Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Rai - page 3

Ma noi siamo diversi

in Italia

E così, il popolo della sinistra ha scoperto (o riscoperto) la questione morale e la contiguità affaristica dei Ds con una rete di faccendieri di varia estrazione e formazione. Fa tenerezza leggere le lettere dei militanti a l’Unità. C’è la madre di famiglia che ha tre auto (complimenti, signora!) assicurate con Unipol, e solo ora scopre che la compagnia di assicurazione partecipa a pieno titolo al cartello che da sempre determina i prezzi delle polizze. Cartello, certo, perché per il nuovo anno converrebbe chiamare cose e situazioni con il loro nome, senza perifrasi, metafore e circonlocuzioni. Un po’ di sano linguaggio politically incorrect per aprire le finestre e fare entrare un refolo di aria gelida anche nel sepolcro imbiancato della sinistra moralista italiana. Come spiegare ai volenterosi adepti dell’eccezionalismo progressista che di eccezionale, nel loro Partitone del Botteghino, ormai vi è solo l’abilità nell’essere riusciti a mascherare per decenni lo svolgimento di attività affaristiche del tutto identiche a quelle svolte dagli altri partiti della Prima e Seconda repubblica? Leggi tutto

Leggende metropolitane

in Italia

Ha certamente ragione, il presidente della Camera, quando afferma:

“Al di là che sia sacrosanta o inutile, la manifestazione è il disagio di una parte del movimento dei lavoratori e va sempre rispettato”.

Ha un pò meno ragione quando afferma:

“Credo che una classe dirigente seria, come noi siamo si dovrà far carico delle ragioni di chi protesta. Questa è la democrazia, che è fatta da chi va in piazza e da chi governa. Chi governa deve assumere le proprie decisioni, chi va in piazza è bene sia ascoltato”.

Questa affermazione, sulla falsariga delle dichiarazioni di altri esponenti democristian-centristi (Rotondi, Cesa), sembra far trasparire la nostalgia per i bei tempi andati della “concertazione”, quella magica congiuntura astrale che ha regalato al paese un rapporto tra debito e prodotto interno lordo pari al 108 per cento (e non al 120 per cento come scrive, nel numero in edicola da oggi, lo strombazzatissimo Economist nel suo non meno strombazzato dossier sull’Italia). In una democrazia compiuta, i voti auspicabilmente si contano e non si pesano, men che meno nelle piazze. Leggi tutto

Ortodossia del servizio pubblico

in Famous Last Quotes/Italia

“Berlusconi ha ragione quando grida che tutto il palinsesto di Rai3 è contro di lui. Il Bestiario avrebbe detto di peggio: quella rete è contro chiunque non sia un devoto di Santa Sinistra. Lì si pratica il bigottismo più ottuso. Chi non osserva il catechismo dell’oppositore viene escluso. Ecco uno scandalo identico, ancorché contrario, a quello delle tivù lecchine di padron Silvio. Con l’aggravante che i custodi del santuario rosso ricevono lo stipendio dallo Stato.”

Giampaolo Pansa

Cacofonie

in Italia

E’ sempre molto godibile leggere le dotte analisi politologiche degli esponenti della sinistra. Oggi, il menù prevede il gruppo di autocoscienza sull’evoluzione unitaria del cartello di coalizione. Premesso che il Grande Statista Sannita ha già annunciato il proprio “appoggio esterno” (?) all’Unione, in attesa di correre in soccorso di altri vincitori, e che il Parolaio Rosso (o Giallo, secondo l’ultima definizione di Giampaolo Pansa) ha già proclamato che in nessun caso rinuncerà a schierare il brand di Rifondazione, in queste ore assistiamo alla rimasticatura di vecchi polpettoni irranciditi. Leggi tutto

E vabbè…

in Italia

Oggi rutilante manifestazione di piazza per l’Unione. Vedere un vecchio boiardo democristiano come Prodi trasformato in arruffapopolo suscita sempre una certa impressione. Segnaliamo la brillante diretta del servizio pubblico, su Rai3, a conferma che l’Italia con Berlusconi è diventata una brutale mediacrazia, dove la propaganda impazza e l’analisi è stata esiliata. Con l’abituale ultrà Bianca Berlinguer in piazza, e l’ineffabile Giuliano Giubilei in studio ad intrattenere, per amor di par condicio, Franco Bechis e Massimo Giannini. Siamo piacevolmente colpiti dal secondo, che ha liquidato la manifestazione per quello che è stata: l’inizio della campagna elettorale. In più, Giannini ci ha messo del suo, segnalando che l’Unione non ha ancora esplicitato un programma, che speriamo di intravvedere già da domenica prossima, dopo l’investitura del candidato diessino al ruolo di front-runner. A proposito di domande destinate a non ricevere risposte: ma perché un partito grande, strutturato ed organizzato, quale è la Quercia non riesce a trovare, tra il proprio personale politico, un candidato alla premiership e deve rivolgersi al leader della corrente di minoranza del secondo partito della propria coalizione? Per il dopo-Prodi, suggeriremmo ai diesse una Primaria.
A margine, l’esausto componimento di Enzo Biagi sul Corriere:

