Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Prodi - page 2

Dicono di noi

in Italia

Nuovi, prestigiosi riconoscimenti per il governo che ha restituito all’Italia credibilità ed un ruolo di protagonista sulla scena internazionale. Per il capo economista ed analista di politica finanziaria di Moody’s Investor Service, Pierre Cailleteau,

“L’Italia è uno dei paesi all’interno dell’Unione Europea con il più basso livello di riformabilità”.

Cailleteau precisa inoltre che i dodici punti del patto voluto da Romano Prodi “sono più un riflesso di sopravvivenza che una chiara piattaforma“.

Mark Gilbert, su The National Interest, descrive il monolitismo della coalizione prodiana:

Holding his [Prodi’s] coalition together was always going to be akin to herding cats. It contains parties such as Communist Refoundation and the Communists of Italy whose ideological position is on the anti-globalization left; yet it also contains conservatives and free market liberals. His coalition contains Catholic hardliners, but also doctrinaire anti-clericals.

Gilbert enumera poi i problemi strutturali italiani, e individua ciò che servirebbe al paese per affrontarli e sperare di risolverli:

The economy’s structural weaknesses, the shortcomings of the country’s schools and universities, the widespread problems of poverty and law and order that still afflict southern Italy in particular, all require decisive action from a strong democratic government. But strong government is precisely what the political elite, both right and left, seem unable to provide.

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Famiglie

in Contributi esterni/Discussioni/Italia

di [Ja], esule, ex-elettore della sinistra italiana

Tutte le famiglie sono uguali di fronte alla legge, ma alcune famiglie sono più uguali di altre.
Mentre nella maggior parte dei paesi civili, dalla Danimarca che lo ha fatto nel 1989 al vicino svizzero e calvinista che ha appena ampliato il Concubinat, si pensa a estendere i diritti civili per venire incontro alla società che cambia, in Italia si pensa a difendere la famiglia. Ora, posto che quello di famiglia è un concetto relativamente recente, e che si può anche comprendere la difesa della cosiddetta famiglia tradizionale [*] da parte di gente genuinamente convinta che le unioni civili siano il male assoluto, quel che non si capisce è l’ipocrisia di chi parla di famiglie per mero calcolo di interesse o elettorale.

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Mandati e mandanti

in Italia

Bisogna ammettere che Eugenio Scalfari è riuscito a coronare il suo sogno di essere la mosca cocchiera ed il king-maker dei governi di centrosinistra. Qualche settimana fa, il Padre Fondatore aveva pubblicamente invitato Romano Prodi a divenire il “dittatore” della corte dei miracoli progressista, per impedire che ciò che agli occhi di Scalfari appare come il qualunquismo anarcoide degli italiani finisse col travolgere il paese. E Prodi, fresco di disarcionatura, sta tentando di applicare quella ricetta, spalleggiato (almeno a parole) dai terrorizzati Rutelli, Fassino, e comunisti assortiti. Ecco allora la riscrittura liofilizzata del programma di 281 pagine, e senza bisogno di rimettere in funzione fabbriche del vapore e far sferragliare meningi. Ne esce un programmino piuttosto smilzo, scritto in dodici punti, che rappresenterebbero (d’obbligo il condizionale) una robusta virata al centro da parte del Professore, e che il buon Diliberto riesce pure a salutare con “soddisfazione”, mostrando di essere poco (o in realtà forse troppo) presente a sé stesso. Ciò che appare patetica, in queste ore, è l’esibizione muscolare di Prodi, che arriva a rivendicare per sé “l’autorità di fare la sintesi della posizione del governo in tutti i casi di disaccordo”. Sarebbe la prima volta nella storia repubblicana.

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Mr.Prodi’s Wonderful World

in Italy

Speaking at the traditional end-of-the-year press conference, Romano Prodi, our Prime Minister, said the next step for his government will be to adopt structural reforms and for these Italy needed “courage, unity and generosity…qualities which everyone must demonstrate: the majority and the opposition”.

Commenting on his coalition, which has a razor-thin majority in the Senate, Prodi observed that “we won with this majority and this majority is capable of making decisions now and in the future”.
Prodi then recalled how Winston Churchill once said that a majority of two votes means there was one extra.

Very interesting remarks, in our opinion. Actually, Mr.Prodi omits to say that in the Upper House, the Senate, his government very often bases his survival (especially in confidence votes) on senators for life, who are not elected by the people, but this is a minor detail, we guess. Mr.Prodi also likes to stress that just a one-vote lead is enough to rule. Right, we agree. But, when he was the minority leader, he always complained that the country was torn and on the brink of a “cold civil war”.

