Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Popolo della Libertà - page 3

Poltrone rubate all’Agricoltura

Discussioni/Italia

Scrive oggi Amedeo La Mattina su la Stampa che vi sarebbero problemi nel cambio della guardia al ministero delle Politiche Agricole, tra il neo-governatore veneto Luca Zaia, ed il suo predecessore Giancarlo Galan. La Lega infatti, che ha deciso di presidiare saldamente i due ministeri che la buonanima della Dc riteneva fondamentali (Interno ed Agricoltura), vorrebbe garanzie che Galan seguirà il solco tracciato dall’aratro di Zaia: no agli Ogm, ricorso a dazi per proteggere i prodotti agricoli italiani.

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Detto in altri termini

Il professor Giovanni Sartori giunge a conclusioni analoghe alle nostre, solo utilizzando assai meno perifrasi:

Professore, è nata la Padania.
Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi.

Cioè l’alleanza con Fini e Bossi?
Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qualche isola rossa resistente.

Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale?
Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere.

Ci sono tre anni di tempo per dare torto a Sartori. Ma non trattenete il respiro, nel frattempo.

Il lento tramonto del berlusconismo

Discussioni/Italia

Il risultato dell’ennesimo “giudizio divino” elettorale può essere sintetizzato come segue: la Lega continua a vincere, il Pdl continua ad essere inesorabilmente eroso: è la prosecuzione e l’accentuazione di quanto accaduto alle ultime elezioni politiche, anche se in pochi oggi se ne ricordano.

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La prossima riforma

La lista si allunga. Dopo la lotta contro il cancro e treni che, passando per il Piemonte, uniranno “l’Atlantico al Pacifico”, ora tocca alle questure, guidate da soggetti stressati e/o alcolizzati (Gasparri dixit). Poiché l’amore vince sempre, aspettatevi almeno un tentativo di rieducazione. Domani (ma anche oggi, a dire il vero) leggeremo le interpretazioni autentiche di prestigiosi editorialisti e scioperati blogger, sempre alla ricerca di una raison d’être. Ma uno iota di senso del ridicolo, proprio mai?

La fatica della democrazia

Discussioni/Italia

Mentre la data delle elezioni regionali si avvicina, e con essa l’abituale teatrino di scelte di campo, giudizi divini e vuoto pneumatico di programmi, può essere utile pensare alle difficoltà che l’uomo più potente del mondo affronta da oltre un anno, nel tentativo di far passare la propria riforma sanitaria.

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Affari loro

Italia

Inapplicabilità del dl sulle liste nel caso Pdl Roma. Questo il passaggio fondamentale dell’istruttiva ordinanza del Tar del Lazio con la quale ieri i giudici hanno respinto le richieste del Pdl di sospendere l’esclusione della lista dalle elezioni regionali nel Lazio. A conferma della consolidata expertise dei legislatori pidiellini, che hanno ormai accumulato negli anni una lunga teoria di provvedimenti che si sono frantumati contro la legge (pardon, contro la magistratura, civile, penale ed amministrativa, tutta rigorosamente comunista), il dl che si occupa delle modalità di presentazione delle liste – si legge nell’ordinanza di nove pagine – “non può trovare applicazione” al caso specifico giacché la Regione Lazio, con una propria legge 13 gennaio 2005 ha adottato disposizioni in materia di elezioni “esercitando così la competenza legislativa ad essa attribuita dall’articolo 122 primo comma della Costituzione”.

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Così fan tutti?

Italia

Ricordate quando e quanto abbiamo crocifisso il povero Piero Fassino per quella celeberrima quanto stupida frase, rivolta al telefono a Giovanni Consorte, “ma allora abbiamo una banca?” Ricordate quanto abbiamo stigmatizzato, deriso, sbertucciato le reazioni del “popolo della sinistra”, dai vertici ai gerarchetti intermedi fino ai poveri militanti, perennemente avvolti nella loro copertina di Linus della “questione morale”? Lo rifaremmo, parola per parola e forse di più. Ma allora, qualcuno potrebbe spiegarci per quale motivo non dovremmo chiedere, criticare, stigmatizzare quello che sta accadendo ai vertici del Pdl, oggi?

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Giorgio Bernanke

Discussioni/Italia

E così, abbiamo appena appreso che il Pdl è too big to fail. Può essere, a noi da tempi non sospetti pare l’opposto. A noi pare che il Pdl si sia inesorabilmente posto su un piano inclinato, e con sé vi abbia posto l’intero paese. Il Pdl non è too big to fail, per molti aspetti è già un partito fallito. La tragedia è che, come ogni incumbent dedito ad abuso di posizione dominante, il Pdl promette di portare a fondo con sé il paese ed il suo sistema istituzionale. Continua l’equivoco di un premier convinto che il consenso di cui gode lo legittimi a disinteressarsi delle regole.

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Requiem per un paese

Discussioni/Italia

E’ uscito ieri l’editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, che aveva fatto capolino nella rassegna stampa di martedì di SkyTg24. Il direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, spiega i motivi del disguido, assumendosene la responsabilità. Noi abbiamo poco da aggiungere a questo pezzo, che esprime plasticamente l’irritazione che Galli Della Loggia prova verso questo centrodestra, una collezione di rissosi cacicchi immersi nell’inconcludenza (per tacer d’altro), oltre alla desolante e disarmante conclusione che questo paese ha una classe politica priva di un disegno e di un progetto per il futuro. Sono praticamente gli stessi termini e le stesse espressioni che noi usiamo da anni.

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L’Italia contro la crisi? Ci siamo chiusi a riccio

di Stefano Petroselli – Il Secolo d’Italia – Il Domenicale

Quando criticava le politiche economiche di Prodi, era l’idolo dei blogger di centrodestra. Ora che – «da elettore del Pdl», come specifica lui – critica «per coerenza» le politiche di questa maggioranza, è diventato un “comunista” e un “traditore”. Insomma, secondo Mario Seminerio – economista liberale e blogger, creatore di Phastidio.net – questo paese, stretto fra corporativismi incrociati, battaglie antropologiche e slogan tribali, sta soffocando. Anzi, sta andando dritto dritto «a sbattere contro un muro».

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