Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Regno-Unito

Che mangino sovranità

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

A quasi un anno e mezzo dal referendum, e ad altrettanto dal termine di uscita dalla Ue ex articolo 50 del Trattato di Lisbona, il Regno Unito prosegue a trascinarsi da un proclama all’altro, senza riuscire a schiodare il negoziato con l’Unione. Dopo innumerevoli proclami, minacce, blandizie, teoremi, castelli in aria, ipotesi di proroghe, bizantinismi, guerriglia parlamentare, accessi di tosse incoercibile, fondali che si sbriciolano, “Brexit means Brexit” e così spero di voi, siamo di fatto fermi al punto di partenza.

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Il fascino delle promesse impossibili di Jeremy Corbyn, il rosso che piace

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

Facile sedurre la classe media che ha visto crollare il welfare, ma quali sarebbero gli effetti delle sue ricette?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli spasmi politici e le incertezze legate al percorso della Brexit, il partito Conservatore britannico si trova a combattere una minaccia esistenziale: la diserzione del voto giovanile e di ampi strati della classe media lavoratrice, sempre più affascinati dal partito Laburista di Jeremy Corbyn e dai suoi messaggi di “protezione”.

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Niente studenti stranieri, siamo britannici

in Economia & Mercato/Esteri

Lunedì scorso il servizio statistico britannico (ONS) ha comunicato le revisioni ai dati del commercio estero britannico. Che non sarebbe materia tale da eccitare le folle, soprattutto fuori dal Regno Unito. Ma queste revisioni contengono un paio di dati molto interessanti, in chiave Brexit, cioè del disperato tentativo di Londra di evitare di finire sugli scogli tra meno di due anni, per dare seguito alla truffa del referendum che ha messo il leggendario popolo sovrano in condizione di infliggersi un danno che resterà nella storia.

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Il triste compleanno del governo May

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Ieri Theresa May ha “festeggiato” il primo compleanno del suo governo. Da festeggiare c’è assai poco, ovviamente, visto che sono stati dodici mesi buttati tra proclami senza senso del tipo “Brexit means Brexit”, una scoppola elettorale di proporzioni epiche, un partito sempre più lacerato, un’economia in evidente rallentamento rispetto alla robusta espansione in atto in Eurozona. Ma il bello deve ancora venire.

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Hard, soft oppure open? I britannici non sanno più che Brexit vogliono

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

C’è un dato, sin qui piuttosto ignorato, che rende la catastrofica sconfitta elettorale di Theresa May ancora più beffarda: i Conservatori hanno ottenuto il 42,4% del voto popolare, miglior risultato dal 1983. La vera sorpresa è stato quindi il vero e proprio exploit dei laburisti di Jeremy Corbyn, mentre gli altri partiti sono stati pressoché prosciugati, come indica la disfatta dei Liberaldemocratici di Nick Clegg, europeisti dichiarati, ma anche della loro antitesi, i nazionalisti dello Ukip.
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Regno Unito, tutti occupati ma in via di impoverimento

in Economia & Mercato/Esteri

Ieri è uscito il dato di inflazione al consumo del Regno Unito, che a maggio si è portata al 2,9% tendenziale, dal 2,7% di aprile. L’inflazione core, cioè al netto di alimentari ed energia, schizza a sua volta in avanti di due decimi di punto percentuale, a 2,6%. Sono numeri che potrebbero indicare una ripresa vigorosa, se non fosse che la medesima è invece in via di indebolimento, avendo segnato nel primo trimestre +0,2% trimestrale. Il deprezzamento della sterlina, successivo allo shock del referendum sulla Brexit, si sta trasferendo in aumento dei prezzi al consumo attraverso il canale delle importazioni.

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Tra May e Corbyn, auguri ai britannici

in Economia & Mercato/Esteri

A pochi giorni dalle elezioni generali, un brivido ha scosso la campagna elettorale del Regno Unito, che molti titolati osservatori avevano già archiviato prevedendo una vittoria a valanga dei Conservatori di Theresa May: i sondaggi indicano l’apparente recupero dei laburisti di Jeremy Corbyn ma, soprattutto, il crescente rischio di un parlamento “appeso”, proprio nella legislatura che definirà la Brexit. Non è detto che andrà così: il sistema elettorale britannico può sconfessare i sondaggi su base nazionale, col suo uninominale maggioritario secco.

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La scure di Theresa sui seniores britannici

in Economia & Mercato/Esteri

Negli ultimi giorni, nel Regno Unito è scoppiata una forte polemica su uno dei punti del manifesto elettorale-programmatico dei Conservatori di Theresa May, che tocca temi molto delicati per la popolazione, e destinato ad avere un forte impatto futuro sulla dinamica della spesa pubblica. Alla fine, e pare dopo una frana nei sondaggi elettorali, May ha dovuto capitolare, rimangiandosi la misura e tornando alla filosofia del precedente manifesto, redatto da David Cameron.

