si riferiva ai subprime, che non sono prestiti a rischio, bensì finanziamenti immobiliari erogati a debitori di bassa o cattiva qualità creditizia. Inoltre, non è vero che “gli interessi sui mutui sono saliti in modo vertiginoso”. E’ vero invece che in molti casi si è verificato il reset del tasso pagato sui mutui dai debitori di minor qualità. Sembra cosa uguale, ma non lo è. La Botteri era e resta corrispondente di guerra: infatti è in guerra con la logica e con la conoscenza dei fatti. Un po’ come quando corrispondeva da Baghdad. Servizio pubblico, come i vespasiani.

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