Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Pubblica-amministrazione

Arriva l’elezione, promettiamo il concorsone

in Contributi esterni/Economia & Mercato/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

le campagne elettorali, si sa, hanno i loro metodi ed i loro temi. È fondamentale cercare di portare dalla propria parte il consenso dei dipendenti pubblici e dei sindacati. Dunque, immancabilmente in tempo di campagna elettorale si dà vita a proposte e piani potenzialmente capaci di ottenere largo consenso. E’ quello che avvenne il 30 novembre 2016, con l’accordo per il rinnovo dei contratti pubblici, contenente l’impegno di un aumento di 85 euro. Poi, non servì a nulla, il referendum fu stravinto dai no, ma il metodo ed il tema restarono e, per altro, adesso l’impegno degli 85 euro è una patata bollente della quale il Governo non sa come liberarsi.

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Dissesto idrogeologico e dissesto burocratico: stanziare non significa spendere

in Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

è difficile combattere efficacemente e tempestivamente il dissesto idrogeologico in una situazione di dissesto normativo. A seguito della terribile alluvione subita da Livorno, i media hanno riscoperto il piano “Italia sicura” del 2014 e lo “stanziamento” di 7,7 miliardi fino al 2023. E, prontamente, lanciano l’accusa: i fondi ci sono, ma gli enti locali non li spendono!

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Trasparenza amministrativa, gli inutili criteri supplementari della giunta Raggi

in Contributi esterni/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

è molto agevole identificare la trasparenza con lo streaming, sistemando le telecamere al punto giusto, interpretando il ruolo più consono al momento, inscenando la rappresentazione che la (g)gente s’aspetta, che si tratti di un incontro istituzionale, della direzione di un partito o di qualunque altro spettacolo le si voglia dare in pasto. Ben più difficile, invece, è declinare la trasparenza in modo da  riconoscere a chiunque, per qualunque fine e senza necessità di motivazioni, il diritto alla richiesta di dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni.

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Il tiro al piccione sui Tar confonde causa ed effetto

in Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

nelle riviste e nei giornali di informazione specializzata su diritto amministrativo ed appalti campeggia una sentenza del Tar Lombardia-Brescia che spiega: il responsabile unico del procedimento degli appalti (Rup) non può assegnare valutazioni alle offerte ma può, invece, svolgere le attività amministrative connesse alla gara. Ora, Titolare, se si volesse aderire alla gara di tiro al piccione contro i Tar, scatenatasi con particolare virulenza da quando il Tar Lazio ha osato dire la sua sulle nomine dei direttori stranieri nei musei (alcuni dei quali, appena nominati, comunque non ci pensano nemmeno a restare) e rinvigoritasi a seguito della sentenza sul numero chiuso all’Università di Milano, si potrebbe ironizzare facilmente. Si potrebbe affermare che il Tar Lombardia-Brescia non aveva di meglio da fare che spendere risorse e tempo per affermare l’ovvio e, cioè, che un responsabile del procedimento, in quanto tale, è certamente chiamato a curare lo svolgimento amministrativo di una gara.

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Un paese intollerante. Alla prevenzione

in Contributi esterni/Discussioni/Italia

Assenza di valutazioni ex ante e gravi carenze di controllo successivo sono alla base delle nostre ricorrenti “emergenze”

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

il recente sgombero di un immobile occupato abusivamente a Roma da extracomunitari ha evidenziato alcuni tratti ricorrenti nella gestione della cosa pubblica in Italia. Mi riferisco, in particolare, alla intolleranza dei nostri governanti a ogni trasparente valutazione ex ante – da cui poi trarre le debite conseguenze e assumersi le responsabilità derivanti – che ha reso cronica la convivenza del Paese con stati di emergenza variamente declinati. Dunque, le mie considerazioni riguardano non il merito della vicenda, ma il “metodo” (punto dolente) cui è uso chi ci amministra.

