Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Prodi - page 2

L’Etat c’est moi

Italia

Fantastico canovaccio da commedia dell’arte imbastito oggi tra Palazzo Chigi e Rifondazione comunista. Dapprima la durissima dichiarazione di Enrico Micheli, ombra di Romano Prodi dagli anni ruggenti dell’Iri:

“Non ricordo precedenti nel mondo politico, quanto meno occidentale, in cui lo speaker di un ramo del Parlamento entri a piedi uniti sulla situazione politica attuale, colpendo direttamente e senza il minimo di umorismo il Presidente del Consiglio in carica. Purtroppo anche questo è il segno di un ricorrente, diffuso affievolimento del senso dello Stato”

Risposta a stretto giro del rifondarolo Gennaro Migliore (non esattamente nomen omen):

“Sappia Micheli che, nonostante le sue errate conoscenze, forse motivate da uno sguardo rivolto più alla Russia che alle democrazie, la speaker del Parlamento Usa, Nancy Pelosi, non ha mai evitato di attaccare il capo del suo esecutivo, G. W. Bush. A Micheli chiedo se non sia il caso di scusarsi per l’enormità dell’accusa.”

Non sappiamo se Micheli rimembri altri esempi di assenza di senso dello Stato da parte del Parolaio Rosso.

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Alzati e stramazza

Il Paese ”è uscito dall’emergenza finanziaria e si è rimesso in moto”. Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel suo intervento alla Fiera del Levante. Nell’ultimo anno, ha registrato il Premier, sono stati fatti ”progressi significativi” sul piano della crescita e dell’equità sociale. L’Italia, quindi, ‘si è rimessa in moto’, sono aumentati il reddito e l’occupazione, il tasso di disoccupazione è il più basso dell’ultimo quarto di secolo e le imprese hanno aumentato la loro redditività grazie ad una maggiore penetrazione dei mercati esteri” (Romano Prodi, 8 settembre 2007)

“La sensazione che andiamo verso un periodo con un rischio di peggioramento delle previsioni è diffusa”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, a margine dell’ Eurogruppo a Bruxelles, parlando delle stime di crescita dell’Italia. Il ministro ha aggiunto, che “il paese continua a perdere competitività“. Parlando delle previsioni d’autunno della Commissione europea, illustrate all’Eurogruppo, il ministro ha spiegato, a Bruxelles, che nel caso dell’Italia “sono sostanzialmente in linea con le nostre, dunque non ci impongono particolari revisioni”. Padoa-Schioppa ha poi ribadito che il paese “si trova in una condizione di non capacità alla competitività“. (Tommaso Padoa Schioppa, 12 novembre 2007)

L’ottimismo è il profumo della vita

Economia & Mercato/Italia

Ieri il nostro ineffabile premier, durante il question time alla Camera, ha scolpito:

“I dati sull’occupazione, così come la crescita degli ordinativi e della produzione, dimostrano che il clima di fiducia sta aumentando”, grazie agli ”incentivi alla produzione”, ma anche ”al sensibile alleggerimento del peso fiscale che scatterà dal primo luglio per tutte le imprese”.

Insomma, un trionfo. Sfortunatamente per Prodi e per la sua patologica attitudine a mentire, il dato sull’occupazione ha in realtà evidenziato un preoccupante calo del tasso di attività della popolazione in età lavorativa, soprattutto al Centro ed al Sud, da ricondurre al forte incremento, in tali aree, del numero dei lavoratori scoraggiati.

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Da Re Travicello a dittatore. E ritorno

Famous Last Quotes/Italia

“(…) Per assicurare piena efficacia all’azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l’autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto.” (Programma dell’Unione dopo la crisi di governo, punto 12, 22 febbraio 2007)

“C’è l’esigenza di accelerare su alcuni progetti di riforma quali quelli relativi alle pensioni, alle leggi sul lavoro e sulla competitività, valorizzando il principio della collegialità.” (Nota della Presidenza del Consiglio, 1 giugno 2007)

“Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello”.

