Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Popolo della Libertà - page 2

Poltrone rubate all’Agricoltura

in Discussioni/Italia

Scrive oggi Amedeo La Mattina su la Stampa che vi sarebbero problemi nel cambio della guardia al ministero delle Politiche Agricole, tra il neo-governatore veneto Luca Zaia, ed il suo predecessore Giancarlo Galan. La Lega infatti, che ha deciso di presidiare saldamente i due ministeri che la buonanima della Dc riteneva fondamentali (Interno ed Agricoltura), vorrebbe garanzie che Galan seguirà il solco tracciato dall’aratro di Zaia: no agli Ogm, ricorso a dazi per proteggere i prodotti agricoli italiani.

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Detto in altri termini

in Discussioni/Famous Last Quotes/Italia

Il professor Giovanni Sartori giunge a conclusioni analoghe alle nostre, solo utilizzando assai meno perifrasi:

Professore, è nata la Padania.
Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi.

Cioè l’alleanza con Fini e Bossi?
Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qualche isola rossa resistente.

Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale?
Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere.

Ci sono tre anni di tempo per dare torto a Sartori. Ma non trattenete il respiro, nel frattempo.

La prossima riforma

in Adotta Un Neurone/Famous Last Quotes/Italia

La lista si allunga. Dopo la lotta contro il cancro e treni che, passando per il Piemonte, uniranno “l’Atlantico al Pacifico”, ora tocca alle questure, guidate da soggetti stressati e/o alcolizzati (Gasparri dixit). Poiché l’amore vince sempre, aspettatevi almeno un tentativo di rieducazione. Domani (ma anche oggi, a dire il vero) leggeremo le interpretazioni autentiche di prestigiosi editorialisti e scioperati blogger, sempre alla ricerca di una raison d’être. Ma uno iota di senso del ridicolo, proprio mai?

La fatica della democrazia

in Discussioni/Italia

Mentre la data delle elezioni regionali si avvicina, e con essa l’abituale teatrino di scelte di campo, giudizi divini e vuoto pneumatico di programmi, può essere utile pensare alle difficoltà che l’uomo più potente del mondo affronta da oltre un anno, nel tentativo di far passare la propria riforma sanitaria.

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Affari loro

in Italia

Inapplicabilità del dl sulle liste nel caso Pdl Roma. Questo il passaggio fondamentale dell’istruttiva ordinanza del Tar del Lazio con la quale ieri i giudici hanno respinto le richieste del Pdl di sospendere l’esclusione della lista dalle elezioni regionali nel Lazio. A conferma della consolidata expertise dei legislatori pidiellini, che hanno ormai accumulato negli anni una lunga teoria di provvedimenti che si sono frantumati contro la legge (pardon, contro la magistratura, civile, penale ed amministrativa, tutta rigorosamente comunista), il dl che si occupa delle modalità di presentazione delle liste – si legge nell’ordinanza di nove pagine – “non può trovare applicazione” al caso specifico giacché la Regione Lazio, con una propria legge 13 gennaio 2005 ha adottato disposizioni in materia di elezioni “esercitando così la competenza legislativa ad essa attribuita dall’articolo 122 primo comma della Costituzione”.

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Così fan tutti?

in Italia

Ricordate quando e quanto abbiamo crocifisso il povero Piero Fassino per quella celeberrima quanto stupida frase, rivolta al telefono a Giovanni Consorte, “ma allora abbiamo una banca?” Ricordate quanto abbiamo stigmatizzato, deriso, sbertucciato le reazioni del “popolo della sinistra”, dai vertici ai gerarchetti intermedi fino ai poveri militanti, perennemente avvolti nella loro copertina di Linus della “questione morale”? Lo rifaremmo, parola per parola e forse di più. Ma allora, qualcuno potrebbe spiegarci per quale motivo non dovremmo chiedere, criticare, stigmatizzare quello che sta accadendo ai vertici del Pdl, oggi?

