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	<title>Phastidio.net &#187; Ocse</title>
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	<description>&#34;Speak softly and carry a big stick&#34;  (T. Roosevelt)</description>
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		<title>&#8220;Un imbarazzante primo posto&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 16:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8230;Partendo dal fondo. E&#8217; il tasso medio di crescita del Pil pro-capite in area Ocse, nel periodo 2001-2007 (istogramma arancio), confrontato con il corrispondente valore medio per il periodo 1970-2007 (triangolo azzurro). Per noi, grifagni antiumanisti dediti alla scienza triste, il trend di variazione del Pil pro-capite è la misura fondamentale dell&#8217;ascesa (e del declino) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>&#8230;Partendo dal fondo. E&#8217; il tasso medio di crescita del Pil pro-capite in area Ocse, nel periodo 2001-2007 (istogramma arancio), confrontato con il corrispondente valore medio per il periodo 1970-2007 (triangolo azzurro). Per noi, grifagni antiumanisti dediti alla scienza triste, il trend di variazione del Pil pro-capite è la misura fondamentale dell&#8217;ascesa (e del declino) di un paese.</p>
<p><span id="more-4347"></span>Altri <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/01/tremonti-pil-aspen-salgado.shtml?uuid=9d89820e-012f-11df-be5e-5810c4efc474&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch">dissentono</a>: un tempo si tentava di mascherare il declino sommando all&#8217;economia ufficiale l&#8217;economia informale. Poi, dopo esserci resi conto che il paese che predica nel mondo l&#8217;affermazione del leggendario <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/tremonti-legal-standard.shtml"><em>legal standard</em></a> (a proposito, dove è finito?) non poteva fare l&#8217;elogio del sommerso, siamo passati alla pizza, al sole e al mare. Ora dobbiamo solo cercare di convincere i nostri creditori, in caso la nostra crescita prosegua su questo trend, ad accettare in pagamento la cartolarizzazione della nostra felicità.</p>
<p>(Grazie ad <a href="http://andreamollica.blogspot.com/"><strong>Andrea</strong></a> per la segnalazione)</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 403px">
	<a href="http://dl.dropbox.com/u/3386371/Decrescita.png"><img class="   " src="http://dl.dropbox.com/u/3386371/Decrescita.png" alt="" width="403" height="209" /></a>
	<p class="wp-caption-text">Depilati</p>
</div>
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		<title>Giavazzi sugli Arcana Mundi dell&#8217;Ocse</title>
		<link>http://phastidio.net/2009/11/09/giavazzi-sugli-arcana-mundi-dellocse/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Su lavoce.info, il professor Francesco Giavazzi spiega molto meglio di noi tutte le insidie che si celano dietro il dato del superindice Ocse. Per farlo ricorre al concetto di crescita potenziale di lungo periodo vista dalla grandezza ad essa complementare, quella dell&#8217;output gap.
Una citazione su tutte, corsivo nostro, grassetto dell&#8217;autore:
Abbiamo detto che l’indicatore mostra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Su <em>lavoce.info</em>, il professor <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001380.html"><strong>Francesco Giavazzi</strong> spiega</a> molto meglio di noi tutte le insidie che si celano dietro il dato del superindice Ocse. Per farlo ricorre al concetto di <em>crescita potenziale di lungo periodo</em> vista dalla grandezza ad essa complementare, quella dell&#8217;<em>output gap</em>.</p>
<p><span id="more-4059"></span>Una citazione su tutte, corsivo nostro, grassetto dell&#8217;autore:</p>
<blockquote><p>Abbiamo detto che l’indicatore mostra i punti di svolta del ciclo stimati con riferimento all’<em>output gap</em>. <em>Ciò significa che l’indicatore può migliorare vuoi perché l’output gap si è chiuso a parità di output potenziale, vuoi perché la stima dell’output potenziale si è ridotta</em>. In altre parole, l’indicatore può migliorare semplicemente perché <strong>è peggiorata</strong> la stima degli effetti della crisi sulla crescita di medio periodo dell’economia. Ad esempio, se si stima che il <strong>tasso di disoccupazione</strong> di medio periodo dopo la crisi sarà più elevato di quanto non si stimasse prima, questo è sufficiente a far migliorare l’indicatore. Ciò significa che un suo miglioramento non è necessariamente una buona notizia. Paradossalmente, potrebbe indicare una cattiva notizia, cioè un aumento della stima degli effetti delle crisi sulla disoccupazione nei prossimi anni.</p></blockquote>
<p>In sintesi, il ragionamento di Giavazzi ruota intorno a due punti :</p>
<ol>
<li>La crisi potrebbe avere ridotto il potenziale di crescita di lungo termine dell&#8217;economia. <em>Quindi</em></li>
<li>Il CLI Ocse è certamente utile come indicatore <em>qualitativo </em>di svolta, ma la sua utilità sul piano della previsione della <em>magnitudine</em> del fenomeno rischia di non essere elevata;</li>