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Chiacchiere, distintivo e investimenti pubblici fantasma

in Economia & Mercato/Italia

Sul Corriere, un pezzo di Enrico Marro ci ricorda che gli investimenti pubblici “sono in forte sofferenza”, visto che quest’anno saranno spesi solo 150 milioni dei 624 previsti, e visto che il consuntivo 2016 (l’anno della “flessibilità” europea) ha segnato un calo del 4,5% a fronte di attese per un incremento del 2%. Le cose van così, nel paese dove “la Germania e la Ue ci impediscono di fare sviluppo con la loro ottusa austerità”, dove “dobbiamo scorporare gli investimenti dal deficit”, e dove tutti sono keynesiani con la spesa corrente.

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La digitalizzazione in punta di penna d’oca

in Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

ha, per caso di recente, avuto la giusta idea di rinnovare la carta di identità ed acquisire quella elettronica? Tutto gestito telematicamente ed informaticamente? Essendo “elettronica”, penserà caro Titolare, basteranno pochi minuti, un identificativo informatico, un upload di qualche file e si produce istantaneamente. Come avviene per le negoziazioni commerciali on line, no?

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Un fantasma si aggira per l’Italia: la legge sull’autismo

in Contributi esterni/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

quando si sbaglia, serve riconoscerlo chiaramente. Approfitto della sua ospitalità per ammettere l’errore che ho fatto di recente, sostenendo pubblicamente che non vi fosse quella legge sull’autismo che Renzi citava come uno dei propri successi (da ultimo, nell’intervista di Mentana). Ebbene, la legge esiste: peccato che – al momento – è come se non esistesse.

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Province: disastro a furor di editorialisti

in Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

In questi giorni sui giornali abbiamo letto molto di due temi: le province e soprattutto le città metropolitane al collasso finanziario e gli incendi affrontati senza elicotteri, aerei e sufficienti guardie forestali. Si dirà: può capitare. Se le province e le città metropolitane sono male amministrate, certo che rischiano il default; e se la natura infierisce col caldo, gli incendi divampano in modo così esteso che nemmeno un apparato di contrasto efficiente e preparato può contrastarli.

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Oneri della burocrazia, restiamo sudditi

in Contributi esterni/Discussioni/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

nello storytelling dei governanti nostrani di ogni ordine e grado la burocrazia è dipinta come un mostro munito di tentacoli tali da ostacolare le magnifiche sorti e progressive che altrimenti essi assicurerebbero al Paese. La raffigurazione sarebbe perfetta, se non mancasse un dettaglio importante. Gli artefici di quell’odiosa burocrazia sono i governanti stessi: e non solo attraverso i burocrati che essi collocano fiduciariamente in ruoli chiave delle amministrazioni dello Stato, ma altresì mediante le spese “burocratiche” che a vario titolo impongono a cittadini e imprese già oltremodo vessati.

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Sanzioni Istat ai comuni, partita di giro o presa in giro?

in Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

invado, grazie alla Sua proverbiale tolleranza, il campo di questo spazio, stavolta con pochi pixel, mosso da curiosità dovuta al gorgo burocratico nel quale il Paese si avviluppa, con poche speranze di uscirne. L’occasione è data dall’approvazione da parte della Commissione bilancio del Senato di un ordine del giorno relativo alla legge di conversione della “manovrina” 2017, il cui scopo è impegnare il Governo a sospendere l’efficacia delle sanzioni che l’Istat ha applicato a moltissimi comuni, per ritardi od omissioni nelle rilevazioni statistiche sui permessi di costruire relativi all’anno 2015.

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L’autopoiesi della Repubblica delle Agenzie

in Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

è brutto occupare i pixel che generosamente mette a disposizione con una domanda, ma infrangerò la regola per chiedere: Ella ha, per caso, capito come si attribuiscono gli incarichi dirigenziali, sia in Italia, sia nella Repubblica delle Agenzie (di seguito, RdA)? No, perché, caro Titolare, chi scrive ha affrontato molte volte questo tema, però commettendo un evidentissimo errore: cercare di comprenderlo alla luce delle norme vigenti e delle indicazioni della Corte costituzionale. Mai farlo.

