Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Rai

Il delitto quasi perfetto

Economia & Mercato/Italia

Mauro Mazza, direttore di Raiuno, sarebbe preoccupato perché c’è “qualche programma che non funziona come potrebbe”, in termini di ascolti, pare abbia sospirato durante una audizione al cda Rai. Pur all’interno di una tendenza alla flessione di ascolti da parte delle tv generaliste, vi sono trasmissioni che fanno peggio di altre, come ad esempio Radio Londra di Giuliano Ferrara.

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Botteri downgradata a junk

Questa sera, nel corso del Tg3 delle 19, a conclusione di un pezzo che definire dickensiano sarebbe del tutto ottimistico (“I ribassi hanno spazzato via i risparmi di una generazione, i giovani non potranno andare al college, gli operatori non hanno mai visto nulla di simile negli ultimi quarant’anni”), la mitologica Giovanna Botteri ci ha informati che oggi

«La scure di Standard & Poor’s si è abbattuta su Fannie Mae e Freddie Mac. Ciò significa che altre famiglie perderanno la casa»

A beneficio della Botteri è utile ricordare che Fannie e Freddie sono ormai divenute, dopo il crack del 2008, delle ward of the state, cioè entità il cui capitale è interamente detenuto dallo zio Sam.

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La videotassa di destra – 2

Italia

Dalla Commissione servizi e prodotti della Agcom, mega sanzione di 258.000 euro al Tg1 e 100.000 euro al Tg2 per il comizietto precotto a reti unificate del premier dello scorso 20 maggio, quello in cui i direttori hanno ritenuto non solo di ravvisare l’essenza della “notiziabilità”, ma soprattutto l’assenza di violazioni alle leggi elettorali. Del resto, si sa, il presidente del Consiglio è soggetto istituzionale, soprattutto quando parla in beata solitudine avendo accanto a sé il logo del proprio partito. Parliamo delle sanzioni a testate Rai perché la Rai è finanziata anche con soldi pubblici. Quanto ci vorrà prima che qualcuno si accorga che anche gli assolo di Giuliano Ferrara sono inaccettabili, in un sedicente servizio pubblico, oltre a produrre un danno economico collaterale perché la trasmissione non ha raccolta pubblicitaria diretta? E che dire di una Rai che acquista pellicole, pagandole 1,5 milioni di euro e non le trasmette? Non è tempo che la Corte dei conti indaghi ipotesi di danno erariale?

La videotassa di destra

Italia

Una domandina facile facile. Ma com’è che tutti questi prestigiosi anchorman di destra, ogni volta che si avventurano in televisione, sprofondano se stessi ed i conti della Rai? Dopo aver lanciato anatemi contro programmi comunisti che hanno margini di contribuzione fortemente positivi, cioè che portano soldi (Annozero, Ballarò, Report, Che tempo che fa), ci troviamo ora con il raccolto comizietto serale di Giuliano Ferrara, che è partito già come un costo secco per le casse di viale Mazzini, e con la precoce dipartita dal video di Vittorio Sgarbi, uno dei maggiori bluff della storia mediatica italiana, fermato dopo solo una puntata ma con un bel sunk cost di 1,5 milioni di euro. Non c’è nulla da dire, questa destra in televisione è una tassa, l’ennesima, che si abbatte sulle tasche degli italiani. Eppure non ci pare di leggere, in giro per altrimenti vocali blog di destra e sedicenti liberisti, nessuna considerazione in merito. Lo scriviamo da tempo: la dissonanza cognitiva ormai non è più patrimonio esclusivo della sinistra italiana.

La fusa oraria

Oggi una fantasmagorica puntata di “In mezz’ora“, con Lucia Annunziata che decide di trasmettere dagli Stati Uniti per motivi che a noi poveri abbonati sfuggono, il povero Ignazio La Russa che non sente nulla, Mangiafuoco Luttwak che chiede lumi ai suoi tecnici del suono, fischi e fiaschi. Inclusa la frase celebre della globetrotter salernitana, per la quale il capo del Pentagono è Bill Gates: “Però Napolitano è il capo del consiglio di guerra“. Datele della melatonina.

Pensare da privati

Economia & Mercato/Italia

Pare che la direzione generale di Mauro Masi, in Rai, riuscirà entrare nei libri di storia aziendale come quella che è riuscita a portare in dissesto conclamato un’azienda che, bene o male, è riuscita a sopravvivere oltre mezzo secolo, e ad un trentennio di competizione. Dal piccolo capolavoro tafazziano della rottura contrattuale con Sky all’andamento “sospetto” (lo scrive il Corriere, ma loro sono poteri forti, sapete) della raccolta pubblicitaria attuata da Sipra, che non riesce a riflettere i brillanti risultati in termini di quota di mercato dell’audience, tutto sembra andare in una sola direzione: ricapitalizzazione della Rai, cioè mani nelle tasche dei contribuenti.

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Contratto di servizietto

«La sinistra continua, come un mantra, a ripetere che il premier controlla tutte le televisioni, ma la verità è che tutti i talk show della Tv pubblica, tranne uno, sono schierati in modo pregiudiziale contro il governo e contro il premier. Quanto alle reti del gruppo che ho fondato, c’è soltanto Emilio Fede che è come l’ultimo dei mohicani che fa il tifo per me. La regola su tutte le Tv Mediaset è di essere super partes. Il risultato allora è che per apparire in televisione, il premier in Italia dispone solo di una conferenza stampa di fine anno oppure di due talk show all’anno dove i temi sono scelti da altri e in tempi così ristretti da impedire una comunicazione efficace. Tra l’altro una comunicazione che considero impossibile nei ‘pollai’ allestiti da certe trasmissioni dove si fa solo diffamazione a vantaggio della sinistra» – Silvio Berlusconi, 12 giugno 2010

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A proposito di cattocomunisti

Mentre il premier tuona contro la “Costituzione cattocomunista”, la Vigilanza Rai decide, con i voti di maggioranza ed opposizione, di inserire nel nuovo contratto di servizio un pregevole emendamento sudamericano, che prevede che alla fine dei programmi vengano trasmessi i compensi dei conduttori, degli ospiti nonché i costi dei format dei programmi di servizio pubblico, comprese trasmissioni di approfondimento e tg. Saranno inoltre trasmessi i compensi dei conduttori dei programmi non di servizio pubblico. Una genialata che servirà per titillare quella famosa “invidia sociale” che Silvio Berlusconi denuncia da sempre.

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