Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Popolo della Libertà - page 3

Decomposizione e disarticolazione

Discussioni/Italia

Hanno un bel dire, i difensori ad oltranza del governo, mentre scalano pareti di vetro tentando di magnificarne l’opera tra un dossier mediatico e l’altro, tra un annuncio di mirabolanti riforme “reaganiane” a base di flat tax (che coprono di ridicolo soprattutto chi le ipotizza) e una realtà fatta di lacerazioni interne ad una maggioranza numericamente amplissima ma politicamente sempre più gracile, minata dalla vigorosa azione di vampiraggio praticata dalla Lega Nord, nella benevola negligenza del premier, e dai segni di inquietudine, che rischia di divenire aperta rivolta, delle cosiddette classi dirigenti delle regioni meridionali, minacciate di asfissia da una crisi fiscale sempre più evidente, e che sono quindi costrette ad organizzarsi in forme pseudo-partitiche per portarsi a casa le briciole di una torta sempre più piccola.

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Pane e golpe

Italia

Il giorno dopo la pronuncia della Consulta sul cosiddetto lodo Alfano, e dopo il furibondo sfogo del premier, andato troppo e troppe volte sopra le righe, resta la domanda dirimente e surreale di un paese che si trova nel mezzo della più grave crisi economica dal Dopoguerra, oltre che di un processo di declino economico di lungo termine che solo gli sciocchi si ostinano a non vedere: come fare per permettere a quest’uomo di governare senza aver l’assillo di “sottrarre tempo alla cosa pubblica” per recarsi nei palazzi di giustizia a deporre nei procedimenti che lo vedono coinvolto?

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Il cattosocialista

Discussioni/Italia

Su il Giornale, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi riflette sull’esito delle elezioni tedesche. Il titolo dell’editoriale è già un programma, e per una volta riflette fedelmente il pensiero dell’autore. Ma è soprattutto lo svolgimento a lasciare interdetti. Bondi apre con alcune riflessioni spicciole sul grande carisma di Angela Merkel (la Cdu in realtà ha ottenuto il secondo peggior risultato dal 1949, ma quella di Bondi è una licenza poetica), e sulla sconfitta epocale della socialdemocrazia tedesca, “vittima del proprio senso di responsabilità” oltre che della più generale crisi dei partiti socialdemocratici europei. L’altro episodio eclatante della tornata elettorale tedesca è la vittoria della Fdp di Guido Westerwelle. E proprio questo esito pare turbare il nostro buon Bondi, che si dichiara preoccupato per la fine dell’esperienza della Grosse Koalition.

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I miei parassiti sono più liberali dei tuoi

Economia & Mercato/Italia

Nei giorni scorsi Renato Brunetta e Daniele Capezzone hanno inviato a l’Occidentale un lungo articolo-manifesto, nel quale tentano di fare il punto sulla prima parte della legislatura e sulle cosiddette “sfide strategiche” che attendono il paese ed il partito che lo governa. La prima parte delle riflessioni di Brunetta e Capezzone (d’ora in avanti B&C) è una pedante puntualizzazione manichea su buoni e cattivi, che ha almeno il merito di non fare di tutte le categorie un fascio, come invece era sembrato nei mesi scorsi, ascoltando le infuocate invettive erga omnes del ministro. E così, ecco che ci sono “cattivi dipendenti pubblici, cattiva politica, cattiva magistratura, cattive banche, cattiva finanza, cattiva editoria”. E pure dei cattivi sindacati perché, spiegano B&C, “arricchiti economicamente ma impoveriti politicamente e civilmente dalla trattenuta automatica praticata su lavoratori e pensionati spesso ignari”.

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E dopo il menù, il programma

Dopo il convivio a casa di Gianni Letta, scoppierà la pace tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini? Pare sia andato tutto bene, almeno a giudicare dalle prime dichiarazioni degli entourages dei due leader. La sintesi più efficace è quella di Fabrizio Cicchitto: “adesso bisogna combinare una concezione leaderistica del partito-movimento con quella che richiede sedi permanenti di dibattito e un serio lavoro sul territorio”. Vero, forse i termini della questione sono sempre stati quelli. Fini è portatore di posizioni che egli stesso definisce “di minoranza” nel Pdl, su immigrazione e bioetica. Giungere a momenti dialettici “strutturati” entro il partito, senza che ciò debba determinare accuse di tradimento da parte di schiumanti militanti o minacce di dossieraggio sarebbe già un gran bel passo avanti.