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Il momento Wile E. Coyote della politica italiana

in Contributi esterni/Discussioni/Famous Last Quotes/Italia/Video

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

ricorda Wile E. Coyote, il personaggio dei cartoni animati al perenne inseguimento di Beep Beep? Ogni volta esce fuori strada, continua a correre oltre il limite del dirupo, rallenta, guarda in basso, solleva lo sguardo, si ferma volgendosi allo spettatore, poi precipita rovinosamente appena si rende conto del nulla che (non) lo sorregge. Anche politici nostrani si inseguono l’un l’altro, nella folle gara a chi dice le cose più campate in aria: ma, a differenza del coyote, restano inconsapevoli del vuoto su cui (non) poggiano i propri assunti e, quindi, essi stessi.

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Codice dei contratti pubblici, una riscrittura che non convince

in Contributi esterni/Economia & Mercato/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

il tanto celebrato nuovo codice dei contratti pubblici, che avrebbe dovuto rilanciare l’edilizia e l’economia, giunge ad un anno esatto dal suo iniziale varo ad un correttivo di ben 131 articoli su 220. Si ha quasi la sensazione che se a 365 giorni di distanza dall’entrata in vigore di una norma se ne corregga il 59,54% delle disposizioni in cui essa è articolata, probabilmente il testo iniziale non fosse di eccellente qualità. Sensazione confermata dalle lagnanze presentate praticamente subito dopo la sua entrata in vigore degli addetti ai lavori sulla solo presunta, ma per nulla verificata, capacità di rilanciare gli investimenti nell’edilizia.

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Assegno di ricollocazione, se questa è una sperimentazione

in Contributi esterni/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

in un recente post, l’ottimo Luigi Oliveri ha esaminato una serie di profili attinenti all’assegno di ricollocazione, partendo da uno scritto di Pietro Ichino. Prendo le mosse dal medesimo scritto per svolgere qualche altra considerazione, ma non sullo strumento – su cui Oliveri si è già espresso esaustivamente – bensì sulla sperimentazione di cui esso è oggetto. Quando il 7 febbraio scorso Ministero del Lavoro, Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) e Amministrazioni regionali raggiunsero l’accordo sulle modalità operative della sperimentazione dell’assegno di ricollocazione – intervento di politica attiva ai sensi del d.lgs. n. 150/2015, attuativo del c.d. Jobs Act – sembrò che, per una volta, anche i regolatori nostrani intendessero operare in conformità ai migliori standard internazionali (l’evidence-based impact assessment è previsto dalla Commissione Europea tra i principi di better regulation, nonché raccomandato in sedi internazionali, in quanto funzionale a qualità e trasparenza delle scelte di regolazione).

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L’assegno per una ricollocazione che continua a non funzionare

in Contributi esterni/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

si parla tanto dell’assegno di ricollocazione come strumento innovativo di punta del Jobs Act (d.lgs 150/2015) per rilanciare l’occupazione. Però, fin dall’esordio della sperimentazione, si capisce che lo strumento non funziona. Intanto, la sperimentazione ha riguardato, sui circa 700-800 mila percettori della Naspi (nuova assicurazione sociale per l’impiego) solo 20.000 lavoratori, estratti a sorte. Di questi, all’avvio, hanno risposto solo in 600, come ha rilevato il professor Pietro Ichino. È possibile che col procedere della sperimentazione la percentuale per ora molto bassa di lavoratori interessati aumenti. Il punto non è questo quanto, piuttosto, la stessa concezione dello strumento dell’assegno di ricollocazione come metodo per riformare i servizi per il lavoro e renderli più efficaci.

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Partecipate pubbliche, la farsa prosegue

in Contributi esterni/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

da Presidenti del Consiglio che proclamano i mirabolanti effetti delle proprie riforme prima di averli ottenuti, così come da chi plaude a cotanti annunci, non si può pretendere molto. Non si può di certo esigere che comprendano la necessità di valutare, tra le diverse ipotesi normative a disposizione, la migliore in termini di costi e benefici; o l’importanza di verificare a posteriori se l’attuazione delle riforme abbia avuto i risultati declamati.

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