(Giuseppe Giusti, il Re Travicello)

E Spataro rimpianse Berlusconi

Italia

Sul caso Sismi-Abu Omar, la Procura di Milano ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro il governo Prodi. Come ricorderete, il governo ha presentato nei mesi scorsi due ricorsi alla Corte Costituzionale contro la Procura di Milano per conflitto tra poteri dello Stato chiedendo l’annullamento dell’ordinanza con cui il gup di Milano, lo scorso 16 febbraio, ha rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia. Come abbiamo già scritto in precedenza, il governo Prodi ha finalmente realizzato di essersi spinto troppo oltre nel promuovere il golem della magistratura militante, che ora sembra essergli sfuggito di mano. Finché i giudici colpiscono entro i confini nazionali, senza rimettere in discussione i cardini delle nostre alleanze internazionali e la credibilità dei nostri servizi segreti, la sinistra li lascia felicemente scorrazzare per i prati della “giustizia”. Ma quando nei magistrati milanesi è comparsa la “sindrome di Garzon”, Prodi, diesse e Margherita si sono finalmente resi conto che occorreva correre ai ripari. Ma la vera notizia, l’uomo che morde il cane, è che la Procura di Milano, nella propria memoria difensiva contro Palazzo Chigi, si è lasciata andare alla più inopinata delle lamentazioni: meglio Silvio di Romano, lui almeno non aveva opposto il segreto di Stato alle nostre indagini.

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Compagni confusi

Famous Last Quotes/Italia

“La situazione attualmente più esposta sembra essere quella della famiglia monoreddito con più figli a carico dove spesso con difficoltà si arriva alla fine del mese. E’ da questa tipologia di famiglie che viene oggi alle nostre strutture una richiesta larga e crescente, per lo più mascherata e nascosta per dignità, di aiuto anche con i pacchi viveri che parevano definitivamente superati”.  (Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, 21 maggio 2007);

“Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aprendo i lavori dell’Assemblea generale della Cei in Vaticano, invece di occuparsi di religione si occupa di politica italiana.” (l’Unità, 22 maggio 2007);

“Sono completamente d’accordo con monsignor Bagnasco che ha ricordato come i poveri siano in aumento. Sposo in pieno la richiesta di politiche sociali sulla famiglia e non solo: le povertà ci sono anche tra i single”. (Paolo Ferrero, ministro per la Solidarietà Sociale, esponente di Rifondazione Comunista, 22 maggio 2007, intervista al Messaggero);

“Il centro sinistra avvierà le riforme capaci da una parte di correggere i drammatici effetti di redistribuzione e di impoverimento delle famiglie e delle fasce sociali più deboli indotti dalle dinamiche di mercato e che la politica del centrodestra non ha contrastato ma assecondato in questi anni”. (Programma elettorale dell’Unione, pagina 199)

E continuano a non tenere vergogna

Economia & Mercato/Italia

Chissà che pensano, i professori de lavoce.info, dell’accordo tra governo e sindacati sul pubblico impiego. Loro, sempre così pronti a bacchettare la prodigalità e l’indisciplina fiscale dei governi, soprattutto di quelli che non sono di centrosinistra. Perché qui da scrivere ce ne sarebbe, eccome. Un accordo che rappresenta una vera e propria rivoluzione copernicana: prima diamo gli aumenti, poi verifichiamo se e cosa fare, con gli “atti di indirizzo”, cioè la sostanza del rinnovo contrattuale, sul piano organizzativo e dello sviluppo della produttività. Si può capire l’esigenza del governo, con il primo turno delle amministrative lontano solo 40 giorni. Ancora una volta, c’è da testimoniare della persistente lotta, sul filo della dissociazione mentale, tra il dottor Padoa e mister Schioppa. Questa volta a perdere è l’economista, a vincere è il piccolo demagogo politico:

“È una tappa molto importante del cammino che abbiamo intrapreso da circa un anno. Ha due elementi fondamentali: quello di dare sicurezza economica ai dipendenti della pubblica amministrazione. Grazie alla Finanziaria e al suo effetto sui conti abbiamo infatti potuto firmare il rinnovo senza mettere in pericolo il risanamento dei conti. Il secondo elemento è l’intesa che contiene un profondo rinnovamento delle amministrazioni pubbliche. Adesso si tratta di saperlo attuare e accettare”.

