Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Ultime idiozie dal parlamento

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Le agenzie di rating fanno aggiotaggio e destabilizzano il mercato dei titoli di Stato; per questo il governo italiano deve muoversi in sede europea per denunciarle alla neo costituita European Securities Market Authority (Esma). E’ quanto prevede una risoluzione approvata all’unanimita’ dalla commissione Finanze della Camera che chiede anche all’esecutivo una iniziativa in sede Ue per dare vita ad una agenzia di rating europea. Dei veri geni.

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Eurocaos

in Economia & Mercato/Unione Europea

Ancora una volta, le agenzie di rating sono sul banco degli imputati. L’ultimo ceffone, in ordine di tempo, è quello di Moody’s sul Portogallo, privato di quattro notch (livelli), in territorio junk (la “spazzatura” che tanto piace alla stampa italiana, senza ovviamente avere neppure la più remota idea di che cosa significhi un rating di quel tipo), e mantenuto in negative outlook, il che equivale a nuovi declassamenti a breve-medio termine.

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Sotto l’Italia, la banca crepa

in Economia & Mercato/Italia

Settimana da dimenticare, per le banche italiane quotate. Già afflitte da un male tutt’altro oscuro, hanno visto un’accelerazione delle vendite dopo il credit watch negativo di Moody’s, che segue quello di pochi giorni addietro, sul merito di credito sovrano del nostro paese, in un imbarazzato silenzio di quegli stessi demagoghi ed analfabeti sindacal-politici che avevano starnazzato di lesa maestà dopo l’analoga decisione presa da Standard & Poor’s, settimane addietro. Anche se la picchiata di oggi è attribuibile ai soliti hedge fund ed alla loro proverbiale grazia nel ruotare i portafogli fregandosene della liquidità dei mercati. Grande risultato, per chi gioca abitualmente con algoritmi e silicio.

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Standard & Poor’s è credibile, il governo no

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

La scarsa crescita minaccia il rating del debito italiano

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nella notte italiana di sabato 21 maggio, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha confermato il merito di credito sovrano di lungo termine del nostro paese, ponendolo tuttavia in negative outlook, cioè segnalando il rischio di un deterioramento di breve-medio termine. L’annuncio in sé non è né un fulmine a ciel sereno né una provocazione. Anzi, per molti aspetti conferma il ritardo con cui le agenzie di rating elaborano le proprie previsioni sul debito sovrano. Nel caso italiano c’è anche altro, però: tentiamo di capire cosa e più in generale di inquadrare nel giusto contesto l’azione delle agenzie di rating e la loro credibilità.

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X Rating

in Adotta Un Neurone/Italia

«Le agenzie di rating hanno ormai perso credibilità, bisogna intervenire per regolare la loro attività». Silvio Berlusconi, parlando con alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ha dato un giudizio severo sulle agenzie internazionali che giudicano la solidità dei sistemi economici degli stati – Ansa, 6 maggio 2010

«Stiamo uscendo da una crisi ed abbiamo ricevuto la tripla A da parte delle agenzie di rating internazionali», ma questo giudizio è sottoposto alla stabilità del governo”. Così il premier Silvio Berlusconi è tornato a sottolineare la necessità di stabilità, in una dichiarazione ai giornalisti italiani a margine del vertice italo-russo di Soci. – Ansa, 3 dicembre 2010

(N.B. Nessuna agenzia di rating ha in essere un rating di tripla A sull’Italia, su nessuna tipologia di debito)

«Le misure adottate dall’Italia per la crisi sono state apprezzate dalle istituzioni internazionali e dalle agenzie di rating che ci hanno confermato la nostra posizione però mettendoci una condizione: la stabilità dei governo è essenziale per mantenere la valutazione positiva della comunità degli affari». Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi – Ansa, 9 febbraio 2011

L’uomo che visse nel futuro – 2

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Sul Wall Street Journal, Jason Zweig racconta di come la storia economica e finanziaria degli Stati Uniti tenda a ripetersi: nel 1936, come parte della riforma introdotta dal nuovo Banking Act, il governo federale statunitense vietò alle banche da esso regolate di detenere titoli che non avessero lo status di investment grade (il livello non speculativo di qualità creditizia) certificato da parte di almeno due agenzie di rating. Vi ricorda nulla?

