Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Regno-Unito - page 3

La Thatcher non era Reagan. In Italia non ha avuto eredi

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel momento del ricordo di Margaret Thatcher e dell’analisi della sua azione politica la tendenza evidente è quella alla polarizzazione del giudizio, dove l’agiografia fronteggia la demonizzazione, ed alla inevitabile banalizzazione. Anche in questa circostanza svetta la pochezza analitica del nostro triste paese, condannato da una sorta di maledizione a produrre una classe politica incapace di creare discontinuità reali e tali da contrastare un declino economico, sociale e civile che pare ormai aver superato il punto di non ritorno. Leggere l’opera di Margaret Thatcher con occhiali italiani contemporanei tende a produrre vertigini da visione distorta.

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Regno Unito, il lungo coma e l’inflazione

Qui sotto, un grafico tratto da Alphaville che parla (anzi, urla) da solo: l’andamento del Pil britannico dopo i maggiori episodi recessivi degli ultimi novant’anni circa. Come si nota, il profilo della “ripresa” post crisi del 2008 è desolatamente piatto: proprio non c’è modo di risollevare l’economia. Che fare, quindi? E cosa è andato storto?

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Sell on news

Altro giorno, altra tornata di tagli ai tassi d’interesse: la Cina lima il tasso sui prestiti di 31 punti-base, portandolo al 6 per cento, e quello sui depositi di 25 punti-base, al 3 per cento, replicando la mossa dell’8 giugno, per la quale si era atteso ben tre anni. Qualcuno potrebbe pensare che la People’s Bank of China stia panicando di fronte a dati dell’economia reale in deterioramento accelerato.

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Bamboccioni di Sua Maestà

Economia & Mercato/Esteri

Pubblicati i conti pubblici britannici del mese di maggio, e non è un bel vedere: il deficit al netto degli aggiustamenti finanziari cresce a 17,94 miliardi di sterline, contro attese per un valore di 14,8 miliardi. Rivisto al ribasso anche il dato di aprile, da 16,5 a 17,6 miliardi. A maggio 2011 il fabbisogno era di 15,2 miliardi di sterline. Dopo i primi due mesi dell’anno fiscale (che inizia il primo aprile), i conti pubblici britannici sono già in grave affanno, con uno sforamento di 3,9 miliardi di sterline e in traiettoria per sfondare i 120 miliardi di sterline previsti.

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L’erba dei britannici è sempre più al verde

Economia & Mercato/Esteri

Pare che il Regno Unito sia tornato ufficialmente in recessione, anche se qualcuno, commentando la notizia, parlerà di “recessione tecnica” perché frutto di due trimestri consecutivi di crescita negativa. E’ il pedaggio che si paga quando si vive in epoche dissestate e, per l’appunto, tecniche.

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Formidabile quell’anno

Economia & Mercato/Esteri

Quello qui sotto è l’andamento 2011 nel rendimento del titolo di stato decennale di un paese che ha un rapporto deficit-Pil del 10 per cento, una inflazione del 5 per cento ed una crescita inesistente, oltre ad essere sotto minaccia di downgrade (pare non imminente, malgrado il malocchio inviato da alcuni vicini di là del Canale).

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Il pericolo dello strappo inglese

di Mario Seminerio – Il Tempo

La drammatica spaccatura tra l’asse franco-tedesco ed il Regno Unito, nella notte di venerdì, segna un nuovo potenziale fronte nel processo di trasformazione dell’Europa a cui assistiamo preoccupati ed angosciati. Un accordo a ventisette membri, quindi totalitario, avrebbe aperto la strada ad un nuovo trattato europeo. La richiesta di David Cameron di ottenere garanzie a tutela del settore dei servizi finanziari britannici (che rappresenta il 10 per cento del Pil del Regno Unito), minacciato soprattutto dall’ipotesi di una Tobin Tax europea, si è infranta contro il muro di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, costringendoli quindi ad un semplice accordo intergovernativo, meno cogente di un trattato ma parimenti prono a rilevanti incertezze e tempi lunghi nelle modalità di attuazione.

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Nebbia su Bruxelles, il continente è isolato

Scrive oggi Wolfgang Munchau sul Financial Times che, se l’accordo intergovernativo di questa notte dovesse reggere, il livello di attrito tra gli insider e gli outsider (il Regno Unito, nello specifico) potrebbe portare ad esiti traumatici di medio termine, come la fuoriuscita di Londra dall’Unione europea e l’eventuale (e fantapolitica, ad oggi, ma non si può mai dire) creazione di blocchi antagonisti in Europa. Difficile, al momento, svolgere questa ipotesi oltre la mera speculazione, anche perché pare che alla fine saranno 26 i paesi che andranno avanti sull’accordo intergovernativo.

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Buco continuo

Economia & Mercato/Esteri

Il governo britannico potrebbe scoprire, a breve, che la manovra di austerità adottata mesi addietro si sta rivelando del tutto insufficiente a colmare i buchi di bilancio. Secondo simulazioni realizzate dal Financial Times sul modello di indebitamento della pubblica amministrazione britannica, gestito dall’Office for Budget Responsibility, il deficit per il 2012 potrebbe essere superiore al preventivato per 12 miliardi di sterline, uno scioccante sforamento del 25 per cento.

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Un suggerimento per Tremonti e Bersani

Economia & Mercato/Esteri

Svizzera e Regno Unito hanno raggiunto un accordo-quadro per tassare conti svizzeri non dichiarati da cittadini britannici. L’intesa dovrebbe fruttare allo Scacchiere britannico circa 5 miliardi di sterline entro il 2013. L’accordo prevede un do ut des tra i due paesi, nel quale viene preservato l’anonimato dei depositanti britannici in cambio di una robusta tassazione del reddito prodotto dai loro investimenti in Svizzera, sulla falsariga dell’altro accordo-quadro, raggiunto dalla Confederazione con la Germania, settimane addietro.

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