Mi sarebbe piaciuto vedere, a fianco di Prodi, Rutelli, Fassino e Veltroni, e non solo Bertinotti, Di Pietro e gli altri.

Caro Biagi, Fassino e Rutelli erano proprio lì, sul palco, vicino a Prodi, non lo ha visto? La chiusa del pezzo è dedicata a Prodi:

Il problema è che il potere è una droga ed è difficile farne a meno.

Parole sante, caro Biagi.

I Cinque Comandamenti

in Italia

Viale MazziniE’ nato il primo blog gestito da (alcuni) giornalisti Rai. Si intitola, manco a farlo apposta, “Schiena dritta“, citando le parole rivolte tempo addietro, ed in ben altro contesto, agli operatori dell’informazione dal presidente Ciampi. Come recita il chi siamo del sito, gli animatori del blog sono professionisti che lavorano nell’informazione Rai, i cui valori di riferimento sono:

“l’autonomia della professione e l’indipendenza di un servizio pubblico all’altezza della sua missione sociale, così come previsto dal Contratto di Servizio. Il nostro scopo è avviare in collaborazione con l’Usigrai un dibattito il più possibile ampio e articolato sulla riforma della Rai, che coinvolga non solo gli addetti ai lavori ma tutti quei settori della società italiana convinti che un servizio pubblico libero, moderno e di qualità sia una risorsa per il Paese. In questa direzione proponiamo cinque idee guida:

1. La costituzionalizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo;
2. una riforma che ne garantisca davvero libertà e indipendenza;
3. l’impegno personale in difesa della nostra autonomia professionale contro ogni tentativo di censura, manipolazione, mistificazione delle notizie;
4. la pubblica denuncia agli organismi sindacali e professionali di qualsiasi tentativo di indebite influenze dall’esterno e dall’interno tese a limitare il diritto alla libertà dell’informazione attraverso il servizio pubblico;
5. un largo confronto sul servizio pubblico che coinvolga tutte le professionalità della Rai, gli utenti, le associazioni dei consumatori e della società civile.”

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L’Intoccabile… saggezza dei popoli

in Italia

Enzo Biagi: un uomo, un cronista, un’icona. Dicono che dopo essere stato allontanato dal prime time televisivo sia caduto in depressione, diventando ancor più elegiaco ed intimista che mai. Recupera una consistente vis polemica solo quando deve narrare le malefatte e le cadute di stile del Cavaliere. Il quale, per dirla tutta, è sempre talmente generoso da cercare di aiutarlo con ogni mezzo in quest’opera. Leggi tutto

Help is on the way

in Italia

Come ampiamente previsto, l’esito delle elezioni comunali di Catania sta provocando due esiti convergenti: un piccolo bradisisma nell’Unione e puntualissime accuse di brogli elettorali. Riguardo il primo, leggiamo che Prodi, dal suo sito, ritiene opportuno reiterare l’invito a serrare le fila e proseguire nell’esperienza unitaria di Ulivo e Unione, non prima di aver ribadito che

Voglio dire, innanzi tutto, che il centrosinistra si sta attrezzando per governare sulla base di una unità raggiunta e solidificata in forme del tutto nuove. Rispetto al 1996 c’è una differenza molto forte. Quella di allora fu una semplice intesa elettorale, oggi l’Unione è costruita attorno a un programma che ognuno sentirà come proprio, un programma impegnativo per governare cinque anni. E all’interno dell’Unione c’è la Federazione dell’Ulivo, che si pone come baricentro dell’alleanza di governo.

