Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Piercarlo Padoan

Cacciatori di foglie di fico

Ieri, rispondendo al question time alla Camera, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha “spiegato” le scelte dei nuovi vertici delle aziende partecipate pubbliche, in particolare il cambio ai vertici di Leonardo-Finmeccanica e Poste. Ennesimo mirabile esempio di cosa accade quando la tecnocrazia incontra la politica. Il risultato finale è sempre quello: un costumino adamitico di foglie di fico e nasi lunghi.

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L’Era del Grande Autosputtanamento

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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Il cane si è mangiato la mia dignità

A molti appare del tutto surreale, soprattutto in questa temperie, che la Commissione Ue chieda all’Italia una correzione dei conti pubblici dello 0,2%. Ad altri appare per quello che è: irrilevante. Perché per una volta possiamo ben dire che i problemi stanno altrove.

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La realtà si è mangiata i miei compiti

Le previsioni economiche non sono una scienza esatta. I modelli econometrici spesso producono risultati simili o con bassa dispersione perché costruiti in modo simile. Ciò premesso, quello che servirebbe guardare è magnitudine e direzione della previsione. E se, in questa sede, quello che si ottiene è che un paese cresce meno degli altri, significa che è piuttosto probabile che quel paese abbia un problema. Di solito, questo è quanto accade all’Italia, e questo giro di previsioni conferma l’antica regola. A cui si aggiunge una probabile richiesta da parte della Commissione Ue di una mini correzione, più di facciata che sostanziale. Sarebbe quindi opportuno cercare di capire perché, dopo tre anni di vigoroso riformismo renziano, restiamo in questa condizione. Voi che dite?

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Spezzeremo le reni alla realtà

Oggi sui giornali prosegue il fallout di minchiate commenti, dichiarazioni, prese di posizione, elucubrazioni di una classe politica scossa per il fatto che la realtà continua ad essere terribilmente cocciuta. È un triste replay di ossessioni e furbizie, con codazzo di una stampa che tenta disperatamente di non prendere a sua volta troppi ceffoni, dalla realtà e dai “referenti” di turno.

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Fate pace con i vostri gemelli

Mentre si attende che il governo spieghi all’Ufficio parlamentare di bilancio ed a noi poveri mortali per quale motivo il prossimo anno il nostro Pil subirà una rabbiosa accelerazione rispetto allo scenario tendenziale (da +0,6% a +1%), che Pier Carlo Padoan, da keynesiano dell’ultim’ora, attribuisce all’efficacia delle misure governative ma anche all’elevato moltiplicatore che si avrebbe in condizioni prossime alla trappola della liquidità (welcome!), scopriamo che i nostri eroi hanno difficoltà non solo e non tanto con la realtà quanto con la coerenza delle tesi che presentano.

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Vado pazzo per i piani ben riusciti di Padoan

Dalla Nota di aggiornamento al Def, illustrata in notturna da Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan, senza slides e con alcuni buchi relativi al “negoziato” con la Commissione Ue, emerge un sostanziale ottimismo del governo sulla crescita per il 2017, posta a 1% del Pil, un valore “deviante” rispetto alle previsioni dei centri ricerca pubblici e privati (ricordiamo ad oggi l’inquietante 0,5% del Centro Studi Confindustria e lo 0,8% di Prometeia). Il governo prende atto che anche per quest’anno il rapporto debito-Pil non scenderà. La caccia al fattore avverso porta rapidamente alla scoperta del colpevole, ma la capacità di autocritica continua a latitare.

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Nel frattempo, in un universo proporzionalmente parallelo

«L’economia italiana cresce proporzionalmente più di altre, sostenuta dalla domanda interna proprio perché i consumi hanno ricevuto una spinta dagli 80 euro» (Pier Carlo Padoan, intervista al Corriere, 8 maggio 2016)

Siamo proporzionalmente in disaccordo:

Juncker e gli scontrini per immigrati

Nel corso di una seduta all’Europarlamento dedicata ai temi dell’immigrazione, il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha confermato l’applicazione della flessibilità prevista dalle regole del patto di stabilità sulla base dei costi effettivi sostenuti dai bilanci degli stati membri dell’Eurozona per fronteggiare la crisi dei migranti. Dopo questa esternazione, molti nostri esponenti governativi e di maggioranza pregustano già l’ennesimo successo della nostra ritrovata assertività internazionale. Ignorando il trascurabile dettaglio sottostante a tale “flessibilità” aggiuntiva.

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I disattenti gemelli Padoan

“Non c’è correlazione tra intensità del limite del contante e la diffusione dell’economia sommersa. Ci sono Paesi in cui il limite non c’è e l’evasione fiscale è bassissima”. Lo dice il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo a una tavola rotonda al Congresso dell’Anm, aggiungendo che “il governo ha fatto moltissimo nella lotta all’evasione fiscale” (Ansa, 23 ottobre 2015)

Il dato empirico segnalato oggi da Padoan è indisputabile.

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