Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Regno-Unito

Selling England by the Pound, the sequel

Economia & Mercato/Esteri

Una delle tesi più suggestive a sostegno della Brexit e dei suoi effetti (soprattutto il deprezzamento della sterlina), sostiene che il Regno Unito sia sin qui stato colpito da una particolare versione della “malattia olandese“, il fenomeno che, a seguito di un boom delle materie prime, determina un apprezzamento reale del cambio ed il mancato sviluppo o il sottodimensionamento della manifattura. Al Regno Unito, secondo alcuni osservatori tra cui Paul Krugman, si applicherebbe una peculiare versione della malattia olandese, col settore dei servizi finanziari a far la parte delle materie prime.

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Niente miracoli da Brexit

Troppi entusiasmi per i dati sui consumi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I primi dati congiunturali relativi al periodo post referendum sulla Brexit hanno suscitato stupore e commenti entusiastici da parte dei sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. Il mini boom delle vendite al dettaglio di luglio, cresciute in volume dell’1,4% su giugno, ha fatto gridare all’improbabile miracolo, secondo l’abitudine a fare di un singolo dato una tendenza consolidata. Al rimbalzo dei consumi di luglio ha contribuito il forte deprezzamento della sterlina, che ha stimolato gli acquisti di non residenti al punto da produrre una crescita annua del 13% delle vendite di orologi svizzeri in Regno Unito.

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Maestra, è stata la Brexit

Oggi la società specializzata Markit ha pubblicato la prima stima (flash) degli indici dei direttori acquisti del mese di luglio. Per quella del Regno Unito si osserva una vera e propria gelata, una caduta verticale da porre in relazione all’esito del referendum sulla Brexit ed al forte aumento di incertezza che esso implica. In parallelo, quasi indisturbato, emerge il vistoso rallentamento del nostro paese, che nulla ha a che vedere con la Brexit ma che sarà puntualmente ad essa imputato.

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Brexit, il destino del governo May molto più incerto di quanto sembra

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il nuovo governo conservatore britannico, guidato da Theresa May, si è insediato. Di esso sono parte fondamentale alcuni tra i maggiori sostenitori della Brexit: Boris Johnson agli Esteri, David Davis al ministero per l’uscita dalla Ue, Liam Fox alla guida del commercio internazionale, con il compito di cercare e trovare assi preferenziali con grandi partner commerciali prima di lanciare formalmente la fuoriuscita attivando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

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La lunga linea marrone

In corso il fallout radioattivo del referendum sulla Brexit. A conferma che siamo nell’Era della Grande Inadeguatezza Globale, in reazione alla complessità indotta dalla globalizzazione, ma anche a conferma che gli italiani restano sempre uguali: una miopia che si approssima alla cecità. A questo giro siamo in ottima compagnia, ma è una assai esile consolazione.

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Brexit, la pericolosa illusione di una sovranità nazionale inutile

Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per decidere se restare nell’Unione europea. I sondaggi indicano alta incertezza, per quello che sarà un momento dirimente per il paese ma anche per la stessa Unione. Obiettivo del premier David Cameron è quello di recuperare sovranità ed autonomia dalla Ue, soprattutto sulla restrizione dei benefici di welfare per gli immigrati, anche comunitari, ed i loro figli rimasti nel paese di provenienza, ed il riconoscimento che il Regno Unito, ed in particolare il suo settore di servizi finanziari, non subirà le conseguenze negative di aver scelto di non aderire al progetto di “Unione sempre più stretta”.

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Regno Unito, ripresa a credito

Ieri il Cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, ha presentato il progetto di bilancio per il 2014. Tra le misure ve ne è una che è al contempo una forma di “antipaternalismo” finanziario piuttosto apprezzabile ma anche uno stimolo espansivo fatto con soldi dei cittadini. Il tutto avendo sullo sfondo le elezioni politiche del prossimo anno, secondo un classico timing elettorale.

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“Azioni contro diritti”, l’esperimento britannico

Dallo scorso primo settembre, nel Regno Unito è entrata in vigore la possibilità di un nuovo status per i lavoratori dipendenti, il cosiddetto “diritti contro azioni“. Fortemente voluto dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, il nuovo status contrattuale è visto come massimamente applicabile alle startup ed alle piccole e medie imprese, ma è adottabile da qualsiasi azienda. La normativa prevede tra l’altro che un’impresa possa offrire solo questo particolare status ai nuovi assunti. Rivoluzionario? Il tempo dirà.

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