Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Portogallo

E pure il Portogallo fece boom

Economia & Mercato/Esteri

Mentre noi italiani eravamo impegnati a fare il trenino per il mirabolante +0,4% di crescita del primo trimestre e di 1,2% annuo, fatto di “scorte” e stranissimi crolli di deflatori, altri paesi dell’Eurozona hanno messo a segno risultati eclatanti ma altrettanto anomali, tra la prima e la seconda stima trimestrale, cioè nello spazio di poche settimane. Ad esempio, la Grecia è passata da -0,1% a +0,4%. La Francia ha recuperato un decimale ma con un contributo della voce “scorte” di ben lo 0,7%, similmente a noi.

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Senza austerità i conti del Portogallo migliorano, ma c’è un po’ di doping

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il Portogallo ha chiuso il 2016 con un rapporto deficit-Pil del 2,1%, il minore dalla caduta della dittatura, nel 1974. L’eclatante risultato pare dare ragione al governo monocolore socialista di Antonio Costa, che gode dell’appoggio esterno di comunisti, verdi e del Blocco di Sinistra, una composita maggioranza ribattezzata il “marchingegno” e che fa della lotta all’austerità il proprio obiettivo.

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Novo Banco, vecchi guai

La good bank portoghese Novo Banco, nata dalle ceneri di Banco Espirito Santo (BES), e già al centro di un sisma causato dalla geniale idea della banca centrale portoghese di migliorarne i coefficienti patrimoniali trasferendo alcune sue obbligazioni senior alla bad bank di BES, continua a sanguinare perdite. E a non trovare acquirenti. Un presagio per analoghe vicende italiane?

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Pentafulminati

Pare che oggi usi così, ben più di ieri: si dice una scemenza e la si ripete ossessivamente, sino a prendere la cosiddetta opinione pubblica per sfinimento o per distrazione. Come leggere altrimenti la lisergica rivendicazione del giovane talentuoso pentastellato candidato a-non-si-sa-bene-cosa, almeno sin quando l’alta direzione non lo rimetterà a cuccia?

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Invidia debitorum, edizione portoghese

Ieri in tarda serata la banca centrale portoghese ha comunicato che Banco Internacional do Funchal (Banif), è stato posto in regime di risoluzione e diviso in una good bank, ceduta alla filiale portoghese degli spagnoli di Santander per 150 milioni di euro, ed una bad bank, con pesante partecipazione dei contribuenti portoghesi. L’intervento prevede una interessante variante dello schema adottato dall’Italia per risolvere le quattro banche.

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Il fronte della sinistra e quello della realtà

In Portogallo il premier uscente, Pedro Passos Coelho, la cui lista aveva vinto le elezioni politiche ma senza ottenere la maggioranza, è stato sfiduciato dal voto del composito cartello delle sinistre, che sommate rappresentano la maggioranza del nuovo parlamento portoghese. Si va quindi verso un governo di sinistra, forse.

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Il Portogallo sta peggio di quanto pensano i tifosi della Troika

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

In Portogallo, le elezioni politiche hanno prodotto un esito che potrebbe alimentare instabilità, con la vittoria della coalizione di centrodestra del premier Pedro Passos Coelho, che tuttavia non raggiunge la maggioranza assoluta dei seggi, ed una opposizione eterogenea e difficilmente coalizzabile, che spazia dai socialisti, che restano sostanzialmente pro-austerità, pur se con correttivi, ad una sinistra anti sistema composta dai “tradizionali” comunisti e dall’incarnazione portoghese della sinistra anti-Troika, il Bloco de Esquerda, benedetto da Syriza e Podemos, che ha ottenuto il 10% dei voti. La prima lettura dell’esito elettorale ha rimarcato il “successo” di un governo pro-Troika, che ha ottenuto aiuti per 78 miliardi di euro ed attuato riforme dall’impatto sociale pesante. Un’analisi più approfondita mostra una situazione differente.

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Scatole portoghesi

Con tanti auguri alla Asset Quality Review di Mario Draghi, ora che la struttura proprietaria del gruppo portoghese Espirito Santo si è disvelata (ma non è mai stata occulta) agli occhi degli investitori. A volte si ha l’impressione di essere immersi in un gioco demenzial-demoniaco.

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Portogallo, dibattito sul (nostro) futuro

Mentre la periferia dell’Eurozona è ormai ebbra di un travolgente successo, grazie al crollo degli spread innescato dalla liquidità internazionale alla ricerca di rendimenti, che qualcuno (che peraltro nella vita sta sui mercati, quindi dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro) qui da noi scambia per un successo domestico, in Portogallo nei prossimi giorni si terrà un dibattito parlamentare su cosa fare con un enorme stock di debito che appare sempre meno sostenibile.

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I guasti dell’aggiustamento

Il capo missione del Fondo Monetario Internazionale, al termine dell’ultima “ispezione” in Portogallo, si è lasciato andare a considerazioni che paiono un ibrido tra le chiacchiere da salotto sul meteo e gli oroscopi di fine anno. Malgrado tutto, la realtà riesce ad emergere, sempre.