</ol>
<p>Pensate che bella notizia per l&#8217;Italia, già abituata ad avere un pil potenziale rachitico.</p>
<p><strong>P.S.</strong>: corre l&#8217;obbligo di una precisazione su <a href="http://www.ilfoglio.it/duepiudue/214">questo post</a> del bravissimo <strong>Michele Arnese</strong>. E&#8217; vero, le generalizzazioni sono sempre antipatiche e scorrette, per l&#8217;etichettamento che implicano. Il punto, però, è che molti giornalisti economici delle principali testate italiane (dobbiamo per forza fare i nomi?) hanno completamente &#8220;bucato&#8221; la notizia, appiattendosi sul trionfalismo governativo, e hanno completamente abdicato dalla funzione del cronista, che deve essere quella di scavare dietro e sotto la notizia. Persino <em>Repubblica</em>, con i suoi titoli, si è aggregata al coro: evidentemente loro sono più <em>skilled</em> nel porre domande sulle <em>escort </em>anziché sui dati macroecononomici. Andiamo avanti così, facciamoci del male.</p>
<p>Poi, Arnese sa come la pensiamo: in questo paese c&#8217;è un disperato bisogno di giornalismo economico, e avere piccole ma vitali realtà come <em>2+2</em> è prezioso. E questa <a href="http://phastidio.net/2009/09/03/questa-non-e-una-marchetta/">continua a non essere una marchetta</a>.</p>
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		<title>Gli Arcana Mundi dell&#8217;Ocse</title>
		<link>http://phastidio.net/2009/11/06/gli-arcana-mundi-dellocse/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 14:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio &#8211; Libertiamo
Altro aggiornamento del superindice Ocse, altro tripudio di pacche sulle spalle ed autocongratulazioni. Siamo fatti così, insuperabili nel dar corpo alle ombre, nel bene e nel male. Dunque, vediamo il dato di settembre: &#8220;gli indicatori mostrano chiaramente una crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina, mentre in Canada e Germania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Mario Seminerio &#8211; <a href="http://www.libertiamo.it/2009/11/06/gli-arcana-mundi-dellocse/"><em>Libertiamo</em></a></strong></p>
<p>Altro aggiornamento del superindice Ocse, altro tripudio di pacche sulle spalle ed autocongratulazioni. Siamo fatti così, insuperabili nel dar corpo alle ombre, nel bene e nel male. Dunque, vediamo il dato di settembre: &#8220;gli indicatori mostrano chiaramente una crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina, mentre in Canada e Germania si vedono dei segni di espansione potenziale&#8221;. Bene, c&#8217;è in atto una ripresa, lo sapevamo da tempo. Quello che molti nostri politici non riescono a cogliere è che <strong>un <em>leading indicator</em> esprime una <em>previsione</em> di quello che potrebbe accadere tra sei-nove mesi. Non è assolutamente detto che la previsione si realizzi</strong>, ed anzi alcune recenti ricerche segnalano che il grado di correlazione del CLI (<em>Composite Leading Indicator</em>) dell&#8217;Ocse con la crescita effettivamente conseguita nei due-tre trimestri successivi si è ridotto, nell&#8217;era della globalizzazione.</p>
<p><span id="more-4043"></span>Ma c&#8217;è dell&#8217;altro, ed è un caveat metodologico piuttosto serio. Scrive l&#8217;Ocse:</p>
<blockquote><p>«Sebbene i segni di espansione siano evidenti in diversi Paesi, devono essere interpretati con cautela. In effetti il miglioramento atteso dell&#8217;attività economica, in rapporto al suo livello potenziale di lungo termine, può essere parzialmente attribuito a un decremento di questo stesso livello potenziale di lungo termine stimato e non soltanto al miglioramento dell&#8217;attività economica in sé»</p></blockquote>
<p>Che tradotto vuol dire: attenzione, perché queste variazioni così vistose del CLI possono derivare dal fatto che <strong>ci troviamo in un &#8220;nuovo mondo&#8221;, dove il potenziale di crescita di lungo periodo si è abbassato. Che, detto in altri termini, suggerisce che ad un boom del CLI può corrispondere, dopo due-tre trimestri, una variazione del Pil piuttosto esigua, e come tale insufficiente a riassorbire la disoccupazione.</strong></p>
<p>Le reazioni politiche di maggioranza al dato sono comprensibili: <strong>siamo in una congiuntura mai sperimentata prima, in cui le categorizzazioni a cui eravamo abituati sono venute meno, e dove le correlazioni tra fenomeni si sono in generale indebolite</strong>. Si pensi al concetto di <em>benchmark</em>, l&#8217;indice di riferimento, nei fondi comuni di investimento. Se in un anno l&#8217;indice di borsa perde il 20 per cento ed il mio fondo comune, che su quella borsa investe, perde &#8220;solo&#8221; il 10 per cento, il gestore verrà a dirmi che &#8220;ha battuto il benchmark&#8221;, e nella sua ottica è un grande risultato, quasi sempre sufficiente a fargli intascare un robusto bonus. Il risparmiatore viene convinto che, &#8220;date le condizioni dei mercati&#8221;, possiede un fondo di eccellenza. E&#8217; forse è anche vero ma, come dicono i cinici, &#8220;tu non mangi la performance relativa&#8221;. Sei comunque più povero che a inizio anno.</p>
