Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Regno-Unito

La lunga linea marrone

In corso il fallout radioattivo del referendum sulla Brexit. A conferma che siamo nell’Era della Grande Inadeguatezza Globale, in reazione alla complessità indotta dalla globalizzazione, ma anche a conferma che gli italiani restano sempre uguali: una miopia che si approssima alla cecità. A questo giro siamo in ottima compagnia, ma è una assai esile consolazione.

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Brexit, e ora?

Ora che il popolo britannico si è pronunciato a favore del divorzio dall’Unione europea, tentiamo qualche considerazione in ordine sparso e senza pretesa di esaustività, per cercare di immaginare cosa ci attende, scusandoci sin d’ora per le banalità che leggerete di seguito.

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Brexit, la pericolosa illusione di una sovranità nazionale inutile

Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per decidere se restare nell’Unione europea. I sondaggi indicano alta incertezza, per quello che sarà un momento dirimente per il paese ma anche per la stessa Unione. Obiettivo del premier David Cameron è quello di recuperare sovranità ed autonomia dalla Ue, soprattutto sulla restrizione dei benefici di welfare per gli immigrati, anche comunitari, ed i loro figli rimasti nel paese di provenienza, ed il riconoscimento che il Regno Unito, ed in particolare il suo settore di servizi finanziari, non subirà le conseguenze negative di aver scelto di non aderire al progetto di “Unione sempre più stretta”.

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Regno Unito, ripresa a credito

Ieri il Cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, ha presentato il progetto di bilancio per il 2014. Tra le misure ve ne è una che è al contempo una forma di “antipaternalismo” finanziario piuttosto apprezzabile ma anche uno stimolo espansivo fatto con soldi dei cittadini. Il tutto avendo sullo sfondo le elezioni politiche del prossimo anno, secondo un classico timing elettorale.

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“Azioni contro diritti”, l’esperimento britannico

Dallo scorso primo settembre, nel Regno Unito è entrata in vigore la possibilità di un nuovo status per i lavoratori dipendenti, il cosiddetto “diritti contro azioni“. Fortemente voluto dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, il nuovo status contrattuale è visto come massimamente applicabile alle startup ed alle piccole e medie imprese, ma è adottabile da qualsiasi azienda. La normativa prevede tra l’altro che un’impresa possa offrire solo questo particolare status ai nuovi assunti. Rivoluzionario? Il tempo dirà.

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Tanti mutui, siamo inglesi

Economia & Mercato/Esteri

E’ di oggi la notizia che nel Regno Unito il numero di mutui prima casa erogati nel secondo trimestre di quest’anno ha toccato il massimo dal 2007. Nel solo mese di giugno le erogazioni di mutui prima casa sono aumentate del 30% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Nel frattempo, i prezzi delle case sono ai massimi dal 2008. Prima di entusiasmarvi per una economia “che funziona”, leggete tutta la storia.

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Realtà sovrana

Economia & Mercato/Esteri

C’è un paese, nell’Unione europea, che ha un serio problema: le sue banche non prestano alle imprese, o prestano col contagocce. Non è una notizia, si dirà: accade in quasi tutta l’Eurozona, sono le conseguenze del danneggiamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria nei confronti del sistema creditizio, una delle innunerevoli iatture dell’euro. Questo è certamente vero, solo che il paese di cui parliamo non è nell’euro.

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La Thatcher non era Reagan. In Italia non ha avuto eredi

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel momento del ricordo di Margaret Thatcher e dell’analisi della sua azione politica la tendenza evidente è quella alla polarizzazione del giudizio, dove l’agiografia fronteggia la demonizzazione, ed alla inevitabile banalizzazione. Anche in questa circostanza svetta la pochezza analitica del nostro triste paese, condannato da una sorta di maledizione a produrre una classe politica incapace di creare discontinuità reali e tali da contrastare un declino economico, sociale e civile che pare ormai aver superato il punto di non ritorno. Leggere l’opera di Margaret Thatcher con occhiali italiani contemporanei tende a produrre vertigini da visione distorta.

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Regno Unito, il lungo coma e l’inflazione

Qui sotto, un grafico tratto da Alphaville che parla (anzi, urla) da solo: l’andamento del Pil britannico dopo i maggiori episodi recessivi degli ultimi novant’anni circa. Come si nota, il profilo della “ripresa” post crisi del 2008 è desolatamente piatto: proprio non c’è modo di risollevare l’economia. Che fare, quindi? E cosa è andato storto?

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