Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Pubblica-amministrazione

I vetri oscurati del FOIA all’italiana

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

non è facile la vita di chi voglia commentare le riforme – rivoluzionarie per definizione – del governo attuale. Non è infatti sufficiente limitarsi a valutare i relativi provvedimenti, i cui tempi di pubblicazione sulla G.U. sono sempre più spropositati: serve andare oltre per verificare se tra le pieghe delle norme si annidi altro tipo di “rivoluzione” rispetto non solo agli obiettivi dichiarati, ma anche alle modifiche pubblicizzate tra una versione e l’altra dello stesso testo di legge. In particolare, con riguardo al c.d. FOIA nazionale, la comparazione del decreto definitivo, reso noto su alcuni siti, con lo schema ufficialmente divulgato nel mese di gennaio – per essere sottoposto al parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari – può riservare sorprese che chiariscono taluni intenti del regolatore molto più di quanto non facciano dichiarazioni di esponenti del governo e slogan sapientemente declinati.

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Il mistero dei risparmi fantasma

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

periodicamente, circa ogni mese, articoli di stampa ci informano con dovizia di stime delle mirabilie di risparmio sulla spesa per forniture e servizi che si determinerebbero, se tutte le amministrazioni acquistassero dalla Consip. In particolare, ci si informa che il risparmio medio consentito dall’accentramento della spesa ammonta a circa il 20% del costo di prodotti di largo utilizzo, come i computer, le stampanti e similari. Le informazioni vengono regolarmente completate, poi, con qualche dichiarazione di componenti o consiglieri del Governo, pronti a rilevare che grazie all’applicazione dell’accentramento della spesa si riesce a garantire qualcosa come 5 miliardi in un triennio di minore spesa sull’aggregato delle acquisizioni di beni e servizi, che ammonta a circa 131 miliardi l’anno, dei quali sono “aggredibili” circa 78-80 miliardi. Ma, egregio Titolare, qui le cose per chi scrive e capisce poco di economia si complicano.

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Riforma Madia: il verso cambia ma la direzione è giusta?

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare, talora questo sito ospita Luigi Oliveri, stimato esperto di Pubblica Amministrazione e dintorni. A seguito della lettura dei suoi numerosi scritti sul tema, reputo opportuno fare il punto su una parte della c.d. riforma Madia (l. n. 124/2015) non ancora attuata. Questo mio intento è altresì motivato dalla circostanza che, di recente, il Consiglio di Stato ha avanzato sostanziosi rilievi sui decreti attuativi della riforma stessa finora elaborati. Utile può, dunque, risultare qualche osservazione sulla legge che ne è alla fonte

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La spending review nel paese della Bestia insaziabile

Discussioni/Italia

Ieri abbiamo appreso da Sergio Rizzo sul Corriere i numeri delle Ferrovie Sud Est (FSE), la compagnia ferroviaria pugliese controllata dal Ministero delle Infrastrutture, assurta a notorietà nazionale dopo che il nuovo capo azienda nominato da Graziano Delrio ha deciso di mettere il naso nei suoi conti. Sono numeri che testimoniano, se mai ve ne fosse bisogno, lo stato di decomposizione di ampie parti del settore pubblico allargato di questo paese, quello che contribuisce al sanguinamento dei conti pubblici ma soprattutto alla drammatica inefficienza della missione pubblica.

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Cantone ex machina

Famous Last Quotes/Italia

Dall’intervista di oggi del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione al Messaggero:

«Sarà un grande cambiamento, molto profondo. La legge delega introduce novità rilevantissime, che prevede un meccanismo di semplificazione delle regole e la creazione di regole secondarie che vedranno l’Anac come ente regolatore»
Che significa? Più poteri all’Anac?
«Sì, sarà ampliato in modo significativo il potere dell’Autorità. Saremo non solo un organismo di vigilanza ma di regolazione dell’intero sistema degli appalti. E questa è la vera grande scommessa del codice. Ad esempio, il vecchio regolamento degli appalti sarà sostituito dalle linee guida che dovranno essere proposte dall’Anac e poi recepite dal ministro delle infrastrutture»

Quindi abbiamo una Autorità che detta, ed un ministero che scrive. Interessante.

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La clausola degli investimenti dimezzati

Economia & Mercato/Italia

Una cosa che forse è sfuggita al grande pubblico è che la legge di Stabilità per il 2016 ha stabilito che circa la metà dei tagli di spesa di pertinenza dei ministeri sia quella in conto capitale. Detto in altri e più comuni termini, quella per investimenti pubblici. Traccia della riduzione di spesa pubblica per investimenti si rinviene anche nella Nota di aggiornamento al DEF, nelle tavole relative al conto della P.A. a legislazione vigente. Di certo ci sfugge qualcosa, ma per un governo che a giorni alterni si esibisce in giaculatorie sull’importanza di rilanciare gli investimenti, questa pare una lieve anomalia.

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Licenziamenti disciplinari nella PA, già oggi si può

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

mi scuso per tornare ad occupare i ben noti pixel, ma il caso capitato al Comune di Sanremo mi sollecita a sottoporre alcune riflessioni, utili per il dibattito. Non è il caso di entrare nel merito della vicenda. Il tema di questa abusiva occupazione di spazio nel portale riguarda la questione della presunta assenza di strumenti per licenziare i dipendenti pubblici.

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Pubblica amministrazione: senza controlli, fuori controllo

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come abbiamo avuto modo di apprendere, le regioni hanno causato un buco di bilancio stimato nel massimo in 20 miliardi, grazie ad un trucchetto contabile. Invece di utilizzare le anticipazioni finanziarie concesse loro dal d.l. 35/2013 per sbloccare – finalmente – i pagamenti agli imprenditori a secco di liquidità, hanno considerato i denari loro assegnati dallo Stato come mutui, per finanziare spesa corrente nuova, lasciando indietro i pagamenti. E alterando le risultanze dei conti consuntivi.

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Pubblica amministrazione, tra contrattazione e perimetro funzionale

di Luigi Oliveri*

Egregio Titolare,

in effetti, la sentenza della Corte costituzionale 178/2015 appare un’arrampicata sugli specchi di difficile comprensione. La motivazione della sentenza lascia comprendere che è legittimo che il legislatore, in una situazione di particolare emergenza economica, possa attivare politiche appunto economiche tali da incidere su una voce della spesa pubblica di quasi il 20% del totale, al fine di contenerle. La sentenza spiega anche che tali misure possano avere una durata corrispondente al triennio caratterizzante tutti gli strumenti di bilancio e programmazione finanziaria e perfino superiore al triennio, se la contingenza e l’emergenza lo richiedano.

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Libertà sindacale o dalla realtà?

Ieri abbiamo conosciuto le motivazioni in base alle quali la Consulta ha decretato illegittimo il blocco per la parte economica delle procedure contrattuali e negoziali dei contratti pubblici. Tre milioni di dipendenti pubblici, dopo sei lunghi anni, potranno tornare a vedere aumenti retributivi in busta paga. In linea di massima è giusto così, perché i governi che si sono succeduti in questi anni hanno usato le retribuzioni del settore pubblico come un bancomat. Uno dei tanti, a dire il vero: basti pensare alle imposte immobiliari (non solo sulla prima casa), ed al taglieggio propagandistico attuato soprattutto dal governo Renzi sui frutti del risparmio. Ma non tutto suona benissimo, a lume di realtà prima che di logica, nella vicenda che ha portato a questa sentenza della Consulta.

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