Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tag archive

Rai

Rai, la pubblica amministrazione che non lo era. O forse sì

in Contributi esterni/Economia & Mercato/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

nel Paese che fu la culla del diritto, la certezza del diritto si traduce ormai nella certezza che il diritto stesso non verrà applicato a qualche privilegiato. Ed è altresì certo che l’eccezione spunterà fuori da una norma come il coniglio dal cilindro di un prestigiatore: il legislatore nazionale è uso anche a questo ruolo.

Leggi tutto

Rai, il centauro sotto il tetto che scotta

in Contributi esterni/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

La gestione schizofrenica di certe vicende nazional-popolari conferma che, comunque vada, il Paese non è destinato a quelle sorti magnifiche e progressive che qualche incauto profeta aveva preconizzato. La Rai – vale a dire l’azienda che, in vista di quelle sorti gloriose, doveva essere liberata dai partiti politici, affinché la sua governance fosse finalmente improntata a logiche di efficienza, anziché di spartizione di poltrone – ne è un esempio evidente.

Leggi tutto

Rai, l’eterno centauro della competizione sussidiata

in Contributi esterni/Economia & Mercato/Italia

di Vitalba Azzollini

Molti nostri connazionali, specie se in posizioni di vertice, non perdono occasione per cimentarsi in un’attività in cui eccellono particolarmente: il deresponsabilizzante vittimismo per ingiustizie di cui è colpevole qualcun altro. Negli ultimi giorni il podio è toccato ad alcuni vertici della Rai, in occasione dell’inserimento dell’azienda di Stato, da parte dell’Istat, entro il perimetro delle pubbliche amministrazioni, sulla base di criteri di natura statistico-economica recentemente previsti dal Sistema europeo dei conti (Sec 2010).

Leggi tutto

Il delitto quasi perfetto

in Economia & Mercato/Italia

Mauro Mazza, direttore di Raiuno, sarebbe preoccupato perché c’è “qualche programma che non funziona come potrebbe”, in termini di ascolti, pare abbia sospirato durante una audizione al cda Rai. Pur all’interno di una tendenza alla flessione di ascolti da parte delle tv generaliste, vi sono trasmissioni che fanno peggio di altre, come ad esempio Radio Londra di Giuliano Ferrara.

Leggi tutto

Botteri downgradata a junk

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes

Questa sera, nel corso del Tg3 delle 19, a conclusione di un pezzo che definire dickensiano sarebbe del tutto ottimistico (“I ribassi hanno spazzato via i risparmi di una generazione, i giovani non potranno andare al college, gli operatori non hanno mai visto nulla di simile negli ultimi quarant’anni”), la mitologica Giovanna Botteri ci ha informati che oggi

«La scure di Standard & Poor’s si è abbattuta su Fannie Mae e Freddie Mac. Ciò significa che altre famiglie perderanno la casa»

A beneficio della Botteri è utile ricordare che Fannie e Freddie sono ormai divenute, dopo il crack del 2008, delle ward of the state, cioè entità il cui capitale è interamente detenuto dallo zio Sam.

Leggi tutto

La videotassa di destra – 2

in Italia

Dalla Commissione servizi e prodotti della Agcom, mega sanzione di 258.000 euro al Tg1 e 100.000 euro al Tg2 per il comizietto precotto a reti unificate del premier dello scorso 20 maggio, quello in cui i direttori hanno ritenuto non solo di ravvisare l’essenza della “notiziabilità”, ma soprattutto l’assenza di violazioni alle leggi elettorali. Del resto, si sa, il presidente del Consiglio è soggetto istituzionale, soprattutto quando parla in beata solitudine avendo accanto a sé il logo del proprio partito. Parliamo delle sanzioni a testate Rai perché la Rai è finanziata anche con soldi pubblici. Quanto ci vorrà prima che qualcuno si accorga che anche gli assolo di Giuliano Ferrara sono inaccettabili, in un sedicente servizio pubblico, oltre a produrre un danno economico collaterale perché la trasmissione non ha raccolta pubblicitaria diretta? E che dire di una Rai che acquista pellicole, pagandole 1,5 milioni di euro e non le trasmette? Non è tempo che la Corte dei conti indaghi ipotesi di danno erariale?

