Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Rai - page 6

Giù le mani dal compagno Pippo

Italia

La Rai mette alla porta “Sua Pippità” Baudo, ufficialmente per violazione degli accordi contrattuali, non avendo chiesto l’autorizzazione alla convocazione di una conferenza stampa, in realtà per attriti col direttore generale Cattaneo. Baudo reagisce “tradizionalmente”, invocando il delitto di lesa maestà, ma declinandolo su qualcosa di più trendy: il mobbing. Baudo, infatti, nelle dichiarazioni rese alla stampa, parla di “pulizia etnica” in Rai ai suoi danni, e soprattutto cita la frasetta magica che i legali utilizzano quando vogliono accusare i datori di lavoro di mobbing: “violenze morali”. Ora, è molto difficile immaginare che un “artista” miliardario che ha sempre fatto in Rai (e non solo) il bello e il cattivo tempo, possa essere assimilato ad un povero impiegato chiuso nello sgabuzzino delle scope con un telefono scollegato ed un computer finto. E parimenti è difficile immaginare Baudo come un “pasionario” della libertà d’espressione, che cantando “bella ciao” ingaggia una lotta disperata ed eroica contro il moloch Berlusconi. Eppure, Repubblica e l’Unità riescono, per l’ennesima volta, a smarrire il senso del ridicolo. L’Unità definisce Baudo “un patrimonio dell’azienda”, un autore che fa ascolto “trasformando ancora una volta una notizia di cronaca in momento emotivo denso di ascolti”. Insomma, non il democristianone che tutti conosciamo, l’uomo di De Mita prima, di D’Antoni (??) poi, l’ultimo vero potere forte di viale Mazzini, ma l’ennesima vittima di un regime che reclama quotidianamente il proprio tributo di intellettuali progressisti. In realtà, Baudo appare il simbolo di quella televisione lobotomizzata, nazional-popolare e deficiente che l’Unità ed i propri referenti politici hanno sempre avversato. Ritrovarselo sulle colonne del giornale che fu di Antonio Gramsci ed ora è di Furio Colombo (sign of the times…), mette tristezza.

Assai meno tristezza mette leggere ed ascoltare la velenosa polemica tra Lucia Annunziata (ex presidente Rai) e Marcello Veneziani (tuttora membro del cda), con querele di rito. Veneziani accusa Annunziata di avere sottoscritto un contratto con il quale, in caso di sue dimissioni dalla presidenza Rai per contrasti politici con il direttore generale (cosa poi avvenuta), venivano previste robuste e soprattutto segrete prebende a titolo di liquidazione “occulta”. Viene da chiedersi chi abbia firmato quel contratto, ma se fosse vero avremmo l’ennesima riprova che in Italia tutti “teniamo famiglia” e che insomma, va bene lottare per la libertà ed essere progressisti a tutto tondo, ma non esageriamo…

Sudan

Esteri

Quanto sappiamo, realmente, di ciò che sta accadendo in Sudan? Molto poco, anche grazie a cronache come quella che il Tg3 ha fatto nell’edizione delle 19 di oggi. Il servizio è un’unica apologia della figura e del ruolo del Segretario Generale dell’Onu, giunto tra i popoli sofferenti per portare la buona novella della Pace prossima ventura, possibilmente quella Eterna. Ci viene detto che in Sudan, segnatamente nella regione meridionale del Darfur, è in corso una guerra civile (??), che non meglio precisate “bande di guerriglieri” compiono stragi, razzie, stupri di massa. Ci viene detto che l’arrivo di Kofi Annan strappa al governo di Khartoum la promessa di disarmare le bande armate responsabili di questi crimini, ci viene detto che si, l’azione dell’Onu riprende vigore e allevia le sofferenze del mondo, se solo potessimo “lasciarlo lavorare” (un po’ come il celeberrimo concetto berlusconiano..). Quello che NON ci viene detto è: che il governo bianco e arabo, musulmano, del Sudan settentrionale, ha iniziato da anni una sistematica opera di pulizia etnica contro la minoranza nera, musulmana, cristiana e animista, del Sudan meridionale, pulizia etnica di cui lo strumento principale è rappresentato proprio dalle bande armate della milizia para-governativa. NON ci viene detto che il segretario di Stato statunitense, Powell, è arrivato in Sudan il giorno prima di Annan per cercare di esercitare influenza sul governo di Khartoum; NON ci viene detto che questo è un conflitto religioso, con la parte araba musulmana nel ruolo, ormai abituale, di aggressore; NON ci viene detto che gli Stati Uniti sono l’unico paese occidentale ad avere avviato un tentativo di mediazione e ricomposizione di quella che rappresenta la più grave catastrofe umanitaria da decenni, senza che sinora si sia sentito nessun paese dell'”Asse della Pace e del Progresso”, come Francia, Germania, Russia e Cina, proferire parola al riguardo; senza che sia stata organizzata alcuna marcia della pace in Europa, con bandiere iridate di ordinanza; senza che il presidente della Commissione Europea abbia invitato nessuno a mettere ai balconi le bandiere della pace e manifestare contro l’ennesimo genocidio africano. Come finirà? Forse come in Ruanda, centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, la passività occidentale, l’iniziativa americana per porre fine al genocidio, le accuse di neo-imperialismo e neo-colonialismo a Washington da parte dei grandi marciatori e fiaccolatori di casa nostra, con complemento di qualche stagionato ed etilico editorialista.

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