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Nessuno tocchi Romano

in Italia

Tornato a pontificare sugli italici destini dopo aver affrontato una delle prove più difficili riservate agli umani ed alla loro finitezza, oggi Eugenio Scalfari fa il punto dell’attività di governo nel dopo-Finanziaria. E lo fa con vista lunga, addirittura proiettata alle elezioni amministrative del prossimo maggio, per indicare al litigioso sinistra-centro la strada maestra della severa e serena attuazione del programma. Diciamo subito che, per Scalfari, esiste oggi in Italia una sola persona in grado di riassumere in sé le virtù riformiste di cui il paese disperatamente necessita, per uscire dalla barbarie del quinquennio berlusconiano, e questo deus ex machina si chiama Romano Prodi.

Al Professore, Scalfari perdona tutto tranne l’eccesso di condiscendenza ai voleri dei riottosi compagni di maggioranza, e si spinge addirittura ad invocarne la “dittatura”. Per giungere a questa bizzarra prescrizione (bizzarra perché con robusta dose di ipocrisia ignora deliberatamente le dinamiche ed i rapporti di forza di coalizione), Scalfari parte dal quesito di fondo che arrovella gli analisti del teatrino nazionalpopolare: perchè il gradimento del governo è così basso?

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You cannot be serious…

in Famous Last Quotes/Italia

prodiperplesso2.jpgCi arriviamo, vicino al 2 per cento, ci arriviamo. O lo manchiamo di poco“. Romano Prodi è ottimista per quanto riguarda le prospettive di crescita del Pil nel 2006 e da Tunisi, dove ha preso parte ad un incontro con gli imprenditori locali, risponde con toni ottimistici alle domande sul futuro della nostra economia. Poi, a proposito delle dichiarazioni fatte sabato scorso a Villa Doria Pamphilj sulla possibilità di crescita già al 3 per cento, il Professore ha chiarito: “Non ho mai detto che cresceremo del 3 per cento con questa Finanziaria, ma che il nostro obiettivo è di portarci a quella crescita, e ci riusciremo”. (Romano Prodi, La Repubblica, 30 ottobre 2006)

“La Finanziaria la farei in modo identico ma diversamente, con tavoli più articolati perché non abbiamo interpretato il Paese. La Finanziaria è sostanza e noi non vogliamo mentire al Paese visto che per cinque anni è stata promessa una crescita del 2-3%. Da noi avrete sempre obiettivi dichiarati inferiori a quelli che raggiungeremo, perché mi sono posto l’obiettivo di non mentire mai al Paese”. (Romano Prodi, Corriere della Sera, 13 dicembre 2006)

“Le previsioni di S&P per il pil dell’Italia nel 2007 sono per una crescita dell’1,2% a fronte di una crescita dell’1,5% stimata per l’anno in corso. Lo si legge nello European Economic Outlook 2007 di Standard & Poor’s.
La crescita del pil nell’eurozona è prevista all’1,9% contro il 2,6% di quest’ anno.” (Ansa, 13 dicembre 2006)
 

Le visioni di Prodi

in Italia

Ricordate la leggenda dell’antico re di Roma, Numa Pompilio? Quello che si appartava con la ninfa Egeria, divinità d’acqua figlia di Giove, per avere informazioni e consigli sulla gestione della cosa pubblica? Bene, pare che Romano Prodi abbia deciso di seguire questo proficuo filone di ipse dixit, rinverdendo i fasti della famosa seduta spiritica del 1978, quella che avrebbe dovuto rivelare il nome della prigione di Aldo Moro, con tavolino e pendolino gentilmente offerti dai servizi segreti. E così, oggi Prodi ha rivelato l’esistenza di un clamoroso inedito di don Dossetti, uno dei numi protettori (gli altri sono Che Guevara e Chavez) dell’attuale maggioranza.

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Risanare, redistribuire, raggirare

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Riletture

Nel 1996 il governo Prodi (ministro del Tesoro era Carlo Azeglio Ciampi) avviò un’imponente azione di riduzione del deficit di bilancio, per rientrare nei parametri di convergenza all’euro previsti dal Trattato di Maastricht. La manovra ebbe successo, e permise al nostro Paese di entrare nella moneta unica. Anche allora, non senza fondamento, la retorica d’ordinanza fu quella emergenziale. Prodi era appena tornato dalla Spagna, dove aveva inutilmente tentato di convincere l’allora primo ministro Aznar a formare un fronte comune per ottenere un differimento dei tempi d’ingresso dei due paesi nell’euro, ottenendone un secco rifiuto. Da quel momento iniziò una disperata corsa contro il tempo, gestita dal governo italiano attraverso aumenti di tassazione e blocco temporaneo di spesa pubblica. Oggi che la mitologia imperante narra di quell’epica come di un momento dirimente della storia patria, e narra altresì della legislatura 2001-2006 come di un momento di lassismo e dissipatezza nella gestione della spesa pubblica, può essere utile leggere quanto scritto da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi nel loro ultimo libro, Goodbye Europa: Leggi tutto