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La “malattia italiana” contagia le banche

in Economia & Mercato/Italia

Il sistema creditizio italiano, sopravvissuto senza interventi pubblici di sostegno alla crisi finanziaria, rischia di entrare in crisi per la ormai cronica debolezza economica del paese, per gli effetti differiti della crisi sul sistema produttivo e per alcune irrisolte debolezze strutturali del settore. E’ quanto si evince dall’ultimo rapporto dell’agenzia di rating Moody’s.

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La politica estera del rating

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

E’ di ieri la notizia che l’agenzia di rating cinese Dagong Global Credit Rating ha assegnato le pagelle del merito di credito ai principali emittenti sovrani globali. L’agenzia ha negato il massimo rating a Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania, quest’ultima posta sullo stesso merito di credito di Pechino. Al di là della metodologia utilizzata, che pare essere centrata soprattutto sulla capacità di produrre crescita, il significato dell’iniziativa pare piuttosto trasparente: la Cina è un investitore globale, pur se al momento con enorme esposizione al dollaro statunitense.

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Il mio regno per un capro espiatorio

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

L’economista libertario americano Jeffrey Miron segnala l’ultimo teatrino degli eurocrati: a morte le agenzie di rating, ree non solo di aver fatto precipitare la crisi greca, ma anche di ostacolarne la soluzione, con i ripetuti downgrade che aumentano il costo del debito, in una infernale tela di Penelope che disfa di notte i salvataggi allestiti di giorno. La critica, oggi, viene dal francese Michel Barnier, commissario europeo ai servizi finanziari, ed è condita dalle tradizionali recriminazioni sulle agenzie di rating, che sono troppo poche, troppo colluse, troppo americane, troppo di tutto.
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La caduta degli dei

in Discussioni/Economia & Mercato

C’erano una volta gli hedge funds, mitologici strumenti d’investimento che affermavano di poter garantire ai propri fortunati sottoscrittori rendimenti positivi, costanti e regolari, sotto qualsiasi condizione di mercato. Rialzi o ribassi degli indici dei mercati finanziari per loro pari erano: il guadagno arrivava comunque, grazie ad un bouquet di strategie d’investimento diversificate,  differenziate e (soprattutto) decorrelate dall’andamento dei mercati. Del tutto scontato, quindi, il fatto che questi veicoli d’investimento richiedessero una remunerazione molto sostanziosa. Oltre alle commissioni di ingresso ed a quelle di gestione, era prevista una commissione d’incentivo, in media pari al 20 per cento della misura in cui l’hedge fund batteva il benchmark di riferimento. Poi, sulla verde vallata degli hedge fund, si abbatté la sciagura dei mutui subprime, ed il credit crunch da essi scatenato, e l’incantesimo si ruppe.

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Good morning, Moody’s

in Articoli/Economia & Mercato

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Chris Mahoney, vicepresidente di Moody’s ha dichiarato, nel corso di una conferenza telefonica, di temere un default di fondi hedge di portata comparabile a quello che nel 1998 colpì Long Term Capital Management, “il fondo dei Nobel”, costringendo le banche centrali, sotto il coordinamento della Fed, ad intervenire con una serie di tagli ai tassi d’interesse. L’incapacità del mercato a prezzare gli asset rischiosi si tradurrebbe in una disordinata liquidazione delle posizioni, sotto la pressione delle richieste di rimborso da parte dei clienti, ed innescando l’evaporazione della liquidità di mercato, reso improvvisamente cieco nel quantificare la reale entità delle perdite subite dagli intermediari. Continua a leggere su Epistemes


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