<p>A questo concetto corrisponde, nella comunicazione politica di oggi, la nozione di &#8220;posti di lavoro salvati&#8221;, che appare surreale al senso comune ma serve per rivendicare la giustezza del proprio operato, e che è stata adottata <a href="http://phastidio.net/2009/11/03/realta-virtuale/">un po&#8217; ovunque</a>, dall&#8217;America di <strong>Obama</strong> alla Francia di <strong>Sarkozy</strong>.  L&#8217;obiettivo, dopo un trattamento intensivo fatto di messaggi come questi, è quello di avere un elettorato &#8220;confuso e felice&#8221;, cioè meno incline al pessimismo, almeno fin quando non viene direttamente colpito da eventi traumatici quali la disoccupazione.</p>
<p><strong>Appuntamento al dato di Pil del primo trimestre 2010</strong>, cioè quello maggiormente correlato con la variazione del superindice Ocse di settembre 2009, pubblicata oggi. Ma non trattenete il respiro: sarà una notizia priva di rilievo, un po&#8217; come le smentite date in due righe nelle pagine interne. Difficile che qualcuno dei nostri pensosi editorialisti torni sulla correlazione tra CLI e Pil. E certamente per quell&#8217;epoca avremo altri temi su cui dibattere.</p>
<p>Ah, e per quanti preferiscono tenere i piedi per terra, ed al futuribile dei <em>leading indicators</em> preferiscono gli indicatori coincidenti, basati su <em>hard data</em>, ecco <a href="http://macromonitor.net/2009/11/06/stati-uniti-se-questa-e-una-ripresa/">il mercato del lavoro americano di ottobre</a>. E non ha per nulla una bella faccia. Ma che c&#8217;importa, tanto noi abbiamo &#8220;agganciato la ripresa&#8221;, come direbbe qualche zelante portavoce.</p>
<ul>
<li><a href="http://phastidio.net/2009/08/08/ancora-sulla-riabilitazione-dei-termometri/">Cosa è il CLI</a> e quali sono i suoi attuali limiti previsivi;</li>
<li><strong>Update</strong>: su <em>nFA</em> <strong>Sandro Brusco</strong> <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1612">completa l&#8217;opera di demistificazione</a>. Ma ripetete con noi: cosa fa la stampa?</li>
</ul>
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		<title>Siamo da recovery</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 20:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la sezione &#8220;paradisi artificiali&#8221;, spettacolare titolazione de il Giornale sull&#8217;ennesima rimasticatura del superindice Ocse (per gli amici Composite Leading Indicator, CLI). Addirittura il virgolettato &#8220;L&#8217;Italia traina la ripresa&#8220;, e se qualcuno trova da qualche parte questo testo o equivalente nel comunicato stampa dell&#8217;Ocse ci informi, per favore. Ormai il CLI è diventato l&#8217;idolo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Per la sezione &#8220;paradisi artificiali&#8221;, <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=381849">spettacolare titolazione de <em>il Giornale</em></a> sull&#8217;ennesima rimasticatura del superindice Ocse (per gli amici <em>Composite Leading Indicator</em>, CLI). Addirittura il virgolettato &#8220;<em>L&#8217;Italia traina la ripresa</em>&#8220;, e se qualcuno trova da qualche parte questo testo o equivalente nel comunicato stampa dell&#8217;Ocse ci informi, per favore. Ormai il CLI è diventato l&#8217;idolo del governo italiano, e pazienza che trattasi di indicatore <em>qualitativo</em>, di <em>tendenza</em> (e con alcuni <a href="http://phastidio.net/2009/08/08/ancora-sulla-riabilitazione-dei-termometri/"><em>caveat</em> metodologici piuttosto importanti</a>). Ormai, nella società dell&#8217;immagine, conta apparire. Quella italiana, per chi fosse interessato al concetto, è una <em>possible expansion</em>, e l&#8217;indicatore è così vibrante perché il nostro apparato produttivo parte da livelli di attività molto depressi, <em>ergo</em> ogni variazione di minima entità appare come un&#8217;esplosione, più che come una fiammata.</p>
<p><span id="more-3837"></span>Ma vallo a dire ai politici, e al <em>Giornale, </em>anche se a onor del vero il testo dell&#8217;articolo è assai meno etilico del titolo. Tra i primi, il solito <strong>Claudio Scajola</strong> non sta più nella pelle, al punto che si sporge troppo e perde l&#8217;equilibrio. Questi dati</p>
<blockquote><p>«smentiscono le molte Cassandre che oggi, non potendo negare i segnali di ripresa, affermano che il recupero sarà molto lento e ciò avrà pesanti riflessi occupazionali»</p></blockquote>