Quindi, dopo “la banca costruita intorno a te”, ecco l’Unione costruita attorno ad un programma. Quale, non è ancora dato sapere. Leggi tutto

C’è qualcosa di nuovo oggi, nell’aria…

in Italia

Visto il clima piuttosto idilliaco scaturito dalla trasferta europea di Bush, in occasione della quale pare che la sinistra italiana abbia perduto i propri idoli degli ultimi due anni, Chirac e Schroeder, che hanno entrambi deciso di prendere atto che George W. sarà, volenti o nolenti, interlocutore dell’Europa per i prossimi quattro anni, ecco che la vulcanica mente del professor Prodi ha partorito un nuovo evento di drammatizzazione mediatica, una nuova “emergenza democratica”: l’informazione Rai. “C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico”…Prodi chiama a raccolta (o a conclave, secondo i suoi abituali metodi curiali di elaborazione propagandistica) tutti gli esponenti del centrosinistra nella Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Ascolta pensoso, scuote la testa, e alfin sentenzia: “La parzialità, e talvolta persino la faziosità, della nostra informazione televisiva, e purtroppo anche di quella affidata al servizio pubblico, sono sotto gli occhi di tutto il Paese. È un problema per l’Italia, è un problema per la nostra democrazia, è un problema per l’effettività stessa dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione”. Leggi tutto

La Rai s’è desta

in Italia

Annuncio trionfale di “Repubblica”: Mediaset perde ascolti a vantaggio della Rai. In un articolo apparso online, e dai toni bizzarramente trionfalistici, l’articolista parla di “numeri che fanno da suggello ad un periodo nerissimo per l’azienda di Cologno Monzese”, di “uno schieramento di forze, quello messo in campo dalla tv pubblica, difficile da contrastare”, di “allarme continuo, rosso, infinito”, mentre in Rai “dirigenti di primissimo piano che si chiamano da una stanza all’altra, si abbracciano e pronunciano commenti irriferibili sui disastri d’ascolto del Biscione. A Mediaset lo hanno saputo e si è registrato più di un travaso di bile”. Insomma, “una Rai rinata, splendente, attivissima. Mai vista così da anni e anni a questa parte.”

Siamo molto felici per la Rai, anche se continuiamo a non capire perché in questo paese le vicende della televisione riescano ad occupare spazi non irrilevanti sulla carta stampata, in un corto-circuito che non ha eguali nel resto del mondo occidentale, dove un qualsiasi Baudo o Bonolis riescono ad assumere rilevanza politica. Quello che vorremmo invece sottolineare è che questa nuova situazione sembra far venire meno tutto il castello di carte di quanti hanno sempre sostenuto che, dato il conflitto d’interessi di Berlusconi (che anche noi consideriamo indecente), la Rai sarebbe stata destinata ad un lento, inesorabile declino, a tutto vantaggio degli utili della piovra Mediaset. Le cose non stanno andando esattamente in questo modo, anche se preferiamo non indagare sulla qualità dei programmi, sempre molto “esile”, per usare un eufemismo, con abbondanza di format d’importazione, voyeurismo a buon mercato e fagioli in scatola da contare. Ancora una volta, i sostenitori della teoria cospirativa hanno avuto torto. D’accordo, ora in Rai ci sono meno psicodrammi collettivi, non c’è più una presidente di “garanzia” che un giorno si e l’altro pure dipinge foschi scenari orwelliani. Liquidata (soprattutto in senso retributivo, perché anche i progressisti a 32 carati tengono famiglia…) questa vicenda, ci resta la solita televisione deficiente, il solito “servizio pubblico” che non serve a nulla e nessuno, e attendiamo fiduciosi il prossimo “attentato alla democrazia”, che chissà, potrebbe assumere le sembianze di un’estromissione di Alba Parietti o della frattura del setto nasale di qualche incaricato alla consegna di tapiri.