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Il compagno Gianfranco

Discussioni/Italia

Anche Michele Boldrin si è accorto dell’assai poco strisciante linciaggio di cui Gianfranco Fini da settimane è fatto oggetto entro le mura della cittadella del Popolo della Libertà. Diciamo “anche” nel senso che la sua fortunata distanza, fisica e culturale, da quanto accade in questa disgraziata penisola potrebbe metterlo al riparo da alcuni miserrimi teatrini ma, purtroppo per lui, Michele mantiene una insana passione politica per tutto quanto accade nel Belpaese, e quindi diciamo che se le va a cercare. La posizione di chi scrive è nota e verrà testé ribadita: il presidente della Camera proferisce parole di comune buon senso, nulla di realmente rivoluzionario. Manca ancora una elaborazione compiuta sui temi economici, anche se la direzione pare essere quella di aderire alle indicazioni (altra costruzione di puro buonsenso) del governatore di Bankitalia. Ma nel complesso leggiamo e ascoltiamo parole di “normalità” in un paese che normale ha pervicacemente deciso di non essere. Dobbiamo ancora comprendere se le posizioni espresse da Fini, segnatamente quelle che divergono in modo evidente dal mainstream del Pdl, sono frutto di tatticismi o sono un effettivo cambio di visione politica, anche se siamo sempre più inclini a sposare la seconda ipotesi.

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Riflessioni superficiali sul voto

Il sistema partitico italiano mostra di continuare a volere escludere dal gioco la sinistra estrema. Forse ci stiamo deideologizzando, oppure stiamo delegando la protesta a Lega e Idv, nei rispettivi schieramenti. Resta il fatto che siamo orgogliosi proprietari di un sistema bipolare quadripartitico, anzi di una costellazione pentapartitica con l’Udc che insiste stoicamente col progetto di un centro destrutturatore dei due poli, ma prima o poi potrebbe capitolare e mettersi all’asta in una versione riveduta e corretta della politica dei due forni.

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Il significato di un dibattito

Discussioni/Italia

In questi ultimi mesi, Fini ha innanzitutto trasformato lo “spazio” del centrodestra, che da luogo dominato da un consenso quasi unanime e in parte artificiale, incrinato solo minimamente da ultraminoritari dissensi malsopportati, è divenuto luogo di confronto. E’ purtroppo vero che la natura del confronto rimane molto poco soddisfacente, poiché alle obiezioni sul merito dei problemi si replica per lo più con argomentazioni che mirano a banalizzarle (ad esempio etichettandole come “di sinistra” o con il ricorso a “marchi di infamia” come “laicismo”, “anticlericalismo” e simili) o a squalificare chi le ha avanzate.Sofia Ventura

Queste eccellenti e del tutto condivisibili considerazioni (da leggere interamente), rappresentano l’ideale prosecuzione di riflessioni fatte tempo addietro. No ai monoliti, si al confronto di idee. Per tutti quelli che intendono contribuire a fare del Pdl una forza di destra liberale, tollerante e libertaria, parte integrante del mainstream europeo. Mission impossible? Forse, ma vale la pena provare. Sperando che agli anatemi ed alle curve da stadio si sostituiscano analisi e confronto dialettico.


Di guardie svizzere e bersaglieri

Discussioni/Italia

Raramente ci siamo trovati d’accordo con il pensiero altrui come nel caso di queste considerazioni  di Carmelo Palma:

Ormai anche affermare la distinzione scolastica tra “precetto religioso” e “legge civile” appare agli occhi dei sacerdoti della nuova correttezza bio-politica un esercizio di arroganza giacobina e di militanza anti-cattolica.
Gianfranco Fini ha l’altro ieri dovuto incassare accuse vibrate per avere sostenuto una tesi da corso-base di educazione civica. Se avesse ribadito il principio della libertà religiosa, secondo questa logica, avrebbe anche potuto incassare un’accusa di complicità con il terrorismo jihadista. Tanto non conta quanto uno dice, ma cosa gli si può fare dire, suffragando il sospetto che lo pensi, senza che peraltro l’abbia detto e neppure pensato.

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Bravi. E ora, a lavorare

Discussioni/Italia

La domanda sorge spontanea: Gianfranco Fini è destinato a diventare il soprammobile, pregiato ed un po’ ingombrante, del Pdl? A sentire il suo intervento al congresso fondativo del partito, e soprattutto alcune reazioni “di peso”, tra il fastidio e la puntualizzazione, la risposta pare affermativa. La cosa che più colpisce è che Fini ha pronunciato concetti di senso comune, non particolarmente dirompenti. Il misto di sorpresa e sollievo che ha colto chi, come noi, crede alla possibilità che anche in Italia si possano affermare alcuni princìpi liberali di base, è indicativo del clima politico che si respira in questo paese. Fini ha parlato della necessità di riformare la seconda parte della Costituzione in modo condiviso con l’opposizione (appena la ritroviamo, e potrebbe volerci un po’), di società multietnica e del rifiuto dello “stato etico”, quello che ha finora legiferato in modo invasatamente farsesco sul testamento biologico “all’italiana”. Un discorso strutturato e problematico, che esprime posizioni scomode che mal si addicono ad un partito costruito su granitiche certezze.