Dacci oggi la nostra farsa quotidiana

in Economia & Mercato/Italia

Il ticket sul pronto soccorso non aumenta, ma “in realtà diminuisce del 35% mentre crescono le esenzioni”: il ministero della Salute precisa così in una nota il contenuto dell’emendamento presentato in Finanziaria sul ticket sulle prestazioni di pronto soccorso.
Prima dell’emendamento presentato ieri alla Camera le quote a carico dei non esenti erano così composte: 23 euro per le prestazioni non urgenti (il cosiddetto codice bianco) e 41 euro per le altre tipologie di prestazioni non urgenti (il codice verde, con esclusione dei traumi e degli avvelenamenti). Leggi tutto

“Il programma non è mica il Vangelo…”

in Italia

“Il Governo dell’Unione metterà in atto un’azione di contrasto alla criminalità organizzata non difensiva ed episodica, ma forte e costante, anche attraverso un coordinamento assai maggiore delle forze di polizia. E un più forte contrasto sarà posto alle forme di criminalità internazionale che attraversano e permeano il Mezzogiorno, dal traffico internazionale di droga alla tratta di esseri umani, che dà luogo a inaccettabili forme di schiavitù. Sarà evitato il rischio che il Mezzogiorno si trasformi in una zona franca del Mediterraneo a forte controllo criminale. Non si punterà a contenere la criminalità organizzata; ma, progressivamente, a debellarla. Lo Stato, grazie all’azione repressiva da un lato, e alla cooperazione e la partecipazione attiva dei cittadini e delle loro rappresentanze dall’altro, riprenderà progressivamente il pieno controllo delle città e del territorio.”
Programma di governo dell’Unione, pag.215; Leggi tutto

Plebiscito

in Economia & Mercato/Italia

Una Finanziaria giusta e seria, come ripete ormai ossessivamente ogni giorno Romano Prodi, spingendosi a valutazioni bizzarre, del tipo “scontenta tutti, quindi va bene, va bene”, reiterato quasi a voler convincere se stesso prima che gli interlocutori. Proviamo allora a cimentarci in un passatempo: segnaliamo le critiche e le perplessità che la manovra ha suscitato in qualificati osservatori esterni a governo e maggioranza. Ha cominciato Mario Draghi, da Via Nazionale, rimarcando soprattutto l’assoluta inazione sul versante delle spese:

“E’ essenziale realizzare con rapidità le riforme necessarie nei principali comparti di spesa: un loro rinvio potrebbe solo rendere più oneroso l’aggiustamento”. (…) ”La manovra lascia sostanzialmente invariate nel 2007 le spese correnti”: [il peggioramento dei saldi] “è largamente dovuto alla dinamica della spesa corrente”, [ed era] “necessario intervenire, con misure di carattere strutturale su tutti i principali comparti”.

Ed ovviamente, se la struttura di spesa non viene minimamente incisa, come far quadrare i conti? Con aumenti delle tasse, ovviamente a carico degli odiati ricchi. Ancora Draghi: Leggi tutto

Sempre colpa di Berlusconi?

in Economia & Mercato/Italia

Giornata trionfale per il premier Romano Prodi. Prima il downgrade dell’Italia da parte dell’agenzia di rating Fitch, pochi minuti dopo quello (ben più grave, per il modo in cui è motivata la decisione) da parte di Standard and Poors. Andiamo con ordine.

S&P taglia il rating italiano ad A+ da AA-, il secondo peggiore tra le nazioni dell’Area Euro dopo quello della Grecia. L’Italia è diventato l’unico paese dell’euro a soffrire due tagli consecutivi al rating dal lancio della moneta unica, nel 1999. Fitch ha “risolto” il proprio outlook negativo sull’Italia, che datava da alcuni mesi (prassi abituale da parte delle agenzie di rating), e ha portato il rating italiano a AA-, da AA. Il downgrade ha provocato un aumento del premio al “rischio Italia”, cioè del rendimento aggiuntivo che gli investitori richiedono per acquistare titoli del Tesoro italiano. Ciò equivale ad un probabile aumento dell’onerosità del debito pubblico italiano, cioè ad un incremento della spesa per interessi. Leggi tutto