Quale possa essere l’evento epocale in una simile sbracatura ai diktat sindacali non è dato sapere. Nel frattempo, Romano Prodi decide di scendere in campo sul caso-Telecom.

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La fabbrica del trasformismo

Italia

Nel disperato tentativo di galleggiare (governare è altra cosa), il governo Prodi ha iniziato una strategia lineare quanto può essere l’andatura di un ubriaco alla ricerca delle chiavi di casa in prossimità di un lampione. Ha iniziato D’Alema, parlando di “oggettiva continuità” nella gestione della missione italiana in Afghanistan da parte dell’attuale esecutivo rispetto al precedente. Per il capo della Farnesina, inoltre, mettere la fiducia sul rifinanziamento della missione afghana, sarebbe nientemeno che “un atto di ostilità” verso l’opposizione, segnatamente verso la componente centrista della medesima, a cui ampia parte della maggioranza continua a fare gli occhi dolci, sperando in nuove vocazioni folliniane. Evidentemente, il patto con gli elettori vale solo per i parlamentari del centrosinistra, mentre per quelli del centrodestra sarebbe un’optional, anche se noi restiamo rispettosi del disposto dell’articolo 67 della Costituzione, che in troppi tendono a dimenticare, anche in un paese di trasformismo patologico quale l’Italia.

Nel frattempo, Prodi confessa candidamente a Radio24 che il suo dodecalogo non ha alcuna cogenza giuridica, e rappresenta solo una forma di moral suasion o, più realisticamente, una supplica rivolta alla propria maggioranza. Prodi rimembra i bei tempi andati quando a Bruxelles, da presidente della Commissione Europea, aveva in tasca la lettera di dimissioni dei propri commissari con data in bianco. Chissà, forse oggi il premier avrebbe bisogno di una riforma costituzionale come quella approvata dal centrodestra nella scorsa legislatura, e bocciata dagli elettori nel referendum confermativo (o più propriamente conservativo), al termine di una forsennata campagna di terrorismo psicologico da parte del centrosinistra, che preannunciava la liquefazione dell’entità statuale italiana in caso di approvazione della riforma. Una riforma imperfetta, da rivedere e correggere in Parlamento, ma pur sempre un passo avanti sulla strada della governabilità. Invece, Prodi e i suoi sodali hanno preferito gridare a quella “dittatura del premier” che negli ultimi mesi l’ineffabile Scalfari ha poi invocato a beneficio del suo adorato Professore. Valli a capire.

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Dicono di noi

Italia

Nuovi, prestigiosi riconoscimenti per il governo che ha restituito all’Italia credibilità ed un ruolo di protagonista sulla scena internazionale. Per il capo economista ed analista di politica finanziaria di Moody’s Investor Service, Pierre Cailleteau,

“L’Italia è uno dei paesi all’interno dell’Unione Europea con il più basso livello di riformabilità”.

Cailleteau precisa inoltre che i dodici punti del patto voluto da Romano Prodi “sono più un riflesso di sopravvivenza che una chiara piattaforma“.

Mark Gilbert, su The National Interest, descrive il monolitismo della coalizione prodiana:

Holding his [Prodi’s] coalition together was always going to be akin to herding cats. It contains parties such as Communist Refoundation and the Communists of Italy whose ideological position is on the anti-globalization left; yet it also contains conservatives and free market liberals. His coalition contains Catholic hardliners, but also doctrinaire anti-clericals.

Gilbert enumera poi i problemi strutturali italiani, e individua ciò che servirebbe al paese per affrontarli e sperare di risolverli:

The economy’s structural weaknesses, the shortcomings of the country’s schools and universities, the widespread problems of poverty and law and order that still afflict southern Italy in particular, all require decisive action from a strong democratic government. But strong government is precisely what the political elite, both right and left, seem unable to provide.

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