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Giorgio Bernanke

in Discussioni/Italia

E così, abbiamo appena appreso che il Pdl è too big to fail. Può essere, a noi da tempi non sospetti pare l’opposto. A noi pare che il Pdl si sia inesorabilmente posto su un piano inclinato, e con sé vi abbia posto l’intero paese. Il Pdl non è too big to fail, per molti aspetti è già un partito fallito. La tragedia è che, come ogni incumbent dedito ad abuso di posizione dominante, il Pdl promette di portare a fondo con sé il paese ed il suo sistema istituzionale. Continua l’equivoco di un premier convinto che il consenso di cui gode lo legittimi a disinteressarsi delle regole.

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Requiem per un paese

in Discussioni/Italia

E’ uscito ieri l’editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, che aveva fatto capolino nella rassegna stampa di martedì di SkyTg24. Il direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, spiega i motivi del disguido, assumendosene la responsabilità. Noi abbiamo poco da aggiungere a questo pezzo, che esprime plasticamente l’irritazione che Galli Della Loggia prova verso questo centrodestra, una collezione di rissosi cacicchi immersi nell’inconcludenza (per tacer d’altro), oltre alla desolante e disarmante conclusione che questo paese ha una classe politica priva di un disegno e di un progetto per il futuro. Sono praticamente gli stessi termini e le stesse espressioni che noi usiamo da anni.

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L’Italia contro la crisi? Ci siamo chiusi a riccio

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Stefano Petroselli – Il Secolo d’Italia – Il Domenicale

Quando criticava le politiche economiche di Prodi, era l’idolo dei blogger di centrodestra. Ora che – «da elettore del Pdl», come specifica lui – critica «per coerenza» le politiche di questa maggioranza, è diventato un “comunista” e un “traditore”. Insomma, secondo Mario Seminerio – economista liberale e blogger, creatore di Phastidio.net – questo paese, stretto fra corporativismi incrociati, battaglie antropologiche e slogan tribali, sta soffocando. Anzi, sta andando dritto dritto «a sbattere contro un muro».

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Il paese è piccolo, la gente mormori

in Discussioni/Italia

A conferma di quanto il tema della lotta alla corruzione stia facendo annodare il dibattito entro le mura del Pdl, oggi il guardasigilli Angelino Alfano ha precisato che tocca ai partiti compiere un “severo vaglio”  dei candidati, evitando di mettere in lista coloro che hanno “curricula non brillanti” (sic);  diversamente, qualsiasi legge sull’incandidabilità rischia di essere inutile o, peggio, di affidare alla magistratura una indebita supplenza.

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Vorrei ma non posso – 6

in Italia

Un consigliere comunale milanese, presidente di commissione ed appartenente al partito di maggioranza, viene beccato con la mazzetta in bocca per celebrare il diciottesimo anniversario dell’arresto di “Mariuolo” Chiesa; il presidente della Corte dei conti segnala l’esplosione di denunce per reati commessi da appartenenti alla pubblica amministrazione. Il premier viene evidentemente scioccato da questi eventi, e forse anche da qualche sondaggio che, oltre a indicare che il suo gradimento non ha eguali in questa parte della galassia, mostra pure che l’elettorato comincia a mugugnare. Su tutto, il brutto affare della scatola nera chiamata Protezione civile. Che fare, avrebbe detto Lenin, uno che di consenso se ne intendeva?

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“Una falange armata monoetica”

in Discussioni/Italia

Benedetto Della Vedova racconta di come il Pdl stia tentando con ogni mezzo di soffocare l’espressione del libero convincimento dei propri parlamentari su una materia (il testamento biologico) che non solo non è parte del programma di governo, ma soprattutto rappresenta un tema etico, su cui cioè non può né deve esistere disciplina di partito, come ebbe a dire qualche millennio addietro il premier stesso.

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Risultati storici

in Italia

La Lega sta per trasformare in realtà il sogno di Gianfranco Miglio: creare una macroregione del Nord, controllata dal Carroccio. Determinante per lo storico risultato il Pdl, che dichiara vittoria e inizia la ritirata dalle regioni settentrionali, ed un sistema elettorale costruito su misura per massimizzare il leverage degli uomini di Umberto Bossi (a proposito, poi non dite che non ve l’avevamo detto). Grande Sconfitto, al momento, Giancarlo Galan, il romantico governatore che pensava che i voti si contassero anziché pesarsi. Popolo della libertà, un partito con un preciso progetto per una nazione: quella padana. E ora, via alle consultazioni per stabilire a chi cedere il Mezzogiorno. Proponiamo la Cina, le alternative indigene sarebbero di gran lunga peggiori.

