Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Rating

Chi dice sciocchezze disinforma anche te. Digli di smettere

Ieri sera, al Tg La7, ci è stata data una notizia. La notizia del rating di un’emittente che infiniti lutti addusse agli italici risparmiatori, e di cui ricorre in questi giorni l’anniversario del default. L’unico problema è che la notizia data ieri sera dal Tg La7 è semplicemente falsa, e questo è un problema. Anche se nel gigantesco bar sport mediatico chiamato Italia nessuno o quasi segnalerà ciò. Siamo qui noi, si parva licet.

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Guasto agli impianti (accusatori)

Ieri a Trani, durante un’udienza del processo contro Standard & Poor’s per asserita manipolazione aggravata del mercato in seguito al declassamento del rating sovrano dell’Italia deciso nel 2011, hanno deposto Maria Cannata, direttore generale del debito pubblico, e Giuseppe Vegas, presidente della Consob. Una nuova opportunità per constatare quanto è pericolante l’impianto accusatorio.

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C’è Pantalone, non soffrire più

Economia & Mercato/Italia

Mentre prosegue il dibattito su eventuali garanzie pubbliche a favore di una bad bank che rimuova i crediti in sofferenza dai bilanci italiani (ultimo di una lunga serie di proiettili d’argento che estirperanno il Male dall’Italia), e malgrado il fatto che sia in corso una specie di ripresa che dovrebbe almeno disincagliare parte dei crediti deteriorati, rendendo (sulla carta) meno impellente l’esigenza di intervenire (a meno di altre ed assai meno confessabili motivazioni), vi segnaliamo cosa accade quando un’agenzia di rating vuole rendersi utile ma finisce con l’esibirsi in un singolare eccesso di zelo in cui le motivazioni divengono confessabili, o meglio emerge quello che tutto il mondo sa ma che non si può dire.

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Vaccinati contro i complotti

Oggi, sul Sole, un articolo di Claudio Gatti analizza i principali elementi di accusa contro l’agenzia di rating S&P, così come evidenziati dalle carte aggiuntive prodotte dalla procura di Trani. Premesso che l’articolo è lungo e corposo, e che di conseguenza va letto integralmente; premesso altresì che in esso si segnala che S&P giunse a tagliare il rating della stessa Morgan Stanley, che l’impianto dell’accusa vorrebbe invece mandante del killeraggio sovrano del Belpaese; tutto ciò premesso, vi segnaliamo uno ed un solo punto.

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Pistole fumate

Ieri sui giornali italiani è apparsa la notizia sulle nuove carte depositate dalla Procura di Trani e relative al processo contro le agenzie di rating S&P e Fitch, che si aprirà il 5 marzo, accusate di “aver manipolato il mercato generando il panico e alimentando speculazioni ai danni del nostro Paese”. Nientemeno. Ora la procura di Trani ha “scoperto” un’altra nefandezza da komplottone carpiato contro l’Italia: Standard & Poor’s diventa il killer, e Morgan Stanley il mandante. Abbiamo inventato un sottogenere letterario entro il ricchissimo filone della cospirazione. Il problema è non solo e non tanto la procura di Trani, ma la stampa italiana. Tanto per cambiare.

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Ma perché fate così? Perché?

Rilevante exploit a Ottoemezzo di Antonio Ferrari, editorialista del Corriere, che (ci dicono) vive in Grecia. Il quale, dopo aver elogiato il fatto che la Grecia, a differenza nostra, “ha una crescita del Pil positiva” (ohibò, un nuovo miracolo economico?), si lancia buon ultimo contro le agenzie di rating partorendo questa perla:

Ora, a parte le agenzie di rating che “hanno dato cattivi consigli alla Grecia” e non è chiaro in che senso, ci corre il pedante obbligo di segnalare che Merrill Lynch non è mai fallita bensì è stata acquisita da Bank of America, e che non abbiamo la più pallida idea di cosa sia il rating “tripla A più più più”, che non è chiaro se sia una superclasse di efficienza energetica o che altro. Sta diventando sempre più drammaticamente chiaro perché il nostro paese si trova in questa miseranda condizione.

Quando c’è la logica, c’è tutto

Facciamo un esperimento del pensiero, seguite la sequenza. Per avere occupazione, occorre che ci sia crescita. Non è sempre e comunque vero, a dirla tutta, perché nelle prime fasi di ripresa dopo una crisi economica l’occupazione non aumenta subito, visto che le imprese prima ricorrono agli organici esistenti. Ma sul principio astratto siamo comunque d’accordo, lasciando per un attimo da parte le magie della Renzinomics? Bene.

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Chi ha paura del rating cattivo?

Economia & Mercato/Italia

Dopo il declassamento del debito sovrano italiano per opera di Standard & Poor’s, e dopo l’abituale orgia di esegesi propagandistica, anti- e filogovernativa, annaffiata da abbondante pensiero magico, vediamo di farci delle domande e darci delle risposte, nei limiti della nostra assai ridotta comprensione di questi riti esoterici.

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Quando ci sarà Lui, caro lei

Oggi, sul Messaggero, commento dell’ultrarenzista Marco Conti sulla risposta di Matteo Renzi a Mario Draghi e più in generale sulla posizione negoziale del nostro paese in Europa. Ed è un sinistro rullare di tamburi di guerra.

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Tra rating, pantofole e sprid

Oggi sul Corriere (a pagina 9) c’è una intervista di Lorenzo Salvia al procuratore per il Lazio della Corte dei conti, Angelo Raffaele De Dominicis, quello che vuole spezzare le reni alle agenzie di rating. Leggendola, si trasecola. Deve certamente essere uno scherzo di Carnevale, un complotto ai danni di De Dominicis medesimo, o un tiro giocato a Salvia da parte di qualcuno che si è spacciato per un alto magistrato contabile. O forse la Zanzara di Giuseppe Cruciani si è trasferita su carta stampata.

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