E’ la stampa, bellezza

in Adotta Un Neurone/Italia/Podcast

di Marco Taradash

Prodi rappato, cerchiamo il reato. Quattro autorevoli esponenti della maggioranza di Governo, fra cui un capogruppo, due membri della vigilanza sulla Rai, una segretaria di presidenza, non trovano niente di meglio, nel loro repertorio ideologico e culturale, se non invocare i tribunali contro il Tg2. Colpevole di aver trasmesso un video irriverente verso il premier, un Prodi “rappato”. Qual è l’ipotesi di reato? Verifichi la magistratura se il Tg2 di Mauro Mazza non sia incorso nel reato di “vilipendio delle istituzioni” dicono i quattro esponenti di Margherita, Rifondazione, Verdi e Ds. Vilipendio, mica Tafazzi. I quattro si ispirano a Bracardi e al suo grido centrosinistro: “in galeeraaa”.

Qualcuno glielo spieghi, a Lorcompagni, che in Italia esiste tuttora la libertà di stampa. Che alle volte capitano abusi e storture (anche nella Rai sinistrata) ma che mai, ripetiamo mai, si era vista una reazione così bigotta, così da mozzaorecchi, così triviale a uno scherzo innocuo come quello trasmesso dal Tg2. Tranne che in Iran o in Corea del Nord, ovviamente.

  • Nota di Phastidio: attendiamo la reazione della Fnsi di Serventi (nomen omen) Longhi a questo attacco alla libertà di stampa. Schiena dritta, compagni. Anche in tempi di spoils system imperante.
  • Ascolta il “vilipendio alle istituzioni” :

ProdiRap

Finanziaria 2007 – Il fisco

in Economia & Mercato/Italia

Con la presentazione della legge Finanziaria 2007 si stanno meglio precisando gli interventi di ridisegno del sistema impositivo. Tentiamo di riassumere per sommi capi la manovra, e soprattutto di confutare alcuni luoghi comuni letti e sentiti in questi giorni.

In primo luogo, governo e maggioranza sostengono che la nuova curva Irpef servirebbe a ripristinare la progressività d’imposta gravemente minata dall’azione del governo precedente. Ma è proprio cosi? Secondo alcuni, la progressività del sistema fiscale, richiesta dall’articolo 53 della costituzione, si può raggiungere solo attraverso il sistema delle aliquote per scaglioni d’imposta. E’ falso.

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Sotto protezione

in Economia & Mercato/Italia

Sulla vicenda Telecom Italia, riteniamo utile qualche confronto sui conti rispetto ai principali competitor europei dell’azienda italiana. Analizzando alcuni quozienti di bilancio, emerge immediatamente come Telecom Italia appaia in affanno. Il free cashflow per azione di Telecom Italia degli ultimi dodici mesi è pari solo a 0.36 euro, contro i 2.87 euro di France Telecom e gli 1.83 euro di Deutsche Telekom. Allo stesso modo, la cash dividend coverage, cioè il rapporto tra reddito prima delle poste straordinarie (al netto delle quote di spettanza degli azionisti di minoranza e dei dividendi privilegiati e di risparmio) ed i dividendi ordinari erogati per contanti, un indicatore di quanto la gestione caratteristica aziendale riesca a coprire il pagamento di dividendi, è pari a 1 per TI, contro il 4.10 degli spagnoli di Telefonica, 2.19 di France Telecom, 1.86 di Deutsche Telekom, 1.56 di British Telecom. L’azienda italiana risulta anche il player telefonico europeo con il dividend payout più generoso, tra le grandi: ben il 100.15 per cento dell’utile netto risulta distribuito sotto forma di dividendi. I britannici di BT pagano il 64 per cento dell’utile netto, i tedeschi di DT il 53.7 per cento, i francesi di FT solo il 45.6 per cento. Si evince, da questo imponente payout, l’esigenza di corrispondere risorse alla controllante ed indebitatissima Olimpia.

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Nulla seppi

in Italia

Ma come mai quando un dipendente Mediaset passa con il rosso è pacifico ed acquisito che “Berlusconi non poteva non sapere”; come mai quando un Meani qualsiasi parla al telefono con i designatori arbitrali è pacifico ed acquisito che “Galliani non poteva non sapere”; e quando un componente della segreteria particolare della Presidenza del Consiglio, su carta intestata della medesima, invia un piano di nazionalizzazione di parte del business ad uno dei principali imprenditori italiani il premier “non poteva sapere”? Mah, vallo a sapere, appunto. Una leadership inconsapevole, questa ulivista: “Ma allora, abbiamo una banca?”