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Trova l’intruso

All’interno di un post quasi interamente condivisibile, JimMomo inserisce un passaggio per noi criptico:

Nessuno attualmente sembra in grado di porre un argine “culturale” alle idee del ministro. Temo che prima o poi sarà troppo tardi e che la sua indisturbata semina darà dei frutti. L’ex ministro Martino è stato fatto fuori e altre figure autenticamente liberiste all’interno del PdL, per un motivo o per l’altro, non sembrano ancora godere della sufficiente forza politica e mediatica, e della necessaria autorevolezza interna, per contendere a Tremonti il ruolo di “mente economica” del centrodestra. Né Brunetta, né Della Vedova, né Capezzone.

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Lo speriamo anche noi

Discussioni/Italia

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl

Spero che il Pdl, anche alla prova del governo, sappia rimanere fedele all’impegno del suo leader, difendendo e presidiando il pluralismo etico-culturale come fondamento della libera convivenza civile. Berlusconi, parlando ironicamente di “partito anarchico” sui temi etici, aveva chiarito la differenza abissale che intercorre tra un partito liberale che difende in modo intransigente i valori della libertà e della dignità umana e un “partito etico” che promuove e difende in sede legislativa una precisa piattaforma di valori, che va invece riservata alla libera scelta dei cittadini. Nessuno dei grandi partiti liberali e conservatori europei ha scelto di diventare un “partito etico”. Anche per questa ragione, spero che il Pdl rimanga un “partito anarchico”, nonostante i richiami di Famiglia Cristiana, che perfino la DC in questa forma non avrebbe giudicato ricevibili.

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Nota per i laici del centrodestra: attenderete a lungo, e invano, concetti del genere espressi dalla voce e dalla tastiera dell’attuale portavoce di Forza Italia. Per lui era certamente più funzionale giocare all’anticlericale puro e duro in un’altra epoca storica, e baloccarsi con l’economia in tempi a noi più prossimi. Ma comprenderete, il portavoce è qualcosa di molto simile ad un cocorito, in condizioni normali non vive di voce propria.

Liberale, alza la voce

Economia & Mercato/Italia

Questa digressione statalista [di Berlusconi su Alitalia “compagnia di bandiera” da difendere, ndPh.] ha messo in imbarazzo i liberisti di area pidiellina. Silenzi tattici (alla vigilia della presentazione delle liste, Daniele Capezzone è muto), scarse tracce alitaliane nel sito Tocqueville, che ospita prevalentemente blogger lib, notizia seminascosta dal Giornale (undici righe undici), il quotidiano che nei giorni scorsi, alla vigilia della presentazione del programma, aveva fatto campagna preventiva contro la minaccia di una piattaforma non liberista. Giavazzi, che era stato pessimista sul programma del Pdl, dice: “Secondo me, la spinta liberalizzatrice in realtà non l’hanno mai avuta, i liberali sono stati spesso silenziati. In fondo l’unica norma liberista della scorsa legislatura fu la legge Biagi, per il resto il centrodestra è stato vittima delle lobby. Pensavo che dopo due anni di opposizione ci sarebbe stata una riflessione, sbagliavo. Quanto al programma, leggo di dazi e quote, che servono a difendere le imprese che non ce l’hanno fatta, e non quelle che hanno vinto la loro sfida”. (Il Foglio)

Il programma economico del PdL

Economia & Mercato/Italia

Il programma del Popolo della Libertà è articolato in sette “missioni”, ulteriormente suddivise in punti. Riguardo gli aspetti più propriamente economici la prima missione, “rilanciare lo sviluppo”, prevede la detassazione di straordinari, premi ed incentivi legati ad incrementi di produttività. Si tratta di proposte ancora troppo generiche per poter essere compiutamente valutate. Se il principio è condivisibile, restano problemi di attuazione pratica. Va definito il concetto di detassazione, in primo luogo: è totale o parziale? Non si dovrebbe poi dimenticare che non tutti i lavoratori dipendenti percepiscono straordinari: si pensi a quadri e dirigenti. In condizioni di debolezza congiunturale è poi verosimile attendersi un minore ricorso agli straordinari, che perderebbero così la funzione di leva strategica per l’aumento del potere d’acquisto dopo le imposte. Inoltre, la detassazione integrale degli straordinari implica il rischio che la creazione di nuova occupazione subisca un rallentamento, e che le imprese finiscano col contrabbandare aumenti retributivi imputandoli a straordinari. Ciò finirebbe col sottrarre materia imponibile.

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Diffidate dalle imitazioni

Adotta Un Neurone/Italia

A seguito della pubblicazione dell’articolo “Collezione primavera-estatesul sito de Il Legno Storto, abbiamo ricevuto la diffida di tal Raffaello Morelli, presidente di una non meglio identificata “Federazione dei Liberali”, che ci intima a non utilizzare la denominazione “Partito della Libertà” con riferimento allo schieramento di centrodestra che ha in Silvio Berlusconi il proprio candidato premier. Il testo della diffida (inviata a suo tempo anche a Michela Vittoria Brambilla e a Sandro Bondi) potete leggerla nei commenti all’articolo su Il Legno Storto. La nostra replica a Morelli potete invece leggerla direttamente qui: Leggi tutto

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