La videotassa di destra

in Italia

Una domandina facile facile. Ma com’è che tutti questi prestigiosi anchorman di destra, ogni volta che si avventurano in televisione, sprofondano se stessi ed i conti della Rai? Dopo aver lanciato anatemi contro programmi comunisti che hanno margini di contribuzione fortemente positivi, cioè che portano soldi (Annozero, Ballarò, Report, Che tempo che fa), ci troviamo ora con il raccolto comizietto serale di Giuliano Ferrara, che è partito già come un costo secco per le casse di viale Mazzini, e con la precoce dipartita dal video di Vittorio Sgarbi, uno dei maggiori bluff della storia mediatica italiana, fermato dopo solo una puntata ma con un bel sunk cost di 1,5 milioni di euro. Non c’è nulla da dire, questa destra in televisione è una tassa, l’ennesima, che si abbatte sulle tasche degli italiani. Eppure non ci pare di leggere, in giro per altrimenti vocali blog di destra e sedicenti liberisti, nessuna considerazione in merito. Lo scriviamo da tempo: la dissonanza cognitiva ormai non è più patrimonio esclusivo della sinistra italiana.

La fusa oraria

in Adotta Un Neurone/Famous Last Quotes/Italia

Oggi una fantasmagorica puntata di “In mezz’ora“, con Lucia Annunziata che decide di trasmettere dagli Stati Uniti per motivi che a noi poveri abbonati sfuggono, il povero Ignazio La Russa che non sente nulla, Mangiafuoco Luttwak che chiede lumi ai suoi tecnici del suono, fischi e fiaschi. Inclusa la frase celebre della globetrotter salernitana, per la quale il capo del Pentagono è Bill Gates: “Però Napolitano è il capo del consiglio di guerra“. Datele della melatonina.

Pensare da privati

in Economia & Mercato/Italia

Pare che la direzione generale di Mauro Masi, in Rai, riuscirà entrare nei libri di storia aziendale come quella che è riuscita a portare in dissesto conclamato un’azienda che, bene o male, è riuscita a sopravvivere oltre mezzo secolo, e ad un trentennio di competizione. Dal piccolo capolavoro tafazziano della rottura contrattuale con Sky all’andamento “sospetto” (lo scrive il Corriere, ma loro sono poteri forti, sapete) della raccolta pubblicitaria attuata da Sipra, che non riesce a riflettere i brillanti risultati in termini di quota di mercato dell’audience, tutto sembra andare in una sola direzione: ricapitalizzazione della Rai, cioè mani nelle tasche dei contribuenti.

Leggi tutto

Contratto di servizietto

in Adotta Un Neurone/Famous Last Quotes/Video

«La sinistra continua, come un mantra, a ripetere che il premier controlla tutte le televisioni, ma la verità è che tutti i talk show della Tv pubblica, tranne uno, sono schierati in modo pregiudiziale contro il governo e contro il premier. Quanto alle reti del gruppo che ho fondato, c’è soltanto Emilio Fede che è come l’ultimo dei mohicani che fa il tifo per me. La regola su tutte le Tv Mediaset è di essere super partes. Il risultato allora è che per apparire in televisione, il premier in Italia dispone solo di una conferenza stampa di fine anno oppure di due talk show all’anno dove i temi sono scelti da altri e in tempi così ristretti da impedire una comunicazione efficace. Tra l’altro una comunicazione che considero impossibile nei ‘pollai’ allestiti da certe trasmissioni dove si fa solo diffamazione a vantaggio della sinistra» – Silvio Berlusconi, 12 giugno 2010

Leggi tutto

A proposito di cattocomunisti

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Mentre il premier tuona contro la “Costituzione cattocomunista”, la Vigilanza Rai decide, con i voti di maggioranza ed opposizione, di inserire nel nuovo contratto di servizio un pregevole emendamento sudamericano, che prevede che alla fine dei programmi vengano trasmessi i compensi dei conduttori, degli ospiti nonché i costi dei format dei programmi di servizio pubblico, comprese trasmissioni di approfondimento e tg. Saranno inoltre trasmessi i compensi dei conduttori dei programmi non di servizio pubblico. Una genialata che servirà per titillare quella famosa “invidia sociale” che Silvio Berlusconi denuncia da sempre.