Giù le mani dal compagno Pippo

in Italia

La Rai mette alla porta “Sua Pippità” Baudo, ufficialmente per violazione degli accordi contrattuali, non avendo chiesto l’autorizzazione alla convocazione di una conferenza stampa, in realtà per attriti col direttore generale Cattaneo. Baudo reagisce “tradizionalmente”, invocando il delitto di lesa maestà, ma declinandolo su qualcosa di più trendy: il mobbing. Baudo, infatti, nelle dichiarazioni rese alla stampa, parla di “pulizia etnica” in Rai ai suoi danni, e soprattutto cita la frasetta magica che i legali utilizzano quando vogliono accusare i datori di lavoro di mobbing: “violenze morali”. Ora, è molto difficile immaginare che un “artista” miliardario che ha sempre fatto in Rai (e non solo) il bello e il cattivo tempo, possa essere assimilato ad un povero impiegato chiuso nello sgabuzzino delle scope con un telefono scollegato ed un computer finto. E parimenti è difficile immaginare Baudo come un “pasionario” della libertà d’espressione, che cantando “bella ciao” ingaggia una lotta disperata ed eroica contro il moloch Berlusconi. Eppure, Repubblica e l’Unità riescono, per l’ennesima volta, a smarrire il senso del ridicolo. L’Unità definisce Baudo “un patrimonio dell’azienda”, un autore che fa ascolto “trasformando ancora una volta una notizia di cronaca in momento emotivo denso di ascolti”. Insomma, non il democristianone che tutti conosciamo, l’uomo di De Mita prima, di D’Antoni (??) poi, l’ultimo vero potere forte di viale Mazzini, ma l’ennesima vittima di un regime che reclama quotidianamente il proprio tributo di intellettuali progressisti. In realtà, Baudo appare il simbolo di quella televisione lobotomizzata, nazional-popolare e deficiente che l’Unità ed i propri referenti politici hanno sempre avversato. Ritrovarselo sulle colonne del giornale che fu di Antonio Gramsci ed ora è di Furio Colombo (sign of the times…), mette tristezza.

Assai meno tristezza mette leggere ed ascoltare la velenosa polemica tra Lucia Annunziata (ex presidente Rai) e Marcello Veneziani (tuttora membro del cda), con querele di rito. Veneziani accusa Annunziata di avere sottoscritto un contratto con il quale, in caso di sue dimissioni dalla presidenza Rai per contrasti politici con il direttore generale (cosa poi avvenuta), venivano previste robuste e soprattutto segrete prebende a titolo di liquidazione “occulta”. Viene da chiedersi chi abbia firmato quel contratto, ma se fosse vero avremmo l’ennesima riprova che in Italia tutti “teniamo famiglia” e che insomma, va bene lottare per la libertà ed essere progressisti a tutto tondo, ma non esageriamo…

Sudan

in Esteri

Quanto sappiamo, realmente, di ciò che sta accadendo in Sudan? Molto poco, anche grazie a cronache come quella che il Tg3 ha fatto nell’edizione delle 19 di oggi. Il servizio è un’unica apologia della figura e del ruolo del Segretario Generale dell’Onu, giunto tra i popoli sofferenti per portare la buona novella della Pace prossima ventura, possibilmente quella Eterna. Ci viene detto che in Sudan, segnatamente nella regione meridionale del Darfur, è in corso una guerra civile (??), che non meglio precisate “bande di guerriglieri” compiono stragi, razzie, stupri di massa. Ci viene detto che l’arrivo di Kofi Annan strappa al governo di Khartoum la promessa di disarmare le bande armate responsabili di questi crimini, ci viene detto che si, l’azione dell’Onu riprende vigore e allevia le sofferenze del mondo, se solo potessimo “lasciarlo lavorare” (un po’ come il celeberrimo concetto berlusconiano..). Quello che NON ci viene detto è: che il governo bianco e arabo, musulmano, del Sudan settentrionale, ha iniziato da anni una sistematica opera di pulizia etnica contro la minoranza nera, musulmana, cristiana e animista, del Sudan meridionale, pulizia etnica di cui lo strumento principale è rappresentato proprio dalle bande armate della milizia para-governativa. NON ci viene detto che il segretario di Stato statunitense, Powell, è arrivato in Sudan il giorno prima di Annan per cercare di esercitare influenza sul governo di Khartoum; NON ci viene detto che questo è un conflitto religioso, con la parte araba musulmana nel ruolo, ormai abituale, di aggressore; NON ci viene detto che gli Stati Uniti sono l’unico paese occidentale ad avere avviato un tentativo di mediazione e ricomposizione di quella che rappresenta la più grave catastrofe umanitaria da decenni, senza che sinora si sia sentito nessun paese dell'”Asse della Pace e del Progresso”, come Francia, Germania, Russia e Cina, proferire parola al riguardo; senza che sia stata organizzata alcuna marcia della pace in Europa, con bandiere iridate di ordinanza; senza che il presidente della Commissione Europea abbia invitato nessuno a mettere ai balconi le bandiere della pace e manifestare contro l’ennesimo genocidio africano. Come finirà? Forse come in Ruanda, centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, la passività occidentale, l’iniziativa americana per porre fine al genocidio, le accuse di neo-imperialismo e neo-colonialismo a Washington da parte dei grandi marciatori e fiaccolatori di casa nostra, con complemento di qualche stagionato ed etilico editorialista.

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