Pronto riscatto di Camillo. Dopo l’obnubilamento calcistico-cospirazionista, ecco un lucido bilancio dei primi 120 giorni di governo Prodi:

“Cinque mesi dopo si può dire: c’è un governo di banchieri che manda soldati in guerra, va a braccetto con Hezbollah e dittatori cinesi, fa l’indulto, confligge con gli interessi delle aziende private, mette le mani sulla Rai, cambia i primari degli ospedali, privatizza le professioni, taglia lo stato sociale, sostiene la legge sulla fecondazione, fa ministro Mastella, dice bye bye Condi, chiude la ditta “socialismo”, salva il Milan, non promuove i Pacs ed è pronto a imbarcare Casini e Follini. Sono certo che siete contenti.”

Ma non disperate: tra le fila di chi ha permesso a questo governo di nascere, Capezzone fa il cercatore di pizzini e la Bonino intravede “degli inizi di dibattito” sui diritti umani tra le élites comuniste cinesi.

Romano, dacci la linea

in Economia & Mercato/Italia

Esiste uno stile-Repubblica? Certamente si. E’ fatto di vorticose reinterpretazioni della storia (e talvolta della cronaca), superiorità morale ed antropologica, profonda convinzione di essere gli unici legittimi king maker di questo delegittimato paese. Anche le nuove leve e gli enfant prodige di Largo Fochetti si confermano appartenenti a pieno titolo alla genia pedagogica del Fondatore. Prendete l’editoriale di ieri del vicedirettore Massimo Giannini sul “caso Telecom”, ad esempio. Infarcito di dotte citazioni di storia politica italiana, ed impegnato a sostenere la tesi della legittima ira del premier per non essere stato informato dell’ampiezza della ristrutturazione finanziaria in atto, ira tanto più impressionante in quanto proveniente da un uomo che ha fatto di mitezza e bonomia la cifra della propria azione politica. E così, ecco Giannini snocciolare le motivazioni alla base della censura del comportamento dell’intrepido capitano di ventura Marco Tronchetti Provera. Leggi tutto

Lungimiranza

in Esteri/Italia

Un microfono ha catturato le preoccupazioni di Jacques Chirac per la missione in Libano al vertice di Helsinki:

“A mio avviso non ci saranno problemi per due o tre mesi, perché Hezbollah si è un pò indebolita”, ha confidato domenica sera il presidente francese al premier spagnolo Zapatero, senza sapere che c’era un microfono acceso. “Ma in tre, quattro, cinque mesi potrebbe diventare pericoloso. Sono un po’ preoccupato per il futuro”

Questo candid microphone può essere utile a comprendere i motivi per i quali la Francia ha assunto per prima (più precisamente, ha formalmente mantenuto) il comando delle operazioni in Libano, e lo cederà agli italiani tra quattro o cinque mesi. La storia ci sta osservando, fingiamo di non conoscerla…

Addendum: l’imperdibile audio del contorsionismo linguistico (e della purissima malafede politica) del ministro della Difesa, Parisi, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa del 6 settembre (grazie a Perla). Le regole d’ingaggio non possono essere divulgate e dettagliate, per non assegnare un inopportuno vantaggio alle controparti (sic). Potrebbe anche starci bene, ma come mai nella scorsa legislatura al ministro della Difesa, Martino, ed al governo tutto l’allora opposizione chiedeva anche il dettaglio delle regole d’ingaggio utilizzate dai nostri militari per la rasatura quotidiana?

Promemoria

in Economia & Mercato/Italia

Scrive la Banca Centrale Europea, a pagina 67 del proprio Bollettino Economico di settembre:

“In Italia, in luglio, il governo ha rivisto in ulteriore rialzo le proprie previsioni di bilancio per il 2006, indicando un rapporto tra deficit e prodotto interno lordo del 4 per cento, sopra l’iniziale obiettivo del 3.5 per cento contenuto nel programma di stabilità presentato a dicembre 2005 (dal precedente governo, ndPh), e solo marginalmente sotto il quoziente di deficit del 2005. I dati rivisti tengono già conto della manovra correttiva adottata dal governo alla fine di giugno, con effetti di consolidamento molto piccoli per il 2006 e con la maggior parte dell’aggiustamento inteso a ridurre il deficit nel 2007. Il brillante andamento del gettito fiscale derivante da favorevoli condizioni cicliche e, in parte, dai protratti sforzi per combattere l’evasione fiscale stanno avendo un impatto positivo sul bilancio. Questi dati implicano uno scarso o nullo aggiustamento strutturale nel 2006, quando l’effetto delle misure temporanee sarà svanito, contrariamente all’impegno ad un aggiustamento strutturale pari ad almeno lo 0.8 per cento del prodotto interno lordo.”

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