Leggi tutto

Fuoco sul quartier generale – 2

in Italia

La Rai si appresterebbe a mettere in cantiere una trasmissione televisiva di controcanto ad Annozero, affidandone la conduzione al direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Editorialista antitravagliesco dovrebbe essere Filippo Facci (che però cade dalle nuvole), ed anche Pietrangelo Buttafuoco (in quota ex An, precisano quelli de Il Fatto) avrebbe il suo bello strapuntino. Ma è tutto il palinsesto di Raidue che si prepara a distribuire conduzioni con cencelliano equilibrio alla allegra brigata del centrodestra. Per Gianluigi Paragone (in quota Lega), ad esempio, è prevista la trasmissione erede del fondamentale Malpensa Italia, si dice dieci puntate per 600.000 euro. Perché in definitiva, noi che siamo uomini di mondo siamo perfettamente consapevoli che “ad occupazione, occupazione e mezza”.

Leggi tutto

Fuoco sul quartier generale

in Italia

Su Libero Gianluigi Paragone, ex vicedirettore del quotidiano e da poco meno di due mesi vicedirettore di Raiuno, firma un bell’editoriale contro la Rai e il canone, nell’ambito della nota campagna di stampa condotta dai quotidiani di Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri. Campagna very pop, che purtroppo non produrrà nulla di concreto, men che meno la tanto agognata privatizzazione del cosiddetto servizio pubblico.

Leggi tutto

Minzolini il filosofo

in Italia

Lo confessiamo: da quando alla direzione del Tg1 è approdato Augusto Minzolini, il nostro masochismo ci ha indotti a tradire il Tg5, ormai ridotto ad una happy chat, pur se magistralmente animata dalla Fatina Cristina e da Nonna Papera Buonamici. E il nuovo-vecchio Tg1 minzoliniano non ha tradito le nostre aspettative. Ad esempio con l’ormai celebre servizio di Gennaro Sangiuliano sull’inchiesta della magistratura barese relativa alle tangenti sulla sanità, e in cui è finito impigliato l’imprenditore Giampaolo Tarantini, quello che scortava le escort dal premier. Il pezzo di Sangiuliano dovrebbe essere insegnato nelle scuole (di giornalismo e non solo) come esempio di opinioni radicalmente separate da fatti rigorosamente omessi. A futura memoria, potete leggerne qui la trascrizione. In pratica, ascoltando quel servizio si capiva unicamente che (per Sangiuliano) il Pd era il mandante dello scandalo, e nel partito era già in atto uno scontro tra concilianti e irriducibili.

Leggi tutto

Quante divisioni ha Santoro?

in Italia

Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, tende a sovrastimare (per usare un eufemismo) il potere mediatico di Michele Santoro:

«“Annozero” è una trasmissione che ha obiettivi politici chiarissimi. Essa è collegata a un gruppo politico-giudiziario che ha come terminale giornalistico Travaglio e come punto di riferimento politico Di Pietro; in mezzo c’è una operosa componente giudiziaria che ha punti di riferimento in alcune procure, da quella di Palermo a quella di Potenza. L’obiettivo di questo network è quello di destabilizzare il quadro politico. Certamente di questo nucleo il dottor Santoro è la punta di diamante mediatica»

Leggi tutto

Apnea

in Adotta Un Neurone

Questa sera, nel corso del Tg3 delle 19, l’inossidabile Giovanna Botteri ha tradotto l’espressione “toxic assets” in “assetti tossici“. Un suggerimento al merchandising Rai: un dvd con la raccolta completa di queste perle.

Perdita d’occhio

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato

Questa sera, nel corso del Tg3 delle 19, l’immarcescibile Giovanna Botteri, in gravi ambasce per le sorti del mercato azionario, ci ha informati che

“La banca inglese Hsbc, che finora è andata benissimo, ha denunciato 70 per cento di perdite”

Settanta per cento di perdite di che? Non è necessario essere esperti di finanza per realizzare l’assoluto non-senso logico di una frase di questo tipo. Ad ogni buon conto, la notizia vera è che Hsbc nel 2008 ha visto una riduzione del 70 per cento dei propri profitti. Si, avete letto bene, profitti. A volte accade che ci siano anche quelli. Lei speriamo che se la cava. Ma è sempre un piacere toccare con mano i picchi di eccellenza del nostro giornalismo expat. Non è questione delle cinque W, ma solo di esprimersi in lingua italiana e magari riscontrare le notizie, senza contare sull’irreversibile rincoglionimento dei telespettatori.

Go to Top