<p>proclama il ministro, ed il malizioso articolista suggerisce che ce l&#8217;abbia con <strong>la povera Emma</strong>, che ormai a giorni alterni passa dal paventare &#8220;momenti molto difficili&#8221; al &#8220;non siamo alla catastrofe&#8221;, non è chiaro se perché ha smarrito il numero di cellulare di Paolazzi o se solo per reazione all&#8217;andamento carsico delle promesse di &#8220;soldi veri&#8221;. Purtroppo per Scajola, il trend dell&#8217;occupazione è destinato a deteriorarsi in modo marcato nei prossimi mesi, la ripresa rischia di essere una terribile <em>jobless recovery</em>, e <a href="http://www.time.com/time/business/article/0,8599,1921439,00.html">se ne è accorto anche <strong>Larry Summers</strong></a>. Il CLI sconta la ripresa manifatturiera ma proseguiamo a non sapere se e come tale ripresa sarà auto-sostenibile, soprattutto se non vi saranno altri pacchetti di stimolo e quelli esistenti verranno progressivamente ritirati. Le ultime stime degli analisti sostengono che, nel 2010, ben l&#8217;80 per cento della variazione del Pil mondiale sarà attribuibile allo stimolo pubblico, e già questo dato dovrebbe rendere inquieti, per ciò che implica.</p>
<p>Proviamo a fare un respiro profondo e a scendere dagli spalti: si, per questo trimestre avremo una crescita di Pil, forse anche per il prossimo. Si, per questo trimestre avremo variazioni positive di produzione industriale, forse anche per il prossimo. La ripresa planetaria della manifattura sta trainando anche l&#8217;Italia, e non certo viceversa, come dovrebbe ammettere chiunque sia dotato di una modica quantità di buonsenso. Ma quello che verrà <em>dopo</em> è avvolto nelle nebbie dell&#8217;incertezza. Né catastrofisti, né imbonitori: si naviga a vista.</p>
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		<title>Senza pace</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 17:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può mai stare tranquilli, almeno a giudicare da questo psichedelico titolo de il Giornale. L&#8217;Ocse, appena pochi giorni dopo essersi brillantemente riscattata dal ruolo di corvo, torna ad annunciare sciagure. Si attende la reazione del governo.

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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Non si può mai stare tranquilli, almeno a giudicare da questo psichedelico titolo de <em>il Giornale</em>. L&#8217;Ocse, appena pochi giorni dopo essersi <a href="http://phastidio.net/2009/08/07/termometri-riabilitati/">brillantemente riscattata</a> dal ruolo di corvo, torna ad annunciare sciagure. Si attende la reazione del governo.</p>
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	<img class="size-full wp-image-3722 " title="OcseAllarme" src="http://phastidio.net/wp-content/2009/08/OcseAllarme.png" alt="Nuova tegola dopo la recessione" width="293" height="119" />
	<p class="wp-caption-text">Nuova tegola dopo la recessione</p>
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		<title>Ancora sulla riabilitazione dei termometri</title>
		<link>http://phastidio.net/2009/08/08/ancora-sulla-riabilitazione-dei-termometri/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 13:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le esternazioni del premier sul leading indicator dell&#8217;Ocse, è opportuno osservare più da vicino questo oggetto misterioso anche per prepararsi, nei prossimi giorni, a leggere dotte analisi e inevitabili peana all&#8217;indirizzo dell&#8217;italica congiuntura. Dapprima, un&#8217;occhiata agli elementi costitutivi del Composite Leading Indicator (CLI) per l&#8217;Italia. Come vedete, essi provengono da tre data provider: Isae, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Dopo <a href="http://phastidio.net/2009/08/07/termometri-riabilitati/">le esternazioni del premier</a> sul <em>leading indicator</em> dell&#8217;Ocse, è opportuno osservare più da vicino questo oggetto misterioso anche per prepararsi, nei prossimi giorni, a leggere dotte analisi e inevitabili peana all&#8217;indirizzo dell&#8217;italica congiuntura. Dapprima, un&#8217;occhiata agli <a href="http://www.oecd.org/document/62/0,3343,en_2649_34349_1891134_1_1_1_1,00.html">elementi costitutivi</a> del <em>Composite Leading Indicator</em> (CLI) per l&#8217;Italia. Come vedete, essi provengono da tre <em>data provider</em>: Isae, Istat e Banca d&#8217;Italia, che per ciò stesso vengono quindi immediatamente riabilitati dopo mesi di <a href="http://phastidio.net/2009/07/03/rompete-il-termometro/">fango</a> <a href="http://phastidio.net/2009/06/27/bevetevi-anche-questa/">frammisto</a> ad <a href="http://phastidio.net/2009/07/03/rompete-il-termometro-2/">ignoranza</a>.</p>
<p><span id="more-3707"></span>Il CLI è disegnato per prevedere l’andamento della produzione industriale a 6-9 mesi, sulla base di alcune componenti, che sono l’indice di fiducia dei consumatori, il tasso euribor a tre mesi, la tendenza prevista per produzione manifatturiera e ordinativi industriali, i nuovi ordini industriali reali e le ragioni di scambio. Il dato pubblicato ieri dall&#8217;Ocse è relativo al mese di giugno, quindi è per alcuni aspetti obsoleto (visto che non sempre le tendenze emergono in modo stentoreo, contrariamente a quanto pensano alcuni non addetti ai lavori, ed i falsi segnali sono più la regola che l&#8217;eccezione).</p>