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Non ci sono più le Brexit di una volta, signora May

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Come segnala il Financial Times (e state all’occhio, domani o dopo potreste leggerlo su qualche giornalone italiano), pare che la posizione negoziale britannica sulla Brexit stia progressivamente divenendo più morbida. O forse più ragionevole e realista. Come che sia, pare che la premier Theresa May, quella di “meglio nessun accordo che un cattivo accordo”, quella di “niente parlamento tra i piedi, il Popolo lo volle”, e pazienza che il Popolo non abbia sin qui capito granché sugli effettivi termini del divorzio, avrebbe suggerito che il Regno Unito è pronto ad accettare un bel regime transitorio, tra un paio d’anni, quando la fuoriuscita dalla Ue sarà compiuta.

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Brexit, l’economia britannica è molto meno solida di quello che appare

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Dietro la tenuta c’è la combinazione di debito crescente delle famiglie e tassi d’interesse bassi. Quanto durerà?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Bank of England ha alzato le previsioni di crescita per il Regno Unito per la seconda volta dopo il referendum sulla Brexit dello scorso giugno, portandole per quest’anno da 1,4% a 2%, tornando in prossimità delle stime precedenti la storica consultazione popolare, che a maggio dello scorso anno prevedevano per quest’anno una crescita di 2,3%, poi drammaticamente ridotta dalla banca centrale britannica a 0,8% nelle settimane successive all’esito referendario. Colpisce quindi la resilienza dell’economia di un paese che sta per fare uno dei maggiori salti nel buio della sua storia. Ma dietro questa ripresa non ci sono solo luci.

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Theresa’s Wish List

in Esteri/Unione Europea

Dopo lo “storico” discorso col quale la premier britannica Theresa May ha indicato i dodici punti che guideranno il percorso della Brexit, molti osservatori ed analisti si sono precipitati a sentenziare che “ora la situazione è più chiara”. In realtà non è chiaro perché dovrebbe esserlo, visto che gli obiettivi negoziali della May continuano ad essere un bel libro dei sogni.

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Selling England by the Pound, the sequel

in Economia & Mercato/Esteri

Una delle tesi più suggestive a sostegno della Brexit e dei suoi effetti (soprattutto il deprezzamento della sterlina), sostiene che il Regno Unito sia sin qui stato colpito da una particolare versione della “malattia olandese“, il fenomeno che, a seguito di un boom delle materie prime, determina un apprezzamento reale del cambio ed il mancato sviluppo o il sottodimensionamento della manifattura. Al Regno Unito, secondo alcuni osservatori tra cui Paul Krugman, si applicherebbe una peculiare versione della malattia olandese, col settore dei servizi finanziari a far la parte delle materie prime.

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Niente miracoli da Brexit

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Troppi entusiasmi per i dati sui consumi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I primi dati congiunturali relativi al periodo post referendum sulla Brexit hanno suscitato stupore e commenti entusiastici da parte dei sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. Il mini boom delle vendite al dettaglio di luglio, cresciute in volume dell’1,4% su giugno, ha fatto gridare all’improbabile miracolo, secondo l’abitudine a fare di un singolo dato una tendenza consolidata. Al rimbalzo dei consumi di luglio ha contribuito il forte deprezzamento della sterlina, che ha stimolato gli acquisti di non residenti al punto da produrre una crescita annua del 13% delle vendite di orologi svizzeri in Regno Unito.

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Maestra, è stata la Brexit

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

Oggi la società specializzata Markit ha pubblicato la prima stima (flash) degli indici dei direttori acquisti del mese di luglio. Per quella del Regno Unito si osserva una vera e propria gelata, una caduta verticale da porre in relazione all’esito del referendum sulla Brexit ed al forte aumento di incertezza che esso implica. In parallelo, quasi indisturbato, emerge il vistoso rallentamento del nostro paese, che nulla ha a che vedere con la Brexit ma che sarà puntualmente ad essa imputato.

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Brexit, il destino del governo May molto più incerto di quanto sembra

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il nuovo governo conservatore britannico, guidato da Theresa May, si è insediato. Di esso sono parte fondamentale alcuni tra i maggiori sostenitori della Brexit: Boris Johnson agli Esteri, David Davis al ministero per l’uscita dalla Ue, Liam Fox alla guida del commercio internazionale, con il compito di cercare e trovare assi preferenziali con grandi partner commerciali prima di lanciare formalmente la fuoriuscita attivando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

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La lunga linea marrone

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

In corso il fallout radioattivo del referendum sulla Brexit. A conferma che siamo nell’Era della Grande Inadeguatezza Globale, in reazione alla complessità indotta dalla globalizzazione, ma anche a conferma che gli italiani restano sempre uguali: una miopia che si approssima alla cecità. A questo giro siamo in ottima compagnia, ma è una assai esile consolazione.

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Brexit, la pericolosa illusione di una sovranità nazionale inutile

in Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per decidere se restare nell’Unione europea. I sondaggi indicano alta incertezza, per quello che sarà un momento dirimente per il paese ma anche per la stessa Unione. Obiettivo del premier David Cameron è quello di recuperare sovranità ed autonomia dalla Ue, soprattutto sulla restrizione dei benefici di welfare per gli immigrati, anche comunitari, ed i loro figli rimasti nel paese di provenienza, ed il riconoscimento che il Regno Unito, ed in particolare il suo settore di servizi finanziari, non subirà le conseguenze negative di aver scelto di non aderire al progetto di “Unione sempre più stretta”.

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