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La Grande Destrutturazione

Da una segnalazione di Tyler Cowen, questo rapporto dell’International Labour Organization (ILO), l’agenzia Onu che si occupa di diritti del lavoro, mostra quello che accade al sistema delle relazioni  industriali in un paese in profonda crisi economica, caratterizzato da un tessuto prevalente di piccole e medie imprese, che cerca di dare una maggiore flessibilità al proprio mercato del lavoro. Utile a noi italiani per trarre inferenze domestiche.

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Fatevi il vostro piccolo paradiso fiscale domestico

Economia & Mercato/Esteri

Oggi, sul quotidiano francese Les Echos, compare un articolo su quella che sta diventando una tendenza in Europa: la concessione di visti pluriennali a cittadini extracomunitari che investono somme elevate nel paese. Perché, in tempi disperati, servono rimedi disperati.

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In Eurozona la cura resta rigorosamente letale

Qualche numero aggiornato sulla situazione delle finanze pubbliche portoghesi, per ricordarci che la crisi esiste, persiste e sussiste, e che i nodi arriveranno presto al pettine della Grande Coalizione tedesca in via di formazione. Con il termine “crisi”, però, sarebbe utile indicare non quella economica ma quella che la alimenta, e cioè le misure di austerità europea, che stanno determinando un classico avvitamento dei conti pubblici un po’ ovunque, non solo da noi. In effetti, nei numeri e nella situazione portoghese si coglie una certa aria di famiglia.

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Spagna, Portogallo e Irlanda: i falsi successi del rigore

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Mentre l’intera Eurozona è in messianica attesa delle elezioni politiche tedesche del prossimo 22 settembre, lo stato dell’arte del cosiddetto risanamento dei conti pubblici procede sempre più incerto, con tentativi di aggiustamenti marginali che non fanno che rinviare il giorno del giudizio, mentre nei singoli Paesi crescono gli ostacoli di natura costituzionale ai tentativi di incidere in profondità e retroattivamente sulle voci di spesa relative a pensioni e licenziabilità dei pubblici dipendenti.

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Portogallo, esito greco-cipriota sempre più vicino

Ieri il ministro portoghese dell’Economia, Alvaro Santos Pereira ha “svelato” (rigorosamente senza fornire uno straccio di numeri) le linee guida di un programma di rilancio della competitività del sistema delle imprese portoghesi, indicando l’esigenza di ridurre la tassazione aziendale, promettendo crediti agevolati agli esportatori e vagheggiando la creazione di un habitat favorevole all’insediamento nel paese di imprese estere. Il tutto mentre il bilancio pubblico si sbriciola, dal sistema delle imprese di stato emergono nuovi buchi potenziali di dimensioni inquietanti e nel futuro non troppo lontano del paese si profila una ristrutturazione dei termini dei prestiti ottenuti dalla Troika, che peraltro rischia di non servire.

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Incastrati in comode rate

Oggi e domani, a Dublino, un vertice informale dell’Eurogruppo dovrebbe fare il punto del salvataggio cipriota ma, soprattutto, decidere ulteriori agevolazioni finanziarie per Portogallo ed Irlanda. E’ il solito copione, già visto più volte: le previsioni sono sistematicamente errate per eccesso di ottimismo ed alla fine si giunge, a colpi di aggiustamenti successivi, ad accomodare margini di manovra per evitare che il malcapitato paese si schianti. Ma il punto vero è che ci stiamo avvicinando a scoprire se le OMT di Mario Draghi sono solo un bluff o se vengono tenute in serbo per non meglio precisati “altri momenti”.

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Un piccolo passo per una Merkel…

…un grande passo per l’umanità dolente dell’Eurozona. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, la Cancelliera ha ammesso che gli effetti delle riforme strutturali e delle misure di risparmio necessitano di tempo, alcuni anni, prima di produrre effetti: “il nostro compito principale ora deve essere quello di mostrare le prospettive, eventualmente anche creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione”, evitando così “un’escalation nella situazione politica”.

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Capo danno a Lisbona

Dal primo dell’anno, il Portogallo ha visto un impressionante aumento della pressione fiscale: l’aliquota media effettiva dell’imposta sui redditi aumenta del 30 per cento, passando dal 9,8 al 13,2 per cento. Chiunque percepisca più del salario minimo di 485 euro mensili, inclusi i pensionati, si vedrà praticare una sovraimposta del 3,5 per cento sul proprio reddito. Le misure, adottate dal governo di centrodestra di Pedro Passos Coelho, che guida un partito bizzarramente denominato “socialdemocratico”, servono per permettere al paese di centrare i target temporali di consolidamento fiscale negoziati con la Ue per ottenere assistenza finanziaria. Un caso da manuale di autolesionismo fiscale, ma soprattutto di un tipo di autolesionismo che giunge quando la via dei tagli di spesa si è dimostrata insufficiente a raggiungere l’obiettivo. Qualcosa su cui riflettere.

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