<p>Altro <em>caveat</em>: l’euribor è sceso ai minimi storici, tendenza di recente accelerata dal mega-finanziamento a 12 mesi al tasso fisso dell’1 per cento attuato dalla Bce settimane addietro. Ma questo non necessariamente si rifletterà nello sviluppo della produzione industriale. In primo luogo perché <strong>l’investimento in macchinari ed impianti resterà debole, dato il basso tasso di utilizzo della capacità produttiva</strong>. Poi, si consideri che le banche prestano ad euribor più uno spread, e che nell’attuale fase congiunturale quest’ultima componente è aumentata, spesso al punto da controbilanciare la discesa del tasso di riferimento. Bene quindi la previsione di espansione a breve termine della produzione industriale italiana, ma ricordando che lo strumento previsivo è una guida, non le Tavole della Legge.</p>
<p>Ma ripetiamolo: le nostre principali istituzioni di statistiche e previsioni economiche sono state riabilitate dal premier, dopo mesi di attacchi gratuiti e senza costrutto. Almeno fino alla prossima previsione negativa.</p>
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		<title>Termometri riabilitati</title>
		<link>http://phastidio.net/2009/08/07/termometri-riabilitati/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 19:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Ocse vede nero e nelle ultime stime diffuse assegna all&#8217;Italia un Pil in calo, quest&#8217;anno, del 4,3% (stesso calo che metteranno insieme tutti i paesi dell&#8217;area). Il premier Silvio Berlusconi però non ci sta e sottolinea come certe stime alimentino la paura proprio quando invece ci sarebbe bisogno di maggior fiducia.«Prima non hanno previsto nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>L&#8217;Ocse vede nero e nelle ultime stime diffuse assegna all&#8217;Italia un Pil in calo, quest&#8217;anno, del 4,3% (stesso calo che metteranno insieme tutti i paesi dell&#8217;area). Il premier <strong>Silvio Berlusconi </strong>però non ci sta e sottolinea come certe stime alimentino la paura proprio quando invece ci sarebbe bisogno di maggior fiducia.«Prima non hanno previsto nulla &#8211; spiega Berlusconi riferendosi proprio all&#8217;Ocse &#8211; poi fanno le previsioni un giorno sì e un giorno no. Ma statevi zitti» &#8211; Ansa, 31 marzo 2009</p></blockquote>
<blockquote><p>«L&#8217;Ocse dice che l&#8217;Italia è la prima in Europa per segni di ripresa: è una buona notizia che va nella direzione della fiducia che io insisto bisogna avere per uscire presto dalla crisi». Così il presidente del Consiglio dei ministri, <strong>Silvio Berlusconi</strong>, alla conferenza stampa a Palazzo Chigi dedicata a un bilancio dei primi 14 mesi di governo. Incontro con i giornalisti che si svolge dopo il tonfo della produzione industriale registrato ieri e i segnali negativi dell&#8217;economia italiana segnalati oggi dall&#8217;Istat (Pil -6 % su base annua nel secondo trimestre 2009). &#8211; <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/08/berlusconi-palazzo-chigi.shtml?uuid=2081d958-833c-11de-ba4b-fe1245d90396&amp;DocRulesView=Libero"><em>IlSole24Ore</em></a>, 7 agosto 2009</p></blockquote>
<p><span id="more-3705"></span>Per chi fosse interessato, la previsione Ocse di cui parliamo oggi è il cosiddetto superindice, o <em>Composite Leading Indicator</em> (CLI), un indicatore anticipatore del livello di attività economica costruito per fornire segnali precoci dei punti di svolta del ciclo economico. Si tratta di un approccio focalizzato sui punti di svolta del ciclo, e per questo motivo fornisce informazioni <em>qualitative</em> sui movimenti economici di breve termine. Gli anticipi temporali variano, ma l&#8217;Ocse si prefigge un target di 6-9 mesi. Il CLI di giugno, pubblicato oggi, vede una <a href="http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=MEI_CLI">ipotesi di punto di svolta</a> piuttosto evidente per il nostro paese, in un contesto di ulteriore miglioramento delle prospettive economiche dei paesi Ocse, rispetto al mese scorso.</p>
<p>Ora attendiamo che i trombettieri del re, quelli che hanno passato gli ultimi mesi a &#8220;processare&#8221; economisti ed istituzioni internazionali, sventolino questo dato <em>qualitativo</em> come prova inequivocabile di un successo senza precedenti dell&#8217;azione di governo. Il grande <strong>Giovannino Guareschi</strong> li avrebbe <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Giovannino_Guareschi#Le_vignette_Obbedienza_pronta.2C_cieca_e_assoluta">ritratti con gusto</a>, anche se in questo caso non si tratta di comunismo ma solo di servilismo unito ad una robusta dose di ignoranza.</p>
<p><strong>P.S.</strong> E sempre riguardo la torrenziale <a href="http://www.governo.it/Presidente/AudioVisivi/dettaglio.asp?d=49217">conferenza stampa di oggi</a>, meno male che <a href="http://www.alfonsofuggetta.org/?p=5894">Alitalia non è caduta nelle grinfie di Air France</a>. Avremmo rischiato di trovarci <a href="http://phastidio.net/2009/07/29/il-concetto-di-hub/">Parigi o Amsterdam come hub</a> per i voli italiani.</p>
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		<title>Ma noi ne usciremo meglio di altri &#8211; 3</title>