In nome del popolo sovrano contro le autorità di mercato? Un déjà vu statalista

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Libertiamo

Al crescere della complessità e della varietà degli stati del mondo, la classe politica si trova a disagio nella capacità di risposta alle problematiche, intesa sia come efficacia ed efficienza nella elaborazione di politiche pubbliche, sia come comunicazione ai cittadini delle azioni intraprese e da intraprendere. Di fronte alla frustrazione rispetto all’incapacità a gestire situazioni complesse, è forte la tentazione di rifugiarsi nel populismo e nelle delegittimazione delle tecnostrutture. Il caso paradigmatico è quello della cultura di governo e della comunicazione espresse dal centrodestra italiano, da sempre incline ad additare alla pubblica esecrazione l’azione di agenzie di regolazione e di tecnostrutture che occasionalmente si trovino ad ostacolare l’adozione di misure ritenute necessarie almeno a lenire l’ansia di breve termine.

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Per la Terza Repubblica in fondo al baratro, al centro

in Discussioni/Italia

La sempre più probabile uscita di Francesco Rutelli ed altri esponenti cosiddetti “cattolici” (qualunque cosa ciò significhi, nella politica italiana) dal Partito democratico, in riaggregazione verso un centro democristiano presidiato da Pierferdinando Casini, apre ufficialmente la pars destruens del processo di ennesima ricomposizione del sistema partitico italiano, quella della disarticolazione. Restiamo tuttavia immersi in un più generale processo di decomposizione del sistema politico, ormai prossimo ad essere travolto dalla crisi fiscale del paese.

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Decomposizione e disarticolazione

in Discussioni/Italia

Hanno un bel dire, i difensori ad oltranza del governo, mentre scalano pareti di vetro tentando di magnificarne l’opera tra un dossier mediatico e l’altro, tra un annuncio di mirabolanti riforme “reaganiane” a base di flat tax (che coprono di ridicolo soprattutto chi le ipotizza) e una realtà fatta di lacerazioni interne ad una maggioranza numericamente amplissima ma politicamente sempre più gracile, minata dalla vigorosa azione di vampiraggio praticata dalla Lega Nord, nella benevola negligenza del premier, e dai segni di inquietudine, che rischia di divenire aperta rivolta, delle cosiddette classi dirigenti delle regioni meridionali, minacciate di asfissia da una crisi fiscale sempre più evidente, e che sono quindi costrette ad organizzarsi in forme pseudo-partitiche per portarsi a casa le briciole di una torta sempre più piccola.

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Pane e golpe

in Italia

Il giorno dopo la pronuncia della Consulta sul cosiddetto lodo Alfano, e dopo il furibondo sfogo del premier, andato troppo e troppe volte sopra le righe, resta la domanda dirimente e surreale di un paese che si trova nel mezzo della più grave crisi economica dal Dopoguerra, oltre che di un processo di declino economico di lungo termine che solo gli sciocchi si ostinano a non vedere: come fare per permettere a quest’uomo di governare senza aver l’assillo di “sottrarre tempo alla cosa pubblica” per recarsi nei palazzi di giustizia a deporre nei procedimenti che lo vedono coinvolto?

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Il cattosocialista

in Discussioni/Italia

Su il Giornale, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi riflette sull’esito delle elezioni tedesche. Il titolo dell’editoriale è già un programma, e per una volta riflette fedelmente il pensiero dell’autore. Ma è soprattutto lo svolgimento a lasciare interdetti. Bondi apre con alcune riflessioni spicciole sul grande carisma di Angela Merkel (la Cdu in realtà ha ottenuto il secondo peggior risultato dal 1949, ma quella di Bondi è una licenza poetica), e sulla sconfitta epocale della socialdemocrazia tedesca, “vittima del proprio senso di responsabilità” oltre che della più generale crisi dei partiti socialdemocratici europei. L’altro episodio eclatante della tornata elettorale tedesca è la vittoria della Fdp di Guido Westerwelle. E proprio questo esito pare turbare il nostro buon Bondi, che si dichiara preoccupato per la fine dell’esperienza della Grosse Koalition.

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