		<link>http://phastidio.net/2009/04/22/ma-noi-ne-usciremo-meglio-di-altri-3/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 14:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A causa della crisi finanziaria, il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121 per cento, con un incremento di 15 punti percentuali, dal 106 per cento del 2008. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel Global Financial Stability Report, nel quale precisa che i costi per la stabilizzazione finanziaria sono risultati pari allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>A causa della crisi finanziaria, il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121 per cento, con un incremento di 15 punti percentuali, dal 106 per cento del 2008</strong>. Lo afferma il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> (Fmi) nel <em>Global Financial Stability Report</em>, nel quale precisa che i costi per la stabilizzazione finanziaria sono risultati pari allo 0,9 per cento del pil. I dati sul debito &#8211; spiega il Fmi illustrando una tabella del <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2009/01/pdf/c1.pdf">primo capitolo</a> del Rapporto &#8211; sono tratti dal <em>World Economic Outlook</em> dell&#8217;aprile 2009, mentre le stime sui costi provengono dal dipartimento degli Affari fiscali del Fmi.</p>
<p><span id="more-3200"></span>Il deterioramento dei conti pubblici non è comunque un fenomeno limitato: in <strong>Germania </strong>il debito 2010 si attesterà all&#8217;87 per cento con un aumento di 19 punti percentuali. In <strong>Giappone </strong>l&#8217;incremento sarà di 30 punti percentuali al 227 per cento, mentre negli <strong>Usa </strong>il balzo sarà di 27 punti al 98 per cento. In <strong>Francia</strong>, l&#8217;aumento sarà di 13 punti percentuali all&#8217;80 per cento.</p>
<p><strong>I pacchetti di stimolo fiscale varati dai vari governi faranno salire i deficit di bilancio sia nelle economie avanzate sia in quelle emergenti</strong>: per l&#8217;Italia il Fondo stima un disavanzo del 5,4 per cento nel 2009 e del 5,9 per cento nel 2010, in linea con quello di Eurolandia che si attesterà quest&#8217;anno al 5,4 per cento e il prossimo al 6,1 per cento. In particolare il deficit francese risulterà pari al 6,2 per cento e al 6,5 per cento rispettivamente nel 2009 e nel 2010, mentre quello tedesco si attesterà al 4,7 per cento quest&#8217;anno e al 6,1 per cento il prossimo. &#8221;E&#8217; necessario far scendere i deficit e instradare il debito pubblico su una traiettoria sostenibile&#8221;, spiega il Fmi precisando che i conti publici si troveranno ad affrontare &#8221;una difficile transizione nei prossimi cinque anni. Dopo il balzo del 2009, i deficit di bilancio vanno consolidati per riportare le finanze pubbliche su una strada sostenibile. La velocità del consolidamento di bilancio dipenderà dalla crescita nel 2010&#8221; e negli anni seguenti:</p>
<blockquote><p>&#8220;I deficit resteranno inevitabilmente elevati nel 2010 a fronte di un sostegno fiscale alle ancora fragili condizioni economiche. Ma anche dopo il consolidamento, <em>le prospettive di bilancio delle economie avanzate destano preoccupazione, soprattutto alla luce delle pressioni derivanti dall&#8217;invecchiamento della popolazione</em>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Ciò premesso, l&#8217;Italia ha una vulnerabilità maggiore rispetto agli altri paesi: lo stock di debito pubblico fin qui cumulato. Come noto (almeno si spera lo sia, in caso contrario si può rapidamente colmare la lacuna <a href="http://www.studiamo.it/blog/debito-pubblico.html">qui</a>), <strong>il rapporto debito-Pil si autoalimenta ogni volta che il </strong><strong>tasso reale pagato sullo stock di debito eccede il </strong><strong>tasso di crescita reale dell&#8217;economia</strong>. Con una crescita del Pil che negli ultimi anni è rimasta prossima a zero, solo il conseguimento di ampi avanzi primari ha permesso di stabilizzare e  piegare il rapporto debito-Pil. In più, e ciò che è peggio, in questo momento ci troviamo in un ambiente certamente disinflazionistico e potenzialmente deflazionistico, e poiché lo stock di debito non paga tassi nominali negativi, il tasso reale sul debito rischia di crescere in modo significativo, e con esso il rapporto debito-Pil. <strong>Per questo motivo occorre fare l&#8217;impossibile per liberare la crescita del paese con terapie d&#8217;urto, portandola a superare il tasso d&#8217;interesse reale pagato sul debito</strong>, che è (lo ricordiamo) determinato dal tasso d&#8217;interesse reale &#8220;globale&#8221; maggiorato di un premio al rischio specifico per il paese, funzione della percezione di sostenibilità del debito e delle prospettive di crescita.</p>
<p>Se al momento della ripresa l&#8217;Italia non riuscirà a crescere in modo sostenuto e costante, il rischio è quello di entrare in una traiettoria esplosiva del rapporto debito-Pil. Con tutto quello che ciò implica.</p>
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		<title>Ma noi ne usciremo meglio di altri &#8211; The sequel</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 10:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[Congiuntura]]></category>
		<category><![CDATA[Ocse]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato oggi l&#8217;Economic Outlook Interim Report dell&#8217;Ocse. La recessione in corso porterà nel 2009 ad una flessione del Pil italiano del 4,3 per cento, in linea con il meno 4,3 per cento stimato per l&#8217;intera Area Ocse, mentre la stima per Eurolandia è pari a meno 4,1 per cento). La contrazione dell&#8217;economia italiana sarà soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Pubblicato oggi l&#8217;<em>Economic Outlook Interim Report</em> dell&#8217;Ocse. <strong>La recessione in corso porterà nel 2009 ad una flessione del Pil italiano del 4,3 per cento</strong>, in linea con il meno 4,3 per cento stimato per l&#8217;intera Area Ocse, mentre la stima per Eurolandia è pari a meno 4,1 per cento). La contrazione dell&#8217;economia italiana sarà soprattutto causata dal calo degli investimenti, dalla caduta dell&#8217;export e dell&#8217;incertezza che frena la spesa dei consumatori, anche in relazione alla condizione del mercato del lavoro ed alla sua evoluzione attesa, che spingono ad accrescere il risparmio precauzionale. Secondo l&#8217;Ocse, la struttura dell&#8217;economia italiana e la sua specializzazione nell&#8217;export  &#8220;la espongono alla piena forza della recessione in altri paesi&#8221;.</p>
<p><span id="more-2843"></span><strong>L&#8217;Italia vedrà inoltre aumentare nel 2009 il rapporto deficit/pil al 5 per cento, che salirà al 6 per cento nell&#8217;anno successivo</strong>. Tale aumento, secondo l&#8217;organizzazione, non è però dovuto alle misure prese per estendere gli ammortizzatori sociali e per supportare le famiglie a basso reddito previste dai provvedimenti anti-crisi, perché queste hanno un impatto di bilancio pari a zero in quanto compensati da tagli in altre voci di spesa. L&#8217;Italia, inoltre, deve rifocalizzare la spesa per ampliare il sostegno ai disoccupati ed alle loro famiglie, che &#8220;sarà più efficace degli aiuti ai singoli settori o a tentativi di dirigere il credito bancario&#8221;.</p>
<p>Ma come sapete, &#8220;<em><a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1383">Non credo sia il momento di fare previsioni congiunturali</a>, mi stupisco che qualcuno ancora le faccia</em>&#8220;. Perché <a href="http://phastidio.net/2009/02/19/qui-non-si-parla-di-economia/">ci sono troppi corvi</a>, e soprattutto occorre prudenza con le previsioni, perché &#8220;<em>le stesse organizzazioni che le elaborano <a href="http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=112561">sono costrette a correggerle</a></em>&#8220;. In peggio, ma non formalizziamoci. E&#8217; auspicabile che nella formazione di base di ogni politico, soprattutto se destinato a diventare ministro, venga inserito un corso intensivo sulla modellizzazione economica. Nulla di trascendentale, per carità:  il minimo indispensabile per acquisire almeno il senso del ridicolo.</p>
<ul>
<li>L&#8217;<a href="http://www.oecd.org/dataoecd/18/1/42443150.pdf"><em>Interim Report</em></a> (pdf)</li>
<li>La <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/16/25/42440802.pdf">scheda sull&#8217;Italia</a> (pdf);</li>
<li>Il sommario delle previsioni <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/61/0/42439513.xls">per singolo paese</a> (excel);</li>
</ul>
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		<title>La foresta di mucillagine pietrificata</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 08:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Luttazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Ocse]]></category>
		<category><![CDATA[Sabina Guzzanti]]></category>

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		<description><![CDATA[A noi gli immaginifici termini utilizzati ogni anno dal Censis per affabulare il paese (su cose di cui i sociologi di De Rita hanno peraltro sempre capito assai poco) tutto sommato piacciono, non foss&#8217;altro che per l&#8217;utilizzo elegante di pennellate linguistiche che fanno del Rapporto una forma  letteraria, in evidente supplenza di una cultura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>A noi gli immaginifici termini utilizzati ogni anno dal Censis per affabulare il paese (su cose di cui i sociologi di De Rita hanno peraltro sempre capito assai poco) tutto sommato piacciono, non foss&#8217;altro che per l&#8217;utilizzo elegante di pennellate linguistiche che fanno del Rapporto una forma  letteraria, in evidente supplenza di una cultura dei metodi quantitativi a supporto della ricerca che da sempre è il <a href="http://phastidio.net/2007/11/30/castronerie-liberalizzate/">marchio di fabbrica</a> delle <a href="http://phastidio.net/2007/01/28/ritenta-sarai-piu-fortunato/">chiacchiere da bar</a> di questo paese. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2007/12/rapporto-censis.shtml?uuid=41acdc48-a4b5-11dc-972d-00000e251029&amp;type=Libero">Quest&#8217;anno abbiamo la metafora della società-mucillagine</a> e ci è pure andata bene, viste le potenziali alternative disponibili. Che aggiungere riguardo il resto dell&#8217;analisi? Di sicuro che non ci sono più le mezze stagioni, signora mia. Non ci siamo neppure accorti che “il boom silenzioso” prosegue, <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=225691">a colpi di revisioni al ribasso</a> di un pil che è già il più ritardatario d&#8217;Europa.</p>
<p><span id="more-1236"></span>Giorni addietro <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/7/5/20209190.pdf"><strong>l&#8217;Ocse ha pubblicato analisi e previsioni per la nostra economia</strong></a>. Ben diverse da quella del Censis, e realizzate con lo stile abitualmente simile a quello di un referto radiologico, coerente con la robustezza metodologica utilizzata. Gli economisti dell&#8217;istituzione sovranazionale parlano di “paradosso italiano” riferendosi alla <strong>sostanziale stabilità del valore aggiunto prodotto dalle esportazioni in presenza di una evidente e costante riduzione di quote sui nostri mercati di sbocco</strong>. Ciò significa che il tessuto produttivo italiano si sta lentamente e faticosamente “germanizzando”, riconvertendosi verso produzioni ad alto valore aggiunto oppure che ci stiamo progressivamente rifugiando nell&#8217;”alto di gamma” e nel lusso globalizzato?  Dalla risposta a questo enigma deriva il nostro futuro: è notorio che con il  modello-Bulgari non si fa crescere un intero paese, mentre con quello Siemens ci sono maggiori probabilità. In attesa del responso, non ci resta che constatare quanto da tempo sosteniamo: <strong>il sistema produttivo italiano reagisce e si adatta all&#8217;ambiente competitivo mondiale nella sostanziale assenza della politica</strong>, troppo impegnata con modelli elettorali e redistribuzioni clientelari di risorse fiscali per accorgersi di dove sta andando il pianeta.</p>
<p>Ma l&#8217;italica poltiglia ci regala anche altri schizzi di materiale organico decomposto. Ad esempio, in questi giorni ci siamo improvvisamente resi conto di aver trascorso oltre un lustro discettando di editti bulgari, libertà di “satira” ed imperfezione della nostra democrazia salvo realizzare improvvisamente che oggetto del contendere erano solo le incontinenze verbali di <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/luttazzi/luttazzi/luttazzi.html">un guitto affetto da cronica coprolalia</a> e di una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dqgaeBt8vbY&amp;feature=related">teppistella ignorante con <em>nuances</em> razzistiche</a>. Soggetti che, a scapito del loro credo ideologico (anche qui li stiamo evidentemente sopravvalutando, ma solo per rendere più comprensibile l&#8217;argomentazione) sono in realtà affetti da smania privatizzatrice, allo stesso modo in cui un bambino decide che un oggetto (nel loro caso, la presenza televisiva) è di sua esclusiva proprietà e nessuno può portarglielo via.</p>
<p><strong>Nel frattempo, l&#8217;ex monolite della magistratura si è spaccato</strong>. Da alcuni giorni l&#8217;Associazione nazionale magistrati, suprema istanza di una delle più potenti caste del paese, <a href="http://www.giustiziagiusta.info/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1899&amp;Itemid=52">ha un “governo” di minoranza</a>, guidato dalla componente “moderata” e maggiormente corporativizzata, <em>Unità per la Costituzione</em>. Le fazioni di sinistra sono finite all&#8217;opposizione, vittime della loro militanza e del collateralismo verso un governo che non ha saputo ripristinarne la patologica centralità. <strong>Ciò rappresenta un&#8217;opportunità ma anche un rischio</strong>. Un&#8217;opportunità perché la casta togata non è più una falange macedone, e ci si potrebbe sentire autorizzati a sperare in una sua evoluzione più efficientista e meno ideologica. Un rischio, perché questa situazione aumenta la probabilità di iniziative isolate di qualche robespierre che decida, risvegliatosi un mattino ed indossato il tradizionale mantello rosso, di moralizzare il paese e colpire l&#8217;abituale nemico con gli altrettanto abituali avvisi di garanzia. Da intendersi come garanzia di gogna mediatica orchestrata dal solito circo a tre piste di cospirazionisti a senso unico, e dai loro azionisti di controllo. <a href="http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_08/moratti_indagta_borrrelli_dipietro_Dambrosio_33a29c28-a55f-11dc-87a0-0003ba99c53b.shtml">La dialettica di questi giorni tra magistrati</a>, alcuni dei quali fulgido esempio di imparzialità ed obiettività, è un esempio da libro di testo di questo rischio di resa dei conti dentro e fuori i palazzi di giustizia.</p>
<p><strong>E&#8217; cambiato assai poco in Italia, in questi ultimi anni</strong>. Per nostra somma sciagura fuori dai nostri confini (in altre circostanze così spiccatamente porosi) è cambiato tutto. Arriva la globalizzazione, e non abbiamo niente da metterci.</p>
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